CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







mercoledì 14 ottobre 2026

Korfos


E alla fine è arrivata. I primi segnali sono apparsi già verso sera inoltrata poco dopo che i nostri vicini, un gruppo di giovani tedeschi, erano venuti a dirci che avevano dato due ancore, una con 60 metri di catena e l’altra con 40 metri di tessile e che nella notte avrebbero lasciato la radio accesa sul canale 69 nel caso di necessità. Li abbiamo ringraziati per l’informazione. Personalmente non sono un entusiasta delle due ancore afforcate. Se non riesci a darle in modo più che appropriato rischiano solo di complicarti le cose. Verso le 21 nella baia c’erano già 25 nodi che poi nella notte sono aumentati fino a 30. Tanti erano quando ho dato un’occhiata all’anemometro. In ogni caso la nostra Delta con 60 metri di catena ha fatto il suo lavoro. Sì è ballato parecchio ma, a parte una volta che mi sono alzato per controllare la situazione delle barche vicino a noi, ho dormito abbastanza bene. Sempre un po’ all’erta, ma fino alle 6,40. A quell’ora era ancora buio e il vento continuava a soffiare forte. A quell’ora i nostri vicini tedeschi devono avere avuto un problema di tenuta in quanto, con fatica, hanno dovuto recuperare le loro due ancore. Hanno ridato fondo in un altro posto dopo una buona mezz’ora di lavoro. E in più anche sotto la pioggia. Li ho guardati con un po’ di apprensione in quanto nel recuperare le loro due linee di ancoraggio spesso si sono avvicinati un po’ troppo a noi. In ogni caso la situazione si è risolta positivamente. Per tutta la giornata il vento ha continuato a soffiare forte con un picco verso mezzogiorno. Ma con la luce tutto pare sempre meno complicato. Nonostante le condizioni meteo, in giornata sono entrate nella baia due nuove barche: un catamarano con una sola persona a bordo e un Bavaria con bandiera polacca i cui equipaggi ci sono parsi decisamente provati. Avranno entrambi avuto le loro buone ragioni per uscire in mare oggi, ma mi è parsa un’imprudenza. Come già era avvenuto la settimana scorsa anche oggi, infatti, a causa delle pessime condizioni meteo, è stato sospeso il servizio dei traghetti. Per noi la giornata è trascorsa bene. Ho dormito un paio d’ore e nel pomeriggio ho preparato delle penne con zucchini, alici e mozzarella. In serata sono passati a salutarci i belgi a bordo di “P” un catamarano da competizione alla fonda a un centinaio di metri da noi. Li avevamo già notati ieri al loro arrivo, in quanto sono stati tra i pochi ad averci dato l’impressione di sapere esattamente che fare sia in fase di ancoraggio che, successivamente, quando il vento ha rinforzato. Al tramonto, benché in cielo persistano delle nuvole piuttosto minacciose il vento è diminuito. Solo qualche raffica di tanto in tanto e ci attendiamo che durante la notte si stabilizzi tra i 15 e i 20 nodi. Sarebbe bello avere una notte tranquilla.

(Giornale di bordo)

martedì 13 ottobre 2026

Korfos


La pioggia prevista è arrivata, meno di quella che ci aspettavamo, verso mezzogiorno. Per questo siamo scesi a terra di prima mattina, appena dopo che i negozi di alimentari aprissero. In un mini-market abbiamo fatto un po’ di cambusa. Mentre Tania si occupava di comprare le verdure in un altro negozietto un po’ più lontano, io sono rimasto a fare la guardia ai sacchetti della spesa dove i calamari che erano all’interno di uno di essi attirava l’attenzione di alcuni “ospiti” della banchina che, fermi a farvi la posta, probabilmente attendevano un mio momento di disattenzione. Rientrati in barca si è fatto uno spuntino per pranzo. Nel pomeriggio la baia si è riempita di barche. Si è dovuto prestare la solita attenzione affinché alcuni dei nuovi arrivati non dessero fondo in modo improprio accanto ad Habibti. Purtroppo in giro c’è tanta incompetenza al riguardo. Si è continuato la lettura di un altro romanzo di Simenon: “In caso di disgrazia” dal quale credo che negli anni ‘60 sia stato tratto anche un film con Jean Gabin e la Bardot. Si è cenato verso le 18, mentre alcune barche continuavano ad arrivare. Meteo Grece annuncia l’aumento del vento in nottata. In Egeo, leggiamo, è nuovamente atteso un forza 10. Bene abbiamo fatto a spostarci da queste parti. Noi, con i nostri 60 metri di calumo, attendiamo pazienti gli eventi.

(Giornale di bordo)

lunedì 12 ottobre 2026

Megalochori (Agistri) - Ormos Megali Bali (Agistri) - Korfos


Ieri sera, con i lituani che rientrando dal ristorante non riuscivano più a trovare la loro barca che era scaduta di circa 300 metri dal punto in cui l’avevano lasciata credevamo di aver visto tutto. Invece eravamo ancora ignari che ci avrebbe atteso una notte piena di altre sorprese. Siamo andati a letto verso le 11. Il tempo era buono e il vento quasi assente. Tuttavia, verso le 1 di notte comincio a sentire la  barca beccheggiare. In un primo tempo leggermente, poi sempre di più. Guardo la strumentazione e mi affaccio all’esterno. Il vento è sui 20 nodi, ma invece che da nord-ovest entra nella baia da nord-est. Il che compromette la protezione che mi attendevo offrisse l’antistante diga foranea del porticciolo che dista da noi circa 250 metri. Essendo tutto intorno una zona di fondali bassissimi mi rendo conto che in quelle condizioni nel caso la linea d’ancoraggio mollasse in meno di un baleno Habibti rischierebbe di incagliarsi. Sulle barche intorno, che sono tutte nella nostra stessa situazione, vedo qualche luce accesa sottocoperta ma nessun movimento all’esterno. Decidere di salpare in queste condizioni e di notte non è mai una decisione facile. Tuttavia, dopo aver dato una nuova rapida occhiata al meteo decido di spostarmi per ridossarmi nella parte meridionale dell’isola dove ho individuato una cala non molto grande e che spero non essere troppo affollata. Una volta salpati, tengo l’occhio vigile sulla carta nautica, sul plotter e sull’ecoscandaglio. Si tratta di superare al buio un passaggio dove la profondità è compresa tra i 5 e i 3 metri e mezzo. Va tutto bene. Una volta doppiata Skala vento e onde diminuiscono. La visibilità non è un granché ma grazie al plotter e alla carta Navionics che ho sull’I-pad giungiamo davanti a Ormos Megali Bali, la cala nella quale siamo diretti. Al suo interno vedo una luce di fonda. Mi accorgo anche che nella stessa cala si sta dirigendo un’altra barca che ci avanza di un poco. È un catamarano che riesce a dare fondo prima di noi. Resta comunque disponibile uno spazio sufficiente tra le due barche. Mi avvicino con cautela dando fondo in corrispondenza della metà delle due barche che sono affiancate tra loro ad una distanza ragionevole tra di esse. Qui il fondale è di 15 metri. Mentre sto calando la catena, a metà distanza di entrambe e in corrispondenza della loro poppa, dalla barca che si trovava già sul posto escono due energumeni, che scopriamo poi essere dei polacchi, visibilmente ubriachi. Uno dei due, che sbiascica un po’ di inglese con voce impastata comincia ad andare in escandescenza urlandomi delle cose senza senso: che ho dato fondo sulla sua ancora la quale si trova a poppa della sua barca, che nella notte è prevista una tempesta proveniente da sud, quando invece il vento soffierà da nord per i prossimi giorni e che quindi devo assolutamente andarmene. Mentre cerco di farlo ragionare sull’impossibilità che lui abbia la sua ancora a poppa e di spiegargli che dando fondo in quel modo mi troverei alcune decine di metri dietro di lui, il  tipo accende il motore e ingranata la retromarcia punta diretto contro la mia murata di dritta. Gli urlo con tutto il fiato che ho se sia pazzo o che altro. La cosa lo fa reagire e finisce con il fermare la sua barca a un metro di distanza dalla nostra fiancata. Quelli del catamarano osservano impassibili. Poi, facendo ricorso a tutta la calma di cui sono capace tento ancora di spiegargli che le cose che dice nelle condizioni di vento attuali non hanno alcun senso. Niente da fare, il tipo continua ad insistere sostenendo di aver calato  80 metri di catena la quale, in quel momento, passa sotto la sua barca. Essendo in evidente stato confusionale cerco di calmarlo ulteriormente. Poiché il tipo sostiene di avere la sua ancora a poppa, gli chiedo se si sentirebbe più tranquillo se dessi fondo più avanti rispetto alla sua barca. Alla fine mi strascica un insperato: “OK”. Riesco a dare fondo una cinquantina di metri più avanti dove la cala si chiude a V. Veramente un’esperienza allucinante. La notte trascorre un po’ agitata sia a causa dell’incazzatura, ma soprattutto al pensiero che quell’energumeno aveva tentato di speronarmi in piena notte. Spegniamo la luce alle 4 del mattino. Appena un po’ chiaro sento i polacchi recuperare la catena per andarsene. Faccio in tempo a leggere il nome della barca: Cadans. Un Bavaria 43 battente bandiera polacca. Tania sostiene che questa partenza antelucana le sa tanto di fuga in quanto, forse un po’ più sobrio, il tipo si deve essere reso conto che la notte prima l’aveva fatta davvero fatta grossa. Chissà. Anche noi non partiamo tardi. C’è ancora vento da nord-ovest sui 18 nodi. Risaliamo piano piano fino a Korfos, una baia ben ridossata dove contiamo di fermarci per un po’ di giorni per lasciare passare una nuova brutta perturbazione.

(Giornale di bordo)

domenica 11 ottobre 2026

Nisis Metopi - Megalochori (Agistri)


Abbiamo trascorso la notte unica barca ridossata dietro l’isolotto di Nisis Metopi. Come unica compagnia, ieri sera, abbiamo avuto per alcune ore la barca di un pescatore che andava avanti e indietro sui bassi fondali circostanti. Non c’è stato vento e stamattina abbiamo trovato un mare calmo come l’olio. In compenso l’umidità è tanta. Siamo restati al nostro ancoraggio fino alle 10.40 poi, a motore, abbiamo percorso le poche miglia fino all’antistante paese di Megalochori sull’isola di Agistri. Nel porticciolo c’erano alcuni posti in banchina ma abbiamo preferito dare fondo davanti alla strada che unisce Megalochori a Skala. L’area è tutta di bassi fondali. Al massimo 7 metri di profondità. Noi ci siamo fermati a 3.5 metri filandone 20 di catena. Scesi a terra con il tender abbiamo assistito alle manovre di un catamarano, appena entrato in porto, che aveva agganciato l’ancora di una barca a motore. A conferma che la decisione di restare alla fonda era quella giusta. Sì è fatta un po’ di spesa e poi si è rientrati in barca. Nel pomeriggio si è alzato un po’ di vento, ma fortunatamente non è piovuto. Le nuvole cariche di pioggia sono transitate un po’ più a nord lasciandoci indenni. Sì è pranzato in pozzetto, proprio mentre sono arrivate un po’ di charter che hanno dato fondo accanto a noi. Tra questi uno con dei francesi a bordo che si aggirava tra le barche alla fonda a tutta velocità con l’ancora a penzoloni che sbatteva contro lo scafo. Sono poi scesi a terra in sei su un tender minuscolo, senza aver acceso la luce di fonda. Si sono staccati dalla loro barca prima di accendere il fuoribordo che ha faticato a mettersi in moto con il vento che li spingeva sempre più al largo. Erano già a 500 metri dalla riva quando, finalmente, il motore è partito. Un altro charter con dei lituani a bordo ha ripetuto la manovra di ancoraggio tre volte. Anche loro sono scesi a terra e dopo un po’, che era già buio, abbiamo visto la loro barca incustodita prendere il largo. Ho chiamato la Port Authority di Megalochori per segnalare il problema e sono rimasto in contatto con loro fino a quando gli sprovveduti sono andati a riprendersi la barca la cui ancora fortunatamente aveva agguantato a circa 300 metri da dove si trovava prima. Hanno avuto fortuna che nel frattempo il vento non si è alzato e che tutto intorno è zona di bassi fondali. Non fosse stato così: barca bye bye. Insomma una giornata decisamente istruttiva.

(Giornale di bordo)

sabato 10 ottobre 2026

Nisis Moni - Nisis Metopi

 

Fino alle 2.30 del mattino su uno yacht di 50 metri alla fonda al largo della nostra insenatura hanno messo musica a palla. Si tratta dell’Highlander, appartenuto al miliardario Forbes e ora acquistato da un altro magnate, Roberto de Guardiola, che lo affitta a 150.000 euro la settimana. Sul primo ponte, a poppa, c’è una vera e propria discoteca con luci stroboscopiche e fari laser. Chi era a bordo ha ballato e fatto casino senza alcun ritegno. Lo yacht batte bandiera giamaicana, quanto agli ospiti, considerata l’atmosfera che c’era a bordo, ci è venuto il sospetto che, oltre ad essere probabilmente molto danarosi, devono essere stati fatti come delle cocuzze. Non sono un bacchettone, ma certi spettacoli sono veramente ignobili. Detto questo, il resto della notte è trascorsa tranquilla. Al mattino presto, su Nisis Moni abbiamo visto delle femmine di pavoni che si aggiravano sulle spianate vicino al mare. Essendo l’isola una riserva naturale, anche la quiete intorno ad essa dovrebbe essere preservata. Un “wishfull thinking”, considerati i tempi in cui viviamo. L’equipaggio di una delle due barche a vela accanto a noi è sceso a terra salutandoci al loro passaggio accanto ad Habibti. Poi, a poco a poco nell’insenatura sono arrivate altre barche. Noi abbiamo terminato di leggere “I complici”, un romanzo di Georges Simenon, seduti in pozzetto. Interessante. Poi, verso le 13 siamo salpati alla volta di Nisis Metopi, un isolotto brullo di fronte ad Agistri, circondato da bassi fondali. Lo abbiamo raggiunto a vela con un vento al gran lasco sui 13 nodi, dando fondo sul suo lato settentrionale in 5 metri d’acqua su fondo di sabbia. Al nostro arrivo vi abbiamo trovato un paio di barche a vela che poi se ne sono andate nel pomeriggio. Sì è pranzato in pozzetto e si è fatto un rapido bagno. Nonostante sia parzialmente ridossato dai venti meridionali nell’ancoraggio entra una leggera onda, che a tratti aumenta al passaggio degli aliscafi e dei traghetti che transitano di fronte alla vicina Aegina. Tuttavia il fatto di essere da soli ci fa accettare di buon grado questo piccolo disagio. Almeno, a parte il verso dei gabbiani e il suono del vento, regna il silenzio. In serata quest’ultimo dovrebbe diminuire per riprendere un poco, da est, nelle prime ore del mattino. Non dovrebbe essere eccessivo e quindi si è deciso di trascorrere la notte qui.

(Giornale di bordo)

venerdì 9 ottobre 2026

Ormos Profitis Ilias (Aegina) - Nisis Moni


Una dopo l’altra quasi tutte le barche che hanno trascorso la notte a Profitis Ilias nel corso della mattinata sono partite. Noi siamo restati fino verso le 11. Percorrendo la poca distanza che separa Aegina dalla prospiciente Nisis Moni siamo passati davanti alla piccola baia che si trova sul suo lato settentrionale. Era stracolma all’inverosimile, soprattutto di catamarani. Impensabile di avvicinarsi a quel carnaio. Abbiamo invece dato fondo in una piccola insenatura sul lato occidentale dell’isola. Nel corso della giornata questo bel ridosso si è gradualmente svuotato. A parte un paio di barche con le cime a terra ad un certo punto ci siamo trovati ad essere quasi soli. Poi verso le 15 è arrivato un catamarano a motore di 70 piedi che ha pensato di portare le cime a terra rischiando di mettere la sua linea di ancoraggio proprio sopra la nostra. Dopo averglielo fatto notare si sono scostati di un poco, finendo comunque con l’ormeggiare proprio davanti a noi. Al tramonto un’altra barca, questa volta a vela, si è messa sulla nostra destra. Questa volta ad una distanza decente. Siamo ai primi di ottobre, ma ancora occorre avere tanta tanta pazienza. Ancora troppa gente per i nostri gusti. Il nostro ancoraggio è comunque molto bello. L’isola che prende il nome dal fatto che in passato vi si trovava un monastero di monaci è popolata di cervi. Questi, sapendo che i turisti gli offrono da mangiare, si sono abituati a scendere fino sulla spiaggia. Per il resto è rocciosa con una bella macchia verde che fa da contrasto. Sì è cenato dopo il tramonto. Questa sera quest’ultimo è stato un po’ compromesso da un grande nuvolone scuro che ci ha impedito di vedere il sole scomparire dietro le montagne circostanti.

(Giornale di bordo)

giovedì 8 ottobre 2026

Ormos Anavissou - Ormos Profitis Ilias (Aegina)


Il leggero vento da sud-est che avrebbe dovuto entrare nella baia durante la notte non è arrivato. Si è dormito bene e al risveglio il mare era calmo come l’olio. In compenso l’umidità della notte ci ha fatto trovare la coperta tutta bagnata. Abbiamo lasciato Ormos Anavissou con tutta calma. Il vento si alzerà per un paio d’ore solo nel pomeriggio. Così le 25 miglia fino ad Aegina le abbiamo percorse tutte a motore. Per due volte abbiamo dovuto modificare la nostra rotta per lasciare acqua alle due grosse navi che transitavano da e verso Atene lungo il corridoio a loro dedicato. Avvicinandoci ad Aegina è anche aumentato il numero dei diportisti. Transitando davanti al porticciolo di Pertika abbiamo notato che era pieno zeppo. Abbiamo proseguito di mezzo miglio dando fondo nella bella baia di Profitis Ilias che si è affollata con il passare delle ore. Alle 17 è venuto a prenderci Rosario che ha casa proprio sopra la baia. Abbiamo guardato il tramonto dal suo bel giardino insieme alla sua compagna Antonella bevendo un aperitivo. Poi con loro siamo scesi alla taverna Aeginitissa dai cui tavoli si gode una vista altrettanto spettacolare. Ottima cena e tanti bei ricordi afghani condivisi. Un incontro, quello odierno che non avevamo previsto e per questo è stato ancora più gradito.

(Giornale di bordo)

mercoledì 7 ottobre 2026

Vourkari (Kea) - Ormos Anavissiou

 

Mi sono alzato che albeggiava, anche se già da una buona mezz’ora avevo sentito Tania che si preparava il suo immancabile caffè. Meglio partire presto in quanto già verso le 9 nello stretto di Kea sono previsti 25 nodi. Prendiamo una mano di terzaroli alzando la randa con la barca ancora al gavitello. Usciti dalla baia troviamo subito onda. Insieme a noi esce un’altra barca a vela che scende più agevolmente verso Kithnos. Apriamo anche un po’ di genoa. Ci sono 20 nodi al traverso che poi aumentano fino a 22. Nord-ovest. Habibti, così invelata è molto equilibrata e ad un certo punto arriva a superare i 9 nodi di velocità. Passando sotto Makronisos per un attimo il vento scende a 17 nodi per riprendere nuovamente insieme all’onda, sempre al traverso, fino a quando ci ridossiamo dietro Capo Sounio. Qui il mare si calma. Attraversiamo il passaggio tra la terraferma e l’isolotto di Gaidouronisio. Qui il regime del vento cambia ed entra un nord-est che non supera gli 11 nodi. Viriamo verso nord e una mezz’oretta più tardi diamo fondo nell’ampia baia di Ormos Anavissou, dove ci eravamo già fermati a luglio. Ci sono un paio di barche che hanno dato fondo in prossimità del porticciolo. Noi lo facciamo su un’ampia chiazza di sabbia al centro della baia in 6 metri d’acqua. Tolgo con la spugna e l’acqua dolce il sale che gli spruzzi hanno depositato sugli oblò e gli osteriggi. È una bella giornata di sole e verso le 16 pranziamo in pozzetto. Nel pomeriggio arrivano un altro paio di vele. Andiamo a letto presto perché siamo stanchi.

(Giornale di bordo)

martedì 6 ottobre 2026

Vourkari (Kea)


Laurence e Marc sono partiti all’alba. Così, al nostro risveglio, non abbiamo più trovato “Temps Libre” alla fonda vicino a noi. Considerato il tempo che entrambi siamo stati fermi qui era diventata una presenza a cui ci eravamo abituati. Faceva ormai parte del paesaggio circostante. Ci hanno scritto quando sono arrivati a Karystos verso le 15. Hanno trovato parecchio mare e Marc ne ha anche un po’ sofferto fisicamente. A quell’ora, invece, noi eravamo al supermercato di Korissia. In un negozio sul porto ho comprato due piccoli parabordi per il tender, in modo che non sfreghi direttamente contro le banchine che sono quasi tutte in cemento grezzo. Nel pomeriggio nella baia il vento è cessato. Guardando le previsioni per i prossimi giorni, nelle Cicladi il vento soffierà sempre da sud e di intensità abbastanza moderata. In ogni caso noi abbiamo deciso che ci sposteremo nei golfi di Saronico e Argolico. In quell’area conosciamo dei bei ridossi dove poter trascorrere il nostro tempo senza troppi grattacapi. Vogliamo goderci questi mesi autunnali senza dover fare lunghe navigazioni. Le Cicladi già le conosciamo e farle ora o in un’altra occasione poco ci cambia. La sera siamo nuovamente scesi a terra per andare al ristorante. Il riso al nero di seppia con cozze e scampi era buono, ma se devo dirla proprio tutta quasi quasi preferisco la nostra cucina in barca. Prima che scendesse il buio ho preparato Habibti per la partenza. Vorrei salpare non troppo tardi. Nel canale tra Kea e Capo Sounio, infatti, per quanto molto meno rispetto ai giorni scorsi, il vento soffia ancora discretamente.

(Giornale di bordo)

lunedì 5 ottobre 2026

Vourkari (Kea)


Lentamente le condizioni del mare stanno migliorando. I nostri amici Laurence e Marc partiranno domattina presto in direzione Karystos dove metteranno in secco la loro barca. Li abbiamo salutati questa sera. Noi dovremmo lasciare Kea mercoledì. Domani vorremmo fare cambusa prima di partire in modo da essere autosufficienti per qualche giorno. Di restare nelle Cicladi, dopo essere rimasti bloccati a Kea per una decina di giorni, ci è passata un po’ la voglia quindi, sempre domani, decideremo dove rivolgere la prua. La temperatura dell’acqua è di molto diminuita dopo questi giorni di forte vento da nord. Ma il bagno, questa mattina, lo abbiamo fatto lo stesso. Ai fornelli ho cucinato delle mozzarelle alla pizzaiola. Buone, ma alla fine del pranzo, consumato in pozzetto, la mia t-shirt è risultata essere decorata da ampi schizzi di sugo. Non fosse che per questo, è un piatto che non ripeterò, almeno a breve. Il libro “L’isola della donna addormentata” di Perez-Reverte ci ha molto appassionato e così abbiamo trascorso gran parte del pomeriggio nella sua lettura. Io a leggere ad alta voce con Tania come uditorio. Lo abbiamo terminato. In serata il vento è finalmente diminuito. Solo qualche raffica di tanto in tanto. Cosa alla quale non siamo più abituati, vista l’ultima settimana. 

(Giornale di bordo)

domenica 4 ottobre 2026

Vourkari (Kea)


I traghetti dopo 4 giorni hanno ripreso servizio, ma il vento resta ancora molto forte e il mare decisamente mosso. Si sono anche viste partire un paio di barche a vela dalla baia e arrivarne quattro o cinque. Tutte a motore con l’albero che brandeggiava tra le onde come il pendolo di un orologio. Francamente non ci sono ancora le condizioni che ti consentono di navigare in sicurezza senza mettere sotto stress l’attrezzatura. Infatti abbiamo notato che una delle barche che avevano ormeggiato in banchina ha rotto il genoa. Detto tutto. Così abbiamo accompagnato a piedi Laurence e Marc a Korissia dove hanno affittato nuovamente un motorino. Noi invece abbiamo preferito guardare, seduti nel dehors di un bar, le manovre del traghetto arrivato in mattinata e poi quelle di un catamarano con dei rumeni a bordo che hanno ormeggiato alla banchina di Korissia. Sorprende il fatto che non fossero nemmeno in grado di fare correttamente un nodo di bitta sulla galloccia. Mettersi per mare con le condìzioni odierne con questo grado di preparazione è incoscienza pura. Rientrati a Vourkari, abbiamo ritrovato i nostri amici nel pomeriggio e poi nuovamente la sera quando siamo andati a giocare a carte su “Temps libre” il loro Oceanis 41. Un’altra bella serata in compagnia.

(Giornale di bordo)

sabato 3 ottobre 2026

Vourkari (Kea)


Si potrebbe pensare che a Vourkari ci vogliamo mettere le radici. Tuttavia, per quanto il luogo sia gradevole, le scelte che abbiamo di spostarci da un’altra parte sono pari a zero. Leggendo le notizie c’è a chi è andata anche peggio. Pare infatti che la situazione a Creta nei giorni scorsi sia stata anche peggiore. Almeno qui non abbiamo avuto i temporali e i fulmini che, sempre secondo le notizie, hanno provocato una vittima: un turista tedesco in vacanza a Nisiros. I traghetti continuano a non muoversi in tutta quest’area. Anche nella nostra baia abbiamo avuto la nostra piccola parte. Per tutta la notte il vento ha soffiato tra i 25 e i 30 nodi, che non è nulla rispetto a cosa c’è in mare aperto, ma non sono comunque pochi. Così oggi non siamo scesi a terra consolandoci con la nostra buona lettura e un lauto pranzetto. In serata, poi, quando il vento è leggermente diminuito, sono venuti a trovarci i nostri vicini, Laurence e Marc, con i quali si è giocato a carte.

(Giornale di bordo)

venerdì 2 ottobre 2026

Vourkari (Kea)


Ad oggi è una settimana che ci troviamo a Vourkari, sull’isola di Kea, con il Meltemi che continua imperterrito a sferzare. Oggi, in mare aperto, siamo arrivati a forza 9 della scala Beaufort. Il traffico dei traghetti è stato sospeso. La nostra baia continua ad offrire un buon ridosso, anche se in barca si balla un poco. In mattinata siamo riusciti a scendere a terra. Come al solito abbiamo raggiunto il paese di Korissia a piedi e lì abbiamo fatto un po’ di spesa. Soprattutto bottiglie d’acqua e una bombola di riserva di gas. Inoltrandoci nella bassa stagione, con il rischio di trovare molti esercizi commerciali chiusi, vorrei evitare di trovarmi senza gas a bordo senza poterlo comprare da qualche parte. Essendo belli carichi il ritorno lo abbiamo fatto in taxi. A Vourkari le barche ormeggiate in banchina risentono della forte risacca che si crea. Inoltre, un paio di esse, hanno l’ancora che speda piano piano, portandole lentamente sempre più vicino alla banchina in cemento. Una di queste, nel pomeriggio, ha rifatto la manovra d’ormeggio impiegando un paio d’ore prima di terminarla correttamente. E in questo caso il vento forte e il fondale a tratti cattivo tenitore centrano poco. Era evidente che a bordo c’erano poche idee, ma confuse. Con Laurence e Marc ci siamo dati appuntamento per domani che sarà un’altra giornata, speriamo l’ultima, di vento fuori misura. In barca si è letto un poco e la sera si è spenta la luce molto presto.

(Giornale di bordo)

giovedì 1 ottobre 2026

Vourkari (Kea)


Un’altra notte ventosa e rafficata. Il mare continua ad essere molto agitato e tutte le barche che sono nella baia oggi non si sono mosse. Abbiamo rinviato a domani la nostra scesa a terra. In compenso Laurence e Marc sono venuti a pranzo da noi. Ho preparato degli spaghetti alle vongole che pare siano stati apprezzati, mentre i nostri amici hanno portato una quantità industriale di ottimo creme caramel fatto in casa, anzi, per la precisione, in barca. Con Tania abbiamo continuato la lettura dell’avvincente libro di Arturo Perez-Reverte iniziato ieri. E così, senza aver fatto nulla di speciale, è trascorsa anche questa giornata. Solo il fatto di essere in un buon ridosso ci fa sembrare questa giornata meritevole. Purtroppo, le condizioni meteo non miglioreranno a breve, ma ce ne faremo una ragione. La sicurezza prima di tutto.

(Giornale di bordo)

mercoledì 30 settembre 2026

Vourkari (Kea)


Beh! Diciamo che la situazione non è delle migliori. Burrasca fino a forza 8/9 della scala Beaufort non capita tutti i giorni. Un amico, scherzando, mi ha detto che in questo caso è meglio evitare Creta. È vero. Il fatto è che Kea, dove ci troviamo, è esattamente poco sotto Evia, vale a dire l’Eubea, che sfortunatamente è una delle aree interessate. Per la verità lo è tutto l’Egeo. E così ci prendiamo questo bel venticello previsto almeno fino a domenica. Volendo vedere la metà del bicchiere mezza piena, c’è da dire che la baia di Vourkari è una tra le più protette, tanto che le raffiche fino ad ora non hanno mai superato i 30 nodi. Speriamo continui così anche per i prossimi giorni. Stamattina il mare fuori dalla baia era veramente cattivo. Una barca a vela ha dovuto chiedere soccorso e un rimorchiatore l’ha portata all’interno della baia. Un’altro paio di barche sono arrivate prima che la situazione meteo peggiorasse ulteriormente. Da parte mia ho aggiunto una terza cima al gavitello sul quale siamo ormeggiati. Quest’ultima proprio nel punto in cui arriva la catena fissata al corpo morto. Una sicurezza in più nel caso l’anello in ferro su cui sono legate le altre due disgraziatamente cedesse. Cosa difficile, ma la prudenza non è mai troppa. Laurence e Marc sono passati da noi nel tardo pomeriggio per una partita a carte. Mentre nella restante parte della giornata ho cucinato e iniziato la lettura di “L’isola della donna addormentata” di Arturo Perez-Reverte. Intanto, fuori, continua a soffiare.

(Giornale di bordo)

martedì 29 settembre 2026

Vourkari (Kea)


Il Meltemi continua a soffiare forte, anche se il peggio, secondo le previsioni, deve ancora arrivare. Noi continuiamo a restare ridossati nella baia di Vourkari che resta uno dei posti migliori in questa zona. Oggi, con Laurence e Marc, i nostri vicini di barca, abbiamo deciso di affittare due motorini per fare il giro dell’isola. Li abbiamo presi a Korissia che abbiamo raggiunto a piedi. Prima di cominciare il nostro periplo siamo andati a fare un po’ di spesa che poi abbiamo portato in barca. La prima sosta è stata al Monastero di Kastrioni, arroccato su uno sperone quasi a picco sul mare. Un luogo molto particolare che ci aveva impressionato già la prima volta che lo avevamo visitato otto anni fa. Di qui, con una sosta per visitare il “leone” scolpito nella pietra che data del V secolo a. C. e che è il simbolo dell’isola, abbiamo poi raggiunto la parte meridionale di Kea lungo una strada panoramica sferzata dal vento. In mare, nonostante le condizioni decisamente impegnative abbiamo visto un paio di barche. Siamo poi risaliti lungo il versante occidentale dell’isola lungo una strada tortuosa. La prima parte costeggiando il mare e poi risalendo verso l’interno fino all’abitato di Iulida. Qui ci siamo inerpicati per gli stretti vicoli che conducono fino alla chiesa principale del paese. Ridiscesi a Korissia si è cenato in una taverna che si affaccia sul porto riconsegnando i motorini. Il rientro a Voukari lo abbiamo fatto col buio nuovamente a piedi. In serata il vento è aumentato anche nella baia, ma si era talmente stanchi che non si è faticato ad addormentarci subito appena ci siamo distesi in cuccetta.

(Giornale di bordo)

lunedì 28 settembre 2026

Vourkari (Kea)


La notte scorsa, come avevo previsto, è stata un po’ agitata. Il sonno è stato disturbato anche da un cigolio continuo proveniente dall’attacco del vang all’albero. Per un po’ di uscire dal calduccio del piumone non ho proprio avuto voglia, anche perché fuori il vento soffiava forte, poi, considerato che non riuscivo ad addormentarmi, ho preso coraggio e sono uscito in coperta spruzzando abbondante WD40 sulla giuntura. Il che ha fortunatamente fatto scomparire il rumore. Al risveglio abbiamo trovato un bel sole. Nella baia, per tutto il giorno il vento è diminuito notevolmente, anche se in mare aperto si vedevano chiaramente le creste bianche delle onde. I nostri amici francesi sono scesi a terra a fare cambusa. Noi la faremo domani, probabilmente approfittando dell’andata a Korissia per affittare un mezzo e con questo raggiungere il bel monastero che si trova nella parte settentrionale dell’isola. Per pranzo ho fatto degli spaghetti al pomodoro e peperoncino che abbiamo mangiato in pozzetto. Poi, verso le 19 sono venuti a trovarci Laurence e Marc con i quali abbiamo trascorso una piacevole serata a chiacchierare di mare e di tante altre cose.

(Giornale di bordo)

domenica 27 settembre 2026

Vourkari (Kea)


Nella notte il vento ha soffiato forte e ha continuato così per tutta la giornata. Le barche che erano ormeggiate alla banchina di Korissia e che prendevano il vento al traverso si sono spostate. Alcune hanno dato fondo nelle anse a nord della baia, altre alla banchina di Vourkari. Noi siamo restati sul nostro gavitello. Nel corso della giornata abbiamo fatto la conoscenza dei nostri vicini: uno svizzero con la moglie su un Hallberg Rassy 382, Laurence e Marc, due francesi che hanno da poco comprato un Oceanis 41 e che sono venuti da noi a bere un aperitivo, una coppia di ragazzi greci che hanno lasciato la loro barca su un gavitello vicino al nostro per venirla a riprendere il prossimo fine settimana e, in serata, di due italiani che sono arrivati distrutti dopo una giornata di navigazione difficile e che Marc ha aiutato ad ormeggiare su un gavitello passandogli le cime. Insomma, un sacco di movimento. Naturalmente non sono mancati i soliti numeri da circo al momento di dare fondo da parte di un paio di catamarani presi a noleggio. Oggi non era certo una giornata per mettersi per mare, ma quando si è noleggiata una barca per una settimana ha spinto alcuni a farlo lo stesso. Purtroppo le previsioni restano pessime anche per tutta la prossima settimana. Il Meltemi imperversa. Avendo tutto il tempo che desideriamo a disposizione per noi non è un problema. In ogni caso  se la situazione meteo non cambia mi sa che ci attende una lunga sosta qui prima di riprendere la navigazione. Ci siamo consolati con un buon pranzetto a base di calamari e poi con un po’ di lettura. La notte non si presenta tranquilla, anche se il ridosso è buono. Al vento si è unita anche la pioggia a sprazzi. Che dire? Alla via così.

(Giornale di bordo)

sabato 26 settembre 2026

Vourkari (Kea)


Notte tranquilla in rada, a parte la musica fino a tarda notte proveniente da uno dei locali sul lungomare dove c’era una festa di compleanno.  In mattinata siamo scesi a terra. Abbiamo raggiunto a piedi il vicino paese di Korissa dove abbiamo comprato dei calamari per cucinarli nei prossimi giorni. Rientrati a Vourkari in taxi abbiamo pranzato in uno dei locali sul lungomare. Kea mi dà l’idea di un posto trendy per gli ateniesi che la raggiungono nel fine settimana. Siamo rientrati su Habibti poco prima che cominciasse a piovigginare. Nel pomeriggio sono arrivate un po’ di barche. La maggior parte ha ormeggiato in banchina, le altre alla fonda in una delle anse della baia. L’atmosfera resta tranquilla. In serata il cielo coperto ci ha impedito di gustarci la luna piena. Verso mezzanotte dovrebbe arrivare il Meltemi che è previsto durare per alcuni giorni. Vourkari dovrebbe essere un ottimo ridosso quindi non ci resta che aspettare.

(Giornale di bordo)

venerdì 25 settembre 2026

Olympic Marina - Voukari (Kea)


Notte calma nel Marina. Ci svegliamo poco prima delle 8 e facciamo colazione in pozzetto. Tania fa un salto a Lavrion a comprare alcune cose che ci eravamo dimenticati. Non trovando dei taxi raggiunge il paese a piedi. Nel frattempo io sistemo Habibti per la partenza. Mentre sto sistemando a bordo arriva Nikos, il tecnico dell’AIS. Riesce a caricare tutti i dati necessari della barca, ma affinché l’AIS possa trasmettere deve installare una apposita antenna nel vano dei contatti elettrici. Finalmente ora non riceviamo più soltanto i dati delle altre imbarcazioni. Il segnale e il nome Habibti saranno visibili anche agli altri, tanto che lo troviamo anche su Vessel Finder quando l’AIS é acceso, benché qui la posizione non sia contestuale al momento della ricerca, ma corrisponde a quella dove la barca si trovava un paio d’ore prima. Per raggiungere l’isola di Kea risaliamo il tratto di mare tra la terraferma e Makronisos, poi attraversiamo fino a dare fondo a Vourkari. Qui troviamo alcune barche, tra cui un Hallberg Rassy battente bandiera svedese, ormeggiate a dei gavitelli. Essendocene uno libero attracchiamo a quest’ultimo. La baia è tranquilla, con poche barche, il più stanziali. Un tipo suona la fisarmonica seduto sotto ad un albero, mentre il sole, lentamente, cala all’orizzonte. Beviamo due bicchieri di retina con delle chips per festeggiare. Per cena, invece, ci saranno gamberetti all’ouzo. Se non vi saranno cambiamenti nelle previsioni intenderemmo restare qui alcuni giorni, in attesa che il Meltemi previsto a partire da domani sera si calmi. Ne approfitteremo per riposarci un poco. Tra una cosa e l’altra, l’ultimo periodo é stato abbastanza convulso.

(Giornale di bordo)

giovedì 24 settembre 2026

Olympic Marina


Ci siamo svegliati con un bel sole. La temperatura è decisamente gradevole, anche se la notte scorsa nel letto abbiamo messo i piumoni. Il sole è ancora caldo ma l’aria piuttosto fresca. In mattinata siamo andati a riempire la tanica della benzina per il fuoribordo, a comprare una bombola del gas da tenere da riserva supplementare e a comprare ciò che avevamo dimenticato ieri nel piccolo negozio di alimentari all’interno del Marina. Poi si è gonfiato il tender e abbiamo tentato di inserire l’MMSI e il nome dell’imbarcazione nel programma AIS Pro2 senza però riuscirci. Così abbiamo chiesto al cantiere se conoscono un tecnico che possa fare questa operazione per noi. Se sarà possibile lo faremo domattina prima di salpare, altrimenti il prossimo inverno. Il resto del pomeriggio lo abbiamo trascorso in pozzetto. Per cena ho preparato delle alici ai pomodori e capperi. Le previsioni per la prossima settimana purtroppo danno vento forte da nord. Si tratterà di trovare un buon ridosso dove poter trascorrere tranquilli il nostro tempo. In fondo, non abbiamo mete e programmi specifici. Così, alla fine, non solo andremo dove ci porta il vento, ma anche dove potremo stazionare in tranquillità nel caso di tempo non del tutto favorevole.

(Giornale di bordo)

mercoledì 23 settembre 2026

Olympic Marina


Ed eccoci nuovamente qui. Siamo partiti ieri mattina da Torino Caselle e dopo una sosta a Roma siamo arrivati al Venizelos di Atene alle 18.50. Qui la sera comincia a scendere verso le 19.30. Ha appena smesso di piovere. Sì è dormito al solito Tina Apartments che ti garantisce anche il trasferimento gratuito dall’aeroporto. Si è dormito bene. Questa mattina il cielo è ancora coperto. Quando, alle 8, lasciamo l’albergo riprende a piovere. In più oggi è anche previsto vento forte. Diciamo che non è esattamente la giornata ideale per mettere la barca in acqua. Tuttavia la fortuna ci assiste. Quando arriviamo all’Olympic Marina non piove più. Mettiamo immediatamente i pochi bagagli in barca, a scanso di imprevisti. In cielo ci sono dei nuvoloni neri minacciosi. La nostra povera Habibti è letteralmente coperta di polvere. Purtroppo è il problema del grande piazzale in gran parte sterrato del Marina. Anche all’interno la polvere non manca. Ci penseremo più tardi. In quattro e quattr’otto Habibti è sul travel lift e poco dopo è in acqua. Ormeggiamo sul pontile 1, che è proprio di fronte alla darsena. Giusto in tempo prima che il vento si alzi. Nel canale antistante il Marina è uno spumeggiare di onde. Ci mettiamo immediatamente al lavoro: io in coperta e Tania sottocoperta. Quattro ore dopo la nostra barchetta è nuovamente all’onore del mondo. In più, nel frattempo è anche uscito il sole, pur se l’aria è fresca. Come piace a noi. Altro aspetto positivo è che c’è pochissima gente in giro. Speriamo di trovarne poca anche nei prossimi giorni nelle Cicladi, dove vorremmo navigare in ottobre. Verso le 15 in taxi andiamo a Lavrion. Pranziamo nella solita taverna, Pezodromos, con il nostro menù preferito: cozze con un sughetto di senape e formaggio. Brindiamo pensando al caro Giovanni, che un paio di  settimane fa è andato a veleggiare in altri lidi. Ci mancherà. Poi si va a fare cambusa. Rientriamo in barca che è buio. Sistemiamo le vivande a bordo e poi ci beviamo un buon gin tonic sottocoperta. Una giornata il cui inizio non pareva molto promettente si è rivelata essere molto positiva. Sì sono fatte davvero tante cose.

(Giornale di bordo)

martedì 15 settembre 2026

Giuseppe Ruocco detto “Giacchetta”.


Cresciuto sul mare, era rimasto così affascinato dalla grande distesa azzurra, che quasi faceva fatica a vivere sulla terra ferma. Il rischio e la quotidiana lotta con gli elementi marini, lo attiravano sempre, ma la sicurezza che aveva di sé, della sua esperienza, non sfociava mai nell’arroganza e nella presunzione, ben sapendo che il mare è crudele e spietato con chi lo sfida. Quando morì la moglie, in segno di lutto, dipinse di nero la sua barca da pesca, la “Santa Filomena”. La morte della sua compagna lasciò un vuoto incolmabile nella sua esistenza. Assalito dalla tristezza, preferiva vivere da solo. Lo si vedeva spesso assopito, sui gradini antistanti l’uscio della sua modesta casetta di fronte al mare, a scrutare l’orizzonte infinito. La vita, però, doveva riprendere il suo normale corso e “Giacchetta” trascorreva i giorni, affogando nel mare e… nel vino, il suo dolore. Prima dello spuntar dell’alba era già pronto sulla banchina, ad attendere l’arrivo delle prime lampare. Poi il solito rituale: scarico della pesca e spartizione del pesce. Era una gara frenetica, tra pescatori, a riempirgli la “spasella” di alici lucenti e sardine guizzanti. Terminato il cerimoniale, “Giacchetta”, ormai avanzato negli anni, dopo aver deposto nella tasca dei pantaloni l’inseparabile pipa, si avviava, a piedi scalzi, verso la stazione ferroviaria di Agropoli. Lungo il percorso gridava con voce invitante: “Tengo u’ pesce frisco. Accattateve u’ pesce”. Nella zona delle palazzine ferroviarie, poi, aveva installato una precaria bancarella. Durante l’estate, quando non vi erano lampare da aspettare, racimolava qualche lira noleggiando al Lido Azzurro, la “Santa Filomena”. Più che novantenne continuava a spingersi al largo con la sua barca a remi, che sembrava più vecchia di lui.

(Mario Sicilia, Gente di Agropoli)

martedì 1 settembre 2026

Feri e corde


Alle lezioni pratiche di vela per la patente nautica della sezione di Roma della Lega Navale Italiana che si svolgevano a Fiumicino, c’era un ragazzo che arrivava fino sulla banchina con una Porsche ultimo modello, altre volte invece con un imponente fuoristrada. Considerando il suo tenore di vita, gli chiesi se una volta conseguito l’esame avrebbe acquistato una barca nuova. Quello, che si esprimeva in dialetto romanesco, rispose: “Sì, ma me sa che me la pjo a motore, ‘a barca a vela è scomoda, troppo lavoro de arzà ‘e vele. E poi ce so troppi feri, troppe corde, te le ritrovi dappertutto “.

(Roberto Soldatini, Carpathia)

sabato 22 agosto 2026

Il Mediterraneo in barca


La mia goletta è arrivata ieri dall’Isola d’Elba. È un solido veliero italiano che finora ha trasportato soltanto marmo di Carrara. Il mio capitano è biondo e non ha neanche trent’anni. I quattro marinai dell’equipaggio hanno ridipinto la barca dalla punta dell’albero maestro fino alla chiglia per presentarla al “Signore”. Partiamo domani. Non ci sono neppure le cabine, per cui dobbiamo usare delle amache, che abbiamo sistemato nella stiva o fra le sartie. Tra ventiquattr’ore, o tra quindici giorni, saremo a Genova: dipende dal vento. Sì, perché il Mediterraneo è anche il vento! Quante cose rischiamo di dimenticare quando tentiamo di dare una definizione! Vento dell’Est, mistral o scirocco, significano porti devastati, raccolti distrutti, intere popolazioni floride o ridotte in rovina! Dai giornali apprendo che a Parigi ci si preoccupa dei congressi di partito, di unità o mancanza di unità, oltre che di un delitto commesso dal figlio di non so più quale procuratore. Qui, invece, ci preoccupiamo di sapere quale vento soffierà domani, e i miei uomini, sotto un sole che già picchia duro, fanno rotolare dei grossi barili d’acqua dolce che l’argano consegna a bordo cigolando. Sulla piazza di Porquerolles la gente gioca a bocce, e il grande evento di cui tutti parlano è che da ieri in paese è arrivata la birra alla spina. Improvvisamente si vedono pance gonfie dappertutto. Ecco, il Mediterraneo è anche questo! Questo e tante altre cose che cercherò di raccontarvi, un po’ alla volta, a seconda dei venti e delle correnti, e della direzione che la mia barca prenderà.

(Georges Simenon, Il Mediterraneo in barca)

sabato 15 agosto 2026

Amare le isole


Ci sono la luce, la nebbia e poi le isole. Ogni isola è un mondo a sé. Galleggiano, scivolano, scompaiono, si sparpagliano. Sembrano piccoli universi. A volte si sfaldano, macchie di isole disperse dal vento. Cosa collega le une alle altre? Le vie del mare. La scia delle navi le riunisce come perle sfilate di una collana. Il marinaio circola tra i relitti. Quando l’aria è ferma, sembrano animali, o picchi di un massiccio di cui il mare ha inondato le valli. Sulla loro superficie la vegetazione è rada: i Greci hanno lasciato le loro isole alle capre, che se ne nutrono. Ognuna difende la sovranità di un mondo, di uno splendido impero flottante in miniatura, con i suoi animali, i suoi dei, le sue regole e i suoi mestieri. Certe mattine scompaiono nella bruma, poi tornano a stagliarsi nell’aria limpida. Come lampi. Basta aver soggiornato qualche tempo su una briciola cicladica spazzata dal vento, tra i suoi giochi di luce, per soffrire la solitudine. L’isola racchiude nella sua membrana, si erge a mondo a sé stante. I vicini diventano stranieri. Le isole spiccano in lontananza, inaccessibili, separate da pericolosi canali. Ognuna nasconde un doloroso segreto.

(Sylvain Tesson, Un’estate con Omero)

sabato 1 agosto 2026

San Nicola

 


“Buongiorno” saluto io sfilando a pochi metri dalla banchina. “Buongiorno” risponde il pescatore, senza alzare gli occhi dalla lenza. “Posso accostare?”. Non apre bocca, ma fa un gesto eloquente con la testa. “Mi prende la cima di prua?”. “Forza” dice, fermando la lenza che ha in mano a un anello. Il mare è calmissimo. In pochi minuti sono accostato al molo. È sul lato sud occidentale dell’isola con davanti l’isola di San Domino e a nord l’isolotto di Cretaccio. Il vecchio ha ripreso la lenza e non sembra aver voglia di parlare. Ma ci riprovo, anche per avere qualche altra informazione pratica, visto che in giro non c’è anima viva. “Posso fermarmi qua?”. “Dipende; per quanto tempo? Nel pomeriggio arriva il traghetto “ mi dice con un inaspettato accento napoletano. Solo in seguito scoprirò i segreti linguistici di queste isole. “A che ora?”. “Verso le tre”. “Bene. Mi fermo un po’ per decidere cosa fare”. Scendo sottocoperta e rileggo velocemente il portolano. Meno di mezza pagina per l’isola di San Nicola, dove si conferma che gli attracchi sono praticamente inesistenti. Ritorno quindi in pozzetto per chiedere al pescatore informazioni sull’ancoraggio nello stretto braccio di mare che separa l’isola dalla più grande San Domino. “Dov’è meglio accostarsi?”. “Di là, sotto costa a San Domino”. “Quant’acqua c’è?”. “A mezzo miglio, ci saranno una ventina di metri. Il fondo tiene”. Poi prosegue: “In questa stagione non c’è nessuno. Il tempo è buono. Stai tranquillo”. Non chiedo altro, mentre sistemo un paio di parabordi. Preparo lo zainetto, chiudo il tambuccio e scendo a terra. Non ho fretta e così mi siedo su una grossa butta a guardarmi intorno e ad ascoltare l’isola. Anche il pescatore tace. Lo guardo in controluce. La lenza è invisibile. Lui sta fermo sul margine della banchina, muovendo solo il braccio destro. Una danza ascetica, una ritualità nettunia. Un’arsa magrezza lo fa sembrare più alto di quanto sia. 

(Fabio Fiori, Isolario italiano)

venerdì 24 luglio 2026

Olympic Marina


Per la serie “non tutte le ciambelle escono col buco”, abbiamo scoperto che, per la seconda volta, ci hanno cancellato il volo per Roma. Questa volta è stata l’Aegean. Telefonando all’assistenza ci hanno proposto una triangolazione Atene-Catania-Roma in modo da poter prendere in tempo la successiva coincidenza per Torino questa sera. Tuttavia, non solo in giornata di scioperi questa triangolazione ci è parsa un po’ complicata, ma anche gli orari delle varie coincidenze erano troppo stretti. Così abbiamo deciso di partire domani mattina sulla normale tratta Atene-Roma-Torino. Questa decisione veniva presa questa mattina alle 7, ora italiana. Alle 8.30, invece, lasciamo l’ormeggio per dirigerci al “travel lift” per alare la barca. Una volta sistemata nel suo invaso la chiudiamo per bene e lasciamo copia delle chiavi al “Technical Department” del Marina. Se il diavolo non ci metterà la coda saremo nuovamente in acqua il 23 settembre. Lasciare la nostra Habibti è sempre una sensazione strana, ma il pensiero che fra un paio di mesi navigheremo ancora con lei per tutto l’autunno ci conforta. Le nostre impressioni della prima parte del viaggio di quest’anno possono essere così sintetizzate: a) navigare in Italia è diventato sempre più oneroso. Tutte le soste in porto a nord di Cetraro sono sempre costate tra i 100 e i 120 euro a notte. I prezzi si sono dimezzati nella restante parte del sud del paese. Inoltre, tra Porto Santo Stefano e Roccella Ionica abbiamo avuto due controlli da parte della Guardia di Finanza. In altrettante miglia in acque greche nessuno ci ha mai fermato. b) le isole ioniche nel periodo di alta stagione sono troppo affollate. I charter imperversano, ma non solo loro. c) il Peloponneso ci ha sorpreso in modo estremamente positivo. Molta meno gente, bei ridossi e in generale ci è sembrato essere frequentato da chi in barca ci trascorre molto tempo e non solo la settimana di vacanza, con tutto ciò che ne consegue. d) nella zona intorno al Golfo di Saronico ricomincia l’affollamento. Qui anche moltissimi mega yachts a motore che non avevamo visto da altre parti. Nel complesso, però, il bilancio resta assolutamente positivo. Detto questo, verso le 14 lasciamo il Marina. Ci fermiamo a pranzo al solito “Pezodromos” e poi in taxi raggiungiamo l’albergo vicino all’aeroporto che abbiamo prenotato per la notte. Alle 6 di domattina, incrociando le dita, prenderemo l’aereo per Roma e alle 10.30 dovremmo essere a Torino. Ci aspettano un paio di mesi tra la montagna e un lungo giro in moto. In attesa di rivedere, magari con un po’ di meno caldo in giro, la nostra amata Habibti.

(Giornale di bordo)

giovedì 23 luglio 2026

Olympic Marina

 


Durante la notte e per gran parte della giornata c’è stato vento molto forte. È stato un bene esserci trovati per tempo nel Marina. Nel negozio di nautica ho comprato un cover per il tender. In questo modo eviteremo di doverlo sgonfiare e mettere dentro la barca. Poi con un taxi siamo andati a Lavrion. Trovare un barbiere che potesse darmi un’aggiustatina alla barba è stata impresa ardua. Non perché non vi fossero barbieri, ma perché avevano tutti delle prenotazioni almeno fino a sabato. Al quarto tentativo ne ho finalmente trovato uno che mi ha dato appuntamento per un’oretta più tardi. A pranzo siamo andati da “Pezodromos” dove la proprietaria, Vasso, che penso sia un diminutivo di Vassilissa, ci ha riconosciuti. Dopo due anni si ricordava addirittura che da lei prendiamo sempre le cozze che qui vengono preparate, oltre che con il vino bianco, con un’aggiunta di senape e un formaggio a grani. Piatto davvero spettacolare. Dopo pranzo rientriamo in barca. Inutile tentare di terminare le ultime cose prima della partenza finché c’è ancora il sole. Solo dopo il tramonto, anche oggi, si comincia a ragionare. Nel frattempo il vento si è calmato e mi auguro che resti così fino a dopo aver alato Habibti domani mattina presto.

(Giornale di bordo)

mercoledì 22 luglio 2026

Ormos Passalimani - Olimpic Marina


Lasciamo Ormos Passalimani verso le 8.30. L’Olympic Marina, destinazione finale del nostro viaggio iniziato a Porto Santo Stefano ai primi di maggio, dista meno di mezzo miglio. Entrati nel Marina andiamo a fare il pieno di gasolio. Anche in Grecia i prezzi del carburante purtroppo stanno aumentando. Fatto il pieno raggiungiamo il nostro ormeggio. Paghiamo il soggiorno di due giorni all’ufficio del Marina e poi facciamo un salto al “Technical Department” per assicurarci che sia tutto in ordine per l’alaggio di venerdì mattina. Ci fermiamo anche al negozio di nautica per comprare dell’additivo contro i batteri del gasolio, che ho terminato, e dei bicomponenti per il PVC del tender e per stuccare il legno e la vetroresina. Per il resto è stata una giornata campale, ma questa sera Habibti è in perfetto ordine. Nei prossimi giorni soffierà forte il Meltemi, ma fortunatamente noi siamo arrivati a destinazione. La serata è particolarmente umida e la stanchezza si fa davvero sentire.

(Giornale di bordo)

martedì 21 luglio 2026

Ormos Anavissou - Ormos Passalimani


La notte è trascorsa inaspettatamente tranquilla. Il moto ondoso provocato dalle grandi navi che transitavano al largo non è entrato, come temevo, nella baia. Lasciamo Ormos Anavissou per percorrere l’ultimo tratto di mare per arrivare nei pressi dell’Olympic Marina. Percorriamo il passaggio tra la terraferma e l’isolotto di Gaudoronisio. Poi un tratto a vela prima di raggiungere Capo Sounio. Qui il regime dei venti cambia completamente. Da un gran lasco passiamo improvvisamente alla bolina stretta e da un vento sui 10 nodi veniamo investiti da quasi 20 nodi, sempre nello spazio temporale di un minuto. È come se il messaggio inviatoci da Eolo fosse: “guardate che da questo punto in poi le cose si fanno serie”. E in effetti a partire da domani vi saranno venti molto forti. Giovedì sono previsti una quarantina di nodi. Superato Capo Sounio ci infiliamo in Ormos Passalimani, che si trova a circa un miglio più a nord. Facciamo attenzione alle secche che lo delimitano. Diamo fondo e sistemiamo la barca con tendalini vari per trascorrere qui la giornata e ripararci dal sole. Dopo uno spuntino leggero ci stendiamo in dinette. Gli oblò e gli osteriggi aperti creano una corrente d’aria che ci consente di riposare un poco. Purtroppo il 24, giorno in cui abbiamo l’aereo per l’Italia, c’è uno sciopero. ITA ci comunica che il nostro volo da Atene a Roma è stato cancellato. Riusciamo a trovare due posti sul volo dell’Agean che parte poco prima. Speriamo non annullino anche quello e nemmeno il volo che abbiamo in serata da Roma a Torino. Pensiamo positivo. A cena apriamo una bottiglia di Veuve Cliquot per festeggiare il mio compleanno e poi ascoltiamo un po’ di musica in pozzetto. Domattina entreremo nel Marina. Ci attendono due giornate campali per pulire e rassettare le varie cose in barca. Con questo caldo sarà dura.

(Giornale di bordo)

lunedì 20 luglio 2026

Ormos Vidhi (Poros) - Ormos Anavissou


Cambio di programma. Invece di fermarci una notte a Aegina decidiamo di attraversare oggi il Golfo Saronico. Il vento ci è favorevole per una tranquilla navigazione a vela. Soffia da sud tra i 12 e i 15 nodi. Perfetto per una bolina larga. Così, dopo 26 miglia diamo fondo in 7 metri d’acqua su una bella chiazza di sabbia in Ormos Anavissou. In fondo alla baia si trova il paese di Palaia Fokaia. Abbastanza anonimo, almeno visto da lontano. Alle spalle della lunga spiaggia scorre la strada trafficata da auto e moto. Nella baia, in serata ci sono sei barca, che si perdono nell’ampiezza del ridosso. Il sole ci tormenta fino a quando tramonta dietro la collina in un altro tramonto spettacolare. Decidiamo di non scendere a terra e di cenare in barca. Vogliamo dare fondo il più possibile alla cambusa prima della prossima partenza. La sera il mare è un olio, ma la baia è aperta a ovest e qui c’è un discreto traffico di navi che risalgono verso Atene e le onde che provocano entrano nella baia creando un leggero dondolio di tanto in tanto. Oggi siamo stati risparmiati dalle vespe che ci hanno un po’ tormentato meglio ultimi giorni. In compenso, con il buio sono arrivate le zanzare. Con la notte è arrivata anche un po’ di umidità. Gioie e dolori del vivere in barca.

(Giornale di bordo)

domenica 19 luglio 2026

Navy Bay (Poros) - Ormos Vidhi (Poros)


Salutiamo Claudio e Nadia che sono scesi a terra con il tender per andare a fare due passi a Galata, il paese davanti a Poros, sulla terraferma. Ci dicono che è molto brutto. Negozi abbandonati, sporcizia e degrado. Lasciamo con calma Navy Bay e ci dirigiamo nella parte opposta dell’ampia baia. Le varie cale in cui si articola quest’ultima sono tutte occupate da barche di varie dimensioni. Tra queste, Ormos Vidhi è la più ampia e quindi troviamo meno affollamento. Diamo fondo tra le uniche due barche presenti: un piccolo monoscafo con un ragazzo danese a bordo e un altrettanto piccolo e vecchio catamarano francese. Restiamo lì fino verso le 14. A quell’ora infatti arriva una flottiglia di otto barche tutte imbandierate che da fondo alle nostre spalle. Le prime quattro si mettono a pacchetto, mentre le altre fanno la stessa cosa ma avvicinandosi alle precedenti di poppa. Insomma, un delirio. In questo modo formano una specie di isolotto galleggiante. Avendo capito l’aria che tirerà a breve ci spostiamo da un’altra parte, più lontano. E bene abbiamo fatto. Infatti, una volta sistematesi il gruppetto mette della musica a tutto volume che va avanti per ore. A mezzanotte ancora si sente baccano. Immaginiamo che anche il tasso alcolico a bordo deve essere alle stelle. Per fortuna il rumore, nel punto in cui siamo, arriva molto attenuato. Trascorriamo la giornata proseguendo la lettura, molto interessante, di “Il Mediterraneo in barca” di Simenon. Facciamo tardi seduti in pozzetto. Solo dopo il tramonto si comincia a star bene. Prima fa veramente troppo caldo. Domani ci sposteremo in una baia nelle non lontana isola di Aegina. Ancora dobbiamo decidere in quale. Possibilmente la meno affollata che troveremo. Stiamo già pensando alle varie cose che dovremo fare nei prossimi giorni, una volta raggiunta l’Olympic Marina a Lavrion dove lasceremo la barca a terra per un paio di mesi, prima di riprendere nuovamente il mare, in autunno. Speriamo che in quel periodo, oltre ad una temperatura più decente, si ritrovi un po’ di tranquillità.

(Giornale di bordo)

sabato 18 luglio 2026

Navy Bay (Poros)


 Restiamo a Navy Bay a Poros in attesa di Claudio e Nadia con i quali stasera faremo una “serata pizza”. In mattinata riparo il tender in un punto in cui si sta scollando lo scalmo del remo. La giornata è come al solito molto calda e accogliamo con piacere il venticello che si alza da sud verso mezzogiorno e che continua per tutto il pomeriggio. Essendo sabato, giorno di cambio equipaggi, non ci sono charter in giro. Trascorriamo la giornata leggendo e riposando un poco nel pomeriggio. In serata arrivano i nostri amici. La pizza preparata da Nadia era buonissima, come anche il dolce con crema pasticciera e pan di spagna al cioccolato con la quale abbiamo festeggiato con qualche giorno d’anticipo il mio compleanno. Il tempo è volato e siamo andati a dormire che era già mezzanotte passata.

(Giornale di bordo)

venerdì 17 luglio 2026

Navy Bay (Poros)


Giornata ventosa e quindi decidiamo di restarcene qui. La baia è molto ampia, pertanto un po’ di fetch lo avremo, ma nel complesso quello attuale è il miglior ridosso che abbiamo in questa zona. Come avevo immaginato il vento ci ha fatto avvicinare molto al charter a cui ieri avevo detto che avevano dato fondo troppo vicino a noi. Fortunatamente se ne vanno, anche se nel recuperare la loro ancora ci fanno un rasatino niente male. Il tutto aggravato dal fatto che il vento faceva brandeggiare non poco entrambe le barche. Il vento rinforza ulteriormente e nonostante i 60 metri di catena noto che l’ancora comincia ad arare piano piano. Inutile indugiare o dare ulteriore calumo. Quando è così meglio rifare la manovra. Diamo fondo sempre sui 16 metri un po’ più avanti rispetto a dove eravamo prima. Siamo seduti tranquillamente in pozzetto quando arriva la Guardia Costiera che dice a noi e alle altre barche che ci sono accanto che dobbiamo spostarci molto più avanti in quanto da lì a poco è previsto l’arrivo di una grande nave passeggeri che deve ormeggiare in banchina, proprio alle nostre spalle. E così diamo fondo un’altra volta, ma molto più a nord. In questo modo siamo lontani dall’abitato, ma almeno spero ci lasceranno tranquilli. Il vento comincia a calmarsi nel pomeriggio permettendoci così di scendere a terra con il tender. Fa sempre molto caldo e passeggiare sotto al sole non è piacevole. Ci sediamo al fresco dentro ad una gelateria dove prendiamo due sorbetti e poi compriamo un po’ di frutta. Rientriamo su Habibti. L’unico inconveniente del nuovo ancoraggio è che transitano a tutta velocità i gommoni e le barche appoggio dei mega yachts alla fonda nelle diverse calette di cui è composta l’ampia baia di Poros. Questi provocano delle onde che di tanto in tanto ci fanno un po’ ballare. Ma il peggio è stato quando uno di questi mega yachts è passato non molto distante da noi a velocità sostenuta. Le onde che ha provocato ci hanno preso di poppa e hanno allagato una parte del pozzetto. Quando non c’è il buon senso, proprio non c’è! Questi atteggiamenti ci hanno portato alla riflessione che molti, se non la maggior parte, degli usufruitori del mare, particolarmente durante la stagione estiva, non hanno assolutamente idea di che cosa sia lo spirito marinaresco. Al contrario si dimostrano di un’arroganza rara. È come se trasferissero l’aggressività che sfortunatamente permea sempre di più la vita cittadina anche sull’acqua. Ben lontani i tempi in cui George Simenon, di cui in questi giorni stiamo leggendo “Il Mediterraneo in barca”, scritto nel 1934, descriveva che le barche in mare non solo si conoscevano tutte, ma che costituivano con i loro equipaggi, una specie di piccolo mondo fatto di cortesia e gentilezza. Tempi andati, ahimè, e che sfortunatamente non torneranno più.

(Giornale di bordo)

giovedì 16 luglio 2026

Dhokos - Navy Bay (Poros)


Anche stamattina Claudio e Nadia sono partiti presto con il gommone per andare a pescare. Verso le 10 sono ritornati con un piccolo dentice che volevano regalarci. Poiché Tania non ama che si pulisca il pesce in barca abbiamo garbatamente rifiutando dicendo ai nostri amici di mangiarlo alla nostra salute. Usciti dalla baia di Dhokos abbiamo subito incontrato vento. Abbiamo così risalito di bolina tutto il canale tra Hydra e la terraferma. Il vento era altalenante e si passava improvvisamente dai 12-14 nodi ai 20-22. Usciti dal canale si è poi stabilizzato sui 12 nodi. Navigazione divertente. Fino a giungere a Poros. Abbiamo abbassato le vele prima dell’ingresso del canale tra Poros e Galata. Si è dato fondo in 16 metri d’acqua in Navy Bay, l’ampia baia davanti all’Accademia navale greca. Nel pomeriggio la baia si è riempita. Vicino a noi ha dato fondo, tra gli altri, un charte con uno skipper a bordo. Pur avendo molto spazio a disposizione si è messo vicino vicino….troppo vicino. Garbatamente ho provato a farglielo notare. Sì è limitato a recuperare 5 metri di catena. Spero che questa notte il vento non rinforzi da nord in quanto se così fosse non escludo la possibilità che ci si possa toccare. Ho notato che ha messo i parabordi, mentre io ho sollevato il tender a poppa. Avrebbe fatto meglio a spostarsi. Lo avrei fatto io se non fosse stato per una questione di principio. La baia è molto carina. La visuale sul paese di Poros, arroccato su una piccola collina, è molto suggestiva. Anche oggi è stata una giornata molto calda. Siamo entrambi arrivati alla conclusione che, sia per il caldo che per l’affollamento è meglio non navigare più nei mesi di luglio e agosto. Anche Antonio, che è ancora a Kythera, mi ha detto che anche lì c’è tanto caos di barche. Che dire? Questi sono i tempi.

(Giornale di bordo)

mercoledì 15 luglio 2026

Ermioni - Dhokos


Durante la notte si è finalmente smesso di dondolare. Claudio e Nadia sono partiti verso le 8.30. Claudio ha individuato una secca a sud di Dhokos dove scendere in acqua a pescare. Noi partiamo più tardi. Le miglia che separano Ermioni da Dhokos, dove abbiamo appuntamento con i nostri amici napoletani questa sera sono solo 5. Entrati nella baia ci infiliamo in Derrick Cove, un’insenatura che si trova ad est della baia più grande e che è la mia preferita. Troviamo tre catamarani con le cime a terra. Noi ci infiliamo nella parte più profonda della cala dando fondo in 3,5 metri d’acqua e filando anche a noi due cime a terra. La sistemazione è fantastica, ma poiché poco dietro di noi c’è un piccolo molo e un paio di gavitelli non può che essere una sistemazione diurna. Le due cime a terra, infatti, impedirebbero l’attracco al moletto. Dhokos non è abitata permanentemente, ma non vorrei che qualche pescatore avesse l’abitudine di avvicinarsi al molo di notte. Per questo nel pomeriggio lasciamo questa sistemazione e diamo fondo accanto alla barca dei nostri amici nella baia più grande. Poiché stasera ricambiamo l’invito a cena che ci avevano fatto ieri, nella restante parte del pomeriggio cucino della pasta con pomodori, mozzarella, olive nere e basilico da mangiare fredda. La serata con Claudio e Nadia trascorre piacevolmente. Resta da sistemare la barca prima di andare a letto. Ho infatti l’abitudine, soprattutto quando sono in rada, di riordinare tutto prima di andare a dormire. La notte dovrebbe essere calma, ma mi rende più tranquillo sapere che in caso di necessità posso salpare immediatamente.

(Giornale di bordo)