La notte è trascorsa tranquilla in rada. Poi, con il nuovo giorno, è arrivata una di quelle giornate durante le quali speri arrivi presto la sera per dimenticarle. Quelle giornate durante le quali devi cercare di fare meno cose possibili in quanto sono nate, come si suol dire, con la luna storta. La prima avvisaglia è arrivata già al momento in cui si è alata l’ancora per salpare. La catena si bloccava continuamente nel salpa ancora impedendone il recupero. Sì è trafficato per un bel momento. Poi si è capito che l’indirizzatore della catena era stato rimontato male. Nel frattempo, però, mi erano venuti in mente i pensieri più turpi, tipo il salpa ancora rotto e da cambiare o la catena nuova non conforme e così via. Una volta salpati si sono messe le vele a riva. Per un tratto si è proceduto con il vento al traverso da est. Poi essendo girato al gran lasco si è montato il gennaker e si è proceduto bene per un’oretta. Gli 11 nodi di vento sono scesi a 5 e quindi si è acceso il motore con la sola randa alzata per dare stabilità alla barca. Improvvisamente, mentre eravamo seduti tranquilli a chiacchierare si è sentito un botto secco, poi si è visto il bozzello della scotta della randa fissato al boma che vagolare impazzito per aria. Il boma sbatteva pericolosamente a destra e a sinistra. Insomma, il grillo che teneva il bozzello alla randa, probabilmente non serrato a dovere dall’attrezzista che ha rimontato l’albero si era aperto improvvisamente. Dopo lo spavento iniziale, ripreso il controllo, si è messa immediatamente Habibti contro vento ammainando alla bell’e meglio la randa. Trovato nella cassetta dei pezzi un nuovo grillo si è risistemato un po’ faticosamente, visto il continuo rollio, il tutto. Ma la sfiga non si è fermata qui. Per rialzare la randa ho dovuto mollare un poco il lazy jack. Una delle sue ci mette è andata in bando e senza che me ne accorgessi si è infilata nello spazio minuscolo dove sono posizionate le rotelle che portano le manovre in pozzetto formando un ammasso di nodi che bloccavano la scotta della randa. Una eventualità, quella successa che nemmeno si provasse un milione di volte cercando di farlo apposta potrebbe accadere. Risultato, un’ora buona per cercare di sbrogliare il tutto senza dovere tagliare la cimetta in questione. Alla fine ci siamo riusciti grazie al santo WD40 con il quale ho imbrattato il tutto. Per il resto, null’altro da segnalare. L’ingresso a Cetraro è sempre da fare con attenzione a causa dell’insabbiamento intorno al molo di soprafflutto. In porto, tutte allineate con bandiere palestinesi sventolanti e con gli scafi dipinti come fosse carnevale ci ha accolto l’ennesima “flottilla”. Questa volta francese. Quelli del porto ci hanno detto che sono qui da più di un mese. Fatti due calcoli sono 10.000 euro solo di stazionamento, più l’acquisto delle barche, tutte decisamente malandate per la verità, e quant’altro. Pare che sia una Onlus no profit d’oltralpe a essersi presa carico di tutto. Mi chiedo solamente chi finanzi la Onlus in questione. Ma questo, in verità, lo si sa bene, anche se non è politically correct menzionarlo. Giunti finalmente all’ormeggio, ho controllato per bene che grilli, coppiglie e quant’altro fosse a posto. Un’operazione che avrei dovuto fare da subito senza fidarmi ciecamente di chi ha rimontato l’attrezzatura. Sandro e Flavia naturalmente ci avevano preceduti di un bel po’. Con loro si è usciti a cena in un’ottima trattoria non lontana dal Marina. Domani loro si fermeranno qui prima di dirigersi verso le Eolie. Noi, invece, avendo molta più strada da fare per arrivare a destinazione, approfitteremo di questa finestra di bel tempo per portarci avanti avvicinandoci alla Grecia ionica.
(Giornale di bordo)

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