Ci svegliamo presto. Con Tania riflettiamo che non siamo più abituati a fare le ore piccole. Infatti, ieri sera con Claudio e Francesca abbiamo chiacchierato fino alle due di notte. I nostri due amici e il loro Bavaria 35 affittato a Volos partono poco prima di noi. Non c'è vento e entrambi avanziamo a motore. I 55 cavalli del Volvo Penta di Habibti fanno sì che noi si vada leggermente più veloci. Li superiamo poco prima dello stretto passaggio tra tra Nisos Asyonisos e la terra ferma. Nel passaggio il fondale risale ed è per questo che in questo punto incrociamo diverse piccole barche con dei pescatori a bordo. Superiamo anche capo Ak. Stavros entrando così nello Steno Volou, lo stretto che da accesso al golfo di Volos. Il paesaggio circostante è caratterizzato da delle lussureggianti colline. Una strada a mezzacosta taglia il pendio fino ad Akhillon, la nostra meta odierna. Claudio e Francesca, invece, si dirigono a Pigadi, un paesino limitrofo. Ormeggiamo in banchina con l'aiuto di un signore polacco a bordo di una barca vicina. Non è la sola barca battente polacca che incontreremo in questo periodo. In banchina c'è anche un Grand Soleil 50 con a poppa una bandiera italiana piuttosto lacera. Scopriremo più tardi che in realtà appartiene ad un armatore serbo. Forse uno dei pochi stranieri che ha deciso di mantenere la nostra bandiera. C'è una leggera risacca e per questo mi tengo ben distanziato dalla banchina. Scendiamo a terra e facciamo un po' di cambusa in un supermercato. Poi pranziamo nella trattoria di Kostas, che si trova al fondo della passeggiata. Qui incontriamo un gruppo di italiani. Sono tutti amici di vecchia data che ogni anno trascorrono insieme una settimana di vacanza. Quest'anno hanno affittato una grande casa nella zona. Sembra che l'intero gruppo sia composto da più di una ventina di persone. Con Tania commentiamo che sembrano davvero usciti da una pellicola di Salvatores. Fa caldo. Verso le 15 chiedo a Vassili, il fratello della proprietaria del supermercato, se posso fare il pieno d'acqua utilizzando la pompa che avevo visto in banchina. Mi dice di servirmi tranquillamente. Non è dello stesso avviso una signora bionda, dalle evidenti origini del nord Europa che, senza dirmi nulla, riavvolge la pompa rimettendola al suo posto. Piuttosto indispettito le chiedo che cosa stia facendo. Lei, con aria seccata, replica dicendomi che la colonnina dell'acqua appartiene ad una società di charter e che non è a disposizione delle barche di passaggio. Le spiego che avevo ricevuto l'autorizzazione a servirmene da Vassili e che naturalmente sarei stato disposto a pagare il dovuto per l'utilizzo. Sempre in tono scontroso replica che l'acqua non è a disposizione e che le barche di passaggio non possono pretenderla in quanto qui l'ormeggio è gratuito. In ogni caso, aggiunge, chiederà al titolare della compagnia di charter se, per l'equivalente di 5 euro, eccezionalmente io possa fare il pieno. Cinque minuti più tardi viene a dirmi che il titolare è d'accordo. Così rabbocco il serbatoio, riflettendo come purtroppo la solidarietà per mare sia un concetto ormai sempre più desueto. Nel pomeriggio il vento aumenta e con lui anche la risacca, che si placherà solo dopo il tramonto. Un'oretta prima di quest'ultimo scendiamo nuovamente a terra facendo una lunga camminata lungo la strada costiera che avevamo visto al nostro arrivo. Incrociamo molti pedoni che hanno avuto la nostra stessa idea. La strada è davvero panoramica ed essendo un'arteria secondaria ha anche il vantaggio che il traffico è molto limitato. Ritorniamo in barca che è già buio. Poco dopo, ormeggiano sul pontile, a poca distanza da Habibti, due grandi traghetti carichi di turisti. Sono quelli incrociati la mattina e che fanno la spola giornaliera tra Akhillon e le isole Sporadi, poco più a nord. Un altro piccolo ferry arriva poco più tardi, anch'esso carico di gente. Tra questi vi sono alcuni italiani che vedendo la nostra bandiera a poppa ci salutano. Trascorriamo la serata a bordo. La passeggiata retrostante si popola di gente. Un gruppetto di signore con dei bambini piccoli che scorrazzano in bicicletta si siedono su delle sedie pieghevoli al seguito facendo capannello poco lontano da noi. Il paese con il buio si anima e noi, seduti in pozzetto, ci godiamo il via vai di gente che approfitta del fresco di questa serata.
(Giornale di bordo)

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