CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






giovedì 8 gennaio 2015

Sant'Elena


 
"Una fregata è decisamente troppo piccola!" si indignano i bonapartisti, ed esigono un'intera flotta. Dopotutto si tratta di rimediare a ciò che è stato perduto con Waterloo. Non è il vecchio traghettatore Caronte, bensì il giovane principe di Joinville ad avere il comando di questa missione. Il corteo funebre è formato da un commissario del re, un prete, un medico, un fabbro, un disegnatore; la scorta d'onore è composta di un paio di fedeli e di servitori del periodo dell'esilio. Tutti insieme si mettono in mare per andare a prendere il corpo di un uomo che l'Europa ha voluto tenere alla larga dal continente. La fregata Belle Poule è stata dipinta di nero apposta per il viaggio verso l'isola del defunto. Con le isole ha sempre fallito. Non ha vinto nessuna grande battaglia navale. Perfida Albione! Non era la libertà che gli mancava su quest'isola, bensì il potere, la prospettiva di un ritorno sul palcoscenico del mondo. Sorvegliato da un reggimento, viveva su un altopiano spazzato dal vento, circondato dai suoi fedeli traditori. Poteva diventare solo un martire e si circondava di discepoli che scrivevano i suoi vangeli, recitava la parte del Prometeo sulla roccia annerita e ascoltava l'eco del suo passato divenuto ormai storia. A mezzanotte in punto i soldati britannici divelgono dalla terra l'inferriata e le tre lapidi. Alla luce delle fiaccole estraggono le quattro bare inserite una dentro l'altra: di mogano, ebano e zinco.... Sotto la pioggia scrosciante, quarantatré uomini trascinano il sarcofago fino alla strada, dove viene messo un carro coperto da una coltre funebre viola, ricamata con api d'oro e una "N" maiuscola. Tre giorni più tardi, il 18 ottobre 1840, levano l'ancora. L'imperatore ritorna a casa.
 
(Judith Schalansky, Atlante delle isole remote)

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