CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE






mercoledì 24 giugno 2015

Cappa


Quando si mette una nave alla cappa, va appoggiata al vento in modo che quando la vela è in cappa, cioè disposta diagonalmente rispetto allo scafo, possa portare in pieno. Fatto questo, la prua sarà rivolta verso un punto distante di pochi gradi rispetto alla direzione da cui soffia il vento, così sarà il lato esposto della prua a subire i colpi delle onde. In una situazione simile, una buona nave uscirà da una burrasca violenta senza imbarcare una goccia d'acqua e senza costringere l'equipaggio ad altre manovre. Normalmente si blocca la ruota del timone anche se ciò non è affatto necessario  (lo si fa per il rumore che produce quando è libera), poiché se la nave è alla cappa il timone non serve più. Ma invece di legare la ruota è meglio lasciarla libera perché se il timone non ha gioco, col mare grosso rischia di spezzarsi. Se la velatura regge, un vascello ben costruito riesce a mantenere l'equilibrio e a solcare qualsiasi mare, come se fosse dotato di ragione e vita proprie. Ma se la violenza del vento dovesse fare a pezzi le vele  (normalmente solo un uragano perfetto puo' ottenere un simile risultato), il pericolo sarebbe incombente: la nave perderebbe il vento e offrirebbe il fianco al mare trovandosi completamente alla sua mercé e l'unica risorsa sarebbe quella di metterla con il vento in poppa e di continuare a navigare finché non sarà possibile issare qualche altra vela. Alcuni vascelli riescono a mettersi alla cappa senza vela, ma in mare aperto di questi non ci si può fidare.

(Edgar Allan Poe, Le avventure di Gordon Pym)


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