CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







martedì 25 gennaio 2022

‘O mare


Fu un momento indimenticabile. Andammo verso via Caracciolo, sempre più vento, sempre più sole. Il Vesuvio era una forma delicata color pastello ai piedi della quale si ammucchiavano i ciottoli biancastri della città, il taglio color terra di Castel dell’Ovo, il mare. Ma che mare. Era agitatissimo, fragoroso, il vento toglieva il fiato, incollava i vestiti addosso e levava i capelli dalla fronte. Ci tenevamo dall’altra parte della strada insieme ad una piccola folla che guardava lo spettacolo. Le onde ruzzolavano come tubi di metallo blu portando in cima la chiara d’uovo della spuma, poi si frangevano in mille schegge scintillanti e arrivavano fin sulla strada con un oh di meraviglia e timore da parte di tutti noi che guardavamo. Mio padre mi strinse la mano come se temesse che sgusciassi via. Infatti avevo voglia di lasciarlo, correre, spostarmi, attraversare la strada, farmi investire dalle scaglie brillanti del mare. In quel momento così tremendo, così pieno di luce e di clamore, mi finsi sola nel nuovo della città, nuova io stessa con tutta la vita davanti, esposta alla furia mobile delle cose ma sicuramente vincitrice.

(Elena Ferrante, L’amica geniale)

sabato 15 gennaio 2022

L’isola di May


Sull’isola c’erano tre fari. Il più antico era probabilmente quello che aveva conosciuto Alexander Selkirk, mozzato e lasciato andare in rovina dietro suggerimento di Sir Walter Scott, e soltanto in seguito dotato di una merlatura vittoriana. Il “Low Light” sulla costa orientale era in disuso da molto tempo ed era stato ceduto agli ornitologi: si trattava del faro in cui aveva alloggiato Keith Brockie nell’anno trascorso a disegnare e dipingere e che sarebbe sfociato in “One Man’s Island”. Il faro più grande, che coronava la sommità dell’isola, si trovava a poca distanza dai cottage dei guardiani ed era stato costruito dalla famiglia di Stevenson, come tanti altri lungo le coste scozzesi. Quando sono stato a May ormai era automatizzato, ma il guardiano principale ne conservava una chiave, e perciò abbiamo fatto un giro in quegli ambienti vittoriani stando ben attenti a dove mettevamo i piedi. I camini in marmo erano freddi e polverosi, le assi del pavimento incrinate e ammuffite. Sulle scogliere delle spiagge sud-orientali dell’isola era possibile esplorare i resti di ferro accartocciati di una nave naufragata nel 1937, la danese “Island”, che prima di smarrirsi nella nebbia aveva compiuto quasi trecento traversate fra Danimarca, Islanda e il porto di Leith. A bordo erano in sessantasei e sopravvissero tutti, poiché la nave si arenò ben sopra la battigia. Cinque giorni dopo il naufragio, gli abitanti del neonato osservatorio ornitologico salirono a bordo e presero tutto il cibo, le stoviglie e la biancheria da letto che riuscirono a portare via. Le annotazioni quotidiane sul registro di quell’anno descrivono alquanto vivacemente quegli eventi, scrive Brockie, e nel “Low Light” si utilizzano ancora oggi le stoviglie con lo stemma della Danish Seaways. L’isola ha rivendicato la “Island”; decenni di tempeste ne hanno spinto più su sulla spiaggia le lamiere in ferro accartocciate, un “memento mori” per i marinai e un invito alla prudenza di fronte alla forza del mare.

(Isole: cartografia di un sogno, Gavin Francis)

giovedì 13 gennaio 2022

Prosa


Cerco rifugio nella prosa come su una barca... Mi trasferisco su un'isola, e quando comincio a leggere le prime frasi ogni volta è come se prendessi il largo.

(W. G. Sebald, Scritti)

domenica 2 gennaio 2022

L’eternità


A quest’ora dove c’è il sole l’acqua è nera. Le onde sono fresche come sempre. Avanzo piano. Immergo la testa. Nuoto sott’acqua chiudendo gli occhi. Léonine è già qui, è sempre qui, non si è mossa da qui perché la sua presenza eterea è in me. Respiro la sua pelle calda e salata come quando si sdraiava su di me per fare una siesta sotto l’ombrellone, le sue mani che mi correvano sulla schiena come piccole marionette. Il mio amore. Tornando in superficie e guardando negli occhi l’azzurro del cielo so che la porterò sempre dentro di me. L’eternità è questo. Nuoto per un po’. Come ogni volta non ho più voglia di uscire. Osservo i pini piegati dal vento, osservo la vita, le sono vicinissima, lei è vicinissima a me. Poco a poco mi avvicino a riva. Sento di nuovo la sabbia sotto al piedi. Do le spalle alla spiaggia, osservo l’orizzonte, le barche immobili in rada come ciottoli bianchi attaccati alla trasparenza. Niente è più salvifico di questo luogo del mondo in cui tutto è bello, in cui gli elementi riparano i vivi.

(Valérie Perrin, Cambiare l’acqua ai fiori)

sabato 1 gennaio 2022

Cruise 2022


Come avevo già anticipato, quest’anno desidereremmo continuare a navigare nel Mediterraneo orientale. Covid e restrizioni permettendo vorremmo raggiungere Bodrum verso la fine di marzo, far fare qualche lavoretto in barca sotto la nostra supervisione e metterla in acqua prima che il Ramadan rallenti inevitabilmente le attività lavorative. Dopo due anni di assenza e la riapertura della frontiera marittima tra i due Paesi l’idea è quella di ritornare un poco in Grecia, metterci in regola con Etepai e DEKPA e quindi rientrare in Turchia per rinnovare quel “transit log” con lo scopo di poter prima visitare le isole di Kos, Nisyros, Tilos, Symi e Rodi e poi proseguire verso est lungo la costa turca fino a raggiungere Finike. Qui lasciare la barca per un paio di mesi per ritornare a prenderla in estate e in autunno risalire nuovamente verso Bodrum dove lasciarla nuovamente per l’inverno. Se vi sarà la possibilità, e la voglia, potremmo pensare di spingerci fino ad Antalya, altrimenti anche no. Inoltre ci piacerebbe, dopo  più di quindici anni di assenza, sbarcare nuovamente a Kastellorizo, isola dove avevo lasciato il cuore. Speriamo di non trovarla troppo cambiata, anche perché di questi tempi i cambiamenti purtroppo sono spesso per il peggio. Insomma, le idee come sempre non mancano, auguriamoci nella clemenza di Eolo e… del corona-virus.

(Giornale di bordo)

martedì 23 novembre 2021

Sintesi impeccabile


 Perché il mare non racconta favole, se non agli ingenui ed ai neofiti.

(Luciano Piazza, Pensieri)

venerdì 12 novembre 2021

Caccia senza quartiere


La vela nemica si vede meglio adesso che il sole è alto. È facile riconoscerla: è la velatura di un ketch che il vento, otto o dieci nodi di levante, permette di spiegare completamente, con mure a sinistra. Il mare forte e fastidioso del mattino si è calmato, e adesso possiamo vedere il suo scafo. Con il binocolo riesco a distinguere la bandiera: rossa, con la Union Jack in un angolo. Un inglese. Il cuore mi batte in fretta, perché appena abbiamo scoperto la vela all’alba, mentre scivolava silenziosamente nel “freu” dell’isola di Tabarca e noi aspettavamo in agguato, ancorati in tre braccia d’acqua, senza luci, con le vele serrate e mimetizzati contro la linea scura dell’isola, ho intuito che poteva essere inglese. Di questi tempi e nei giorni feriali, la maggior parte delle barche a vela che scendono a doppiare a sud la punta di Palos e navigano di notte senza ripararsi nei porti o ancorarsi nelle loro vicinanze sono straniere: olandesi, qualcuna francese. E inglesi. E il mio equipaggio ed io siamo sempre felici di dare la caccia agli inglesi. La nostra barca è veloce. Non è una nervosa imbarcazione da regata, non ha vele da competizione e lo spinnaker è proibito a bordo pena un giro di chiglia per chi lo nomini, perché è presuntuoso, scomodo e assassino. La nostra è una solida barca a vela da crociera d’altura con uno scafo dalle linee scattanti. Uno sloop armato a cutter con una trinchetta affilata come un coltello, e anziché una randa  avvolgibile ha una buona e classica vela grande con tre mani di terzaroli. Il mio equipaggio non porta calzature nautiche firmate, pantaloni al ginocchio o polo di marca con emblemi pubblicitari: sono due ragazze toste che indossano jeans scoloriti con il coltello in una tasca posteriore, hanno le nocche e i ginocchi pieni di cicatrici, e i bicipiti induriti dai winch. Tipe pericolose a terra, vendicative nelle cacce, crudeli e dure negli abbordaggi. Così, a poco a poco, un decimo di miglio dopo l’altro, diamo la caccia alla nostra preda. Il vento è un po’ rinfrescato, ha girato di quindici gradi verso prua, e adesso è un est-sudest di sei nodi e mezzo di solcometro. Faccio cazzare il genoa e mollare un po’ la scotta della randa, e guadagniamo un altro mezzo nodo. Adesso la barca naviga di bolina larga, con l’acqua che spumeggia lungo il fianco di dritta, e la preda è sempre più vicina. La tensione è palpabile da prua a poppa e una voce femminile dice: “È nostro”. Ma giuro che non è così facile. Il cane inglese stringe meglio di noi e guadagna il sopravvento, e la nostra rotta ci porta più vicino a terra di lui. Guardo preoccupato lo scandaglio, che misura una profondità sempre minore. Undici, nove, otto braccia. Adesso la preda è a un decimo di miglio a sinistra della nostra prua, davanti alla quale si fa sempre più grande la punta rossastra di Capo Roig. Temo di vedermi costretto a fare un bordo verso il largo e venire distanziato, o che l’inglese oltrepassi la punta e poi si metta sottovento, poggi passando davanti alla nostra prua, ci tiri una bordata con le batterie di dritta mentre stiamo per virare di prua, poi si rifugi impunemente nel porticciolo alle sue spalle. Ma all’improvviso il vento rinfresca, orziamo di cinque gradi ed evitiamo Capo Roig per un pelo, con lo scandaglio che indica una profondità di tre braccia ed il solcometro una velocità di sette nodi e mezzo, mentre filiamo di bolina sul mare, lasciandoci a poppa una scia bianca e dritta. Adesso sì che quello stronzo è nostro, mi dico. Lo abbiamo al traverso sinistro, a una mezza gomena di distanza, e va verso il nostro mascone. Aspetto un po’, poi ordino di preparare la batteria di dritta. Può cominciare a raccomandarsi a Nelson e ai suoi antenati. “Pronti a virare”, urlo mentre scollego il pilota automatico e prendo il timone. Grazie al mio equipaggio esperto di drizze, polveri e rum, il genoa cambia di mure e mi lancio dritto contro la preda, stringendo il vento. Sento quasi l’odore delle micce accese e lo vedo sempre più vicino ai miei portelli aperti. “Magic Carpet” leggo nel suo specchio di poppa. “London”. E a quel punto ammaino la mia falsa bandiera francese e isso quella spagnola - stratagemma legittimo - taglio la sua scia a poppa, stringendo bene e ad angolo retto, e quando è perpendicolare al mio traverso, a meno di quindici metri, rifilo all’inglese una bordata mentale che gli spazza la coperta, gli abbatte la mezzana tra schegge che volano e riduce a uno spezzatino i due rispettabili anziani dalla pelle rossiccia che mi guardano a bocca aperta dal pozzetto, lei con un libro in mano e lui intento a fumare pacificamente la pipa. Domandandosi, immagino, cosa diavolo stia facendo quel matto. Ignorano, poveri ingenui, che gli sto dando la caccia da sei ore e li ho appena spediti in fondo al mare.

(Arturo Perez-Reverte, Le barche si perdono a terra)

giovedì 11 novembre 2021

Assenza


E quand’è sera
E non c'è il mare a distrarmi 
Sento il vuoto che hai lasciato. 
E bevo, fino a stordirmi 
E fumo la mia pipa, 
M'inebrio dei suoi profumi 
E salgo con il suo fumo, 
Con il mio mantello bianco, 
Leggero e morbido, caldo, rotondo 
Nido di cotone 
Mi siedo lì, in cima al mondo 
E ti vedo oltre l'orizzonte 
Che mi saluti con la mano.

(Anonimo, Poesie)

lunedì 4 ottobre 2021

Bodrum


Tania si alza alle 5.30. Come al solito non resiste a letto quando la giornata prospetta molte cose da fare. Io me la prendo più comoda e resto nel tepore del sacco a pelo fino alle 7.30. Per prima cosa portiamo le valige in albergo in modo da trovarle lì dopo aver lasciato la barca in cantiere. E' il solito Eskicesme, dove ormai siamo clienti fissi. Subito dopo andiamo all'American Hospital a fare il PCR per poter prendere l'aereo domattina. Ci comunicheranno i risultati in serata. Tornati al Marina, restituiamo la chiavetta dela colonnina per l'elettricità e l'acqua e ci apprestiamo a partire. Sulla barca accanto è ricomparso "il fratello piccolo di Soldini", come ormai lo abbiamo soprannominato. Come al solito non alza gli occhi e non saluta. Questa volta gli ricambiamo anche noi la cortesia. Al momento di lasciare il pontile sento che la ruota del timone è particolarmente dura. Fatica ad arrivare a fine corsa. Lo faccio immediatamente presente all'ormeggiatore che è accanto a noi sul gommone. Rifletto rapidamente sul da farsi e opto per proseguire comunque per il cantiere. Chiedo all'ormeggiatore di scortarci fino all'esterno dal Marina in modo che ci possa assistere nel caso il timone si bloccasse del tutto. Procediamo a passo d'uomo. Una volta usciti dal porto metto lentamente la prua in direzione del cantiere che si trova ad un paio di miglia da qui. A questo punto provo ad accelerare in modo che il flusso dell'acqua provocato dall'elica faccia forza sulla pala del timone. Provo di nuovo a girare la ruota del timone che per fortuna riprende a funzionare regolarmente. In questi giorni nel Marina l'acqua era molto sporca e qualcosa si deve essere infilato nella piccola fessura tra lo scafo e la pala del timone. Un'ostruzione che il flusso dell'acqua dell'elica deve aver spinto via. Alle 11 siamo allo Yat Lift. Mustapha e il personale del cantiere ci accolgono con un gran sorriso. Ormai qui siamo di casa. Alle 12 Habibti è fuori dall'acqua e gli inservienti del cantiere si fermano per la loro pausa pranzo. Ne approffittiamo anche noi per andare a mangiare qualcosa nella solita trattoria accanto al cantiere. Anche qui ci riconoscono e ci accolgono calorosamente. Quando torniamo allo Yat Lift Habibti è già nel suo invaso. In amministrazione paghiamo lo stazionamento fino al 31 marzo del prossimo anno, data intorno alla quale contiamo di essere nuovamente qui. Sevgin ci aiuta nel compilare i vari moduli e le lasciamo l'originale del "transit log" che deve consegnare alla Guardia Costiera. Salutiamo tutti e da un taxi ci facciamo portare in albergo. In serata arriva il responso "negativo" del PCR. Siamo stanchi e non ci va di andare al ristorante. Ceniamo facendo uno spuntino sulla terrazza della nostra camera con quello che resta della cambusa. Domattina alle 8.30 verrà a prenderci il taxi che ci accompagnerà all'aeroporto. Staremo in Italia per pochi giorni e poi nuovamente a Riad. In cuor nostro ci auguriamo che i prossimi mesi in Arabia Saudita trascorrano rapidamente. Per il prossimo anno ho già in mente un programma interessante che dovrebbe portarci nuovamente in Grecia e poi fino a Finnike. Staremo a vedere. Per il momento salutiamo la nostra amata Habibti, sperando che in questi mesi non si senta troppo sola.
 
(Giornale di bordo)

domenica 3 ottobre 2021

Bodrum


Altro giorno di lavori in barca. Risciacquo ancora una volta le cime che ho legato sulle draglie, pulisco per bene il gavone di prua e la catena dell'ancora. Controllo i vari pezzi di ricambio che conservo in uno dei gavoni aggiornando la rubrica sulla quale ho riportato la lista e la disposizione del materiale che è a bordo. Un'operazione certosina che mi richiede molto tempo, ma che si rivela sempre utile nel momento del bisogno. Il Marina è pieno zeppo di barche, compresi i molti charter la cui stagione sembra terminata. E' un vero peccato dovere partire anche noi, proprio ora che inizia il periodo più tranquillo dell'anno per andare in mare, insieme a quello primaverile. La giornata trascorre in un battibaleno e la sera siamo talmente stanchi che non ci va proprio di andare a cena al ristorante. Anche se fa un po' fresco ceniamo in pozzetto. Sottocoperta è impossibile in quanto ho già sistemato i sacchi del gennaker e del code 0, le varie cime e altro materiale sul paiolato e sui due divani del quadrato. Anche la cabina di poppa è piena zeppa che pare un magazzino. Scaldo dell'halloum che mangiamo con del prosciutto crudo bevendo una birra. Di andare a dormire anche se siamo stanchi non ci va. E' l'ultima sera che trascorriamo a bordo in questa stagione e cerchiamo di protrarla il più possibile. Anche le sacche per il viaggio sono pronte. Stasera dormiremo nei sacchi a pelo, in modo da non utilizzare le lenzuola pulite di lavanderia. Spegniamo la luce che sono quasi le 23.
 
(Giornale di bordo)

sabato 2 ottobre 2021

Bodrum


Ci svegliamo presto e alle 9 ci spostiamo nel Marina che si trova lì vicino. Ormeggiamo accanto a un Bavaria 37 e ad un Oceanis 48 con a bordo "il fratello piccolo di Soldini". Un tipo che a vederlo sembra appena sceso da "Maserati" dopo aver battuto l'ennesimo record. Occhiale da sole tecnico, maglietta con il numero da ragata ricamato sulla manica e coletto rigorosamento alzato, ma soprattutto con un atteggiamento da super figo che te lo raccomando. Va da sé che non ci degni nemmeno di uno sguardo. Neanche quando poco dopo siamo uno di fianco all'altro, non impegnati in chissà quale oceanica regata, bensì molto più modestamente con il tubo dell'acqua e spazzolone in mano a lavare, io la coperta di Habibti e lui quella dell'Oceanis il cui armatore, un signore turco, grassoccio e dall'aria pacioccona, si affaccerà poco più tardi. Dalla parte opposta del pontile, invece, vediamo ormeggiata "My Flower, l'Hanse 548 il cui equipaggio aveva dato spettacolo di estrema imbranaggine a Knidos. I cinque tedeschi che erano a bordo stanno facendo le valige e se ne andranno in mattinata. Salgono e scendono continuamente dalla barca al pontile e viceversa con aria disinvolta, non si sa bene per fare che cosa, e parlano tra loro ad alta voce, alternando crasse risate gutturali, come solo i tedeschi sanno fare. Mentre osserviamo questo improvvisato teatrino, alle 10, puntuale, arriva Ozgur per togliere le vele per la loro manutenzione annuale. Dopo domani ci tocca, infatti, alare Habibti e metterla nel suo invaso in cantiere per l'inverno. Passo due ore buone a sciacquare con acqua dolce ed ammorbidente tutte le scotte e le cime d'ormeggio che metto ad asciugare a prua. Tania si dà da fare con le pulizie sottocoperta e una volta terminate porta la biancheria a lavare. Sul pontile facciamo la conoscenza di una signora turca che parla italiano. E' sposata con Leo, un simpatico romagnolo che conosceremo più tardi. Vivono a Cesenatico e di recente hanno comprato da un loro amico turco un Beneteau 42CC, ormeggiato poco lontano. Ci dicono che nei prossimi lo lasceranno nel Marina di Oren, ma che il prossimo anno vorrebbero portare la barca in Italia in modo da poterla utilizzare anche nella stagione invernale. Nel tardo pomeriggio ripassa a salutarci Ozgur. Ci farebbe piacere trascorrere una serata insieme prima della nostra partenza, ma l'indomani, insieme a sua moglie Semra, andranno a Smirne per alcuni giorni. Ceniamo da "Gemibasi". Sarà perchè è sabato sera, ma in giro c'è un mare di gente e anche il ristorante è pieno zeppo. Dopo cena facciamo due passi sul lungomare dove la cacofonia di musica a tutto volume la fa da padrone. Dopo una giornata trascorsa a sistemare la barca siamo stanchissimi e appena tornati su Habibti crolliamo a letto.

(Giornale di bordo)

venerdì 1 ottobre 2021

Alakisla Buku - Bodrum


Anche questa notte il vento ha soffiato forte. Decidiamo di lasciare presto Alakisla Buku per evitare l'aggressione delle mosche che negli scorsi due giorni ci hanno dato davvero fastidio. Salpiamo subito dopo l'alba. La meta è Bodrum, dove siamo riusciti, anche se all'ultimo minuto, a trovare un posto al Marina a partire da domani. Non c'è un alito di vento e procediamo a motore. Alle 10 diamo fondo davanti alla fortezza a debita distanza da un Bavaria battente bandiera croata ma con equipaggio brasiliano. Facciamo un piccolo spuntino terminando l'ultima confezione di prusciutto crudo rimasta in cambusa. Mentre me lo sto gustando con una buona birra fresca, da fondo accanto a noi un altro Bavaria che riconosco per averlo visto spesso ormeggiato al Milta Marina. Con tutto lo spazio che ha a disposizione, naturalmente si mette a due metri da noi, tanto che ad un certo punto chiedo allo skipper se vuole salire a bordo a prendere un caffè. Avendo capito la battuta si allontana un poco. Telefoniamo ad Ismail, il direttore dell'American Hospital fissando un appuntamento per lunedì prossimo per fare il PCR indispensabile per imbarcarci sull'aereo della Turkish con destinazione Roma. Confermiamo anche a Sevgin che aleremo Habibti martedì verso mezzogiorno. Con Ozgur, invece, siamo già d'accordo che verrà domani a togliere le vele. Tutto pare organizzato a dovere. Nel pomeriggio il vento gira a sud-est e nella baia entra un po' d'onda. Poi in serata ritorna la calma. Nella baia ci sono numerosi caicchi alla fonda e noi assistiamo con un po' di magone all'ultimo tramonto in rada per quest'anno. Con il buio la temperatura diminuisce, ma non possiamo fare a meno di restare seduti in pozzetto a goderci lo spettacolo della fortezza di Bodrum illuminata che si trova a pochi metri accanto a noi. 
 
(Giornale di bordo)

giovedì 30 settembre 2021

Alakisla Buku


Nella notte, anche se la baia è ridossata perfettamente, il vento si è fatto sentire. Ma l'ancoraggio è perfetto ed è un piacere sentirlo sibilare tra le sartie. Purtroppo con la luce del mattino sono riapparse le mosche a cui Tania da una feroce quanto inutile caccia. La giornata è splendida e decidiamo di andare a fare una camminata lungo la strada che si inerpica sulla montagna retrostante. Scendiamo a terra a nuoto portando le nostre scarpe da trekking e lo zaino nel piccolo canotto gonfiabile. Sulla spiaggia c'è un capanno con una "roulotte" annessa e alcuni tavoli sotto un tendone ai quali sono seduti un paio di avventori. Salutati i presenti, imbocchiamo la strada bianca, piuttosto ripida, che risale il pendio. Nel primo tratto essa si snoda lungo una foresta di pini, fino a raggiungere un ampio versante in cui i recenti incendi hanno distrutto completamente la vegetazione. Purtroppo i danni provocati si estendono a vista d'occhio. Dopo un'ora di marcia ci passano accanto due auto alla cui guida ci sono i due avventori che avevamo visto seduti nel capanno sulla spiaggia. Il primo ci saluta passando a tutta velocità e lasciando dietro a sé una nuvola di polvere, mentre il secondo si ferma chiedendoci se siamo interessati ad andare a vedere una casa che ha messo in vendita nel paese limitrofo. Lo ringraziamo declinando gentilmente l'invito. Dopo altri dieci minuti di marcia decidiamo di ritornare sui nostri passi. Raggiunto nuovamente il capanno sulla spiaggia beviamo una birra e chiediamo alla signora che lo gestisce se può preparaci due porzioni di patatine fritte che porteremo con noi in barca. Considerate le poche persone che ci sono sulla spiaggia non credo che faccia molti affari. Per prima cosa ravviva un braciere con due pezzi di legno, ma quando vediamo il colore dell'olio nel quale immerge le patate per farle friggere già intuiamo la fine che queste faranno. A fare da contorno ai due "cordon bleu" che intendiamo mangiare per pranzo sarà una salutare insalata. Nel pomeriggio, mentre Tania continua imperterrita la sua caccia alle mosche, leggo un poco del mio libro sottocoperta. La sento discutere animatamente con il capitano di un caicco che nella manovra d'ormeggio pare abbia fatto un rasatino ad Habibti con la lunga passerella che ha a poppavia. Infine, al tramonto, sparite le mosche, beviamo un aperitivo in pozzetto leggendo qualche brano di "Tontopedia navalis", un divertente libro illustrato da Davide Besana. Alle 8 è già buio e non ci resta che andarcene a letto.
 
(Giornale di bordo)

mercoledì 29 settembre 2021

Knidos - Alakisla Buku


Come previsto, nella notte il vento è rinforzato con raffiche fino a 25 nodi. Dalla cabina di prua sento la catena e la sua ritenuta che lavorano sotto tensione. Ho dato 25 metri di calumo su 3.8 metri di fondo, ma non riesco a riaddormentarmi. Mi è sempre difficile prendere sonno se non ho la totale tranquillità dell'ancoraggio e poichè lo so non mi resta che alzarmi e allungare il calumo di altri 10 metri. E' il massimo che posso fare per non rischiare, nel caso il vento girasse da est, di avvicinarmi troppo alla parete sulla nostra sinistra composta dai blocchi di pietra della cinta muraria dell'antica Knidos. Tornato a letto cado subito nelle braccia di Morfeo, anche se nel corso della notte mi alzo un altro paio di volte per controllare che tutto sia in ordine. Il vento continua a provenire da nord-ovest e domani, poiché dobbiamo attraversare tutto il golfo di Gokova, troveremo sicuramente mare formato. Salpiamo alle 6.30 anche perchè secondo Meteo Greece, un sito di previsioni generalmente molto affidabile, in giornata il vento dovrebbe rinforzare ulteriormente. Quindi meglio non indugiare. Usciti dal vecchio porto di Knidos nell'issare la randa già capiamo che cosa ci aspetta una volta usciti dal ridosso di Deveboynu Burun, da altri chiamato più semplicemente Capo Kiro. Un punto della costa che già gli antichi definivano come problematico nel caso di vento forte. Una nomea che questa mattina viene confermata. Per risalire fino a capo Iskandil Burun mi allontano dalla costa con un lungo bordo verso ovest. Le onde sono piuttosto corte e ripide. Decisamente poco confortevoli, per noi e per Habibti. In queste condizioni non amo procedere a motore. Il timore che con il forte beccheggio dell'eventuale morchia possa ostruire i filtri e far spegnere il motore è sempre latente. Non la pensa così l'equipaggio di un'altra barca a vela che invece sta risalendo sottocosta e a motore questo tratto insidioso di mare. Poiché procedeno a secco di vele, con il vento e il mare che spingono contro le alte scogliere, nel caso il loro motore si fermasse la situazione potrebbe diventare molto pericolosa. Da parte nostra, appena mi rendo conto che con una virata riusciremmo a scapolare con un certo margine di sicurezza capo Iskandil Burun effettuiamo la manovra. Nel punto in cui ci troviamo beneficiamo ancora del parziale ridosso dell'isola di Kos e quindi ne approfittiamo per prepararci ad affrontare il tratto più impegnativo della traversata prendendo una mano di terzaroli. Una scelta azzeccata, in quanto nel passaggio che separa Kos dalla costa settentrionale del golfo il vento aumenta fino a 35 nodi. Così invelata Habibti procede equilibrata fendendo le onde al mascone. Con un unico lungo bordo di 24 miglia in 3 ore circa raggiungiamo la ridossata baia di Alakisla Buku. La navigazione diventa più agevole nella parte finale della traversata. Il vento è girato leggermente e invece che al traverso procediamo al gran lasco cavalcando le onde. Ad Alakisla Buku troviamo una sola altra barca. Purtroppo, diversamente dall'ultima volta in cui siamo stati qui, oggi vi sono diverse mosche. Trascorriamo in ogni caso una gradevole giornata riposandoci un poco dopo la sveglia mattutina e la tensione della traversata. Per cena cucino degli gnocchi al pesto e pomodorini, poi un po' di lettura ed infine a dormire. Quella odierna è stata sicuramente la giornata più impegnativa sotto il profilo della navigazione dell'ultimo periodo.
 
(Giornale di bordo) 

martedì 28 settembre 2021

Ince Burun - Knidos


Tenuto conto della leggera risacca che si era instaurata ieri sera, la notte è trascorsa meglio del previsto. All'alba mi alzo a spegnere la luce intermittente che ieri sera avevo messo a poppa per sicurezza. I colori al sorgere del sole, in direzione di Symi, sono spettacolari. Salpiamo presto e subito dopo capo Ince Burun issiamo la randa spingendoci al largo, in modo da allontanarci dal ridosso costituito dalla costa. Al momento non c'è vento, che però dovrebbe alzarsi nel corso della mattinata. Appena percepisco qualche refolo montiamo immediatamente il code 0. Per un tratto procediamo a vela. Con 6 nodi di vento reale ne facciamo 3 di velocità. Ma dopo un'oretta il vento scompare e non ci resta che accendere il motore. Una barca a vela che proviene dalla direzione opposta sembra far di tutto per venirci addosso. Ogni volta che correggo un po' la rotta per evitare una collisione, questa la modifica di conseguenza, tanto che quando la barca si trova a meno di un centinaio di metri da noi sono costretto a fare un netto cambio di direzione per mantenere un certo margine di sicurezza. La barca che ci sfila a non più di una decina di metri alla nostra dritta batte bandiera austriaca e a bordo c'è una coppia non più giovane che tutta contenta ci fa ampi degli gesti di saluto. Mi chiedo che cosa abbiano in testa quei due imbecilli. Se non avessi modificato di una ventina di gradi la nostra rotta all'ultimo minuto i due ci avrebbero preso in pieno. D'altra parte salutano con tanto entusiasmo che, dopo avergli urlato dietro, alla fine li salutiamo anche noi. All'altezza di Divan Burun il vento rinforza improvvisamente. Faccio male i miei calcoli e pensando che si mantenga intorno alla decina di nodi riapro il code 0. Invece dopo un paio di minuti il vento aumenta  da 10 a 20 nodi nello spazio di pochi secondi. La falchetta di Habibti finisce in acqua e fatico non poco a chiudere la vela, ammainarla e rimetterla nel suo sacco. Terminata la manovra, che ha creato un po' di nervosismo, a bordo torna la calma e proseguiamo più tranquillamente verso Knidos. Entriamo nella baia pressoché deserta verso le 14. In prossimità del pontile una barca a vela battente bandiera olandese sta aspettando che un catamarano se ne vada per prendere il suo posto. Noi preferiamo dare fondo restando alla ruota. Più tardi scendo a terra a nuoto per buttare i sacchi dell'immondizia. Al mio ritorno trovo i due olandesi della barca che ha ormeggiato al pontile che in acqua conversano con Tania. Sono diretti a Marmaris, ma il prossimo inverno lasceranno la barca nel Marina di Yalikavak, a nord di Turgutreis, che ci dicono essere molto ben organizzato. Pranziamo in pozzetto, assistendo alla lotta psicologica che si sta consumando tra lo skipper di un Hanse 58 e l'equipaggio di un caicco che ha dato fondo nelle sue vicinanze. Benchè le due imbarcazioni siano estremamente vicine con il rischio di scontrarsi, nessuna delle due vuole prendere l'iniziativa di spostarsi aspettando che sia l'altra a farlo. Ne consegue un continuo ed estenuante tira e molla delle rispettive catene dell'ancora per cercare di allontanarsi l'uno dall'altro. Una "kermesse" che ha la sua conclusione solo nel tardo pomeriggio, allorquando il caicco lascia la baia proseguendo per Datca. In serata il vento rinforza e questa volta assistiamo alla manovra di una  barca a vela sui 50 piedi, battente bandiera belga ma appartenente ad una compagnia di charter che, dopo aver insistito a lungo per mettersi all'inglese sulla testa del pontile con l'ormeggiatore sempre più scocciato che ogni volta si rifiuta di prendergli le cime, impiega più di un'ora e mezza per ormeggiarsi di poppa. I cinque tedeschi che sono a bordo, passata l'iniziale arroganza con la quale pretendevano di occupare con la loro barca uno spazio per almeno altre cinque, finiscono per andare completamente nel pallone offrendo un imbarazzante spettacolo per tutte le altre barche delle vicinanze. Lo smacco finale giunge quando, appena terminata la loro sofferta manovra, vengono involontariamente surclassati da una barchetta con una famigliola turca a bordo che si ormeggia accanto a loro al primo colpo. In serata il vento si calma un poco, ma la quiete avrà breve durata in quanto a partire dalla notte è previsto che esso aumenti considerevolmente da nord-ovest.
 
(Giornale di bordo)

lunedì 27 settembre 2021

Kuruka Buku - Ince Burun


Salpiamo verso le 9. Appena fuori dalla baia mettiamo le vele a riva. Il vento soffia da nord-ovest sui 10 nodi. Perfetto per raggiungere in un solo bordo una delle baie limitrofe al capo di  Ince Burun, a sud della cittadina di Datca. Procediamo così per un'ora poi il vento gira ad ovest e siamo costretti a bordeggiare. La navigazione è piacevole. In mare vediamo qualche caicco e alcune barche a vela che, come di consueto, procedono a motore. Ormai, anche nel mondo della vela sembra prevalere l'atteggiamento del tutto, presto e subito. Per raggiungere una destinazione la tendenza è quella di percorrere la rotta più diretta. Assecondare il vento non è più la regola del gioco. Davanti all'abitato di Datca il vento molla completamente e ci tocca dare motore anche noi. Puristi va bene, ma talebani proprio no! Procediamo lungo la costa a sud di Datca alla ricerca di un buon ridosso per la notte. Purtroppo i migliori sono già occupati dai caicchi e da alcune piccole imbarcazioni a motore. Decidiamo quindi di dare fondo nella baia di Ince Burun, a nord dell'omonimo capo. In un primo tempo porto due cime a terra, poi preferisco restare alla ruota. Nella baia entra una leggera onda da est e con due cime a terra prenderemmo le onde al traverso. Le barche ormeggiate nella baia alla sera se ne vanno, tranne un piccolo barchino di un pescatore vicino alla riva. Chiamiamo il Marina di Bodrum che fortunatamente ci conferma che nel prossimo fine settimana si è liberato un posto. Cosa che ci faciliterà molto le operazione di disarmo della barca nonché le modalità per andare a fare il test molecolare necessario per poterci imbarcare sull'aereo per l'Italia martedì prossimo. Per cena preparo dei "cordon bleu" e un'insalata di funghi che accompagniamo con una bottiglia di vino rosé. All'orizzonte vediamo i contorni dell'isola greca di Symi che dista di qui solo poche miglia. Forse è per questo che in mare notiamo diverse motovedette della guardia costiera turca che pattugliano la zona, per evitare ai migranti di raggiungere la Grecia. A guardare il posto idilliaco in cui ci troviamo non si direbbe, ma purtroppo accanto a noi sta scorrendo la vita di un mondo parallelo dai contorni davvero drammatici.
 
(Giornale di bordo)

domenica 26 settembre 2021

Selimiye - Kuruka Buku


Prima di lasciare Selimiye facciamo alcuni ultimi acquisti da Migros, il supermercato che si trova lungo la via principale del paese. Il pontile è quasi deserto. Le uniche altre persone sono tre signori di mezza età di cui uno è il proprietario di un bel Terranova. Il padrone del cane è l'unico ad essere comunicativo. Gli altri due, infatti, salutano a malapena ed hanno un'aria decisamente antipatica. Il cane si chiama Nixon Coen e tutto il gruppo vive in Israele. Con Tania commentiamo come questi due tipi siano così diversi dai nostri amici, Doron e Anat, che vivono nei pressi di Gerusalemme. Una volta salpati facciamo un giro dell'ampia baia di Selimiye e un breve passaggio in quella di Sig Koyu. Poi percorriamo il suggestivo passaggio tra la costa e le cinque isole che la separano dal mare aperto, dove le scoscese pendici dei rilievi si inabissano in un mare blu cobalto. Su Kameriye Adasi, la prima isola che incontriamo alla nostra dritta, si trovano le vestigia di un'antica chiesa bizantina. Il sito è meta delle numerose barche che trasportano i turisti da Selimiye. Prima di raggiungere Kargi Adasi, l'ultimo isolotto del gruppo, mettiamo la prua in direzione nord-ovest verso la penisola di Datca. Benchè non ci sia molto vento apriamo il solo genoa avanzando ad una velocità di circa 3 nodi. La nostra meta è la baia di Kuruka Kuyu che raggiungiamo nel pomeriggio, dopo alcuni bordi di bolina. La baia è molto ampia e diamo fondo davanti ad alcuni gavitelli ai quali sono ormeggiate delle barche a motore. La maggior parte delle altre barche a vela hanno dato fondo nel suo lato occidentale, tutte ammassate le une sulle altre, tanto per non smentire la nota "legge della barca alla fonda" di Arturo Perez-Reverte da me spesso citata. Si tratta di una "legge" che si applica con rigore estremo e che potremmo formulare così: ogni qualvolta che sei alla fonda con una barca a vela in una costa deserta e lunga diverse miglia, la barca che si ancorerà dopo lo farà esattamente al tuo fianco. D'estate, si amplia con inesorabili estensioni: per quanto spazio libero ci sia nei dintorni, la terza barca verrà a piazzarsi nello spazio ridotto eventualmente rimasto tra la tua barca e quella che si è ancorata per seconda. Alla fine della giornata, la conferma di questa legge fa sì che, con diverse miglia di costa deserta, quindici o venti barche siano ammucchiate nello stesso punto, girando una sopra l'ancora dell'altra al minimo cambio di vento; e che ogni skipper di ogni nuova barca che arriva pensi che la parte deserta debba avere qualcosa che non va, visto che nessuno si avvicina. Più che di una legge, a mio avviso si tratta di un vero e proprio assioma. Verso sera il poco vento che aveva caratterizzato la giornata scompare del tutto e per proteggerci dall'umidità apriamo il tendalino. Per cena scaldiamo le triglie comprate ieri che accompagniamo con un insalata verde, dei pomodorini e una bottiglia di vino bianco. Prima di andare a letto telefoniamo ad alcuni amici. Delos e Brigitte si trovano ad Atene, mentre ad  Ozgur spieghiamo che siamo ancora in attesa di sapere se al Marina di Bodrum si è liberato un posto per il prossimo fine settimana. In caso contrario saremo obbligati a togliere le vele a Turgutreis percorrendo a motore la quindicina di miglia fino allo Yat Lift dove martedì aleremo Habibti mettendola nel suo invaso per l'inverno.
 
(Giornale di bordo)

sabato 25 settembre 2021

Kuyulu Buku - Selimiye


Lasciamo Kuyulu Buku con un vento debole sui 5 nodi. Con il solo genoa a riva attraversiamo tutto Hisaroun Korfezi. All'ingresso della baia di Selimiye accendiamo il motore. Su internet riusciamo a trovare il numero telefonico del pontile, ma prima di riuscire a parlare con qualcuno che sia in grado di esprimersi in inglese siamo costretti a fare altre tre telefonate ad altrettante persone. Il fondale di questa baia è ovunque molto profondo e pertanto, se si vuole evitare di ormeggiare all'unico pontile esistente, occorre dare fondo molto vicino alla riva o avere molta catena a disposizione. Ouzer, l'amico turco incontrato alcuni giorni fa a Datca, mi aveva indicato il punto preciso della baia in cui ci sono tre gavitelli privati ai quali, nel caso fossero liberi, è possibile ormeggiare. Li troviamo tutti e tre liberi, ma preferiamo comunque dirigerci al pontile. Ci ormeggiamo all'esterno in prossimità della sua parte terminale. Un punto che risente delle onde provocate dai gommoni che ci passano davanti a tutta velocità. Lavata la barca e fatto il pieno d'acqua scendiamo in paese a fare due passi. A Selimiye ci eravamo già stati lo scorso anno raggiungendola a piedi da Bozburun. E' un paese molto carino, molto più simile ad una località balneare alla moda italiana che ad un classico paesino turco. Pranziamo da "Sardunya", un ristorante con una terrazza che si affaccia sul mare. Ordiniamo polipo, calamari, filetto di spigola in carpione e patatine fritte. Tutto squisito. Chiediamo anche che ci friggano alcune triglie che portiamo con noi in barca e che mangeremo domani per pranzo. La giornata è calda e restiamo seduti all'ombra a bere caffè turco e té. Nel tardo pomeriggio torniamo in barca, fermandoci in un supermercato a fare un po' di spesa che sistemiamo a bordo. Verso sera facciamo una lunga passeggiata fino alla limitrofa baia di Sig Koyu, che costituisce un validissimo ridosso alternativo a Selimiye. Ammiriamo le numerose case restaurate di recente con dei giardini molto curati che arrivano fino al mare. Alcune sono state trasformate in "boutique hotel". Di cenare non ce la sentiamo. Prendiamo invece un gelato, anche se ormai con il buio fa piuttosto fresco, tanto che si sta bene con un maglione indosso. Tania compra una bella collana di pietre dure in un negozio sul lungomare. Il proprietario è un sostenitore dell'attuale dirigenza politica del paese. L'unica voce fuori dal coro che abbiamo sentito tra tutte le persone fin'ora conosciute in Turchia. Fatti altri due passi, torniamo volentieri in barca e dopo aver letto qualche pagina spegnamo la luce. 
 
(Giornale di bordo)

venerdì 24 settembre 2021

Bençik Limani - Kuyulu Buku


Durante la notte il vento si è calmato. Come al solito ci svegliamo presto. Su "Erva Demir", il caicco ormeggiato accanto a noi stanno facendo colazione. Gentilmente ci portano delle specie di piadine al formaggio, che si rivelano ottime. Alle 9 arriva sul suo gommoncino a remi il giovane a cui ieri avevamo ordinato alcuni "gozelme" e "sigara boreji", due piatti tipici a base di farina, formaggio, spinaci e patate che mangeremo per pranzo. Con la sorella hanno avuto l'intelligente idea di offrire questo servizio alle barche ormeggiate nella baia. Un'iniziativa che sembra avere successo. Preparano i loro piatti, che scegli su un catalogo fotografico, a bordo di un piccolo cabinato a motore ormeggiato poco lontano. Verso le 10 il caicco se ne va. Salutiamo il suo equipaggio, mentre il signore turco che parla italiano ci scatta qualche foto che ci invierà qualche giorno dopo per mail. Una decina di minuti più tardi salpiamo anche noi. Prima di uscire in mare aperto facciamo un rapido giro del fiordo spingendoci fino nella sua parte terminale, dove il fondale risale rapidamente. La meta odierna è la baia di Kuyulu Buku, che si trova a poche miglia ad est. La raggiungiamo in poco meno di un'ora dando fondo alla ruota a debita distanza da due altre barche a vela. Trascorriamo la giornata a leggere, a scrivere e a guardarci intorno. L'unica nota negativa è il bruciore che continuo ad avere alla coscia a seguito delle punture dei malefici insetti. Una delle barche a vela accanto a noi nel corso della giornata cambia ancoraggio per ben tre volte prima di ridare fondo nell'esatto punto in cui l'avevamo trovata al nostro arrivo. Lo skipper è un signore turco di mezza età piuttosto in carne. Con lui a bordo ci sono due giovani ragazze slave con un fisico mozzafiato. Un trio il cui rapporto non riusciamo a comprendere del tutto. Quello che è certo è che il tipo ci sembra decisamente sovraeccitato e, in un certo senso, mi pare difficile dargli torto. Nel pomeriggio giungono nella baia altre barche, tra cui un grande yacht super moderno con equipaggio rigorosamente in divisa. Probabilmente molte di queste barche fanno base al non lontano Marti Marina, che si trova nella parte antistante del golfo. Purtroppo anche qui gli incendi hanno distrutto la maggior parte della foresta che ricopriva le montagne circostanti. Uno spettacolo desolante, anche perchè ci vorranno decenni prima che la natura ricrei ciò che è andato perduto in pochi giorni. L'aria è decisamente fresca e per la prima volta la sera indossiamo i pantaloni lunghi e i pail. Tiriamo fuori anche i sacchi a pelo che lasceremo aperti sopra alle lenzuola. Trascorriamo la serata in pozzetto ammirando la luna piena che spunta da dietro il crinale di una delle montagne in fondo al golfo. E' di un tale colore rosso fuoco che prima della sua apparizione pensiamo per un attimo che dietro la montagna sia scoppiato un altro incendio. Invece assistiamo ad uno spettacolo eccezionale, come solo la natura ogni tanto ti sa regalare.
 
(Giornale di bordo)  

giovedì 23 settembre 2021

Bençik Limani


Verso mezzogiorno dovrebbe arrivare vento forte da N-NW. L'insenatura in cui ci troviamo è ridossata, ma preferisco aggiungere una lunga cima da prua fino a terra. Il caicco accanto a noi farà la stessa cosa e anche le altre barche rafforzano le proprie linee d'ormeggio. Mentre lego la cima ad un albero degli insetti minuscoli, probabilmente dei pappataci, mi pungonono su una coscia. Le diverse punture si concentrano tutte in uno stesso punto che cospargo immediatamente di Fucicort e Fenistil, che rimetto ogni mezz'ora cercando di contenere l'arrossamento che lentamente si estende e che da parecchio fastidio. Sul caicco accanto a noi c'è una famiglia turca con uno dei suoi componenti che parla un ottimo italiano. E' un ingegniere che ha lavorato per la Fiat a Torino per alcuni anni. Facciamo un po' di conversazione. Il che ci consente di stabilire un bel rapporto anche con il resto dell'equipaggio. Il vento forte è atteso nel primo pomeriggio. Per ora si respira un'atmosfera ovattata. Oggi è anche una di quelle giornate dall'aria prettamente settembrina. Di quelle che ti fanno capire che, anche se vi saranno ancora delle giornate calde, l'estate se ne sta andando. Intanto io continuo a mettere Fenistil sulla coscia. L'andirivieni di barche nella baia si è fermato. Tutti sono in attesa dell'arrivo della sventagliata. In realtà nel corso del pomeriggio nel punto in cui siamo giungono solo un po' di raffiche. Gli alberi retrostanti e la punta della piccola insenatura rendono il nostro ridosso davvero perfetto. Umit ci scrive che a Bozburun ci sono circa 35 nodi di vento. In questa parte della costa turca non sono abituati ad avere di frequente venti di questa intensità. Cosa ben diversa in Egeo, dove venti del genere specialmente in estate sono all'ordine del giorno. Daparte mia, dopo averle pulite, cucino le alici al "gratin". Un piatto semplice ma da vero orgasmo papillare, come direbbe l'amico Roberto. Comincio anche la lettura di "500 days around the world on a 12 foot yacht" di Serge Testa. L'incredibile storia del giro del mondo fatto dall'autore tra il 1984 e il 1987 a bordo di una barca in acciaio autocostruita di 12 piedi di lunghezza, vale a dire tre metri e mezzo. Praticamente un guscio di noce. Un'impresa al limite dell'incoscienza, considerate le avventure che gli sono accadute, ma che ha consentito a questo australiano, nato in Brasile da una famiglia di origini italiane, di conquistare il record, iscritto nel guinness dei primati, della barca di più piccole dimensioni che abbia fatto il giro del mondo. Nel pomeriggio telefono al Marina di Bodrum per prenotare un posto per un paio di notti a partire dal 2 ottobre. Ci rispondono che al momento non ne hanno di disponibili. Il che ci complicherebbe un po' le cose, considerato che il 4 ottobre dovremmo alare Habibti allo Yat Lift. Ci auguriamo che nei prossimi giorni qualcuno disdica. Per verificare telefoneremo la settimana prossima. Ormai abbiamo preso l'abitudine di andare a dormire all'ora delle galline, come s'usa dire. Infatti, alle 20 siamo già a letto.

(Giornale di bordo)

mercoledì 22 settembre 2021

Bençik Limani

 
Il caicco che ieri sera aveva ormeggiando all'esterno dell'insenatura se ne va alle 8. Subito dopo se ne vanno anche i nostri vicini sul catamarano. Il loro posto è immediatamente occupato da un caicco appena sopraggiunto, mentre sulla nostra sinistra da fondo una piccola barca a motore dal pescaggio ridotto. Dedico gran parte della giornata a dei piccoli lavoretti a bordo, sistemando il cassetto del tavolo da carteggio che, non so perchè, non riesco mai a tenere in ordine. Appendo con del nuovo adesivo comprato a Marmaris il quadro della dinette a cui siamo particolarmente affezionati. Lo avevamo comprato ad Itaca qualche anno fa. Verso le 14, come previsto, il vento comincia ad aumentare. Compriamo da Hussein altri pomodorini. Quelli che ci aveva venduto ieri erano squisiti. Il pescatore ci porta il mezzo chilo di alici che gli avevamo ordinato e con una piccola mancia gli diamo i sacchi della spazzatura da gettare. Per cena cucino la sfoglia di melanzane e salmone che mangiamo al tramonto in pozzetto. Trascorriamo la serata ascoltando un po' di musica bevendo di due dita di whisky giapponese. Uno dei miei preferiti.
 
(Giornale di bordo)

martedì 21 settembre 2021

Dirsek - Bençik Limani


La notte scorsa è stata molto umida. Lo yacht a motore accanto a noi è partito molto presto. Noi invece salpiamo con calma. Da Dirsek a Bencik Limani, dove siamo diretti, ci sono solo 5 miglia che percorriamo a motore attraversando il golfo di Hisaroun. Bencik è un fiordo stretto e lungo e per questo costituisce un ottimo ridosso. In sua corrispondenza si trova il punto più stretto della penisola di Datca che separa il golfo di Hisaroun da quello di Gokova. Erodoto riporta che gli abitanti di Knidos in questo punto avevano cominciato a scavare un canale per separare la penisola dalla terraferma, come misura difensiva contro l'invasione persiana. Il canale non fu mai costruito, probabilmente a causa della roccia molto dura, ma la leggenda vuole che l'opera fu interrotta in quanto l'oracolo di Delfi, interrogato a proposito, aveva detto che essa sarebbe stata contraria al volere degli dei i quali, se avessero desiderato che la penisola di Datca fosse un'isola, l'avrebbero creata tale fin dall'origine. Il risultato fu che alcuni anni dopo i persiani invasero la regione conquistando quella città. Vatti a fidare degli oracoli!! Entrati nel fiordo diamo fondo in una piccola insenatura con la foresta alle spalle, ben ridossata dai venti settentrionali che rinforzeranno nei prossimi giorni. Accanto a noi c'è un vecchio catamarano con due famiglie turche a bordo. Il nome dela barca è "21 August". Sapendo quanto i turchi siano nazionalisti cerchiamo di scoprire se tale data corrisponda a qualche importante ricorrenza del paese, ma non troviamo nulla al riguardo. La nostra curiosità resterà insoddisfatta in quanto nessuna delle persone a bordo parla inglese per potergli chiedere quale sia il significato. Nel corso della giornata nella baia arrivano numerose altre barche. Tra queste un gozzo piuttosto malandato. E' di Hussein dal quale compriamo un po' di frutta e di verdura. Vorremmo anche comprare un po' di alici da un pescatore, ma al momento non ne ha. Ci promette di portarcene l'indomani. Verso sera una barca a vela con dei tedeschi a bordo vorrebbe ormeggiare accanto a noi in una zona di bassi fondali. Da prua li avverto del pericolo e se ne vanno. Ceniamo in pozzetto: formaggi e bruschette, utilizzando l'ottimo pane casareccio comprato a Serce due giorni fa. Dopo cena ce ne andiamo subito a letto.

(Giornale di bordo)

lunedì 20 settembre 2021

Serçe - Dirsek


Per oggi avevamo programmato di spostarci nella limitrofa Bozuk Koyu. Tuttavia, poiché le previsioni annunciano vento molto forte fra un paio di giorni, preferiamo raggiungere la baia di Dirsek che si trova ad una quindicina di miglia più a nord. In questo modo ci avvicineremo a Bencik Limani, un fiordo estremamente ridossato sulla penisola di Datca, dove attenderemo che passi la sventagliata. Il caicco con gli spagnoli a bordo che aveva steso il suo calumo sopra il nostro se ne va alle 6.20. Noi ci alziamo alle 7 e ci prepariamo a partire con calma. Salutiamo i nostri vicini dello X-Yacht che con il tender si allontanano in direzione del pontile del ristorante che si trova dalla parte opposta della baia. Attraversato lo stretto passaggio che da accesso a Serce, facciamo un breve giro esplorativo verso Korsan Koyu, la baia dei corsari. Si tratta di un piccolissimo ridosso invisibile dal mare che merita del tutto il nome che gli è stato dato. Al suo interno c'è spazio per una sola barca, oggi è occupato da una vela. C'è una totale calma di vento e a motore superiamo capo Karaburun. Poiché è previsto un leggero aumento del vento da sud-ovest nella tarda mattinata armo il gennaker. Operazione del tutto inutile in quanto per tutto il giorno di vento non se ne vede nemmeno l'ombra. Ammainiamo il gennaker e anche la randa che continua a sbattere inutilmente. Atraversiamo a motore tutto il golfo di Yesilova, inviando un saluto ideale ad Umit che si trova sempre a Bozburun e che, gentile come sempre, ci aveva segnalato con un messaggio l'arrivo del vento forte previsto nei prossimi giorni. Lasciamo a dritta la meda di Atabol Kayasi sulla cui secca ha dato fondo un caicco. Nella baia di Dirsek ci sono molte barche, ma troviamo uno spazio adeguato in cui diamo fondo in 25 metri d'acqua portando le due solite cime a terra. Mentre stiamo sistemando la barca si avvicina il gozzo di un pescatore dal quale compriamo un pesce simile a un branzino che cucinato al cartoccio con pomodorini ed olive nere si rivelerà ottimo. Nel pomeriggio, quattro ragazzi russi a bordo di un Oceanis 38 impiegano un'oretta per ormeggiarsi poco lontano da noi. Anche un Beneteau 41 sopraggiunto poco dopo fatica parecchio ad effettuare la manovra. L'ancora continua a non agguantare in quanto si ostinano a non dare sufficiente catena. Infine, una signora a bordo di un 64 piedi a motore ormaggiato alla nostra dritta e che si avvicina a nuoto ci chiede se le possiamo imprestare un cacciavite a stella. Non posso credere che su una barca, tanto più di quelle dimensioni, non vi sia a bordo un cacciavite. Ce lo restituirà poco più tardi uno dei due marinai imbarcati a bordo. Con il buio arriva l'umidità e ce ne scendiamo sottocoperta dove trascorriamo la serata.
 
(Giornale di bordo)

domenica 19 settembre 2021

Çiftlik - Serçe


Dopo una notte trascorsa con un continuo rollio l'idea di restare qui un'altro giorno non ci entusiasma. E' vero che questa mattina il mare è nuovamente calmo ma, poiché nel pomeriggio il vento girerà da ovest, è quasi certo che si ripeterà lo stesso scenario di ieri. Vale a dire un pomeriggio e una notte trascorsi di nuovo a rollare. Salpiamo verso le 10 e con una bella navigazione di bolina, grazie ad un vento sui 25 nodi, con quattro lunghi bordi arriviamo nella baia di Serce. Con tutte le barche che oggi stanno risalendo la penisola ad andare a vela siamo solo in tre. A Serce diamo fondo portando due cime a terra nel lato occidentale della baia. Appena entrati ci raggiunge a bordo di un gommone il fratello del proprietario del ristorante "Capitan Nemo" che offre la possibilità ai suoi clienti di ormeggiarsi sull'antistante pontile o ad alcuni gavitelli. Il proprietario del ristorante in realtà si chiama Hassan e avevamo fatto la sua conoscenza lo scorso anno quando avevamo pranzato nel suo locale. L'esperienza non ci era piaciuta, non perchè il cibo fosse cattivo, ma per il conto sproporzionato. Purtroppo l'aumento delle barche che in estate frequentano questi luoghi sta generando un incremento dei prezzi un po' ovunque. Nel frattempo, il trasduttore della stazione del vento la cui elica si era nuovamente bloccata oggi ha ripreso a funzionare. Con Tania abbiamo deciso di non parlare dell'argomento per scaramanzia. Nei prossimi giorni ci limiteremo a scambiarci uno sguardo d'intesa ogni qualvolta verifichiamo che lo strumento continua a funzionare regolarmente. Il che accadrà per tutto il restante periodo. Accanto a noi è alla fonda uno X-Yacht X4° con la randa rollabile nel boma. Una soluzione interessante che non avevo ancora mai visto su una barca di queste dimensioni. A pranzo, seduti a prua, mangiamo dei wurstel in salsa rosa con due birre. L'acqua è cristallina e sulla spiaggia c'è una costruzione squadrata che in passato deve essere stata utilizzata come ristorante, stante la scritta riportata sulla facciata. Ora è disabitata e con Tania fantastichiamo su come questo posto potrebbe essere un nostro "buon ritiro". La baia è ridossata da tutti i quadranti e ci sarebbe la possibilità di costruire un piccolo pontile con tanto di corpo morto per Habibti. Ci riporta alla realtà l'arrivo di un caicco che da fondo stendendo la sua catena sulla nostra. Quando lo faccio garbatamente notare ad uno dei ragazzi dell'equipaggio egli mi risponde che intanto l'indomani mattina se ne andranno via molto presto. Non è la prima volta che constatiamo una tale arroganza da parte di alcuni caicchi. Non ci resta che augurarci che almeno i clienti a bordo siano un po' più educati del gruppo di tedeschi ubriachi che la notte scorsa, sempre su un caicco, hanno deliziato le barche vicine con le loro urla gutturali a cui di umano era restato ben poco. Questa sera ci sono toccati degli spagnoli che, pur avendo festeggiato fino a tardi, lo hanno fatto nei limiti del buon gusto. 

(Giornale di bordo)

sabato 18 settembre 2021

Kadirga Koyu - Çiftlik


Ci svegliamo prestissimo. Voglio partire prima che con la luce del giorno i malefici minuscoli insetti neri facciano la loro comparsa. Nei punti in cui sono stato punto ieri si sono formati dei piccoli bozzi rossi che danno proprio fastidio. Percorriamo le poche miglia fino a Ciftlik a motore per ricaricare le batterie. Subito dopo il capo vediamo sopraggiungere una barca a vela delle dimensioni di Habibti che ci supera con il motore a tutto gas. In meno di un'ora raggiungiamo la nostra destinazione. Antistante la baia di Ciftlik c'è un piccolo isolotto privato. L'attuale proprietario lo ha messo in vendita alla modica cifra di 15 milioni di euro. Sull'isolotto, ricoperto da una folta vegetazione, ci sono una villa restaurata di recente, una casa per il custode ed un eliporto. Elettricità ed acqua arrivano attraverso delle condutture sottomarine segnalate sulla carta nautica. Entrati nella baia, invece di dirigerci verso i pontili dei vari ristoranti che si trovano nella sua parte più ridossata, diamo fondo non lontani dalla spiaggia alle cui spalle si trova un grande albergo. Un casermone che deturpa l'ambiente circostante e che per di più è anche chiuso. Scendiamo a terra a nuoto portando le nostre cose dentro il piccolo canotto che si rivela molto utile allo scopo. Ci sediamo ad un tavolo all'ombra di una pergola in uno dei ristoranti. Sono le 11 e molti degli avventori stanno ancora facendo la classica colazione turca composta da formaggi, pomodori, omelette, olive, pane caldo appena sfornato ed intingoli vari. La ordiniamo anche noi ma, vista l'ora, decidiamo che essa costituirà il nostro pranzo. Pertanto, invece del té che ci viene proposto, lasciando un po' interddetto il cameriere, ordiniamo un paio di birre. Nel corso della giornata la baia si popola di barche, la maggior parte delle quali si dirigono ai pontili dove vi sono dei corpi morti. Per far prendere aria alle lenzuola le stendiamo a prua con il solito sistema della cima tesa tra lo strallo e la base del boma. Fa piuttosto caldo e nel pomeriggio ci scappa una pennichella. Verso sera si scatena il solito rodeo delle barche che non trovando più posto ai pontili danno fondo in modo maldestro. Un enorme catamarano con degli ucraini a bordo riesce nello spazio temporale di una mezz'ora a cambiare per ben quattro volte ancoraggio. Nella baia ora entra un'onda un po' fastidiosa che genera un po' di risacca. Ceniamo in pozzetto rollando per bene. Ciò non ci impedisce di gustarci le uova di lompo spalmate sul pane con l'aggiunta di burro e limone. Completano il menù un po' di tarama e la canonica bottiglia di vino bianco fresco.

(Giornale di bordo)

venerdì 17 settembre 2021

Marmaris - Kadirga Koyu


Alle 2 di notte la cacofonia della "boom boom music" sparata a palla dai locali notturni sul lungomare è cessata. Una apposita regolamentazione impone che il volume della musica venga ridotto a quest'ora. Ciò è applicato in città, dove il rispetto di questa regola può essere verificato con faciltà dalle forze dell'ordine, ma non avviene nei luoghi più remoti. E' il caso della discoteca di fronte alla quale eravamo alla fonda l'altra notte dove il baccano è cominciato proprio alle 2. Appare pertanto chiaro che chi vuole continuare la notte brava fino al mattino, una volta che i locali notturni di Marmaris chiudono, si trasferisce qui. Prima di salpare andiamo a fare la spesa da Migros e a ritirare i nuovi cuscini per il pozzetto dal tappezziere. C'è un vento leggero da nord-ovest. Superiamo con una lenta navigazione al gran lasco il passaggio tra Yediz Adasi e la terraferma puntando poi su Kadirga Burun. Tutte le barche a vela che avvistiamo procedono a motore, anche quando nel pomeriggio il vento gira da ovest e rinforza fino a 20 nodi. Un lungo bordo, una virata e un altro lungo bordo ci consentono di entrare direttamente in Kadirga  Koyu, una bella baia circondata da una fiorente macchia mediterranea in prossimità dell'omonimo capo. Diamo fondo portanto due cime a terra accanto a "Serenity 86", un caicco con a bordo quattro vecchi signori americani piuttosto maleducati. Che siano americani lo deduciamo dalla bandiera a stelle e strisce che sventola su una delle sartie del caicco. Le quattro cariatidi, tutte in piedi sul ponte a seguire attentamente la nostra manovra d'ormeggio, rimangono impassibili e del tutto indifferenti al cenno di saluto che gli facciamo al nostro arrivo e che Tania replica inutilmente per un altro paio di volte. Inoltre, di "Serenity" la barca ha solo il nome, in quanto il suo generatore acceso ci rompe le orecchie per la restante parte del pomeriggio. Per fortuna verso sera il caicco se ne va e nella baia restano poche altre barche. Fanno invece la loro apparizione dei fastidiosi piccoli insetti neri che mi punzecchiano per bene. Le loro punture benché microscopiche bruciano parecchio. Mentre ceniamo in pozzetto da fondo accanto a noi una barca a motore con a bordo un gruppo di allegre ragazzine portate qui a fare il bagno e che si divertono a tuffarsi da prua tra urla e risatine tipiche dell'adolescenza. Con il buio la barca se ne va. In cielo la luna piena illumina la baia e noi restiamo a conversare piacevolmente fino alle 23.
 
(Giornale di bordo)  

giovedì 16 settembre 2021

Bueyuekkargi - Marmaris

 
Dopo una notte piuttosto insonne a causa della discoteca che abbiamo scoperto essere accanto al nostro ancoraggio, verso l'alba riusciamo infine a dormire per un paio d'ore. Mi chiedo che vita debbano fare gli abitanti delle due case coloniche che si trovano a poca distanza dal locale. Salpiamo alle 8.30 alla volta di Marmaris, che dista solo un paio di miglia, ormeggiando al Netsel Marina. Lavo velocemente la barca e scendiamo subito a terra. Come prima cosa andiamo a comprare una bombola della camping gas nell'unico negozio che le vende e che avevamo scovato dopo una lunga ricerca la scorsa primavera. Poi, mentre Tania si occupa di rinnovare il nostro abbonamento telefonico, vado alla ricerca del piccolo laboratorio a cui Faruk si era rivolto in occasione della nostra ultima venuta a Marmaris per far riparare una vecchia centralina di "Alisée". Riesco a trovarlo e mostro al tecnico, un signore sulla sessantina, il trasduttore della stazione del vento che non funziona. Il tecnico la guarda per un attimo e senza aggiungere altro mi dice di ritornare tra un paio d'ore. Portata la bombola del gas in barca raggiungo Tania che mi aspetta davanti al negozio della Turkcell. Ci sediamo in un bar all'ombra e mentre ci beviamo due birre fresche telefono ad Alp, a Istanbul, per assicurarmi che il pagamento del nuovo tender della Arimar sia andato a buon fine. Poi parlo con Francesca, la responsabile per le vendite all'estero di Eurovinil che mi da il contatto telefonico di Aytug, il distributore per la Turchia, che chiamo subito dopo. Con lui definiamo le modalità per l'ordine e il pagamento. Essendo una zattera con le specifiche italiane la dovrà inserire nel prossimo ordine e appena la riceverà dall'Italia la spedirà allo Yat Lift di Bodrum. In uno dei tanti negozi di nautica che si trovano a Marmaris compriamo alcune minuterie da tenere a bordo. Poi, speranzosi, ci avviamo verso il laboratorio a cui avevo lasciato il trasduttore. Quando vedo l'elica che era bloccata girare di nuovo mi si apre il cuore. Il tecnico mi mostra due minuscole rondelle che si erano rotte al suo interno e che ha sostituito. Pago con gran piacere i 50 euro che mi chiede per il suo lavoro, tanto più considerato che un trasduttore nuovo comprato in Turchia mi sarebbe costato più di 700. Approfittando dei negozi di nautica estremamente ben forniti che si trovano a Marmaris compriamo dei copriparabordi di spugna spessa e in un laboratorio di tappezzeria ordiniamo quattro nuovi cuscini per il pozzetto che ritireremo la mattina seguente. Una giornata un po' dispendiosa quella odierna, ma risolutiva per molti aspetti. Dopo essere salito in testa d'albero e rimontato il trasduttore appena riparato, ceniamo da "Pineapple", un elegante ristorante all'interno del Marina. I locali sul lungomare sono super affollati e non ci va di frequentare posti con troppa gente in questo periodo. Riceviamo un messaggio da Johnatan di "Aphrodite" che ci dice essere appena arrivato a Bozburun. Peccato non essere riusciti ad incontrarci nuovamente. Domani comincerà la lunga risalita verso Istanbul. Ci diamo appuntamento per la prossima stagione. Dopo cena facciamo una passeggiata nel Marina. La cacofonia di "boom boom music" provieniente dal lungomare è assordante, ma non è nulla se paragonata all'esperienza della notte scorsa. E' proprio vero che nella vita tutto è relativo.
 
(Giornale di bordo) 

mercoledì 15 settembre 2021

Gerbekçe - Sedir Adasi - Bueyuekkargi


La sola barca a vela che ha trascorso la notte nella baia insieme a noi se ne è andata di prima mattina. E' ancora presto quando decidiamo di salpare anche noi, proprio mentre fa la sua apparizione un enorme yacht a motore. Dopo la buriana di ieri sera, oggi c'è una totale calma di vento. Superiamo la baia di Ciftlik dove vediamo diverse barche ormeggiate ai pontili di fronte ai ristoranti. Dal mare si nota una grande costruzione, probabilmente un  hotel, che deturpa il paesaggio circostante. Superiamo Hayirsiz e Kadirga Burun. Su quest'ultimo capo si trova un faro che segnala l'ingresso da ovest dell'ampia baia al cui fondo si trova la cittadina di Marmaris. Incrociamo un gommone della Gendarmeria che ci passa accanto senza degnarci di uno sguardo. Poco dopo, dalla piccola baia di Kadirga Limani esce un catamarano con una bandiera russa sulla sartia di sinistra che ci supera a motore. Avvicinandoci a Marmaris, oltre al traffico di barche, aumenta anche l'inquinamento. Sull'acqua galleggia di tutto: bottiglie di plastica e di vetro, cassette della frutta, pezzi di polistirolo e di tanto in tanto delle chiazze marroni di rifiuti organici. Per completare il quadro, tutte le pendici delle montagne circostanti sono state completamente distrutte dagli incendi che anche qui sono divampati lo scorso agosto. Migliaia di ettari di bosco distrutti. Attraversiamo il passaggio di Sarak Bogazi e accediamo nella parte più protetta della baia. E' pressochè mezzogiorno e di trascorrere la notte a Marmaris, ricordando il baccano notturno che proviene dai locali limitrofi al Marina, non ci entusiasma. Decidiamo così di raggiungere Marmaris solo la mattina seguente, in modo da avere l'intera giornata a disposizione per fare le varie commissioni che abbiamo in programma. Diamo fondo in 25 metri d'acqua filando due cime a terra a ridosso della piccola isola di Sedir Adasi. Nella notte il vento dovrebbe girare da nord e in questo modo il ridosso dovrebbe risultare perfetto. Invece, nel pomeriggio il vento rinforza da ovest prendendo Habibti al traverso e mettendo sotto sforzo la linea d'ancoraggio. Per diminuire la trazione laterale aggiungo un'altra cima che fisso alla galloccia di prua e che porto a terra. Nel tardo pomeriggio vedo accumularsi sopra di noi delle minacciose nuvole nere e così, analogamente a quanto  fatto la sera precedente, ci mettiamo alla fonda nella baia antistante in prossimità della riva. Anche qui la profondità è considerevole, ma il fondo di sabbia e fango è buon tenitore. Dopo lo scroscio pomeridiano la serata trascorre tranquilla. Di fronte a noi, sulla terra ferma, notiamo un largo tendone bianco che ha l'aria di essere un ristorante. Non vediamo nessun movimento e quindi deduciamo che esso sia chiuso. Tutto resta tranquillo fino alle due di notte quando veniamo svegliati da un rumore assordante di "boom boom music" e da un continuo andirivieni di gommoni che ci passano accanto a tutta velocità con a bordo gente in evidente stato di ubriachezza. Fortunatamente, oltre alla luce di fonda in testa d'albero, ne avevo aggiunto un'altra lampeggiante sul boma. Il locale che avevamo scambiato per un ristorante, in realtà è una discoteca che comincia ad affollarsi a quell'ora di notte e che terrà la musica a palla fino alle sei e mezza del mattino. E meno male che avevamo deciso di non andare a Marmaris per trascorrere una notte tranquilla.
 
(Giornale di bordo)

martedì 14 settembre 2021

Bozuk Koyu - Gerbekçe


Anche oggi ci accoglie una splendida giornata di sole. Le previsioni annunciano un leggero vento da ovest con qualche rinforzo nel pomeriggio durante il quale potrebbero esserci alcuni fenomeni temporaleschi. Prima di continuare la nostra discesa verso Marmaris facciamo un giro della baia. Nella sua parte terminale si notano alcuni resti delle vestigia della città di Loryma, che fin dal tempo dell'antica Grecia fu uno dei principali centri abitati sulla costa della Caria e che nel XII°-XIII° secolo ospitò una sede episcopale. Mettiamo a riva la randa e ci dirigiamo verso l'uscita della baia. Qui veniamo superati da un 50 piedi Bavaria di proprietà di una compagnia di charter e con una bandiera ucraina che sventola sulla sartia di sinistra. Sulla coperta della barca il disordine regna sovrano: tender messo di sbilenco, salvagenti sparsi qua e là, asciugamani e costumi da bagno appesi alle draglie e tutti i parabordi penzolanti ad altezze diverse sulle murate. Lo skipper, che procede con il motore a palla e con un'evidente aria compiaciuta per le prestazioni del suo mezzo, ci fa un rasatino passando poco lontano dal nostro specchio di poppa. Probabilmente più che in mare si sente su un circuito automobilistico. Lo vediamo scomparire a tutto gas in direzione di Marmaris. Da parte nostra, lasciato l'isolotto di Catal Adasi sulla sinistra, dopo aver aperto il genoa lo sostituiamo quasi subito con il gennaker. Facciamo un lungo bordo in direzione di Rodi che vediamo avvicinarsi fino a riuscire a distinguere le case sulla costa. Manteniamo un'andatura tra il gran lasco e la poppa piena facendo attenzione a mantenere la portanza del gennaker. Quando vedo che l'altro bordo ci porterebbe diritti all'ingresso dell'insenatura di Gerbekce strambiamo. Dopo un po' il vento gira leggermente e nell'ultimo tratto lo prendiamo al traverso. Habibti corre a oltre 7 nodi in una divertente navigazione. Il regime dei venti in questa zona ed in questo periodo dell'anno è abbastanza prevedibile. La mattina solitamente c'è calma di vento. Questo comincia a fare la sua apparizione verso mezzogiorno per poi rinforzare nel pomeriggio, sempre da N-NW. In serata, dopo il tramonto, il vento diminuisce per scomparire del tutto nel corso della notte. In questo modo programmare la navigazione non è dificile. Superati Akyar e Gerbekce Burun entriamo nell'omonima baia dove intendiamo trascorrere la notte. "Ubi Bene", un grande caicco che avevamo già incontrato a Bozuk Koyu sta salpando proprio mentre facciamo il nostro ingresso nell'insenatura. A parte un'altra barca a vela e un paio di battelli che trasportano i turisti e che sono ormeggiati vicino alla spiaggia non c'è nessuno. Diamo fondo portando due cime a terra nella sua parte terminale, più o meno in corrispondenza del punto in cui ormeggiammo con Nausicaa tanti anni fa. Sistemata la barca mi metto ai fornelli preparando il sugo per gli spaghetti alla puttanesca. Mentre cucino si affaccia nella baia una barca a vela che tenta maldestramente un ancoraggio portando anche lei due cime a terra. Alla fine desiste e si allontana proseguendo verso ovest. In direzione di Marmaris si stanno ammassando dei grandi cumulonembi neri. Il che non fa presagire nulla di buono. Tuttavia, per il momento il vento da ovest sembra spingerli nella direzione opposta alla nostra. Giusto il tempo di terminare la cena che il vento gira improvvisamente. Nell'aria si comincia a sentire un odore di pioggia imminente. Poi è la volta di lampi e tuoni che si sentono sempre più vicini. Avendo tutta la baia a disposizione, con un temporale, vento forte e il buio imminenti non mi pare prudente restare dove siamo. Quindi do fondo in mezzo la baia con 60 metri di catena. Il tempo di terminare la manovra e il temporale si scatena. Poichè continui fulmini si abbattono nelle vicinanze lego uno spezzone di catena all'arridatoio mettendo l'altro capo in acqua. Inoltre, per quanto poco possa servire in casi come questo, spengo tutta l'elettronica di bordo restando in attesa che passi la buriana. Dopo una mezz'ora i tuoni e i fulmini si allontanano e resta solo più la pioggia che prosegue per un po' di tempo. Poi il cielo torna nuovamente sereno. E così ce ne andiamo a letto cullati da una leggera onda che concilia il sonno. 
 
(Giornale di bordo)

lunedì 13 settembre 2021

Bozuk Koyu

 
Molti dei caicchi che ieri sera erano nella baia se ne sono andati all'alba. Li ho sentiti salpare l'ancora e partire alle prime luci. Sulle pendici delle montagne circostanti individuiamo alcune greggi di capre e qualche asino che raglia in continuazione. Sono tutti piuttosto magri. Salutiamo Mustapha che a bordo di un gozzo si dirige verso Serce, una baia limitrofa, dove lascia l'auto che utilizza per andare a fare la spesa. La baia in cui ci troviamo, infatti, ha accesso esclusivamente dal mare. Come concordato la sera precedente, alle 9 viene a prenderci con il solito gommone Murad, il fratello di Mustapha. Abbiamo intenzione di andare a visitare i resti della fortezza posta all'ingresso della baia e sulla quale sventola l'immancabile bandiera turca. Murad ci propone di accompagnarci in barca fino alla baia sottostante le rovine in modo da accorciare il tragitto a piedi, ma noi preferiamo percorrere l'itinerario più lungo, che parte a ridosso del ristorante e il cui tracciato è segnalato da evidenti segni bianchi e rossi. Il sentiero si inerpica per un primo tratto su una collina per poi proseguire con un saliscendi in mezzo alla macchia mediterranea fino alla fortezza. Gli scorci che appaiono lungo il suo percorso sono suggestivi. Il verde della vegetazione contrasta con il blu intenso del mare. Dopo l'ultima salita raggiungiamo la bandiera posta sui resti di una torre della fortezza. Quest'ultima, non lontana dall'antico insediamento di Loryma, è anche conosciuta con il nome di Bozukkale. Fu costruita intorno al 700 a.C. con lo scopo di difendere la baia sottostante dove si trvava l'antica città e che costituiva un porto naturale dove aveva la base un'imponente flotta navale.  Le sue mura perimetrali, ancora ben conservate, erano lunghe circa 350 metri con un'altezza media di 36 e una larghezza di due metri. Il fatto che la baia sia raggiungibile solo dal mare ha contribuito a prevenire che nel corso dei secoli le imponenti pietre della fortezza fossero smantellate e portate via per essere utilizzate altrove per la costruzione di nuovi edifici, come spesso è accaduto in altri siti archeologici. Una leggenda vuole che non lontano dal Bozzukkale, in un punto chiamato Ekmekci Burun, sia affondata la barca di un pescatore che perse la vita nel naufragio. Da allora la tradizione impone che passando accanto a quel luogo si gettino in mare alcuni pezzi di pane con lo scopo di calmare i marosi ed evitare di incorrere nella stesso sfortunato destino. Un gesto scaramantico che faremo anche noi al nostro passaggio l'indomani. Il panorama che si gode dalla fortezza si estende fino a Rodi. All'interno della cinta muraria c'è un ampio spazio pianeggiante dove ora sono cresciuti alcuni alberi e diversi cespugli. Insieme a noi sta effettuando la visita una comitiva di tedeschi attrezzati come se stessero affrontando una escursione sul K2. Dopo che se ne sono andati arriva un gruppo di americani. Rispetto al mese di settembre dello scorso anno, durante il quale a causa del Covid avevamo incontrato poca gente,  ora c'è molto più affollamento. A parte coloro che sono a bordo dei caicchi, per mare si incontrano numerosi charter, soprattutto di russi e ucraini, molti dei quali hanno tutta l'aria di essere dei neofiti della vela. Lo si percepisce durante le manovre d'ormeggio durante le quali in questi giorni abbiamo visto fare le peggio cose. Terminata la visita ritorniamo sui nostri passi. Un'altra oretta di cammino e ci sediamo all'ombra della veranda del ristorante di Mustapha godendoci una ben meritata birra fresca. Ritornati in barca, con tutta l'enorme baia a disposizione, troviamo ormeggiato a pochi metri da Habibti un Oceanis 41.1 con a bordo una coppia di turchi non più giovane. La "legge della barca alla fonda", descritta magistralmente da Arturo Perez-Reverte, anche oggi trova la sua perfetta applicazione!! Telefono a Tuncai per avere aggiornamenti sul nostro nuovo trasduttore della stazione del vento che dovrebbe arrivare da Istanbul. Pare che continuino ad esserci problemi alla dogana, tanto che  ormai sono convinto che non la riceveremo mai. Nel pomeriggio, come al solito, si alza un po' di vento. Il che non guasta considerata la temperatura estiva della giornata. In serata dal ristorante posto in fondo alla baia arrivano le note di musica suonata dal vivo. La ascoltiamo mentre ceniamo in pozzetto, dopo aver cucinato il petto di pollo che ieri non eravamo riusciti a terminare al ristorante e al quale aggiungo una deliziosa salsa al pepe verde.
 
(Giornale di bordo)