CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






sabato 15 dicembre 2012

Rosa Moreno


Alla fine si alzo' e si vesti' d'azzurro, come il mare. Quando usci', le strade erano ancora deserte, come tutte le mattine di Natale, e i bar erano chiusi. Solo quando arrivo' nei pressi del porto vide altre anime solitarie come lei, che andavano tutte nella stessa direzione.
Una dozzina di barche erano ormeggiate nel bacino occidentale, mentre sulla banchina un centinaio di persone aspettavano di salire a bordo. La flotta peschereccia della Galizia era la piu' grande del mondo, con migliaia di barche e decine di migliaia di pescatori. Solo l'anno prima ne erano affogati piu' di cento, molti dei quali nelle tempeste di libeccio che in gennaio sconquassavano il mare e cielo per parecchie settimane di fila.Pochi giorni dopo, per i fuochi d'artificio di Capodanno, migliaia di persone si sarebbero accalcate al porto. Ora invece che si trattava di ricordare le vite perdute in mare, erano venuti solo i parenti piu' prossimi, quelli che ancora non erano riusciti a dimenticare.
Rosa Moreno fece un cenno a Juan che l'aveva invitata a bordo del suo piccolo cutter. A veva accettato per riconoscenza, benche' non avesse intenzione di incoraggiarlo e lo avesse sempre tenuto a distanza, piu' di quanto non desiderasse ne' lui si meritasse.
Ma salendo a bordo le venne in mente il dolore che avrebbe provato Juan per la sua partenza, non tanto diverso dal suo quando Marcel se n'era andato. Come aveva fatto a non pensarci prima! Diede a Juan un bacio sulla guancia con tutta la malinconia dell'addio che le sgorgava dal cuore.
Quando vide il volto di Juan illuminarsi, se ne penti' immediatamente. Come poteva far nascere in lui una speranza proprio adesso! Che crudelta'! Dopo tutto non era colpa sua se si era innamorato di lei. Sarebbe stata felice di poterlo accontentare. Ma sposare un allevatore di cozze a Vilagarcia era l'ultima cosa che poteva pensare di fare, davvero l'ultima.
Juan porto' la barca all'altezza della pilotina che aveva a bordo la statua della Madonna, tre preti in tunica bianca e alcuni notabili della citta', dei rigidi manichini in giacca e cravatta. Ci misero un'ora ad arrivare a Isla Rua, dove il Ria Arousa si apriva verso l'orizzonte sconfinato, a sud. L'eco della perenne onda lunga dell'Atlantico cullava dolcemente su e giu' le barche, quando si fermarono tra il faro e l'isolotto roccioso.
I motori furono spenti. Per un attimo regno' il silenzio assoluto, prima che il prete cominciasse a recitare le sue preghiere a voce alta e chiara. Rosa Moreno penso' prima a suo fratello, che era scomparso in mare senza lasciare traccia, a ovest delle isole Sina. Poi ripasso' le scene viste alla televisione di navi in pericolo e marinai che venivano tratti in salvo con lo sguardo vuoto e privo di espressione, come se non avessero ancora capito di essere sopravissuti, come se si trovassero ancora in bilico tra la vita e la morte. Infine, e fu l'immagine piu' nitida, vide Marcel sulla plancia mentre portava la sua nave al sicuro in mezzo alla tempesta. Al petto aveva appeso il suo orecchino.
Quando il prete tacque, Rosa Moreno si mise a piangere. Juan la guardava senza dire niente. Come tutti gli altri aveva sentito la storia di suo fratello e della madre sconosciuta che li aveva abbandonati entrambi. Avrebbe sicuramente voluto metterle un braccio intorno alle spalle per consolarla, ma non osava fare neppure quello.
Sulla via del ritorno Rosa Moreno si sentiva sollevata, come se qualcuno l'avesse aiutata a portare il suo peso per un tratto di strada. Era grata che coloro che credevano in Dio e nel Paradiso le permettessero di partecipare alle loro preghiere e ai loro canti. Almeno loro facevano quel che potevano per ricordare, anche se non durava che un attimo.
Ora era pronta a partecipare ai festeggiamenti degli ultimi giorni dell'anno come tutti gli altri. Avrebbe ballato con chiunque, avrebbe riso e parlato del piu' e del meno con perfetti sconosciuti e si sarebbe lasciata spruzzare al passaggio delle autopompe nella via principale. Avrebbe fatto tutto quel che si doveva fare, compreso bere fino all'ebbrezza.
Prese Juan per mano. Perche' non farlo felice prima di partire, dopo tutto? Perche' non dargli qualcosa da sognare e da ricordare? In fondo, che male poteva esserci?

(Bjorn Larsson, Il porto dei sogni incrociati)

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