Diario di bordo di
domenica 11 ottobre 2026
Missi Metopi - Megalochori (Agistri)
sabato 10 ottobre 2026
Nisis Moni - Nisis Metopi
Fino alle 2.30 del mattino su uno yacht di 50 metri alla fonda al largo della nostra insenatura hanno messo musica a palla. Si tratta dell’Highlander, appartenuto al miliardario Forbes e ora acquistato da un altro magnate, Roberto de Guardiola, che lo affitta a 150.000 euro la settimana. Sul primo ponte, a poppa, c’è una vera e propria discoteca con luci stroboscopiche e fari laser. Chi era a bordo ha ballato e fatto casino fino senza alcun ritegno. Lo yacht batte bandiera delle Bermuda, quanto agli ospiti, considerata l’atmosfera che c’era a bordo, ci è venuto il sospetto che, oltre ad essere probabilmente molto danarosi, devono essere stati fatti come delle cocuzze. Non sono un bacchettone, ma certi spettacoli sono veramente ignobili. Detto questo, il resto della notte è trascorsa tranquilla. Al mattino presto, su Nisis Moni abbiamo visto delle femmine di pavoni che si aggiravano sulle spianate vicino al mare. Essendo l’isola una riserva naturale, anche la quiete intorno ad essa dovrebbe essere preservata. Un “wishfull thinking”, considerati i tempi in cui viviamo. L’equipaggio di una delle due barche a vela accanto a noi è sceso a terra salutandoci al loro passaggio accanto ad Habibti. Poi, a poco a poco nell’insenatura sono arrivate altre barche. Noi abbiamo terminato di leggere “I complici”, un romanzo di Georges Simenon, seduti in pozzetto. Interessante. Poi, verso le 13 siamo salpati alla volta di Nisis Metopi, un isolotto brullo di fronte ad Agistri, circondato da bassi fondali. Lo abbiamo raggiunto a vela con un vento al gran lasco sui 13 nodi, dando fondo sul suo lato settentrionale in 5 metri d’acqua su fondo di sabbia. Al nostro arrivo vi abbiamo trovato un paio di barche a vela che poi se ne sono andate nel pomeriggio. Sì è pranzato in pozzetto e si è fatto un rapido bagno. Nonostante sia parzialmente ridossato dai venti meridionali nell’ancoraggio entra una leggera onda, che a tratti aumenta al passaggio degli aliscafi e dei traghetti che transitano di fronte alla vicina Aegina. Tuttavia il fatto di essere da soli ci fa accettare di buon grado questo piccolo disagio. Almeno, a parte il verso dei gabbiani e il suono del vento, regna il silenzio. In serata quest’ultimo dovrebbe diminuire per riprendere un poco, da est, nelle prime ore del mattino. Non dovrebbe essere eccessivo e quindi si è deciso di trascorrere la notte qui.
(Giornale di bordo)
venerdì 9 ottobre 2026
Ormos Profitis Ilias (Aegina) - Nisis Moni
giovedì 8 ottobre 2026
Ormos Anavissou - Ormos Profitis Ilias (Aegina)
mercoledì 7 ottobre 2026
Vourkari (Kea) - Ormos Anavissiou
Mi sono alzato che albeggiava, anche se già da una buona mezz’ora avevo sentito Tania che si preparava il suo immancabile caffè. Meglio partire presto in quanto già verso le 9 nello stretto di Kea sono previsti 25 nodi. Prendiamo una mano di terzaroli alzando la randa con la barca ancora al gavitello. Usciti dalla baia troviamo subito onda. Insieme a noi esce un’altra barca a vela che scende più agevolmente verso Kithnos. Apriamo anche un po’ di genoa. Ci sono 20 nodi al traverso che poi aumentano fino a 22. Nord-ovest. Habibti, così invelata è molto equilibrata e ad un certo punto arriva a superare i 9 nodi di velocità. Passando sotto Makronisos per un attimo il vento scende a 17 nodi per riprendere nuovamente insieme all’onda, sempre al traverso, fino a quando ci ridossiamo dietro Capo Sounio. Qui il mare si calma. Attraversiamo il passaggio tra la terraferma e l’isolotto di Gaidouronisio. Qui il regime del vento cambia ed entra un nord-est che non supera gli 11 nodi. Viriamo verso nord e una mezz’oretta più tardi diamo fondo nell’ampia baia di Ormos Anavissou, dove ci eravamo già fermati a luglio. Ci sono un paio di barche che hanno dato fondo in prossimità del porticciolo. Noi lo facciamo su un’ampia chiazza di sabbia al centro della baia in 6 metri d’acqua. Tolgo con la spugna e l’acqua dolce il sale che gli spruzzi hanno depositato sugli oblò e gli osteriggi. È una bella giornata di sole e verso le 16 pranziamo in pozzetto. Nel pomeriggio arrivano un altro paio di vele. Andiamo a letto presto perché siamo stanchi.
(Giornale di bordo)
martedì 6 ottobre 2026
Vourkari (Kea)
lunedì 5 ottobre 2026
Vourkari (Kea)
domenica 4 ottobre 2026
Vourkari (Kea)
sabato 3 ottobre 2026
Vourkari (Kea)
venerdì 2 ottobre 2026
Vourkari (Kea)
giovedì 1 ottobre 2026
Vourkari (Kea)
mercoledì 30 settembre 2026
Vourkari (Kea)
martedì 29 settembre 2026
Vourkari (Kea)
lunedì 28 settembre 2026
Vourkari (Kea)
domenica 27 settembre 2026
Vourkari (Kea)
sabato 26 settembre 2026
Vourkari (Kea)
venerdì 25 settembre 2026
Olympic Marina - Voukari (Kea)
giovedì 24 settembre 2026
Olympic Marina
mercoledì 23 settembre 2026
Olympic Marina
martedì 15 settembre 2026
Giuseppe Ruocco detto “Giacchetta”.
martedì 1 settembre 2026
Feri e corde
sabato 22 agosto 2026
Il Mediterraneo in barca
sabato 15 agosto 2026
Amare le isole
sabato 1 agosto 2026
San Nicola
“Buongiorno” saluto io sfilando a pochi metri dalla banchina. “Buongiorno” risponde il pescatore, senza alzare gli occhi dalla lenza. “Posso accostare?”. Non apre bocca, ma fa un gesto eloquente con la testa. “Mi prende la cima di prua?”. “Forza” dice, fermando la lenza che ha in mano a un anello. Il mare è calmissimo. In pochi minuti sono accostato al molo. È sul lato sud occidentale dell’isola con davanti l’isola di San Domino e a nord l’isolotto di Cretaccio. Il vecchio ha ripreso la lenza e non sembra aver voglia di parlare. Ma ci riprovo, anche per avere qualche altra informazione pratica, visto che in giro non c’è anima viva. “Posso fermarmi qua?”. “Dipende; per quanto tempo? Nel pomeriggio arriva il traghetto “ mi dice con un inaspettato accento napoletano. Solo in seguito scoprirò i segreti linguistici di queste isole. “A che ora?”. “Verso le tre”. “Bene. Mi fermo un po’ per decidere cosa fare”. Scendo sottocoperta e rileggo velocemente il portolano. Meno di mezza pagina per l’isola di San Nicola, dove si conferma che gli attracchi sono praticamente inesistenti. Ritorno quindi in pozzetto per chiedere al pescatore informazioni sull’ancoraggio nello stretto braccio di mare che separa l’isola dalla più grande San Domino. “Dov’è meglio accostarsi?”. “Di là, sotto costa a San Domino”. “Quant’acqua c’è?”. “A mezzo miglio, ci saranno una ventina di metri. Il fondo tiene”. Poi prosegue: “In questa stagione non c’è nessuno. Il tempo è buono. Stai tranquillo”. Non chiedo altro, mentre sistemo un paio di parabordi. Preparo lo zainetto, chiudo il tambuccio e scendo a terra. Non ho fretta e così mi siedo su una grossa butta a guardarmi intorno e ad ascoltare l’isola. Anche il pescatore tace. Lo guardo in controluce. La lenza è invisibile. Lui sta fermo sul margine della banchina, muovendo solo il braccio destro. Una danza ascetica, una ritualità nettunia. Un’arsa magrezza lo fa sembrare più alto di quanto sia.
(Fabio Fiori, Isolario italiano)
venerdì 24 luglio 2026
Olympic Marina
giovedì 23 luglio 2026
Olympic Marina
Durante la notte e per gran parte della giornata c’è stato vento molto forte. È stato un bene esserci trovati per tempo nel Marina. Nel negozio di nautica ho comprato un cover per il tender. In questo modo eviteremo di doverlo sgonfiare e mettere dentro la barca. Poi con un taxi siamo andati a Lavrion. Trovare un barbiere che potesse darmi un’aggiustatina alla barba è stata impresa ardua. Non perché non vi fossero barbieri, ma perché avevano tutti delle prenotazioni almeno fino a sabato. Al quarto tentativo ne ho finalmente trovato uno che mi ha dato appuntamento per un’oretta più tardi. A pranzo siamo andati da “Pezodromos” dove la proprietaria, Vasso, che penso sia un diminutivo di Vassilissa, ci ha riconosciuti. Dopo due anni si ricordava addirittura che da lei prendiamo sempre le cozze che qui vengono preparate, oltre che con il vino bianco, con un’aggiunta di senape e un formaggio a grani. Piatto davvero spettacolare. Dopo pranzo rientriamo in barca. Inutile tentare di terminare le ultime cose prima della partenza finché c’è ancora il sole. Solo dopo il tramonto, anche oggi, si comincia a ragionare. Nel frattempo il vento si è calmato e mi auguro che resti così fino a dopo aver alato Habibti domani mattina presto.
(Giornale di bordo)




































