CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







lunedì 25 maggio 2026

Scilla - Roccella Ionica


Nella notte nonostante il rollio si è dormito. L’escamotage è stato di stendersi trasversalmente all’asse della barca. In questo modo si percepisce il beccheggio e non il rollio, cosa che personalmente mi dà meno noia. Alle 5 è suonata la sveglia e una decina di minuti dopo si era già in navigazione. In mare già circolava qualche barca a vela, tutte in direzione dello Stretto di Messina. La corrente a favore ci ha aiutato. Davanti a San Giovanni Habibti ha raggiunto la velocità di 10.2 nodi, il che significa che in quel punto avevamo una corrente a favore di 4 nodi. I traghetti che uniscono la Calabria alla Sicilia alle 6 viaggiavano già a pieno ritmo. Tantissimi anche i barchini con i pescatori a bordo. Superato San Giovanni la corrente è diminuita e la nostra velocità è tornata sui 6 nodi. Ci siamo tenuti nella fascia vicino al litorale riservata al traffico locale, mentre alcune grosse navi percorrevano nei due sensi il centro dello Stretto. Alle 6.50 eravamo al traverso di Reggio Calabria e alle 8.40 superavamo Capo dell’Armi, la punta meridionale della Calabria che sancisce l’uscita dallo stretto. Il tempo, a parte degli annuvolamenti piuttosto intensi sulle zone montuose interne è buono, il mare calmo e il vento leggero. Costeggiamo tutta la costa meridionale della punta dello stivale fino a Capo Spartivento che raggiungiamo alle 11.40. Di qui ricominciamo, sempre lungo costa, a risalire verso Roccella Ionica. Dopo 70 miglia percorse entriamo in porto. Il serbatoio del gasolio è a metà e facciamo il pieno. Il prezzo è di 2.40 euro al litro e il conto è una discreta mazzata. Calcolando che a Nettuno, dove avevamo fatto il pieno l’ultima volta il prezzo al litro era 2.19, mi viene il fondato sospetto che con questa storia dell’aumento del prezzo del carburante c’è chi ci sta marciando. Il Marina del Porto delle Grazie è molto migliorato rispetto all’ultima volta che ci eravamo fermati qui. Il personale è molto gentile. Gli ormeggiatori in maglietta bianca e pantaloncini blu ci aiutano solerti mentre ormeggio Habibti al finger assegnatoci. Due barche più in là la Guardia di Finanza sta controllando una barca con quattro giapponesi a bordo. Percepisco che tra l’inglese degli uni e degli altri si sono un po’ impantanati. Naturalmente mi aspetto che una volta terminato da loro verranno da noi. Cosa che avviene puntualmente. Faccio presente che abbiamo ricevuto un controllo dai loro colleghi una settimana fa. Vogliono vedere il verbale, che gli mostro, e se ne vanno. Con questa storia del nuovo decreto approvato dal Parlamento riguardante le barche battente bandiera estera di proprietà di cittadini italiani ho l’impressione che i controlli siano decisamente aumentati. E anche se su Habibti sventola il tricolore, non ne veniamo risparmiati. Pagato il Marina, che come Cetraro e Vibo Marina ha un prezzo corretto, andiamo a fare il bucato. Anche la zona dei servizi è stata completamente rifatta. Così come sono stati aperti un paio di locali nuovi dove poter mangiare sul piazzale davanti ai pontili. Mentre rientriamo in barca facciamo la conoscenza di Rafael, uno spagnolo con passaporto australiano piuttosto bizzarro. È un bel uomo sulla cinquantina che incontriamo mentre esce dal suo camper tappezzato di scritte e disegni piuttosto originali. Ci dice che da qualche hanno ha deciso di non rispettare più alcuna delle imposizioni da parte statale. Non ha più un indirizzo di residenza, nessun conto bancario a suo nome, solo il passaporto che gli serve per viaggiare. In base alla sua narrazione domani dovrebbe arrivare la sua barca con l’equipaggio e la sua fidanzata “ventottenne”, specifica. Partiranno per il Mar Baltico. Crederci o non crederci non sappiamo. In ogni caso è un tipo veramente gioviale e simpatico. Ceniamo in barca e andiamo a letto presto. Anche domattina ci aspetta una sveglia all’alba.

(Giornale di bordo)

domenica 24 maggio 2026

Vibo Marina - Scilla


Dopo una notte tranquilla in porto alle 8.45 salpiamo. Guardando la tabella delle correnti dello Stretto di Messina che danno la discendente a partire dalle 2 fino alle 10 del mattino con la punta massima verso le 6 decidiamo di passare la notte a Scilla. Il tempo è buono e il poco vento previsto ci fa optare per una notte in rada piuttosto che nel porto di Messina. Tanto più che ridiscendendo lo stretto sul lato calabrese le miglia per Roccella Ionica, la nostra prossima tappa, sono le stesse di quelle che percorreremmo partendo dal porto siciliano. Purtroppo è un’altra giornata tutta a motore. Fino a Capo Vaticano abbiamo avuto il vento sempre sul naso. Speravo che la sua direzione restasse invariata in modo da averlo di bolina larga nelle successive 25 miglia, invece niente. Dopo il Capo il vento è girato anche lui e abbiamo continuato ad averlo sul naso. Il lato positivo è che il mare era calmo. Arrivando nei pressi di Scilla si sono incontrate molte “feluche”, le caratteristiche barche per la pesca al pesce spada. Abbiamo dato fondo davanti alla spiaggia ad ovest del castello in 11 metri d’acqua. Accanto a noi un’unica barca a vela d’alluminio piuttosto trasandata. A bordo una sola persona. Probabilmente si tratta di un francese. Per tutto il pomeriggio si è ballato un pochino. La spiaggia, essendo domenica, era piena di gente. Molti facevano il bagno. Riceviamo un messaggio da Waikiki. Sandro e Flavia hanno raggiunto Stromboli. Il tramonto è stato spettacolare. Le Eolie si stagliavano all’orizzonte mentre una palla di fuoco arancione dietro di loro metteva in risalto le loro sagome. Per la prima volta abbiamo cenato in pozzetto. Con il calare del buio le luci del paese hanno contribuito a creare un’atmosfera magica. In definitiva, una sosta non comodissima ma che comunque meritava di essere fatta. Verso le 21 il poco vento è girato da sud e anche il rollio è parzialmente diminuito.

(Giornale di bordo)

sabato 23 maggio 2026

Cetraro - Vibo Marina


Cinquanta miglia non sono poche quando non c’è vento, si ha l’onda e una corrente di quasi due nodi contro. Abbiamo lasciato Cetraro verso le 9 dopo aver salutato Sandro e Flavia. Si è costeggiato tutta la costa calabra e poi attraversato il Golfo di Santa Eufemia. Solo nel pomeriggio si è alzato un leggero vento al traverso che ci ha aiutato a veleggiare un po’ più veloci. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Soprattutto ad arrivare in tempo per fare un po’ di spesa a Vibo Marina e a rifornirci di uno dei vini bianchi che preferiamo e che riusciamo a trovare solo qui: Donna Giovanna della Tenuta Iuzzolini. Solo alle 21 siamo riusciti a farci una doccia e a mangiare qualcosina. Siamo un po’ stanchi, ma un’altra tratta è nel sacco.

(Giornale di bordo)

venerdì 22 maggio 2026

Palinuro - Cetraro


La notte è trascorsa tranquilla in rada. Poi, con il nuovo giorno, è arrivata una di quelle giornate durante le quali speri arrivi presto la sera per dimenticarle. Quelle giornate durante le quali devi cercare di fare meno cose possibili in quanto sono nate, come si suol dire, con la luna storta. La prima avvisaglia è arrivata già al momento in cui si è alata l’ancora per salpare. La catena si bloccava continuamente nel salpa ancora impedendone il recupero. Sì è trafficato per un bel momento. Poi si è capito che l’indirizzatore della catena era stato rimontato male. Nel frattempo, però, mi erano venuti in mente i pensieri più turpi, tipo il salpa ancora rotto e da cambiare o la catena nuova non conforme e così via. Una volta salpati si sono messe le vele a riva. Per un tratto si è proceduto con il vento al traverso da est. Poi essendo girato al gran lasco si è montato il gennaker e si è proceduto bene per un’oretta. Gli 11 nodi di vento sono scesi a 5 e quindi si è acceso il motore con la sola randa alzata per dare stabilità alla barca. Improvvisamente, mentre eravamo seduti tranquilli a chiacchierare si è sentito un botto secco, poi si è visto il bozzello della scotta della randa fissato al boma che vagolare impazzito per aria. Il boma sbatteva pericolosamente a destra e a sinistra. Insomma, il grillo che teneva il bozzello alla randa, probabilmente non serrato a dovere dall’attrezzista che ha rimontato l’albero si era aperto improvvisamente. Dopo lo spavento iniziale, ripreso il controllo, si è messa immediatamente Habibti contro vento ammainando alla bell’e meglio la randa. Trovato nella cassetta dei pezzi un nuovo grillo si è risistemato un po’ faticosamente, visto il continuo rollio, il tutto. Ma la sfiga non si è fermata qui. Per rialzare la randa ho dovuto mollare un poco il lazy jack. Una delle sue ci mette è andata in bando e senza che me ne accorgessi si è infilata nello spazio minuscolo dove sono posizionate le rotelle che portano le manovre in pozzetto formando un ammasso di nodi che bloccavano la scotta della randa. Una eventualità, quella successa che nemmeno si provasse un milione di volte cercando di farlo apposta potrebbe accadere. Risultato, un’ora buona per cercare di sbrogliare il tutto senza dovere tagliare la cimetta in questione. Alla fine ci siamo riusciti grazie al santo WD40 con il quale ho imbrattato il tutto. Per il resto, null’altro da segnalare. L’ingresso a Cetraro è sempre da fare con attenzione a causa dell’insabbiamento intorno al molo di soprafflutto. In porto, tutte allineate con bandiere palestinesi sventolanti e con gli scafi dipinti come fosse carnevale ci ha accolto l’ennesima “flottilla”. Questa volta francese. Quelli del porto ci hanno detto che sono qui da più di un mese. Fatti due calcoli sono 10.000 euro solo di stazionamento, più l’acquisto delle barche, tutte decisamente malandate per la verità, e quant’altro. Pare che sia una Onlus no profit d’oltralpe a essersi presa carico di tutto. Mi chiedo solamente chi finanzi la Onlus in questione. Ma questo, in verità, lo si sa bene, anche se non è politically correct menzionarlo. Giunti finalmente all’ormeggio, ho controllato per bene che grilli, coppiglie e quant’altro fosse a posto. Un’operazione che avrei dovuto fare da subito senza fidarmi ciecamente di chi ha rimontato l’attrezzatura. Sandro e Flavia naturalmente ci avevano preceduti di un bel po’. Con loro si è usciti a cena in un’ottima trattoria non lontana dal Marina. Domani loro si fermeranno qui prima di dirigersi verso le Eolie. Noi, invece, avendo molta più strada da fare per arrivare a destinazione, approfitteremo di questa finestra di bel tempo per portarci avanti avvicinandoci alla Grecia ionica.

(Giornale di bordo)

giovedì 21 maggio 2026

Agropoli - Palinuro


Mi sono svegliato alle 6.30. Tania, come sempre mattiniera, era già in pozzetto a bersi il suo caffè. Con Sandro e Flavia si era deciso di partire alle 9, quindi si è fatto tutto con grande calma: ho controllato le mail, ho fatto il pieno d’acqua, ritirato e fissato la passerella alle draglie e, in generale, preparato la barca alla partenza. Puntuali abbiamo lasciato il pontile. Purtroppo quell’accidenti dell’anulare, essendoci un po’ di vento al traverso, si è incastrato in uno dei grossi parabordi della barca accanto e l’attrito ha strappato uno dei ganci del suo cover fissato alle draglie. Niente di grave, ma la cosa mi ha innervosito. Usciti dal porto abbiamo trovato una quindicina di nodi da nord. Le previsioni avevano previsto che questo vento sarebbe durato tutta la giornata, rinforzando un poco il pomeriggio. Il che significava che una volta superato Capo Licosa lo avremmo avuto esattamente in fil di ruota. Ho così deciso di aprire solo il genoa, molto più gestibile con l’onda, prima al traverso e poi di poppa che faceva rollare Habibti. La scelta si è rivelata azzeccata, soprattutto quando i nodi sono diventati quasi 25. Alla Baia del Buon Dormire, poco a sud-est di Capo Palinuro, dove abbiamo dato fondo verso le 15 si è atteso l’arrivo di Waikiki che, invece, a forza di fare bordi, strambando ogni volta, è arrivata un’ora e mezzo dopo di noi. Nella baia, oltre ad una manciata di barche, si è trovata una leggera onda da sud-est che, tuttavia, non infastidisce. Durante la notte, se il vento dovesse leggere le carte, questo dovrebbe girare nuovamente da nord rendendo l’ancoraggio ottimale. Staremo a vedere. Si è trascorso il resto del pomeriggio prendendo un po’ di sole e Tania, amorevole, a ricucire il piccolo danno che avevo fatto stamattina. Si è cenato presto.

(Giornale di bordo)

mercoledì 20 maggio 2026

Amalfi - Agropoli


Durante la notte, con la fine del traffico dei traghetti, la calma è finalmente ritornata sul pontile e si è riusciti a dormire bene. Ci siamo svegliati presto. Giulio alle 7.45 era già arrivato. Sì è bevuto un caffè insieme chiacchierando un poco. Anche lui ci dice che la Costiera di un tempo non esiste più. Tante le difficoltà, anche amministrative e la maleducazione in giro, anche da parte di chi va per mare. Il turismo di massa l’ha davvero rovinata. Nonostante ciò, personalmente sono contento di esserci ritornato con Habibti: da un lato per il bel ricordo che avevo del Pontile Coppola, ricordo positivo che mi è stato confermato, dall’altro perché credo proprio che ben difficilmente mi ci fermerò una prossima volta. Si è preferito partire prima che il traffico dei traghetti riprendesse a pieno ritmo. Giulio, con una manovra da vero maestro, ha portato Habibti fuori da un vero e proprio labirinto di barche che l’avevano di fatto circondata. Il tutto in spazi che ad occhio sembravano assolutamente impercorribili. Soffia un leggerissimo vento da sud-ovest. Troppo poco per procedere a vela, anche se le miglia odierne saranno solo 24. Sulla nostra sinistra scorre una costa piatta e piuttosto antropizzata, sulla destra invece, in lontananza, vediamo scorrere all’orizzonte un enorme quattro alberi con tutte le vele a riva. È davvero una vista magnifica. Tania, con il suo solito spirito indagatore, si mette alla ricerca per capire di che imbarcazione si tratti. Scopriamo che è lo “Star Clipper”, uno schooner costruito nel 1992 battente bandiera maltese. È lungo 111 metri e imbarca 170 passeggeri in 85 cabine, oltre a 72 persone di equipaggio. Attualmente sta facendo una crociera da Civitavecchia a Messina e ritorno con diverse soste lungo la rotta. Questa notte si fermerà ad Amalfi. Mentre ammiriamo questo spettacolo si alza un venticello sui 10 nodi, sempre da sud-ovest, che ci consente di fare una bella navigazione a vela fino all’ingresso del porto di Agropoli. Qui ormeggiamo allo Yacht Club, poco lontani da Waikiki. Sandro e Flavia sono andati a visitare Paestum. Mentre camminiamo per raggiungere il paese facciamo la conoscenza di un anziano professore di italiano che ha voglia di chiacchierare. Gli dobbiamo essere risultati simpatici in quanto prima di salutarci, dopo una mezz’oretta di strada fatta insieme,  giunti sotto casa sua ci chiede di attenderlo un attimo. Ridiscende regalandoci un libro scritto da lui: “Gente di Agropoli: tipi, fatti, figure di oggi e del bel tempo andato”. Un gesto davvero carino. Lo salutiamo e fatta rapidamente un po’ di spesa rientriamo in barca. Prendiamo un aperitivo “rinforzato” con i nostri amici sulla loro barca e infine tornati su Habibti ce ne andiamo a letto. Nel frattempo il cielo si è coperto di nuvoloni carichi di pioggia.

(Giornale di bordo)

martedì 19 maggio 2026

Procida - Amalfi


Sandro e Flavia sono partiti presto. Vogliono arrivare ad Agropoli in modo da poter visitare Paestum domani. Noi li raggiungeremo lì mercoledì. La nostra destinazione odierna è Amalfi. Ho prenotato al Pontile Coppola, dove ci eravamo già fermati anni fa. La scelta di Amalfi è stata dettata dal fatto che le miglia da percorrere saranno soltanto una trentina e non cinquanta, inoltre ci piace l’idea di vedere la Costiera dal mare, dopo averla percorsa con l’auto un paio di mesi fa, infine, come si fa a passare da queste parti senza comprare dei babà al limoncello? Abbiamo lasciato Procida alle 8.30. Si è bolinato per un’oretta con un vento sugli 8 nodi che, tuttavia è andato gradatamente scemando. L’attraversamento del Golfo di Napoli, soprattutto nei pressi di Capri non è mai piacevole. Il via vai di traghetti e di motoscafi crea sempre un’onda fastidiosa. Tania ha paragonato la sensazione che si prova all’essere immersi in un frullatore. Se non è così, poco ci manca. La situazione è migliorata dopo Capo Campanella, anche se lungo tutto il tratto di costa il vento faceva strani giri e aumentava e diminuiva continuamente di intensità. Risultato: l’abbiamo percorsa a motore fino a destinazione. L’entrata al Pontile Coppola è sempre particolare, considerati gli spazi ristrettissimi. Chiamo al telefono e Giulio, il proprietario, ci viene incontro con il gommone. Sale a bordo e fa lui la manovra di ormeggio infilandosi tra barche a vela, motoscafi e pescherecci. In questi casi meglio chiudere gli occhi e pensare che comunque si ha una assicurazione. L’ormeggio come sempre è stato fatto in modo impeccabile. Alla fine della giornata ci ritroviamo con due barche a vela di 46 e 50 piedi rispettivamente alla nostra destra e alla nostra sinistra. Si balla anche un po’ a causa dell’andirivieni di traghetti che entrano ed escono dal porto a tutta velocità. Cosa non si farebbe per dei babà al limoncello!…mi viene da pensare. Amalfi è invasa dai turisti. Oltre a quelli sui pullman, quelli che scendono dai traghetti si aggiungono quelli scesi da una enorme nave da crociera alla fonda davanti al paese. Ma la cosa ancora più impressionante è che la totalità di tutta questa gente è composta da stranieri. “Gli italiani, ormai, sono l’1 per mille”, ci dice il negoziante da cui compriamo i babà. Fatto il nostro acquisto ci rifugiamo in barca, giusto in tempo prima che arrivi uno scroscio con relativo colpo di vento. Sì cena in barca, non solo perché ho la netta impressione che andando al ristorante verremmo “spennati”, ma anche perché abbiamo il frigo pieno e dopo la pasta al polpo mangiata ieri su Caracola necessitiamo di qualcosa di più leggero.

(Giornale di bordo)

lunedì 18 maggio 2026

Procida


Procida, dopo tanti anni dal nostro ultimo passaggio, non è cambiata. Di questi tempi la considero una buona notizia. Mi piace questo leggero disordine e questa veracità del posto. Un po’ di turisti incolonnati dietro la bandierina tenuta alta dall’accompagnatore ci sono, ma il tutto si dissolve nel via vai dei motorini, delle tante bici elettriche e della cadenza strascicata degli abitanti dell’isola. Che resta, a mio avviso, la più bella delle Flegree. In mattinata siamo saliti al vecchio “Istituto di pena”, come c’è scritto sul portale d’ingresso sul quale è posta una statua della Madonna. Lì vicino c’è l’abbazia di San Michele Arcangelo con al suo interno una sua statua in argento e un soffitto decorato che più barocco non si può. Dall’alto della rocca lungo delle scale ripidissime si è scesi fino alla sempre bella Corricella. Più bella da lontano che da vicino, per la verità. I ristoranti “acchiappa turisti” occupano, infatti, gran parte del selciato. Compreso quello con il poster del “Postino” con la mega foto di Troisi in primo piano. Dopo l’ennesima salita sulla strada del ritorno ci siamo seduti ad un tavolino di un bar su Piazza dei Martiri per un prosecco. Il sole splende. Essendo lunedì molti negozi sono chiusi. Purtroppo anche la libreria “Nutrimenti” dove ho sempre trovato dei libri di mare interessanti. Il pomeriggio lo abbiamo dedicato a lavare la barca e fare un po’ di bucato. Accanto a noi ha ormeggiato un charter con un gruppo di attempati milanesi, tutti uomini, che tra loro hanno dato ampio sfoggio, il tutto ad alta voce, di una approfondita conoscenza di termini nautici. Una comitiva alla “Svalvolati on the road”, ma in stile nautico. La sera siamo andati a cena su Caracola, dei nostri amici Stefano e Francesca che qui terminano la loro discesa verso sud. Nei prossimi giorni riprenderanno il mare per Punta Ala. C’erano anche Sandro e Flavia. Sandro in giornata a fatto un salto sulla terra ferma con il traghetto per andare a recuperare a Bacoli un pezzo di ricambio del salpa ancora di Waikiki. Francesca si è confermata ancora una volta una cuoca sopraffina.

(Giornale di bordo)

domenica 17 maggio 2026

Gaeta - Procida


Gaeta è stata una bellissima sosta. Da oggi, dopo una settimana non proprio ideale per navigare, il tempo pare essersi rimesso al bello. Si è deciso di non partire presto per lasciare che l’onda diminuisse un poco. Durante l’attesa ho fatto la conoscenza di Renato ed Emiliano, due gioviali velisti che hanno la barca sul pontile a cui siamo stati ormeggiati negli ultimi giorni. Abbiamo preso un caffè insieme, anche ad altri loro amici. Un incontro che ha chiosato al meglio la nostra permanenza. Ma poiché non tutte le ciambelle escono col buco ecco che, appena usciti dal porto ci ha fermato per un controllo una motovedetta della Guardia di Finanza. I militari a bordo sono stati gentili e tutto era in ordine, ma così abbiamo perso una mezz’oretta rispetto a Waikiki che nel frattempo aveva messo la prua su Procida. Aperte le vele ci siamo messi sulla sua scia. Durante la navigazione il vento è girato. Nel primo tratto abbiamo bolinato, poi un lungo tratto si è percorso con un vento fresco al traverso che ha portato Habibti a toccare gli 8 nodi di velocità. In questo modo abbiamo prima ripreso e poi superato Waikiki, leggermente meno invelata di noi. Prima di arrivare a Procida il vento ha girato ulteriormente fino a raggiungere i 16 nodi che abbiamo preso al gran lasco. Una giornata totalmente a vela, davvero divertente. Procida ci ha accolto allo stesso pontile al quale anni fa lasciammo Habibti per un paio di mesi. Questa volta ci fermeremo un paio di giorni. La serata l’abbiamo trascorsa a bordo. Il solito giro dell’isola lo faremo domani.

(Giornale di bordo)

sabato 16 maggio 2026

Gaeta


Giornata molto ventosa. L’anemometro in porto ha segnato 26 nodi. Il vento proveniva da ovest e affacciandosi dietro al ridosso offerto dalla cittadina il moto ondoso in mare aperto era abbastanza importante. La decisione di aspettare a Gaeta il passaggio della perturbazione è stata azzeccata. Abbiamo scoperto che in porto vi sono un Hallberg Rassy 342 e una sorellina di Habibti. È il primo 372 che incrociamo in tanti anni di navigazione. Si chiama “Suakinblu”. La ricerca di una edizione aggiornata del portolano dell’Italia meridionale di Rod Heikell non ha avuto successo. Per il momento mi dovrò accontentare di quella che ho a bordo e che risale al 2011. Si è fatta una passeggiata, prima lungo via dell’Indipendenza, dalla caratteristica struttura simile a quella dei carruggi liguri, e poi nella parte medievale del paese dove si sono visti dei begli scorci sull’ampio golfo che include anche Formia. Le miglia da fare prima di arrivare a destinazione sono ancora molte e quindi credo che nei prossimi giorni cercheremo  di ottimizzare al massimo le soste e di eliminare qualche passaggio originariamente previsto, tipo quello alle isole Eolie.  Il brutto tempo di questi ultimi giorni ci ha un po’ rallentati. Inoltre preferisco attardarmi nel tratto di navigazione in Grecia, piuttosto che lungo la Penisola. Sì è cenato a bordo di Waikiki.

(Giornale di bordo)

venerdì 15 maggio 2026

Fossanova e Terracina


Altro giorno ormeggiati a Gaeta. Mentre Tania e Flavia erano in giro per compere, con Sandro abbiamo fatto un salto al cantiere limitrofo alla Base Nautica Flavio Gioia dove siamo ormeggiati. Si tratta di un grande cantiere che ha l’aspetto di essere molto bene organizzato. Alcune barche erano davvero importanti: un paio di Swann, alcune barche ultra moderne e sofisticate da regata, ma soprattutto abbiamo visto in invaso il bellissimo “Skagerrak”, uno yawl di 27 metri in legno. La sua storia è interessante: nel 1939 la Marina da guerra tedesca ordinò la costruzione di uno yacht per l’addestramento velico dei suoi futuri ufficiali e, si racconta, per partecipare alla America’s Cup. Il nome inizialmente proposto fu sostituito con quello commemorativo della maggiore battaglia navale della prima guerra mondiale, dai tedeschi detta dello Skagerrak e dagli altri dello Jutland. Il cambio del nome sarebbe stato caldeggiato, se non proprio imposto dal comandante supremo della marina tedesca, Erich Raeder, che si era da giovane trovato su una delle navi impegnate nella battaglia sopra ricordata. Del tutto leggendari, invece, l’intervento di Raeder stesso affinché lo yacht fosse reso più adatto alla crociera che alla didattica nautica e, ancor più, l’uso che Hitler ne avrebbe in seguito fatto. Il progetto di Skagerrak era stato affidato a Erik Rasmussen e la costruzione fu fatta nel cantiere da lui aperto con Georg Abeking. Sebbene sia rimasto per tutta la durata del secondo conflitto mondiale nelle acque di Kiel, Skagerrak è miracolosamente sfuggito alla distruzione e al momento della resa della Germania è stato confiscato come preda bellica. Messo in vendita, fu acquistato da un ricco ufficiale inglese, che lo tenne fino al 1958. Due anni dopo, però, batteva bandiera cilena per l’effetto dell’acquisto da parte di uno degli armatori che se lo sono passato in rapida successione, prima che l’ultimo di loro lo cedesse ad un appassionato professionista di Formia che tuttora lo detiene. Attualmente è oggetto di alcuni lavori di restauro. Una barca dalle linee meravigliose. Terminato il giro in cantiere ci siamo trasferiti sul limitrofo lungo mare dove abbiamo visto transitare la settima tappa del Giro d’Italia che oggi transitava proprio a Gaeta. Una volta riaperta la circolazione alle auto, risalendo la via Appia verso Itri ci siamo fermati alla Cantina Monti Cecubi, dove producono il vino preferito e decantato nei suoi poemi da Quinto Orazio Flacco, celebre poeta latino del I secolo a. C., il Caecubum. Quello bianco è un mix del 50% di Falanghina e un 50% di Fiano, e quello rosso al 100% di Serpe, un’uva locale. Purtroppo però abbiamo trovato l’azienda chiusa, nonostante al telefono il proprietario ci avesse assicurato che l’ufficio vendite fosse aperto fino al tardo pomeriggio. Senza vino al seguito siamo partiti per Fossanova dove abbiamo visitato il bellissimo borgo in cui si trova l’omonima Abbazia. Di qui ci siamo trasferiti a visitare l’antico borgo di Terracina che, tuttavia ci ha un po’ deluso. Sulla strada del ritorno ci siamo imbattuti in un temporale come da tempo non ne vedevo. Acqua a catinelle, strade allagate e traffico a tratti paralizzato. Non è durato molto e, dopo aver atteso in auto che smettesse, ce ne siamo tornati in barca dove abbiamo trascorso la serata.

(Giornale di bordo)

giovedì 14 maggio 2026

Sperlonga


Guardando le previsioni dei prossimi giorni si è deciso di prolungare la nostra sosta a Gaeta e fare un po’ di turismo nella zona. Si è affittata un’auto per un paio di giorni. Alle 11 ci siamo ritrovati a Sperlonga con Attilio e Simona, due cari amici di gioventù che non rivedevo da ben 20 anni. Insieme abbiamo trascorso una bellissima giornata piena di ricordi e di tante cose da raccontarsi. In mattinata ha piovuto leggermente poi si è affacciato il sole. Il vento forte da ovest creava delle onde lunghe che si frangevano impetuose sulla spiaggia. Sì sono visti alcuni surfisti che, tuttavia, mi parevano armati di buone intenzioni ma dai risultati diciamo non proprio ottimali. Sì sono percorsi su e giù gli stretti vicoli del paese arroccato sulla collina. Di gente non ce n’era molta e quindi ci siamo goduti la giornata. In un bar abbiamo assaggiato la “tella con il polpo” una sorta di focaccia locale ripiena. Siamo rientrati a Gaeta nel tardo pomeriggio percorrendo la strada panoramica che conduce a Itri e poi la via Appia fino a Formia. Bei paesaggi. La sera si è cenato in barca: tonno alla piastra e agretti con aglio, olio e limone. 

(Giornale di bordo)

mercoledì 13 maggio 2026

San Felice Circeo - Gaeta


Dire che oggi sia stata una navigazione divertente non si può. Abbiamo lasciato San Felice Circeo alle 9, che già il cielo minacciava pioggia. L’uscita dal porto è andata bene. Tenendosi più accostati alle boe verdi il fondale era leggermente più alto. Abbiamo così evitato di toccare con il bulbo come invece ci era successo entrando. San Felice Circeo ha sempre l’inconveniente dei bassi fondali. Il vento soffia sempre da Ovest-Sud-Ovest. L’intensità è moderata ma c’è un po’ di onda. Lo abbiamo in poppa piena e con il dondolio provocato dalle onde gestire le vele è abbastanza un’impresa. Decido così di avanzare leggermente al gran lasco con direzione Terracina. Le cose migliorano un poco. Spero che arrivati all’altezza di Sperlonga e strambando il prossimo bordo sia leggermente meglio. Purtroppo non è così. Metto una ritenuta al boma e prendo una mano di terzaroli. In questo modo almeno evito che la balumina della randa continui a sfregare contro il patarazzo. Fortunatamente le miglia sono solo 25, percorse sotto un cielo plumbeo. Tutto migliora improvvisamente una volta ridossati dietro la “montagna spaccata” di Gaeta. Il mare nella baia è calmo e chiudiamo le vele senza sbattimenti. Ormeggiamo alla Base Nautica Flavio Gioia. Nell’adiacente zona militare è ormeggiato un incrociatore battente bandiera americana. Spunta anche un po’ di sole e facciamo due passi in paese. Tania, Sandro e Flavia vanno a vedere il museo del mare. Io preferisco godermi lo spettacolo del castello angioino e della baia dove è alla fonda una bella goletta dallo scafo blu battente bandiera maltese. Ricomincia a piovigginare. Su Formia appare un bel arcobaleno. Una doccia e usciamo a cena “Da Emilio”, una trattoria che conosciamo e che non smentisce le aspettative. Dopo cena facciamo due passi verso il castello e il duomo. Troviamo in quell’area tanto degrado. Un vero peccato lasciare all’incuria questa zona storica.

(Giornale di bordo)

martedì 12 maggio 2026

San Felice Circeo


Oggi siamo rimasti fermi a San Felice Circeo. È prevista una giornata piuttosto ventosa e così abbiamo preferito muoverci domani, anche se probabilmente ci prenderemo qualche goccia. In mattinata hanno lavorato per fare manutenzione ad uno dei pontili in legno del porto. Un’operazione che fanno ogni anno prima dell’inizio dell’alta stagione. Con Tania ne abbiamo approfittato per visitare il vecchio borgo di San Felice Circeo, arroccato sulle pendici dell’omonimo monte. Dal borgo si ha un’ottima vista su tutta la costa fino a Gaeta. Ci ha raggiunti Flavia con la quale si è fatto uno spuntino per pranzo comprando qualche leccornia in un alimentari sulla piazza del paese. Il libeccio ha soffiato per tutto il giorno ed è piuttosto fresco ma, tranne qualche nuvoletta, la giornata è stata prevalentemente soleggiata. Sandro ha pulito la coperta in teak di Waikiki e non ci ha accompagnati nella nostra visita. Il resto del pomeriggio e la serata si sono trascorse in barca. Dopo l’aperitivo preso ieri sera le melanzane alla parmigiana previste per cena non le abbiamo mangiate, quindi saranno il menù della cena odierna.

(Giornale di bordo)

lunedì 11 maggio 2026

Nettuno - San Felice Circeo


Benché il tempo non sia esattamente dalla nostra, oggi si è deciso di portarci un passo avanti approfittando di una piccola finestra di vento moderato. Non altrettanto moderata è stata l’altezza delle onde, in particolare nella prima parte della mattinata. Tuttavia poiché è bene guardare sempre la parte mezza piena del bicchiere, l’aspetto positivo della giornata odierna è stata l’andatura al gran lasco che in 24 miglia ci ha portati fino a San Felice Circeo. In realtà di miglia ne abbiamo percorse 6 in più in quanto dopo la non banale uscita dal Marina di Nettuno, con una discreta barra provocata dal mare mosso sui bassi fondali, siamo stati obbligati a uscire di 6 miglia a 180 gradi per allontanarci da un’area militare dove oggi stavano effettuando delle esercitazioni di tiro. Le comunicazioni con gli addetti alla sicurezza sono state un po’ parossistiche, ma alla fine tutto è andato nel migliore dei modi. Il vento non ha mai superato la decina di nodi, ma per la maggior parte del tragitto si è andati a vela ad una velocità costante tra i 6 e i 7 nodi. Solo approssimandoci al Circeo vento e onda sono diminuiti e si è dovuto accendere il motore. L’entrata al porto si San Felice Circeo è sempre un po’ “tricky” a causa dell’accesso insabbiato. Abbiamo seguito pedissequamente le istruzioni ma pescando 2 metri abbiamo leggermente toccato un banco di sabbia. Si avanzava a velocità ridotta e fortunatamente ne siamo usciti senza problemi. Ad aspettarci c’era Marco, che avevo contattato telefonicamente nei giorni scorsi. Habibti e Waikiki sono ormeggiate una accanto all’atra in attesa della sventagliata da ovest attesa per domani. Dopo aver rassettato le barche si è preso un aperitivo con Sandro e Flavia. Speriamo che domani non soffi troppo forte.

(Giornale di bordo)

domenica 10 maggio 2026

Nettuno


Ci siamo svegliati che soffiava un forte scirocco. Tania e Flavia sono andate a fare il bucato, Sandro ha controllato il motore per verificare che dopo la riparazione effettuata tutto sia in regola, mentre io ho telefonato al porto del Circeo per verificare la disponibilità per due posti barca. A pranzo, con Tania, siamo ritornati “Da Teresa”. Benché fossero già le 14.30 il ristorante era pieno e solo dopo un po’ di insistenza il cameriere ci ha apparecchiato un tavolo sulla via pedonale. Fortunatamente dopo poco se ne è liberato uno sotto ad un tendone sul marciapiede. Ci siamo quindi spostati con le portate già nei piatti su quest’ultimo in quanto aveva incominciato a piovigginare leggermente. Il pranzo è stato luculliano. Terminato di pranzare si è fatto un salto al supermercato e poi si è tornati in barca, dove ho dormito per un paio d’ore. La serata è iniziata con un aperitivo su “Waikiki”, poi si è assistito alla processione per la festa della Madonna delle Grazie che si è conclusa con uno spettacolo pirotecnico che ci siamo goduti dalla barca. Purtroppo la cattiva notizia è che per tutta la prossima settimana il tempo è davvero pessimo. Ancora non so cosa faremo esattamente, ma confesso che di voglia di mettermi in mare con vento forte e mare mosso ne ho davvero poca. Domattina deciderò sul da farsi.

(Giornale di bordo)

sabato 9 maggio 2026

Riva di Traiano - Nettuno


Sveglia alle 5.15. Ci attendono 55 miglia per arrivare al Marina di Nettuno. I nostri amici vogliono partire presto per avere un ampio margine di tempo a disposizione. La cosa va bene anche a noi. E così alle 6 usciamo dal Marina di Riva di Traiano. Come al solito mi tengo a debita distanza da Capo Linaro e dalle sue secche. Si smotora per un paio d’ore, poi entra un bel venticello da est sugli 11 nodi. Apro il genoa e avanziamo così per un’altra oretta. Avvicinandoci a Fiumicino il vento molla nuovamente e transitiamo davanti a Fiumara in una calma piatta. Essendo sabato davanti ad Ostia ci sono in giro molte barche che però, con l’assenza di vento, si spostano molto molto lentamente. Il mare, alla foce del Tevere, è sempre di un colore grigio-marroncino tristissimo. In più emana un odore piuttosto sgradevole. Scendendo verso sud la situazione migliora, a parte la costa disseminata di orrende costruzioni. La bella notizia è che arriva nuovamente il vento che questa volta soffia da est. Non supera gli 11 nodi, ma con il gennaker Habibti tocca quasi gli 8 nodi. I nostri amici ci precedono e lentamente ci distanziano. Oltre alle vele aperte avanzano anche con il motore. Noi siamo più integralisti e il motore lo accendiamo solo giunti davanti ad Anzio. Entrati nel Marina di Nettuno andiamo direttamente al distributore rabboccando il serbatoio per fare il pieno. Poi ci spostiamo al pontile A dove ormeggiamo. In serata facciamo due passi in paese che proprio in questi giorni festeggia la Madonna delle Grazie con processioni e fiaccolate. La sua statua in legno è esposta nella Chiesa di San Giovanni. Pare che la statua giunse qui via mare nel 1550 probabilmente dall’Inghilterra per sfuggire alla distruzione durante lo scisma anglicano. Leggenda narra di una nave diretta a Napoli bloccata da una tempesta davanti a Torre Astura, che sbarcò l’effige a Nettuno. Si è cenato alla ristopescheria “Da Teresa”. Nostra tappa immancabile nelle nostre soste a Nettuno. Il locale è stato totalmente ristrutturato dall’ultima volta che siamo stati qui. Ha perso la “veracità” di un tempo, ma la cucina resta al top.

(Giornale di bordo)

venerdì 8 maggio 2026

Porto Santo Stefano - Riva di Traiano


Stefano e Francesca con il loro Moody 33 sono partiti alle 7. Noi alle 8 seguiti da Sandro e Flavia sul loro Hallberg Rassy 36 abbiamo lasciato il pontile dello Yacht Club Santo Stefano. Usciti dal porto abbiamo spostato a poppa il tender che nei giorni scorsi avevamo lasciato sulla tuga. Alzata la randa, a motore abbiamo costeggiato l’Argentario. Il mare era abbastanza calmo. Solo qualche rimasuglio dell’onda dei giorni scorsi. Lasciato l’Argentario si è alzato un leggero grecale sui 10 nodi. Così abbiamo aperto il gennaker. Si è navigato bene a vela per un’oretta, poi il vento è calato ed è girato da sud. Rimesso il gennaker nel gavone si è proseguito a motore. Alle 12.15 si era al traverso della centrale di Montalto di Castro. Di vento sempre poco, ma nel frattempo è entrato un libeccio leggero. Sì è aperto il genoa, ma si è comunque proseguito a motore. La tratta di oggi è stata di 36 miglia e navigare a vela a meno di 4 nodi non mi sembrava una buona idea. Tanto più che Sandro, andando col solo motore, ci aveva distanziato di un bel po’. Alle 14.50 si era al traverso della centrale di Civitavecchia e dopo poco abbiamo raggiunto Riva di Traiano. Come prima tappa non ci possiamo lamentare. Sì è cenato in barca, dopo aver preso un aperitivo con i nostri amici.

(Giornale di bordo)

giovedì 7 maggio 2026

Porto Santo Stefano


Oggi avremmo voluto spostarci nella limitrofa baia di Pozzarello, ma alla fine abbiamo optato per restare un’altro giorno al pontile dello Yacht Club Santo Stefano. Un piccolo gesto di solidarietà nei confronti di Sandro e Flavia la cui barca continua ad avere problemi al motore. In mattinata è venuto il meccanico che dopo vari tentativi è finalmente riuscito ad individuare il punto nel quale entrava aria nel circuito che ne impediva l’accensione. Meno male! La giornata è trascorsa tra il fare un po’ di spesa, una passeggiata seguendo l’itinerario della vecchia ferrovia e, la sera, prendendo l’aperitivo a bordo di “Caracola”, la barca di Stefano e Francesca. Mi è stata anche confermata la disponibilità dei posti nel Marina di Nettuno per il fine settimana. Così non potevo non prenotare un tavolo al risto-pescheria “Da Teresa”, di cui conserviamo un ottimo ricordo. Per cena una vellutata di funghi e un dolcino. Poi a letto presto. Domani si parte.

(Giornale di bordo)

mercoledì 6 maggio 2026

Porto Santo Stefano


Soffia forte lo scirocco. Il porto di Porto Santo Stefano è ben ridossato, ma il vento si percepisce, seppur attenuato, ugualmente. Stefano e Francesca ci propongono di accompagnarli a Porto Ercole per una piccola gita. Accettiamo volentieri. Prendiamo l’autobus che porta ad Orbetello verso le 11. Poi, dopo un’ora di attesa sul piazzale della stazione prendiamo un secondo autobus che ci porta fino al centro di Porto Ercole. Qui lo scirocco si sente più forte. In mare aperto ci sono molte creste bianche. Facciamo una passeggiata sul lungo mare e ci fermiamo per uno spuntino seduti sulla terrazza ridossata dal vento di un bar accanto all’arco di ingresso del vecchio borgo. C’è un pallido sole e dei nuvoloni neri coprono tutto il Monte Argentario. Dopo la sosta percorriamo le ripide scalinate che portano alla fortezza. Un percorso dedicato al Caravaggio che morì proprio a Porto Ercole, allora dominio spagnolo, dove si era rifugiato per sfuggire alle guardie papali che lo inseguivano. Il vento continua a soffiare forte da sud. Ci proteggiamo, aspettando l’autobus del ritorno, dentro ad una pensilina. Raggiunta nuovamente Orbetello aspettiamo un’altra oretta la coincidenza. Ne approfittiamo per fare un po’ di spesa. Stasera i nostri amici verranno a cena da noi. Siamo nuovamente a Porto Santo Stefano alle 18.30. Qui purtroppo apprendiamo da Sandro che il motore Volvo della sua barca continua a non partire nonostante abbia installato una nuova pompa del gasolio. Speriamo che in qualche modo riesca a risolvere. Venerdì abbiamo intenzione di partire per Riva di Traiano beneficiando delle 24 ore di un debole maestrale prima che rientri nuovamente il vento da sud. Oggi ho aspettato inutilmente la conferma per un posto barca per il prossimo fine settimana a Nettuno. Se domani non me lo confermassero chiamerò un’altra agenzia. Purtroppo stasera mi sono accorto che nel montare la zattera nel suo alloggiamento a poppa hanno leggermente danneggiato il suo involucro in plastica. Domani cercherò di metterci una toppa. Peccato.

(Giornale di bordo)