CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






lunedì 18 ottobre 2010

L'ansia dell'inutile


Il mattino seguente il sole era degno del Due Luglio, tanto era splendente e caldo, il cielo nitido, il mare come un lenzuolo d'acciaio lucente solcato dall'orgogliosa nave dalla prua altera. Quando il Comandante, terminato il bagno, trovo' la colazione servita in cabina, il cameriere di bordo tutto premuroso e sorridente, aveva un'altra volta la cresta alta e beveva la brezza marina come ai tempi dei suoi viaggi sulle rotte dell'Asia e dell'Australia.
S'infilo' la divisa bianca, canterellando la canzone famosa della ballerina Soraia, una che parlava di mare e marinai.
Si sparpagliava per le sale e i corridoi, la popolazione caratteristica di quei piroscafi che per tanti e tanti anni hanno disceso e risalito le coste del Brasile, da Porto Alegre a Belem del Parana'. Al tempo in cui non ancora gli aerei sorvolavano i cieli accorciando le distanze, abbreviando il tempo, togliendo ai viaggi tutta la loro poesia e il loro fascino. Quando il tempo era piu' lento e meno utilizzato, meno sciupato nell'ansia inutile di arrivare il piu' presto possibile, nell'avidita' di vivere cosi' in fretta da trasformare la vita in una povera avventura senza colore ne' sapore: in una corsa, in uno scontro, in una mortale stanchezza.
(Jorge Amado, Due storie del porto di Bahia)

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