CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







venerdì 11 agosto 2023

Ormos Vouvo - Khalkis

 
Alle due di notte vengo svegliato dalla barca che comincia a beccheggiare. Il vento è girato di 180 gradi ed è anche rinforzato. Le previsioni avevano previsto queste condizioni per la tarda mattinata, ma, come si dice?: "Il vento non legge le carte". Con l'aumentare del vento le onde che entrano nella baia diventano sempre più alte. L'ancora ha agguantato perfettamente e il fondo di sabbia è buon tenitore quindi potremmo anche decidere di trascorrere qui le ore fino all'alba. Ma il rischio è che così sballottati finiremmo con il non riuscire a riaddormentarci. Quindi decidiamo di spostarci nella limitrofa baia di Voufalo che, contrariamente a questa, risulta essere ben ridossata. La notte è senza luna e così ci affidiamo al plotter cartografico che si conferma essere una grande invenzione. Oltrepassiamo la lingua di sabbia che ostruisce in parte l'ingresso della baia di Voufalo tenendoci abbondantemente sulla sinistra del fanale a luce verde posto al suo limite. Diamo fondo tra una barca a vela e uno yacht a motore che si distinguono a mala pena nel buio. Il fondo è buon tenitore e l'ancora agguanta immediatamente. Dopo aver verificato che la distanza dalle altre barche sia corretta ce ne torniamo a letto e riposiamo tranquilli fino alle 7. Oggi intendiamo raggiungere Khalkis nel primo pomeriggio in modo da poter completare le formalità per il passaggio del ponte mobile che vorremmo superare già questa notte. Preceduti di poco da un'altra barca con bandiera italiana, alle 8 salpiamo anche noi. Il vento, sui 25 nodi, che oggi avremmo dovuto avere al traverso, soffia diritto sulla nostra prua. Pertanto siamo costretti ad usare il motore. Il mare è decisamente agitato e avanziamo prendendo necessariamente le onde al mascone.  Se vogliamo raggiungere Khalkis nel pomeriggio non abbiamo alternativa. Man mano che ci avviciniamo al passaggio segnalato da boe che da accesso al bacino di fronte a Khalkis il mare si calma un poco. Passiamo al di sotto del ponte che unisce l'Attica all'Eubea e ormeggiamo nel marina che si trova poco dopo sulla dritta. Come al solito nessuno risponde né alla radio né al telefono e così, con l'aiuto di una coppia di francesi di una barca vicina, ormeggiamo in un posto libero su uno dei pontili. Ci fermeremo qui poche ore, il tempo di andare agli uffici della Port Authority e pagare il pedaggio per superare il ponte mobile che separa in due la cittadina. L'ultima volta che eravamo transitati di qui avevamo dovuto aspettare un paio di giorni affinchè lo aprissero. Infatti la regola dice che per consentire il passaggio vi devono transitare almeno due barche. In quell'occasione, essendo i primi di marzo, di barche in giro ve ne erano ben poche e così rimanemmo bloccati per un po'. In questa stagione, invece, le barche sono parecchie e la ragazza che lavora alla Port Authority ci conferma che il ponte verrà aperto tra la mezzanotte e le 4 del mattino, quando la corrente diminuirà. Il costo del passaggio è di 40 euro. Diversamente dalla volta precedente, ora non è più necessario recarsi anche dalla polizia portuale per essere autorizzati al transito. Una noiosa formalità in meno. Sono le 15 quando ci sediamo al tavolo di un ristorante proprio accanto al ponte. In questo momento la corrente è davvero impetuosa e, oltre al pranzo, ci godiamo le evoluzioni di un paio di foche monache che giocano facendosi trascinare e poi risalendo il flusso dell'acqua. Dopo pranzo, fatti due passi per Khalkis, rientriamo in barca e ci spostiamo nella baia davanti al ponte attendendo che la polizia portuale ci chiami e ci autorizzi al transito.

(Giornale di bordo)

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