CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






lunedì 18 maggio 2015

Provocazione



Leggo su un noto mensile di vela: "Lo abbiamo detto tante volte e ci ripetiamo: la vela è un invito a riprendersi il proprio tempo e soprattutto a valorizzarlo. È la panacea contro ogni forma di grigiore, un inno alla vita. Quella concreta, fatta di vento, onde e orizzonti sconfinati. Una forma di bellezza primordiale, che richiama la nostra attenzione, destandoci da quella sorta di ipnosi in cui siamo immersi quotidianamente, tra affari,  traffico e impegni di vario genere. Quante volte armeggiando tra le scotte, alla barra, al timone, o ridossati in una caletta con un bicchiere in mano, ci siamo sorpresi a pensare " questo sì, che è vivere", come se fino a quel momento fossimo stati altrove, in un mondo puramente virtuale. Un pensiero, questo,  che può apparire esagerato,  eppure è vero. Altrimenti non si spiegherebbero le trasferte chilometriche, il freddo pungente, il caldo torrido, le incombenze burocratiche e le mille altre sfide,  che molti di noi sono disposti ad affrontare, per passare infinitesimali porzioni di esistenza fra le onde. Ore fugaci, che scorrono rapidamente, ma intense al punto di affrancare lo spirito da quel ticchettio spesso assordante, che scandisce il divenire. È  così che, almeno in termini relativi,  la vela allunga la vita." Tutte cose giuste, aggiungo io, anche se si tratta di una visione un po' romantica di vedere la gente che va per mare. È sufficiente dare fondo in una cala qualsiasi nei mesi di luglio ed agosto per accorgersi che non per tutti purtroppo è così. 

(Pensieri)

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