Sì è deciso di fermarci un giorno a Navarino. Così questa mattina sono riuscito a restarmene a poltrire fino quasi alle 10. Fatta colazione siamo scesi a terra e siamo saliti in cima alla rocca dove si trova Paleokastro, vale a dire il vecchio castello. Per raggiungerlo occorre percorrere un sentiero che in 45 minuti conduce all’ingresso della fortezza. Fortezza che fu sì anche veneziana, per un certo periodo, ma che fu costruita dai Franchi nel XIII secolo. Nel tempo fu anche occupata dagli Ottomani che però ne costruirono una nuova all’ingresso della baia. E così Paleokastro cadde nell’abbandono. Oggi se ne possono percorrere un po’ avventurosamente le mura pericolanti, come abbiamo fatto noi. Dall’alto della rocca si può godere di un panorama su tutta la baia di Navarino, sulla retrostante laguna e su una piccola baia dall’acqua cristallina dove si trova la grotta di Nestore. Tra i pochi visitatori abbiamo incrociato i francesi delle due barche alla fonda accanto a noi. Rientrati su Habibti abbiamo fatto un bagno rinfrescante dopo la gran sudata fatta nel corso della camminata. Sì è quindi letto un po’ dell’interessante storia della famosa battaglia di Navarino del 1827 nella quale l’Impero Ottomano perse la sua intera flotta e che segnò , di fatto, l’indipendenza della Grecia. Ma, leggendo, abbiamo anche scoperto che sempre in queste acque si consumò, molti secoli prima, un’altra battaglia navale. Questa volta tra Atene e Sparta, durante una delle guerre del Peloponneso, che vide Sparta soccombere di fronte alla potenza navale ateniese. Un luogo oggi idilliaco dove, nei secoli, morirono tanti uomini, tanti marinai. La follia delle guerre e della lotta per il potere. Non così diverso da quanto accade ancora oggi. Ahimè! Per pranzo abbiamo fatto uno spuntino con seguente pennichella. Nel frattempo i francesi sono partiti e al loro posto sono arrivate un altro paio di barche a vela. Anche stasera tramonto e cena in pozzetto. Poi la corvée lavaggio piatti che mi spetta di diritto. A mezzanotte spegniamo la luce su quest’altra bella giornata.
(Giornale di bordo)





























