CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






venerdì 1 aprile 2011

Immortalita'




Aspra la costa, battuta dalle spume
con scogli e un'ampia sponda di sabbia,
protetta da mura di secche e rocce,
qua e la' un'insenatura il cui aspetto
offriva il benvenuto ai naufragati.
E di rado taceva il boato ondoso,
solo negli infiniti giorni estivi
quando l'oceano splende come un lago.
Vagarono cosi' mano nella mano,
sui ciotoli splendenti e le conchiglie
lungo la spiaggia liscia e indurita,
sui ricettacoli selvaggi e lisci
che la tempesta aveva edificato
sale incavate, stalattiti, celle,
si riposavano, sempre abbracciati,
rapiti nell'incanto del tramonto.
Erano soli, ma non come coloro
che si sentono soli perche' al chiuso:
l'oceano muto e la baia stellata,
la luce vespertina che smoriva,
le sabbie mute e le grotte stillanti,
li cinsero in un ulteriore abbraccio,
come se non ci fosse vita sotto il cielo
tranne la loro, e che fosse immortale.

(George Gordon Byron, Don Juan, Canto II)

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