CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







lunedì 15 ottobre 2018

Andare lontano



Non c'era nemmeno il Dedalo ad aspettarlo da qualche parte, chissa' che fine aveva fatto quel bel mucchio di legna, adesso aveva anche l'albero nuovo, levigato e piu' robusto di prima, sarebbe potuto andare ovunque con quella barca, ma non sarebbe accaduto, e poi era troppo grande per lui. Piu' e' grande la barca, piu' lontano e' il mare, questo lo aveva sempre saputo. Si era stufato anche di quel genere di viaggi, marinai, beghe a bordo, carichi da consegnare, ritardi, funzionari corrotti. Sarebbe bastato uno sloop, piccolo e agile, nove, dieci metri al massimo, prua tagliata dritta all'inglese e poppa alta, profumato di quercia e di mare, una barca da gestire da solo, fino alla prossima tempesta, alla botta contro una balena o contro uno scoglio di notte, una barca con una comoda cabina di poppa, piena di rastrelliere di bottiglie da scolare, un letto per dormire, qualche libro, un paio di vele, le cime, una tazza di metallo e nessuna mappa, ormai gli bastava puntare la prua facendosi accompagnare dal vento, e neppure un'ancora, tanto l'importante non era fermarsi ma ripartire. Questo avrebbe voluto in quel momento, andare lontano.

(Marco Steiner, Oltremare)

giovedì 4 ottobre 2018

Olympic Marina



Dopo aver sistemato le ultime cose sotto coperta alle 10, puntuali, siamo al "travel lift". Habibti esce dall'acqua e piano piano viene portata nell'enorme piazzale del cantiere. In modo molto professionale viene messa nell'invaso e puntellata a dovere. Il piazzale e' ben ridossato da tutti i venti e sorvegliato di notte da telecamere ad infrarossi pertanto può dormire sonni tranquilli. Ed io con lei. Sotiris con l'idropulitrice rimuove le poche incrostazioni. Quest'anno la carena è particolarmente pulita. Anche gli zinchi non sono particolarmente corrosi, ma li farò sostituire comunque. Ho già con me la lista degli altri lavori che intendo far fare prima di rimetterla in acqua ai primi di marzo. Non sono tanti, ma tra questi ci sarà anche la sostituzione dello spray hood che ormai ha perso la sua impermeabilità. Ho già con me quello nuovo. Manderò comunque la lista completa a Mr. Sotirou, il responsabile del "technical department" del Marina. Un'ultima foto e poi, con un po' di malinconia la salutiamo. Anche quest'anno è stata la nostra fedele compagna. Ci ha accompagnato nella visita delle isole Ionie, poi lungo i golfi di Patrasso e Corinto, quello Argolico e nelle Cicladi settentrionali. Sempre fedele ed affidabile. Docile sull'onda, anche nelle peggiori condizioni che ho comunque sempre cercato di risparmiarle. La salutiamo come si saluta la propria casa prima di un viaggio. Come una figlia alla quale abbiamo dato tanto amore ricevendone altrettanto in cambio. Chi dice che le barche non abbiano un'anima non le conosce o non le rispetta. E il rispetto e l'amore, oltre la prudenza e la modestia, sono doti fondamentali per chi va per mare. Ciao piccola mia, anche se lontano, prima di addormentarmi un mio pensiero lo avrai sempre, in attesa di ripartire il prossimo anno per continuare la nostra piccola avventura, come due compagni inseparabili.

(Giornale di bordo)

mercoledì 3 ottobre 2018

Lavrion



Sveglia alle 8. Alle 10 si presentano Kridtos ed Alex che mi aiutano a smontare le vele. Murphy colpisce sempre, perchè dopo aver tirato giù il genoa comincia a piovere. Solo per cinque minuti, quel tanto sufficiente per bagnare ponte e tuga e fare in modo da lasciare ovunque le tracce delle suole delle scarpe da ginnastica indossate dai due. Credo che per entrambe le vele questa sia stata la loro ultima stagione. Hanno sette anni, nemmeno troppi, ma le abbiamo sfruttate parecchio e l'Epex, il materiale nel quale sono costruite, quando comincia a degradarsi lo fa rapidamente. Probabilmente utilizzassimo la barca per delle gite fuori porta potrebbero fare ancora almeno una se non due stagioni, ma dato che il prossimo anno continueremo a stare in Egeo, dove i venti raramente sono delle semplici brezze, preferisco sostituirle. E poi le vele sono il vero motore di Habibti e tanto vale averne uno in perfetta efficienza. Poi è la volta della catena dell'ancora a cui do una bella risciacquata. Anche il relativo gavone ritorna bello pulito. Lubrifico il rollafiocco, i winch, ripongo tutte le scotte e l'ancora di poppa, allento il vang in modo che la molla non resti in tensione e fisso per bene il boma. Nel pomeriggio Habibti è pronta per essere alata. Non ci resta che andare a cena dai nostri amici di "Limani". Un'ultima passeggiata sulla banchina del porto, mentre i pescherecci scaricano scatole in polistirolo che vengono immediatamente stoccate in camion frigorifero pronti a portare il pescato nei mercati che apriranno domattina. Poi torniamo in barca per dormirvi quest'anno per l'ultima volta.

(Giornale di bordo)

martedì 2 ottobre 2018

Korissia (Kea) - Olympic Marina



Prima di partire con il nostro motorino per fare il giro dell'isola aspetto che i nostri vicini se ne vadano. Alle 10 ci muoviamo in direzione di Otsias, un paesino verso nord. Nella baia antistante sono alla fonda un paio di barche. Di qui la strada si inerpica con una lunga serie di tornanti. Raggiungiamo il monastero di Kastriani. Si trova sulla cima di una montagna ed è circondato da un alto muro bianco sul quale spicca l'ingresso costituito da una porta in ferro battuto dipinta di blu. Questa da accesso ad un cortile pavimentato in pietra e con disegnate a calce delle forme geometriche irregolari. Alberi, fiori e piante grasse un po' ovunque. Tra le varie costruzioni che si trovano all'interno della cinta muraria spicca una chiesa azzurra con il tetto color turchese. Vi si accede attraverso una scalinata. All'interno, il silenzio e il profumo d'incenso che pervade tutto l'ambiente trasmettono pace e tranquillità assolute. Vi trascorriamo un periodo di tempo indefinito in un'atmosfera di positività che da tempo non mi era più capitato di cogliere. All'uscita incrociamo l'unico monaco che oramai vi abita. Un omone alto e grosso la cui lunga barba bianca conferisce un aspetto possente e severo. Recentemente alcune delle abitazioni sono state convertite in foresteria. Un paio di gattini affettuosi fanno le fusa mentre li accarezziamo e un paio di capre brucano tranquillamente in uno spazio a loro riservato. La vista sul mare sottostante è spettacolare. All'orizzonte si intravedono le forme di Andros, Tilos, Siros e più piccola, in lontananza, quella di Mykonos. Un luogo dal quale ci allontaniamo con una certa difficoltà. La parte settentrionale di Kea è ricca di alberi e vegetazione. Sparse tra le diverse vallate che si intravedono dalla strada tutta a curve che percorre il crinale principale vi sono alcune case e un numero ancora maggiore di chiesette. L'allevamento deve essere la principale risorsa economica, infatti solo Korissia e Vourkari a nord e Kampi e Pisses nella parte meridionale, più brulla, danno l'impressione di  essere toccate dal turismo. Kea si è confermata un'isola lontana dalle rotte di massa. Una sorta di anti-Mykonos, dove si respira ancora l'aria della Grecia autentica. Impieghiamo quasi 4 ore ad effettuare il giro in senso orario dell'isola. Dobbiamo necessariamente restituire il motorino entro le 14 in quanto a quell'ora l'ufficio chiude per riaprire solo alle 18 e noi dobbiamo rientrare a Lavrion entro sera. Prima di lasciare Korissia scambiamo due parole con l'equipaggio italiano di un Nova 41 che aiutiamo ad ormeggiare accanto ad Habibti. Ci dicono che nei giorni scorsi hanno riparato a Paros, ma che è stata dura. In alcuni momenti hanno avuto 65 nodi di vento. Il ritorno lo facciamo tutto a vela, con un sud-est sui 15-18 nodi. La velocità di Habibti non scende mai al di sotto dei 6. Un bel modo per concludere la stagione. Alle 18 ormeggiamo all'Olympic Marina. Ceniamo a bordo, anche per terminare le poche cose rimaste della cambusa. Saganaki alla griglia e insalata accompagnati dall'ultima bottiglia di Novello toscano che avevamo a bordo.

(Giornale di bordo)

lunedì 1 ottobre 2018

Olympic Marina - Korissia (Kea)



Prima di muoverci per la vicina isola di Kea devo organizzare l'alaggio di Habibti previsto giovedi' prossimo. Faccio un salto all'ufficio tecnico del Marina che mi conferma la data e poi passo in banca a pagare il 50% del dovuto che comprende anche il lavaggio dell'opera viva, la pulizia della carena e il passaggio di due mani di antivegetativa autolevigante. I prezzi dell'Olympic non sono tra i piu' economici, soprattutto se si pensa che siamo in Grecia, ma fino ad oggi il cantiere si e' comportato correttamente per quanto riguarda la qualita' dei lavori effettuati. Purtroppo il poco tempo che abbiamo a disposizione spesso non ci consente di cercare soluzioni meno onerose. In mare, soprattutto quando ci si muove a vela, il tempo che si ha a disposizione e' davvero tra le cose piu' preziose. E' poi la volta di redtituire al simpatico Dimitris l'auto affittata. A mezzogiorno, come previsto, smette di piovigginare e lasciamo il Marina. Superato il capo meridionale di Makronisi, mettiamo la prua in direzione di Korissia, che si trova in un'ampia baia nella parte nord occidentale di Kea. C'e' una leggera brezza da sud e apriamo randa e genoa. Aiutiamo le vele con un po' di motore, il che ci permette di superare un paio di barche a vela che utilizzano solo quest'ultimo. In tre ore percorriamo le 13 miglia che separano Kea dalla terraferma. Ci ormeggiamo alla banchina che a quest'ora e' ancora poco affollata. La maggior parte delle barche, e oggi in mare sono proprio tante, preferiscono infatti dirigersi nella limitrofa Vourkari. Meglio la nostra scelta, tanto piu' che questa notte il vento girera' da ovest e Korissia risultera' meglio ridossata. Mentre ci beviamo una birra seduti tranquilli sulla tuga arrivano nuove barche. Sono tutti charter e le loro manovre d'ormeggio, come al solito, sono un disastro. L'unica ad ormeggiare impeccabilmente e' la giovane skipper che e' al timone di un 16 metri dal disegno molto simile agli Swann di Sparkman&Stephens della fine degli anni '70. Piu' tardi ci dira' che si tratta di una barca costruita in Grecia proprio in quel periodo. Altra cosa che abbiamo notato e' l'atteggiamento della maggior parte degli equipaggi composti da tedeschi, inglesi o altri nordici. Intanto raramente ti offrono il loro aiuto quando ti avvicini alla banchina per l'ormeggio: il piu' delle volte continuano a guardarti inespressivi, con il bicchiere in mano, seduti nel loro pozzetto. Poi, sovente, o sono chiusi e imbronciati, come nel caso dei due nostri vicini odierni, oppure, se sono sotto l'effetto dell'alcool, esagerino nel senso opposto diventando grevi e maleducati. "Ma che ci venite a fare in vacanza e in giro per mare se poi vi comportate in 'sto modo?", mi verrebbe da chiedergli. Ma probabilmente non capirebbero il senso della domanda, tanto sono diversi da noi. Una volta accertato che nessuno potra' spedare la nostra ancora affittiamo un motorino e facciamo un salto fino a Vourkari. Anche li' in banchina non c'e' piu' un buco e molte barche sono costrette a stare alla fonda. Dato che e' quasi sera rinviamo a domani il giro dell'isola. Rientriamo in barca e, dopo una doccia calda, andiamo a cena da Rolando's, una taverna che ci ispira. In effetti il cibo e' ottimo ed abbondante ed i prezzi contenuti. Conosciamo anche l'estroverso proprietario e gli chiediamo del perche' di quel nome che di greco non ha molto. In effetti, ci dice, "mio padre, il cui cognome era Spinola, era un italiano originario di Genova, rimasto a Corfu' dopo la guerra". "Amo moltissimo il mio lavoro, ma e' estremamente stancante ed impegnativo". "Mi alzo tutte le mattine alle 4, vado a comprare il pesce e poi cucino molti dei piatti per la giornata. A pranzo e cena prendo le ordinazioni e seguo quanto accade in cucina. Nel periodo della stagione turistica lavoro senza sosta almeno 18 ore al giorno!".  "Inoltre", continua," benche' i miei figli si occupino degli altri due ristoranti e dell'albergo che abbiamo a Corfu', di fatto seguo a distanza anche queste altre attivita'". Una bella vita piena quella del simpatico Rolando. Noi, invece, dopo l'ultimo "tsipouro" offerto dalla casa ce ne andiamo a dormire.

(Giornale di bordo)  

domenica 30 settembre 2018

Vougliameni



Al risveglio piove ancora. Ieri sera abbiamo avuto qualche ora di requie dopo diversi giorni di vento forte. Guardando Lamma Toscana mi sono dato la spegazione. L'area in cui ci troviamo era esattamente nell'occhio della perturbazione che ormai tutti qui hanno denominato "ciclone Zorba". In attesa del miglioramento previsto per domani decidiamo di fare un altro giro con la macchina in zona. E' da un po' di tempo che vorremmo mangiare del sushi, di cui siamo ghiotti, e chiediamo a Brigitte di consigliarci un buon ristorante giapponese che non sia troppo lontano. Ce ne indica uno a Vougliameni, una localita' turistica sulla costa opposta a quella di Lavrion, dove si trova anche un piccolo Marina che mi dicono essere molto esclusivo. La raggiungiamo percorrendo la strada a quattro corsie che passa all'interno. Il ristorante e' piu' che accettabile, solo la cameriera ha un'aria un po' scorbutica. Gli avventori non sono molti: una coppia di fidanzatini e un paio di famiglie con bambini. In effetti non credo che, con tutto l'ottimo pesce fresco che si trova in Grecia, i ristoranti giapponesi abbiano molto successo da queste parti. Rientriamo a Lavrion percorrendo la litoranea che gia' avevamo fatto alcuni giorni fa. Anche se il mare e' ancora mosso, vediamo una decina di barche a vela che con il vento in poppa stanno scendendo verso Capo Sounio da Atene. Probabilmente sono i charter partiti dal Pireo con un giorno di ritardo, essendo stati bloccati anche loro dal cattivo tempo. In serata alcuni di loro ormeggiano all'Olympic Marina. La temperatura questa sera e' decisamente fresca e quindi, anche per togliere un po' di umidita', accendo il Webasto che tra l'altro e' bene far funzionare di tanto in tanto. Poi preparo i programmi per la giornata di domani. Finalmente, anche se ci restano ormai pochi giorni, si riparte.

(Giornale di bordo) 

sabato 29 settembre 2018

Olympic Marina



E con il vento da sud è arrivata anche la pioggia. Il vantaggio, visto che è sempre bene cercare di guardare la parte del bicchiere mezzo pieno, è che il vento è diminuito. Ora con 30 nodi sembra ritornata la normalità. E' proprio vero che nella vita tutto è relativo. Con la pioggia tanto vale restarsene a letto. E così poltrisco tra le lenzuola e sotto il sacco a pelo per gran parte della mattinata. Poi, quando la pioggia diventa meno fitta, mi affaccio e do un'occhiata a che succede fuori. Vedo il genoa di un Halberg Rassy 352 ormeggiato in cima al nostro pontile con nessuno a bordo che si è in parte srotolato e sta sbattendo parecchio. Se continua così, dato che la vela mi pare anche bella consumata, non durerà molto. Metto una giacca a vento, tiro su il cappuccio per non bagnarmi la pelata e vado a sistemarlo. Lì accanto c'è anche un Beneteau 54 pressoché nuovo la cui poppa è appoggiata contro il pontile. I due parabordi tondi che aveva a poppa si sono sollevati e ora non ha più nulla che lo distanzi dalla banchina. Cerco di spostarlo in avanti per rimettere i parabordi al loro posto, ma ho il vento contro e la barca è troppo pesante. Fortunatamente la parte contro cui sbatte è in legno e quindi l'attrito non fa danni. E' una delle barche di cui si dovrebbe occupare Manolis, il proprietario bizzarro del negozio di nautica che c'è nel Marina. Quello che mi aveva chiesto la modica cifra di 350 euro al mese per controllare Habibti nei periodi di nostra assenza e che educatamente avevo mandato a spandere. Non posso nemmeno andare ad avvertirlo perché il negozio è chiuso. Penso al povero armatore che sta pagando una bella somma ogni mese convinto che la sua barca sia in buone mani. Nel pomeriggio, prima facciamo un salto al supermercato a fare un po' di spesa, poi pranziamo da "Limani" dove, mentre siamo seduti a tavola, di scatena un vero nubrifagio. Il porto di Lavrion con il vento da sud-est si conferma per nulla sicuro. Al momento ci sono una ventina di nodi e le barche ormeggiate beccheggiano da morire, sbattendo le une contro le altre. Per la quasi totalità sono charter. Oggi è il giorno del cambio degli equipaggi e, vista la situazione, poveretti i nuovi arrivati. Nella notte infatti il vento aumenterà a 35 nodi e, se tanto mi da tanto, non vorrei essere al loro posto. D'altra parte, anche noi abbiamo la nostra piccola seccatura. I fili del radar e dell'antenna dell'Island Packet 43 di Giorgio, ormeggiato dalla parte opposta del pontile, continuano a sbattere contro l'interno dell'albero facendo un baccano infernale. Mi chiedo come faccia a resistere quando ciò accade mentre lui e famiglia sono sottocoperta. Alla fine il sonno finisce comunque per avere il sopravvento.

(Giornale di bordo)  

venerdì 28 settembre 2018

Olympic Marina



Con delle previsioni del genere dove vuoi andare e che vuoi fare? Nella notte le raffiche hanno superato i 50 nodi. Una delle cime d'ormeggio, continuamente sollecitata, sempre nella notte si deve essere messa a sfregare contro uno degli anelli in ferro che si trovano sulla punta del finger. Al mattino sento un botto improvviso: si è spezzata ed è in parte sfilacciata. Vado a Lavrion e la sostituisco con una nuova, facendo bene attenzione che l'inconveniente non si ripeta. Taglio, bruciandone i capi, anche i due spezzoni rimasti. Poi approfitto per lavare il bimini e per fare altre cose in barca. A pranzo frittata di cipolle e pomeriggio dedicato a terminare di leggere "Oltremare" di Marco Steiner. Domani il vento dovrebbe girare da sud ed arrivare la pioggia. Non so ancora esattamente cosa faremo, ma qualcosa ci inventeremo certamente. Una delle cose che non riuscirò mai a fare è quella di annoiarmi quando sono in barca. Anche solo stare seduto, guardarmi attorno o ascoltare il rumore del vento, sono tutte cose che mi fanno sentire bene.

(Giornale di bordo) 

giovedì 27 settembre 2018

Atene



Vista la situazione prolunghiamo l'affitto dell'auto di un altro paio di giorni. Voglio approfittare della nostra sosta forzata per rimettere un po' in ordine la barca. Comincio con i gavoni per finire con i cassetti e stipetti vari. Dopo aver comprato alcune scatole in plastica di diverse dimensioni razionalizzo lo stoccaggio di lampadine, filtri, fusibili e ricambi vari. Ad ogni scatola assegno una numerazione e riporto su una rubrica il nome dell'oggetto, il numero della scatola nella quale esso si trova e la collocazione di quest'ultima. Riporterò sulla rubrica seguendo la stessa logica tutto il materiale che si trova su Habibti, dai piumoni, alle viti, dalle pile di riserva ai fusibili, ecc.. Un'operazione un po' maniacale, ma ora ogni cosa è catalogata e facilmente reperibile, in qualsiasi momento e da chiunque, basta consultare la rubrica. Mi ha suggerito questa soluzione la lettura di un libro di Maurizio Lamorgese: "Sotto una nuvola a forma di banana", che offre anche altri utili consigli. Tutto ciò ha richiesto concentrazione e tempo ed è così che la giornata è trascorsa rapidamente. La serata, invece, l'abbiamo trascorsa ad Atene dove, in compagnia di Leo e Brigitte, due amici greci, siamo stati in un locale dove si suona Rebetiko "live". Questa sera gli artisti che si esibiscono sono Koutas Mitarakis e Sten Skordopisti rispettivamente al bouzouki e alla chitarra. Canzoni e musiche di Vamvakaris, Tsitsanis e altri grandi. Ritmi struggenti e arie mediorientali. Una vera meraviglia. Anche il locale, piccolo e fumoso, era perfettamente in tema. Clima e personaggi "underground", proprio come alle origini del rebetiko stesso. "Rebetes", come lo chiamano gli amanti del genere. Tra musica e chiacchiere abbiamo tirato fino a tardi e rientriamo in barca che sono le 2 del mattino. L'anemometro segna 45 nodi.

(Giornale di bordo)  

mercoledì 26 settembre 2018

Capo Sounio



La notte scorsa il vento ha continuato a soffiare intorno ai 40 nodi. Anche in porto si è ballato un pochino. Marco ed Elena alle 8,30 ripartono. Iannis li accompagnerà in aeroporto. Con la Matiz noi raggiungiamo il vicino Capo Sounio dove visitiamo il tempio di Poseidone, posto proprio in cima alla rupe e fino ad ora visto soltanto dal mare. La leggenda vuole che qui, lanciandosi in mare, si suicidò Egeo, re di Atene, addolorato nel vedere  che la nave che riportava da Creta il figlio Teseo montava le vele nere, che preannunciavano l'avvenuta morte di quest'ultimo, invece di quelle bianche, come invece avrebbe dovuto in quanto Teseo era a bordo vivo e vegeto. Teseo doveva essere un bel tipo. Infatti, non solo dopo aver sedotto Arianna la abbandonò sull'isola di Naxos, ma, secondo alcuni malpensanti, non effettuò appositamente il cambio delle vele provocando la morte del padre per prenderne il trono, come in effetti avvenne. D'altra parte, come si dice, chi la fa l'aspetti. Lo stesso Teseo, infatti, morì scaraventato giù da una rupe con un tranello dal re di Sciro, Licomede, dopo che quest'ultimo si era accordato con Menesteo che nel frattempo aveva usurpato il trono a Teseo mentre questi partecipava alla guerra di Troia. Leggende, ma non poi così diverse dalla realtà storica che spesso le leggende stesse vogliono rappresentare. Con il vento a raffiche che oggi soffia sulla rupe di Capo Sounio, se non vogliamo correre il rischio di fare la stessa fine del povero Egeo, dobbiamo accuratamente evitare di avvicinarci troppo alla scogliera. In giornate come questa Capo Sounio conferma infatti pienamente la sua fama, come aveva illustrato significativamente un pittore russo, Ivan Aizovsky, in un suo bel quadro datato 1856 che mostra un veliero in mezzo ai marosi non lontano dal tempio di Poseidone che nella tela appare circondato da inquietanti nuvoloni neri. Nella baia sottostante, ridossata dal vento che al momento soffia da nord, c'è una piccola barca a vela, che ha tutto l'interesse di restarsene lì bella acquattata. Un po' più al largo sono alla fonda un paio di petroliere. Probabilmente sono dirette a nord e le condizioni del mare non gli permettono di risalire. Da Capo Sounio, proseguendo lungo la panoramica litoranea, giungiamo a Palaia Fokaia dove ci fermiamo a pranzo in un ristorante con una veranda sul mare. Il lato occidentale della penisola risulta molto più protetto, soprattutto restando sotto costa. Nel ristorante incontriamo un gruppo di simpatici attempati francesi del "Midì" che da tre settimane sono in giro in barca a bordo di in Oceanis 51 affittato ad Atene. Lo skipper, un francese, ex pilota di elicottero che vive in Martinica, ci dice che dopo un giro nel Golfo Argolico sono arrivati fino a Santorini, ma che hanno dovuto rinunciare a risalire a Mykonos per il vento eccessivo di questo ultimo periodo. La barca è alla fonda nella baia antistante e la rivedremo in mare, qualche ora più tardi, mentre faticosamente sta risalendo verso il Pireo. Rientriamo al Marina ripercorrendo la stessa strada. La serata la trascorriamo su Habibti in attesa della giornata di domani durante la quale il vento dovrebbe aumentare ulteriormente, anche se secondo le previsioni, sempre domani non arriverà ancora il peggio.

(Giornale di bordo) 

martedì 25 settembre 2018

Atene



Verso le 2 di notte ho cominciato a sentire sbattere le drizze, poi il sibilo del vento aumentare tra gli alberi delle barche a vela ormeggiate. Le cime di Habibti cominciano a tendersi e tirare. Quando mi alzo a controllare che tutto sia in ordine, l'anemometro segna gia' 30 nodi. Me ne ritorno a letto e sapendo che la barca e' ormeggiata a dovere dormo tranquillo fino a mattino avanzato. Dopo la colazione faccio due passi nel Marina dove sui vari pontili c'e' un'attivita' frenetica per potenziare gli ormeggi. Giunto in cima al nostro pontile non credo ai miei occhi. Sul grande tre alberi in ferro ormeggiato all'inglese al molo di soprafflutto ci sono delle fiamme a bordo che si sono sviluppate sul ponte verso poppa. Con questo vento il rischio che si espandano velocemente e' elevatissimo. Fortunatamente il veliero e' isolato e difficilmente l'incendio potrebbe coinvolgere altre barche, ma la scena fa venire i brividi. L'equipaggio a bordo mi sembra invece che stia affrontando la situazione in modo serafico: uno dei marinai sta sorvegliando le fiamme mentre un'altro cammina lentamente sul ponte come se nulla fosse. Dopo un paio di minuti appaiono finalmente gli estintori e in breve tempo tutto ritorna alla normalita', a parte un'ampia macchia nera di fuliggine su di una fiancata del castello di poppa. Nel primo pomeriggio, a Lavrion, affittiamo una piccola Matiz e raggiungiamo Atene. Non e' la prima volta che mi trovo in questa citta', ma non ho mai avuto occasione di visitare l'Acropoli. Marco ed Elena gia' ci sono stati, ma mi dicono che la rivedrebbero volentieri. La giornata anche qui e' molto ventosa. Come noi, anche le altre centinaia di turisti sparsi nel sito archeologico sono intabarrati con cappelli e giacche a vento. La temperatura in meno di ventiquattro ore e' scesa di piu' di dieci gradi. Il Partenone, attualmente in restauro, l'anfiteatro, il tempio delle Cariatidi, gli altri monumenti, ma soprattutto la loro collocazione dominante tutta Atene rendono questo luogo davvero particolare. Nemmeno le orde di turisti che abbiamo intorno riescono a scalfire la magia di questo luogo. Restiamo qui fino quasi al tramonto poi, sulla strada del ritorno, facciamo un rapido passaggio in Piazza Syntagma, diventata famosa nei recenti anni della crisi per le manifestazioni contro il governo e la sua politica di austerita' forzata. Oggi la Grecia sembra aver superato i momenti peggiori, anche se parlando con i locali c'e' ancora molto malcontento e preoccupazione. Tornati nuovamente a Lavrion salutiamo Marco ed Elena, che domani ripartiranno per l'Italia, con l'ennesima cena da "Limani". Anche qui hanno dovuto tirare fuori anzitempo le paratie in ferro e vetro con le quali sono soliti chiudere la veranda in inverno. In barca l'anemometro varia tra i 40-45 nodi tanto che anche in porto riesce a formarsi un po' d'onda. Sono sempre piu' convinto che la decisione di rientrare e' stata quella giusta.

(Giornale di bordo)

lunedì 24 settembre 2018

Ormos Koutala (Serifos) - Olympic Marina



Con questa giornata soleggiata e questa leggera brezza mai penseresti che a partire da domani sulla Grecia e' previsto l'arrivo di un vero e proprio ciclone, preannunciato con una allerta meteo nazionale da tutti i canali radio e televisivi. Lo hanno denominato "Medicane", che sta per Mediterranean Hurricane e sono previsti venti fino a 100 km orari. Il suo passaggio, purtroppo, dovrebbe durare alcuni giorni. Prima di queste previsioni allarmistiche, credendo si trattasse di un'altro periodo di forte Meltemi, avevo pensato di ridossarmi a Khytnos dove, grazie ad alcuni amici, ero riuscito a mettermi in contatto con l'harbour master di Merikas. In questo modo Marco ed Elena, che hanno l'aereo di ritorno per l'Italia il 26, avrebbero potuto prendere li' il traghetto per il Pireo. Ma vista questa preoccupante evoluzione meglio rientrare all'Olympic Marina. Non solo perche' l'area nella quale essa si trova e' tra le meglio ridossate della zona, ma anche perche' dovendo prevedibilmente restare fermi alcuni giorni potremmo approfittarne per visitare Atene senza restare confinati su un'isola. Le miglia da percorrere oggi sono circa una cinquantina e pertanto ci svegliamo abbastanza presto. Alle 8 siamo gia' in navigazione e superato il capo sud occidentale di Serifos puntiamo diretti su Lavrion. Il mare e' calmo e costeggiamo seppur ad una certa distanza prima Serifos e poi Khytnos. Come noi, vedo che la maggior parte delle barche sta rientrando, mentre solo un paio di esse si dirigono verso sud. Arriviamo in porto nel primo pomeriggio. Al suo interno la calma e' totale. Le prime avvisaglie del brutto tempo dovrebbero infatti arrivare nel corso della notte. Memore dei quasi 60 nodi presi lo scorso anno nel porto di Crotone con il bimini aperto, lo rimuovo immediatamente. E poiche' che abbiamo la fortuna di non avere barche accanto, non solo raddoppio le cime al finger e a poppa, ma ne aggiungo altre quattro che la fissano sia a prua che lateralmente. Alla fine Habibti risulta imbragata come un salame. In quel momento,  continuando a non esserci un filo d'aria, la cosa appare un po' ridicola ed imbarazzante. Ma solo poche ore dopo non avro' a pentirmene. Poi ci trasferiamo al solito ristorante "Limani" a Lavrion dove ormai siamo di casa. Nel corso della notte comincera' la danza.

(Giornale di bordo)

domenica 23 settembre 2018

Ay Yeoryos (Sifnos) - Ormos Koutala (Serifos)



Il catamarano accanto a noi parte silenziosamente la mattina presto. Noi invece ce la prendiamo con calma visto che le miglia che dovremo percorrere oggi per raggiungere Serifos sono soltanto una decina. Il mare è calmo e il poco vento non consente una navigazione a vela. Quando raggiungiamo la baia di Ormos Koutala sulla costa meridionale dell'isola vi troviamo ormeggiati un elegante yacht costruito probabilmente negli anni '60 e battente bandiera del Costa Rica e un catamarano con un equipaggio di giovanissimi a bordo. Gettiamo l'ancora non lontani alla riva. Il fondale infatti degrada piuttosto rapidamente. Dopo poco si aggiunge, dando fondo accanto a noi, un'altra barca a vela. E' un 51 piedi con bandiera greca ma equipaggio italiano. La baia è ben protetta, ma c'è una forte corrente che spinge verso il largo. Tranne Marco che resterà in barca, decidiamo comunque di raggiungere la spiaggia a nuoto. Lo facciamo portandoci dietro i sacchi della spazzatura che ci eravamo dimenticati di sbarcare la sera prima. Il tratto dalla barca a terra si rivela meno breve di come ci era sembrato tanto che tra corrente e impiccio dei sacchi che ci portiamo appresso fatichiamo un poco a raggiungere la riva. L'importante è nuotare con continuità senza fermarsi. Infatti appena ci si arresta un secondo per riprendere fiato la corrente ti riporta indietro facendoti perdere acqua rapidamente. Raggiunta infine la spiaggia facciamo una lunga camminata prima di trovare un bidone dove gettare l'immondizia. Dobbiamo percorrere per un lungo tratto il letto di un fiume in secca utilizzato anche come strada per arrivare al mare dalla strada asfaltata che scorre un po' all'interno. Ritornare a bordo con la corrente a favore è decisamente molto più agevole. Pranziamo in pozzetto osservando il curioso andirivieni tra lo yacht e la terraferma di un elegante motoscafo che si trascina dietro un gommone. Verso il tramonto, dallo yacht proviene il duplice suono di una sirena. Poco dopo realizziamo che è per rendere omaggio ad alcuni ospiti che scendono dal panfilo. Si tratta di due signori e una signora piuttosto anziani e dall'aria distinta. Vengono portati a terra a bordo del motoscafo. Poi, giunti vicino alla spiaggia, poichè quest'ultimo non si può avvicinare più di tanto alla battigia, i tre vengono trasbordati sul gommone al seguito, che li sbarca definitivamente. Incuriositi da tutto questo cerimoniale, continuiamo a seguire i movimenti del gruppo. Questo, dopo un po' si avvia lungo un sentiero verso una bella villa che si affaccia sul mare. Questa fa parte di un più ampio comprensorio delimitato da un classico muro a secco. Nel giardino sono collocati alcuni vecchi macchinari in ferro che vengono mostrati all'ospite, probabilmente l'armatore dello yacht, dai padroni di casa. Per fare passare il tempo, cerchiamo di dare un'interpretazione a questo quadretto. Sul web scopriamo che a Serifos, ed in particolare nella baia in cui ci troviamo, in passato vi era una ricca miniera di ferro. Questa, fin dal 1885, era appartenuta ad una famiglia di nome Grommans che intratteneva i suoi principali affari con la Germania alla quale vendeva il ferro, probabilmente destinato all'industria bellica. Deduciamo quindi che i macchinari che si trovano nel giardino della villa appartenessero alla miniera. Continuando a leggere, apprendiamo che nel 1903 vi fu un importante sciopero dei minatori che chiedevano migliori salari e condizioni di lavoro. Dopo questa crisi la miniera continuò ad  operare fino al 1963, anno nel quale venne definitivamente chiusa. A questo punto i Grossman trasferirono gran parte dei loro affari in Sudafrica, sempre nel settore dell'estrazione mineraria. Non è pertanto escluso che le ville e il terreno di cui sopra siano di proprietà dei discendenti di questa famiglia di imprenditori greci. Almeno, questa è la storia che, con un po' di fantasia e in modo forse un po' indiscreto, ci siamo divertiti a ricostruire. 

(Giornale di bordo)

sabato 22 settembre 2018

Ormos Ay Iannou (Paros)- Ay Yeoryos (Sifnos)



Oggi tutto è tranquillo. Lasciando Paros avevo una mano di terzaroli, che però ho levato dopo poche miglia considerato che il vento, sempre da nord, non superava i 15-18 nodi. La traversata verso Sifnos è una passeggiata. Una trentina di miglia con il vento al traverso durante la quale abbiamo incrociato solo un paio di catamarani. Sulla carta nautica individuiamo all'estremità nord occidentale dell'isola un piccolo e stretto fiordo verso il quale ci dirigiamo: Ay Yeoryos. Prima di superare Ak Filippos, il capo poco più a nord, occorre fare molta attenzione ad un piccolo scoglio dalla forma pressoché circolare, Vk. Tsoukala, segnalato solo sulla carta ma difficilmente visibile ad occhio nudo. Si erge a qualche centinaio di metri a nord del capo stesso Deve essere  una sorta di pinnacolo, visto che tutto intorno il fondale è di almeno un centinaio di metri di profondità. Oggi, con mare calmo, lo si individua facilmente grazie ai frangenti che ne segnalano la presenza, ma sono certo che sarebbe impossibile vederlo nel caso di mare mosso. Prima di entrare nel fiordo ammainiamo le vele. Dalle indicazioni del portolano non si capisce bene dove convenga ormeggiarsi. A parte due nudisti nascosti tra le rocce, la baia è completamente deserta. Nella sua parte meridionale c'e' un piccolo molo con alle spalle un'abitazione con le finestre sbarrate. Fatto un giro di ispezione, senza avvicinarmici troppo, porto due cime a terra.  Poi do fondo all'ancora dalla parte opposta della stretta baia. Purtroppo il fondo è pessimo tenitore e devo ripetere la manovra ben quattro volte prima che l'ancora si decida ad agguantare. Ogni volta che la recupero tiro su di tutto, oltre ad ammassi di alghe e fango, anche un paio di pantaloni e uno scatolone in legno marcio. Con un po' di fatica, ma alla fine ce la facciamo. Il posto è da cartolina. Poco più tardi arriva un grosso catamarano con una decina di svizzeri tedeschi a bordo. Il suo boma sarà almeno a cinque metri d'altezza rispetto alla superficie dell'acqua!! davvero inguardabile. Ormeggiano non troppo lontano portando anche loro due cime a terra effettuando la manovra una sola volta. I casi sono due: o sono stati più abili o fortunati di noi, oppure non si sono accertati che l'ancora abbia agguantato veramente. Nella baia non c'e' un alito di vento e anche questa notte dovrebbe essere tranquillo. Mentre gli svizzeri sono attrezzatissimi e scendono a terra con il loro tender sul quale salgono nove persone, noi inauguriamo il canotto da bambino comprato ad Ermioni per ben 16 euro. Sulla scatola una scritta indica che la sua portata massima è di 55 kg., il che significa che di noi quattro solo Tania ha tale requisito. Ed infatti i primi tentativi di trasbordo si risolvono con una serie di rovesciamenti e relativi bagni in mare. Poi, ingegnandoci un poco, perfezioniamo la tecnica e alla fine riusciamo ad utilizzarlo quasi propriamente. Certo, non è proprio il massimo della praticita'. Scesi a terra ci sediamo in una delle due taverne che si affacciano sulla baia. Ordiniamo saganaki, fritto di pesce e vino bianco. Mentre ceniamo ad un tavolo posto a pochi metro dall'acqua, il proprietario pesca sotto i nostri occhi e con il tifo della piccola figliolanza un polipo enorme. Uno spettacolo nello spettacolo. Dopo cena facciamo due passi in paese, veramente minuscolo. Vi sono un paio di laboratori artigianali dove si producono oggetti in ceramica. Ma ciò che più mi colpisce è la terrazza di una casetta bianca che si affaccia sul fiordo con vista verso il mare aperto. Una vera chicca. Risalendo ancora arriviamo al piazzale dove si parcheggiano le auto, a quest'ora deserto. Di qui si ha una vista panoramica sulla costa settentrionale dell'isola che avevamo costeggiato arrivando. Una piccola perla Ay Yeoryos, a patto, se si arriva in barca, che non vi sia vento da ponente e di avere un po' di pazienza per effettuare un buon ancoraggio.

(Giornale di bordo)

venerdì 21 settembre 2018

Mykonos - Ormos Ay Iannou (Paros)


Finalmente il Meltemi ha deciso di darsi una calmata. Meteo Greece per oggi riporta vento forza 6 della scala Beaufort in mattinata, in decisa attenuazione nel pomeriggio. Anche Heinz si sta apprestando a partire con Paolo. Ci dicono che vorrebbero puntare su Patmos, per poi proseguire verso est. Noi invece scenderemo a Paros. Prima di partire vado nell'ufficio del Marina per pagare il nostro stazionamento che, facendo i conti, è stato di cinque notti. Nikos insiste invece nel conteggiare sei giorni di permanenza. In sostanza mi vuol fare pagare anche la giornata odierna. Mi accingo a replicare un po' seccato che sono le 9 del mattino, che tra pochi minuti lasceremo l'ormeggio e che pertanto la sosta odierna non è dovuta, quando vedo la cifra richiesta: 36 euro, vale a dire 6 euro al giorno. Questa Grecia non smette di stupirmi positivamente. In più, visto che devo fare il pieno d'acqua e la mia scheda prepagata non ha più credito, mi cerca una scheda con ancora alcuni euro accreditati e me la offre gratuitamente. Grazie Nikos, non sei poi così burbero come ci eri apparso il primo giorno. Fatto il pieno d'acqua riprendiamo il mare. Nel primo tratto troviamo ancora vento forte e una discreta onda al traverso. Evito il passaggio tra la costa e un isolotto roccioso che si trova a nord di quest'ultima. C'è spazio e fondale sufficiente, ma con questo vento e questa onda costa poco. Nel canale tra Mykonos e Delos il vento si incanala prendendo ulteriore forza, ma appena ci troviamo in mare aperto beneficiamo del ridosso offerto dall'isola. Ritroveremo onda e vento forte in prossimità di Paros. Le miglia da percorrere sono circa una ventina e dopo circa tre ore entriamo nell'ampia baia di Naoussa, a nord dell'isola. Il vento, ancora da nord intorno ai 25 nodi, mi fa optare per un ancoraggio ad  Ormos Ay Iannou, una baia dietro ad un promontorio idilliaco con un fondale di sabbia buon tenitore. L'acqua è turchese e le rocce che ci circondano creano una barriera naturale contro il Meltemi. A terra, oltre ad una piccola trattoria c'è anche un cantiere dove poter tenere le barche in secco. Nella baia sono ancorate diverse barche, per lo più charter. Alcune devono essere rimaste bloccate qui da alcuni giorni, infatti, nonostante ci sia ancora parecchia onda, le vediamo prendere comunque il mare con grandi sbattimenti di chiglia. Noi invece facciamo un bagno e poi pranziamo in pozzetto. Nel pomeriggio leggo un po' della storia di Paros che trovo interessante per alcuni aneddoti. Intanto qui nacque Archiloco, lirico greco del VII secolo a. C.. Pare che di professione fosse un mercenario e che conducesse una vita piuttosto sregolata. Sembra infatti che fu scacciato da Sparta per la sua codardia e il suo carattere licenzioso ed egli stesso ammise che quando si trovò a combattere contro i Traci, in un'occasione abbandono' lo scudo e fuggì. Sfortunatamente questo simpatico ed ironico poeta fu ucciso in combattimento contro i vicini abitanti di Naxos. Altra curiosità di Paros è che dalle sue cave proviene il marmo bianco utilizzato per costruire la tomba di Napoleone Bonaparte. Peccato non poterci fermare un po' piu' a lungo, ma dopo una finestra di bel tempo che dovrebbe durare ancora un paio di giorni, è previsto l'arrivo di un vero e proprio ciclone sulla Grecia con venti fino a 100 km. all'ora. Mi sa tanto che la nostra andata dalle parti di Koufonisia, Amorgos e Ios dovrà essere rimandata. Un peccato, ma sono eventualità che andando per mare occorre accettare, se non si vuole correre il rischio di passare qualche guaio.

(Giornale di bordo)

giovedì 20 settembre 2018

Mykonos



A questo punto comincio a pensare che a Mykonos potrebbero proporci per la cittadinanza onoraria. Anche oggi, infatti, siamo costretti a restare qui. Sono quasi certo che, segretamente, alle "girls" la cosa fa piacere. L'altro giorno, infatti, passando accanto alla spiaggia di Kalafatis, a sud dell'isola, avevano guardato con un certo interesse i lettini e gli ombrelloni messi a disposizione gratuitamente da un ristorante sul bordo del mare. Non passa molto tempo e, con non chalance, arriva la proposta: "Perchè oggi non andiamo al mare?". E poiché anche questa giornata si presenta all'insegna della comodità, tanto vale affittare una macchina per raggiungere l'amena località. Leonidas, con il quale ormai siamo entrati in confidenza, ci offre ad un prezzo scontato un piccolo Suzuki fuoristrada. Almeno, commentiamo con Marco, magari nel pomeriggio avremo la possibilità di andarci a cercare qualche sterrato e godercela un po' anche noi. In realtà la spiaggia è veramente carina. E' fatta di pietrisco di granito e quindi, anche se c'è vento, questo non infastidisce come invece avrebbe fatto la sabbia. Mentre c'è chi rosola al sole, io passo il tempo a guardare le evoluzioni di un gruppo di "wind surfer". Alcuni sono davvero bravi, altri decisamente meno. Per un po' tengo d'occhio uno di loro che dopo essere caduto in acquapiuttosto al largo, non riesce a risalire sulla tavola. La corrente è forte e in pochi minuti viene trascinato da una parte all'altra della baia. Fortunatamente non verso il mare aperto, ma su una piccola spiaggia a mezzo miglio di distanza. Solo in quel momento vedo partire il gommone che va a recuperarlo. Alle nostre spalle c'è l'Aquarius, un ristorante con alcuni tavoli dietro ad una vetrata con vista sul mare. Ci sediamo ad uno degli ultimi rimasti liberi e ci lanciamo in un'ennesima dura battaglia con un fritto misto di pesce. Solo nel tardo pomeriggio partiamo per il nostro nuovo giro alla scoperta della parte settentrionale dell'isola, la sola che non abbiamo ancora visitato. Dopo un rapido passaggio a Lia, ci dirigiamo verso Profitis Ilas Anomeritis, un'altura sulla cui sommità si trova una struttura probabilmente militare, visto che vi è un cartello con il divieto d'accesso. Di qui la strada continua a mezza costa verso Tigani. Ad un certo punto diventa sterrata e la seguiamo fino al suo termine. Conduce ad alcune ville di recente costruzione, sperdute nel mezzo di un paesaggio lunare con un mare blu cobalto davanti. Chi ha deciso di costruirle in un posto come questo non deve certo soffrire la solitudine. L'abitato più vicino è almeno a mezz'ora di distanza e la strada da percorrere è veramente tortuosa. Abitando da queste parti, commentiamo, è meglio fare bene la lista della spesa. Poi raggiungiamo Fokos, un altro gruppo di case sperdute. Per un tratto fiancheggiamo un laghetto artificiale al cui fondo si trova una piccola diga. L'acqua è spazzata dalle raffiche che creano dei begli effetti sulla superficie. Questa, decisamente piu' selvaggia, è la parte che più ci è piaciuta di Mykonos. Un po' deludente invece l'ultima meta della giornata, dal nome altisonante ma che già preannunciava la fregatura: Super Paradise Beach. Restituiamo l'auto a Leo che sono quasi le otto di sera. L'aria è decisamente fresca. Domani sarà la prima giornata d'autunno.

(Giornale di bordo)

mercoledì 19 settembre 2018

Mykonos



Continuiamo ad essere bloccati dal Meltemi. Questa mattina guardando le previsioni speravo di vedere un inaspettato miglioramento ma invece niente. Pertanto dobbiamo inevitabilmente fare di necessità virtù. D'altra parte pur se scendendo verso sud avremmo vento e onda in poppa, il mare continua ad essere impegnativo e francamente non mi va proprio di stressarmi. Anche l'equipaggio, appena data un'occhiata fuori, quando comunico che anche oggi non si parte, non mi sembra affatto dispiaciuto. Decidiamo allora di camminare un poco e di raggiungere il paese a piedi. Mentre percorriamo la stretta e trafficata strada che unisce Tourlos a Mykonos mi viene da pensare che rischieremmo molto meno affrontando l'attuale forza 8. Auto e pulman ci fanno dei rasatini da paura e anche camminare sui muretti che la delimitano è poco salutare visto che sono belli stretti anche loro, le raffiche ti sbilanciano e in alcuni punti questi delimitano dei precipizi di una ventina di metri d'altezza. Riusciamo comunque ad arrivare incolumi al vecchio porto e ci infiliamo ancora una volta nei vicoli del paese pieni di negozi e dove il vento si incanala rendendoli delle specie di gallerie del vento. La componente femminile decide di fare acquisti e mentre con Marco ci sediamo in un angolo più tranquillo loro arricchiscono abbondantemente il guardaroba. Nel primo pomeriggio, per la serie squadra vincente non si cambia, ritorniamo da Niko's a pranzo. Qui conosciamo una famiglia di parigini che approfittando di un volo low cost ha deciso di trascorrere un lungo fine settimana a Mykonos. Passiamo con loro un po' di tempo a chiaccherare e poi ci stendiamo al sole a sonnecchiare sulla spiaggia. Il vento rinfresca l'aria e si sta proprio bene. Stiamo li' fino a quando il proprietario del ristorante che deve ritirare sedie sdraio ed ombrelloni non ci caccia. Quindi verso il tramonto, dato che Marco insiste per ritornare in barca a piedi, ripercorriamo a ritroso e al buio la "suicide road" del mattino. Saliti a bordo incolumi mi viene in mente quanto disse anni fa un amico una volta conclusa, tra mille peripezie, la traversata invernale con gli sci della Maiella: "Anche oggi l'abbiamo fatta franca". 

(Giornale di bordo)

martedì 18 settembre 2018

Delos



Poco distante dal pontile c'è la fermata del Sea-bus che ogni mezz'ora fa la spola tra Tourlos e il vecchio porto. Prendiamo quello delle 9,30 e poco dopo siamo sul traghetto che ci porterà a Delos. Originariamente avevo programmato di raggiungerla con Habibti e lì trascorrere la notte in rada dopo aver visitato il sito archeologico. Ma anche oggi il Meltemi soffia forte e le onde nel breve tratto di mare che la divide da Mykonos sono parecchio alte. Solo un grosso catamarano che procede a motore coraggiosamente si avventura. Lo stesso traghetto, la cui ultima corsa di ritorno di solito è alle 18,00, viste le condizioni del mare, che peggioreranno ulteriormente in giornata, è stata anticipata alle 13 e trenta. La traversata dura una mezz'ora e quindi alle 11,30 cominciamo la nostra visita. Delos è uno dei più importanti siti archeologici della Grecia. Nell'antichità il luogo si chiamava Ortigia e fu abitato da popolazioni autoctone ancor prima dei micenei. Nel III secolo a.C. divenne una città-stato indipendente per cadere poi sotto l'influenza di Atene. Nell'86 a. C. fu saccheggiata da Mitridate, re del Ponto e successivamente riacquistò prestigio nell'epoca romana. Nel 1500 i veneziani, guidati da Morosini, portarono via uno dei leoni di marmo della cosiddetta "via dei leoni" per abbellire l'ingresso dell'Arsenale di Venezia. Secondo la mitologia qui nacquero il dio Apollo e la dea Artemide. Il sito archeologico è affascinanate e lo si apprezza sempre di più man mano che ci si addentra tra i vari monumenti. Quelli che più ci hanno colpito sono i cinque leoni rimasti, una scultura un po' nascosta raffigurante una donna, probabilmente una dea, che tiene tra le mani la vela di una nave e l'anfiteatro. Su quest'ultimo arriviamo dopo essere ridiscesi dalla cima di una collina che abbiamo raggiunto lungo una larga e ripida scalinata. Sulla sua sommità il vento era talmente forte che si faticava a mantenere l'equilibrio. L'anfiteatro ospitava fino a cinquemila persone e ancora si vedono ben conservate le panche in pietra delle prime file, dove si sedevano i notabili. Agli spettacoli erano ammessi solo i cittadini liberi che, apprendiamo ascoltando di straforo una guida, durante le rappresentazioni beneficiavano delle attenzioni di fanciulle particolarmente accondiscendenti, che erano le uniche persone di sesso femminile ad esservi ammesse. Qui incontriamo una coppia di anziani signori francesi in "luna di miele". Festeggiano il loro quarantesimo anniversario di matrimonio. Hanno raggiunto Delos con un traghetto da Paros e ci dicono che nella traversata, a causa del mare molto mosso, la maggior parte dei passeggeri è stata male. Alle 13,30 riprendiamo l'ultimo traghetto per Mikonos. Percorre una rotta diversa da quella dell'andata. Il comandante segue un percorso più ridossato dalle onde. Passa a sud dell'isola e attraversa il canale che la separa da Mykonos nel punto più stretto, risalendo poi quest'ultima sotto costa e facendo dei rasatini da brivido alle scogliere. Qualche onda più alta delle altre spazza il ponte superiore, che si trova circa ad una decina di metri di altezza. Una rotta che soltanto un conoscitore del luogo può fare con una certa tranquillità. In questo tratto incontriamo un'unica barca che con grande fatica sta risalendo. È un catamarano con al timone un giovanotto completamente nudo. Quando il traghetto gli passa accanto diventa l'attrazione del momento, fotografato tra risatine e sguardi compiaciuti della maggior parte delle passeggere. Le poche barche a vela che avevamo trovato ridossate nello stretto passaggio che separa Delos dall'isola di Rinia, mentre stiamo salpando, si dirigono invece in una baia a sud di ques'ultima, ben ridossata dal Meltemi. Una di queste, con uno skipper locale al timone, per fare salire l'equipaggio sceso a terra, per accostare fa una manovra da manuale, senza la minima sbavatura nonostante i 40 nodi di vento. Chapeau!! Ritornati a Mykonos riprendiamo il Sea-bus che ci riporta al Marina. Pranziamo in barca. Preparo degli spaghetti con pomodorini e alici che risultano molto apprezzati. Poi, belli satolli, ci concediamo una lunga siesta fino al tardo pomeriggio. A questo punto non ci va più di ritornare in paese e finiamo la nostra serata nel quadrato di Habibti. Fuori il vento non accenna a diminuire.

(Giornale di bordo) 

lunedì 17 settembre 2018

Mykonos



Il Meltemi continua a soffiare forte. Al Marina sono arrivate nuove barche alcune delle quali hanno faticato non poco ad effettuare la manovra d'ormeggio. Sulla nostra banchina si è aggiunto un charter di russi con i quali Heinz, il nostro vicino australiano, ha immediatamente fraternizzato. Vodka e vino rosso, che mi sono parsi elementi di comune interesse, sono stati d'aiuto. Noi approfittiamo della sosta per visitare il resto dell'isola. Lo scooter di Marco è decisamente "spompato". Non solo fatica a mettersi in moto, ma ogni volta che occorre superare una salita un po' più ripida delle altre Elena è costretta a scendere e mettersi a spingere. Prima tappa è il faro di Armenistis, sulla punta settentrionale dell'isola. Di qui si vede bene il canale che separa Mykonos da Tilos. Il mare e' bianco di spuma e anche i traghetti, nonostante i loro rombanti motori, sembrano arrancare. Dal villaggio di Fanari, percorrendo una stretta strada asfaltata, raggiungiamo alcune baie a sud dell'isola. A Psaros e Plati Gialos vi sono spiagge affollate. I locali alle loro spalle hanno arredi ricercati, "lounge music" di sottofondo e fuoristrada rigorosamente neri e tutti luccicanti parcheggiati all'esterno. Ci guardiamo e senza nemmeno aver bisogno di parlarci proseguiamo verso Elia e Kalafatis. Quest'ultima località è quella che più ci piace. E' frequentata da "wind surfer" e ha l'aria decisamente più genuina. L'isola è brulla e pietrosa. I colori che prevalgono, almeno in questa stagione, sono il grigio e il giallo ocra. La rada vegetazione è composta essenzialmente da bassi cespugli pieni di spine. Nell'insieme l'impressione che ne ricaviamo è di un isola piuttosto desolata. Solo le case, per lo più costruzioni cubiche e bianche, il cielo di un bel azzurro e le cupole rosse delle numerose chiese sparse un po' ovunque mitigano questa sensazione. Sulla strada che conduce ad Ano Mera, il paese al centro dell'isola, ci imbattiamo in un grande edificio sul cui tetto è collocata un'enorme insegna colorata con su scritto "Las Vegas" e più sotto un altrettanto enorme cartellone con la foto di una biondona avvenente con la dicitura "Don't loose it!! Tonight streap tease and lap dance". Nulla contro, per carità, ma anche queso ti da il senso della caratteristica dell'isola. Ad Ano Mera, invece, ci è piaciuto il centro del paese vecchio dove pranziamo in un ristorante sulla piazza sulla quale si affaccia anche il monastero di Panagia Tourlani costruito verso la fine del 1500 e dedicato alla Santa protettrice di Mykonos. E poiché anche noi, nonostante quanto diciamo, in realtà non siamo poi così insensibili ai "desideri della carne", finiamo per cedere alle lusinghe di un maialino arrosto da vero orgasmo papillare. Nel pomeriggio, ritornati in paese, decido di risolvere il problema di un unghia incarnita che mi trascino da qualche giorno. Mi rivolgo ad una piccola clinica con un reparto ortopedico. Il medico che mi si presenta ha un aspetto un po' inquietante: pantalone rosso, camicia colorata stile hawaiano con sopra stampate delle vecchie auto anni '60, scarpe color crema traforate e aria da "dandy". Dopo una rapida occhiata all'alluce, mentre da parte mia, a guardarlo, comincia a sorgere qualche serio dubbio sul da farsi, mi dice: "Se vuole risolvere il problema occorre tagliare e il mio onorario e' 100 euro!". Quel che si dice un tipo diretto! Mi faccio coraggio e dopo una decina di minuti, il tempo di fare agire due punture di anestetico e mandare qualche soffocato accidente, esco dal suo studio con una parte di unghia in meno, una ricetta di creme e pastiglie antibiotiche in mano e il "pollicione" del piede destro tutto bello fasciato. Fortunatamente la serata si conclude in modo decisamente più piacevole: birra e patatine da Leonidas e Kiki, intraprendenti marito e moglie originari di Atene che per far fronte alla crisi durante la stagione turistica si trasferiscono a Mykonos dove, oltre ad affittare auto e motorini e mettere a disposizione dei clienti del Marina alcune docce a pagamento, hanno anche aperto un accogliente e piccolo bar.

(Giornale di bordo)

domenica 16 settembre 2018

Ormos Grammata (Siros) - Mykonos



La sveglia stamattina suona alle 6,30. Voglio partire presto alla volta di Mykonos che vorrei raggiungere prima di mezzogiorno. Nel pomeriggio, infatti, il Meltemi è previsto rinforzare parecchio e il canale tra Tilos e Mykonos attraversato in queste condizioni può diventare un passaggio delicato. Nella baia di Grammata, invece, tutto è ancora calmo e serafico. Un'ora più tardi siamo per mare. Prudenzialmente prendo subito una mano di terzaroli e riduco un poco il genoa. Manovra che risulta utilissima appena scapolato il capo. Il vento al momento non supera i 20 nodi, ma così la barca è leggera ed equilibrata. Tra Siros e Mykonos vi sono circa una ventina di miglia che percorriamo con il vento al traverso. Come prevedevo, all'altezza del succitato canale il vento rinforza fino a 30 nodi con raffiche e una discreta onda. Procediamo al gran lasco. Una buona andatura con questo mare, ma non riesco ad evitare un paio di frangenti che ci inzuppano per bene. Quando c'è vento e mare indosso sempre una leggera imbragatura e con una fettuccia mi lego ad uno dei due golfari di sicurezza che ci sono in pozzetto. Il resto dell'equipaggio fa la stessa cosa ma indossando il salvagente. Una volta ridossati dietro il capo settentrionale di Mykonos la situazione migliora. Le onde diventano più basse, ma il vento rimane. Ammainiamo le vele e ci dirigiamo verso il Marina. Nel vecchio porto ormai vi è il divieto di ormeggio per le barche da diporto. Sulla banchina, posta davanti al molo dove stazionano un paio di navi da crociera, c'è ormeggiato all'inglese un vecchio Hallberg Rassy 31 Monsun con bandiera olandese. L'armatore sta parlando animatamente con un tipo che ha tutta l'aria di essere un inserviente del porto. Non disponendo nè del numero telefonico nè del canale VHF, che non sono riportati sul portolano, ci avviciniamo e chiediamo, urlando, un posto per le prossime notti. L'ormeggiatore, tra il vento che disturba e il suo inglese incomprensibile, ci urla anche lui che per la notte non è possibile fermarsi, ma che se mandiamo un sms (ad un numero che peraltro non abbiamo!) domani sera potremo ormeggiare. Poichè la maggior parte dei posti del Marina sono liberi insistiamo nella nostra richiesta e adducendo la scusa che a bordo c'è qualcuno che non sta bene (in realtà c'è solo Elena con un po' di nausea), alla fine ci viene assegnato un posto. Tra l'altro anche un ottimo posto in quanto il vento ci allontana dalla banchina. Elemento che risulterà particolarmente utile nei giorni a venire. Poco dopo accanto a noi ormeggia di prua anche il Monsun. A bordo vi sono Heinz, un australiano simpatico e un po' dimesso, e Paolo, ventenne appena imbarcato e totalmente digiuno di vela. Saranno i nostri vicini fino a venerdì, anche loro bloccati dal Meltemi. Heinz ci racconta di essere partito in primavera dalla Spagna, di essersi fermato in Sardegna, in Sicilia e poi a Malta. E' diretto a Cipro dove vorrebbe tirare la barca in secco e lì farla svernare. Per fare quadrare il bilancio ogni tanto imbarca qualcuno, come il giovane Paolo, nato in Messico ma residente nelle Asturie e con l'ambizione di diventare uno skipper. Un giovane entusiasta ed intraprendente, con ancora un po' di strada da fare dal punto di vista velico, visto come ha dato volta alle cime d'ormeggio. Una volta sistemati, poiché contiamo di stare fermi qui alcuni giorni, affittiamo un paio di motorini con i quali scendiamo in paese, che dista circa un chilometro e mezzo.  Non avendo pranzato ci sediamo in una taverna sulla spiaggia a sud dell'abitato: da Niko's. Ottima scelta. Cibo squisito, personale gentile e prezzo contenuto, tenuto conto che Mykonos è una tra le isole delle Cicladi più battute dal turismo di massa. Verso sera girolonzoliamo un poco tra gli stretti vicoli del paese vecchio. Una serie di esercizi commerciali, gli uni accanto agli altri senza soluzione di continuità. Comitive di giapponesi, russi, inglesi, italiani scesi dalle navi da crociera impegnati a scattarsi selfies e fotografare ogni cosa. Molte le coppie di omosessuali, uomini e donne, a conferma della natura estremamente aperta dell'isola nonché della sua fama da questo punto di vista. La prima sensazione che ne traiamo e' di un luogo estremamente turistico. Tutto è ben curato, fin trppo. Domani, con il motorino, visiteremo il resto dell'isola nell'auspicio di trovarla un po' più genuina.

(Giornale di bordo)    

sabato 15 settembre 2018

Olympic Marina - Ormos Grammata (Siros)



Oggi si parte. In mente ho un programma che ci dovrebbe portare fino ad Amorgos dove Marco ed Elena potrebbero prendere un traghetto per rientrare al Pireo fra una decina di giorni. Ma, si sa, in mare più che in altri luoghi i programmi sono fatti per essere modificati anche all'ultimo minuto. Il primo cambiamento, tenendo un occhio sulle previsioni estremamente affidabili di Meteo Greece, avviene già oggi. La meta odierna sarebbe dovuta essere la vicina isola di Kea dove intendevo ormeggiare a Vourkari o Korissia, due piccoli paesini in un'ampia baia situata a nord-ovest e ben riparata dal vento da nord-est che oggi soffia moderatamente. Ma poiche' già da domani sono previsti 25-30 nodi in aumento preferisco portarmi avanti fino a Siros. Prima di lasciare il Marina faccio gasolio. Un'abitudine che ho, quella di navigare con il serbatoio il più possibile sempre pieno. Meno scossoni e minor rischio che eventuali residui sporchino i relativi filtri. Apriamo subito randa e genoa e superato l'isolotto di Makronisi puntiamo in direzione N-E verso il capo settentrionale di Kea. In mare, tranne i cargo diretti e provenienti dallo stretto di Kafirevs, tra l'Eubea e Andros, non c'è nessuno. Una bella navigazione di bolina alla velocità di 6 nodi. Alle 11 siamo già al traverso di Ormos Orgias, una bella insenatura a nord di Kea, purtroppo decisamente aperta al Meltemi. Il vento ci abbandona per un momento e a motore lasciamo sulla sinistra il desolato isolotto di Yaros. Un ammasso di pietre senza ombra di vegetazione. Poi di nuovo un poco a vela e dopo circa quarantacinque miglia dalla partenza, poco prima del tramonto, con un mare piatto come l'olio, facciamo il nostro ingresso nella baia di Grammata, la più settentrionale di Siros. Tranne una barca a vela di francesi e un paio di barche locali non c'è nessuno. Diamo fondo nell'insenatura piu' meridionale in 5 metri d'acqua su fondo di sabbia e, vista l'ora, dopo un rapido bagno ci prendiamo un meritato aperitivo. Come al solito non mi va di gonfiare il tender e pertanto non scendiamo a terra. Se lo avessimo fatto, in base a quanto riferisce il portolano, avremmo dovuto trovare, non è tuttavia specificato dove, "i nomi e le date lasciate dai navigatori che nel corso dei secoli si sono rifugiati qui dal famigerato Meltemi". Sarà per la prossima volta. Dalla barca ci limitiamo a guardare la distesa di muri a secco costruiti sulle pendici delle montagne che abbiamo di fronte. Un lavoro davvero titanico. L'isola di Siros ha una storia interessante. Fu a lungo dominata dai veneziani e poi nel XVII secolo passò sotto protezione della Francia evitando così di cadere sotto mano turca. Diversamente da altre isole delle Cicladi, non partecipò alla guerra d'indipendenza greca, ma  in quel periodo divenne meta di molti rifugiati da Psara e Khios. Al tempo delle navi a vapore fu per queste un porto utilizzato per rifornirsi di carbone. La scoperta del combustibile ne segnò però il declino. Di Siros noi ci siamo accontentati di goderci la piccola baia nella quale siamo ancorati, ma ci è bastato per apprezzarla. Un giorno vi vorrei ritornare, anche perchè, da buon fan del rebetiko, ho scoperto che nel cuore dell'abitato di Ano Syros si trova la casa natale del compositore Vamvakaris, oggi trasformata in un piccolo museo in suo ricordo. In suo omaggio brindiamo al suono di Frangosyriani, la sua melodia più conosciuta.

(Giornale di bordo) 

venerdì 14 settembre 2018

Lavrion


Mattinata passata a bighellonare in barca. Alle 15,30 sono arrivati con un po' di ritardo Marco ed Elena. Hanno preso un volo diretto della Aegean su Atene da Malpensa. E' sempre un piacere incontrarli. Benchè sia un anno che non ci vediamo, bastano pochi minuti per ritrovare con loro la sintonia perfetta. Posati i bagagli siamo andati subito al supermercato a fare cambusa. Comprato il giusto, senza esagerare. In questo modo approfitteremo anche di qualche cena al ristorante. Al momento di riprendere un taxi per portare la spesa in barca nessuna auto era disponibile. Il supermercato dispone anche di un servizio a domicilio, ma utilizza un camioncino frigo e se lo avessimo voluto utilizzare almeno tre di noi avrebbero dovuto fare il breve tragitto fino al porto seduti per terra all'interno della cellula frigorifera. Siamo tutti tipi sportivi, ma non ci è sembrato il caso. Non ci è restato quindi che attendere che si liberasse un'auto. Dopo una mezz'oretta è arrivata infine una elegante Mercedes station wagon che ci ha portato a destinazione come dei veri signori! Sistemate le cose abbiamo cenato da "Limani". Essendo venerdì, giorno di rientro dei vari charter di stanza a Lavrion, il ristorante era pieno come un uovo. Elias ci ha comunque trovato un tavolo in un'area un po' più appartata. I charteristi sono tutti nordici, per lo più inglesi e dopo qualche bicchiere hanno cominciato ad intonare canzoni a squarciagola con tanto di piatti in peltro sbattuti ripetutamente per terra. Insomma, un gran casino. Di quelli grevi, come solo gli inglesi ubriachi sanno fare. E' in queste occasioni che noti la profonda differenza tra la loro cultura e quella mediterranea. Negli occhi del proprietario del locale, un anziano distinto signore con il pizzetto bianco, e degli altri pochi avventori greci si percepiva uno sguardo di silenziosa commiserazione. Una deliziosa taverna greca per qualche ora è stata trasformata dai sudditi di sua Maestà in una sorta di spalto da stadio della peggior risma. Che dire? A me queste cose fanno incazzare, ma così va il mondo. Un brutto mondo..... il loro. Dopo cena si è fatta una passeggiata sulla banchina del porto dove ho visto ormeggiata Mizar, il Grand Soleil di Paolo, conosciuto brevemente a luglio. La ritroveremo, sempre lì, anche qualche settimana dopo. Il che mi fa pensare che Paolo sia rientrato almeno per un po' in Italia. In effetti, anche se c'è molta meno gente rispetto a luglio, le barche dei charteristi sono ancora numerose e, potendo, per navigare in tranquillità sarebbe stato meglio aspettare ancora qualche settimana. Nei prossimi giorni le previsioni danno un graduale peggioramento. Sull'Egeo da lunedì prossimo il Meltemi soffierà forte anche se, teoricamente, in settembre questo vento dovrebbe cominciare ad attenuarsi. Si, ma solo teoricamente. infatti, come dice correttamente il mio amico Giovanni: "Il vento non sa leggere le carte!"

(Giornale di bordo)

giovedì 13 settembre 2018

Olympic Marina


Dopo varie incertezze sulle date di partenza e nuovo prossimo rientro a Kabul finalmente in questi ultimi giorni i programmi si sono chiariti e ieri siamo riusciti a prendere l'aereo della Turkish per Istanbul. Qui la solita lunga attesa di quasi cinque ore in aeroporto e infine, dopo aver preso il volo per Atene che ha quasi un'ora di ritardo, sbarchiamo al "Venizelos" alle 20,30. All'uscita ci attende il fedele Iannis che con il suo taxi ci accompagna direttamente all'Olympic Marina dove, il tempo di disfare la sacca, ci accasciamo a letto sfatti di stanchezza. Sia per il viaggio che per l'impegnativo lavoro delle ultime settimane. Dormiamo come degli angioletti fino al mattino seguente. Con la luce del sole ritornano anche le forze e mi concedo una sigaretta. Un vizio, quello del fumo, che ho abbandonato da alcuni anni e che mi concedo eccezionalmente soltanto nei periodi in cui sono in barca. Rollarmi una sigaretta dopo colazione seduto in pozzetto è un vero piacere. Poi mi metto al lavoro. Habibti necessita di una bella pulizia. Sottocoperta, come al solito, avevamo lasciato tutto in ordine al momento della nostra partenza in luglio. Invece ponte e tuga sono coperti da un leggero strarto di sabbia rossiccia accumulatasi in questi ultimi due mesi. La giornata è assolata e c'è calma di vento. E così, con tutta tranquillità, con acqua e spazzolone do una bella pulita. E' sempre un piacere tirare a lustro la piccola. Poi, rimontate le scotte che solitamente tolgo nei periodi di inutilizzo, rabboccato il serbatoio dell'acqua, fatto un salto all'ufficio del Marina per confermare la data del prossimo alaggio ai primi di ottobre, ci trasferiamo a Lavrion da "Limani", il nostro ristorante preferito. Elias ci accoglie a braccia aperte. Mangiamo ottimamente spendendo una cifra ridicola. Accanto al nostro tavolo pranzano due signori greci di una certa età, decisamente due buone forchette. Uno di loro è il sosia perfetto di Markos Vamvakaris che, per chi non fosse appassionato di musica, è stato uno dei più famosi compositori di rebetiko, una forma di musica popolare greca apparsa intorno al 1920 a seguito delle ondate migratorie dei greci espulsi dall'Asia minore. Quando garbatamente glielo facciamo notare ci pare essere decisamente compiaciuto. La cambusa invece la faremo con Marco ed Elena che arriveranno domani dall'Italia e che staranno con noi per una decina di giorni. Ormai questa sta diventando una tradizione. Anche lo scorso anno infatti, nello stesso periodo, ci avevano accompagnati nel tratto da Vibo Marina fino a Crotone. Quest'anno invece è il turno delle Cicladi verso le quali partiremo fra un paio di giorni. La sosta da "Limani" si prolunga piacevolmente e rientriamo in barca che è sera. Giusto il bicchiere della staffa e poi a letto. E' stata sufficiente questa bella giornata trascorsa al sole per farci perdere un poco quel colorito da latticino smunto con il quale siamo arrivati ieri.

(Giornale di bordo)

venerdì 7 settembre 2018

L'ultima nave


Oggi arrivano cinque navi,
da terre molto lontane,
guarda che belle bandiere
e guarda che navi strane.
La prima è già arrivata,
però non c'è nessuno a bordo.
Oggi arrivano cinque navi,
ma la prima è già un ricordo.
Oggi arrivano quattro navi,
guarda che belle prue,
chissà che potremmo trovare
sulla nave numero due.
Dieci bambini magri magri
e mezzo tozzo di pane.
La nave per ora rimane al largo
però mi è già passata la fame.
Oggi arrivano tre navi,
cariche di caffè,
ma guarda che strane persone a bordo
della nave numero tre.
Hanno le mani pulite pulite
perché non le usano mai,
deve essere gente pericolosa,
gente che va in cerca di guai.
E guarda che belle bandiere,
guarda che belle chitarre,
guarda che facce felici
dietro a quelle sbarre.
Sulla penultima nave,
attori e musicisti,
rubano una scialuppa
e chi li ha visti li ha visti.
E poi c'è la nave più piccola,
quella che aspetto io,
ci sta il tuo cuore di ragazza
che ho catturato io.

(Francesco De Gregori, L'ultima nave)

domenica 2 settembre 2018

Contraddizioni


Sul mare piu' che altrove si sente la necessita' di una religione; sul mare piu' che altrove si stende libero il linguaggio di Dio, or quasi vento piacevole, or quasi lampo che dall'una all'altra estremita' dell'orizzonte risponde a se stesso. Sul mare piu' che altrove si sente la piccolezza dell'uomo, contrapposta al suo smisurato ardimento. E c'e' qualcosa di vero nel petimus stultitia; e il duplice stato dell'uomo di mare spiega quella stana indole sua: bestemmiatore e pio, sofferente della fatica e inebriantesi de' piaceri, intemperante e astinente, crudele e buono, bestiale e fornito di rettissimo senso. Nell'orgoglio di combattere la natura e di comandarle, e s'avventa contr'ogni legge di natura e contro Dio. Nel sentimento continuo del proprio nulla, e s'umilia dinnanzi a Dio, e sente la voce della natura piu' forte percuotergli il cuore: e tra questi due stati va sempre ondeggiando, come il suo terribile ed amato elemento. - Tu se' un mar vivente: questa sovrana espressione io sentivo fuor delle porte di Livorno dalla bocca di un marinaio; e potete ben credere che i letterati non l'hanno inventata.

(Niccolo' Tommaseo, Della bellezza educatrice, pensieri) 

venerdì 31 agosto 2018

Mio padre era un marinaio


Non sarà il canto delle sirene
che ci innamorera',
noi lo conosciamo bene,
l'abbiamo sentito già,
e nemmeno la mano affilata,
di un uomo o di una divinità.  
Non ci sarà il canto delle sirene 
in una notte senza lume,
a riportarci sulle nostre tracce,
dove l'oceano risale il fiume,
dove si calmano le onde,
dove si spegne il rumore.
Non sarà il canto delle sirene,
ascoltarci o Signore.
Mio padre era un marinaio,
conosceva le città,
Mio padre era un marinaio,
partito molti mesi fa.
Mio figlio non lo conosce,
mio figlio non lo saprà,
mio padre era un marinaio,
partito molti mesi fa. 
Non sarà il canto delle sirene,
nel girone terrestre,
ad insegarci quale ritorno,
attraverso alle tempeste,
quando la bussola si incanta,
quando si pianta il motore. 
Non sarà il canto delle sirene 
ad addormentarci il cuore,
quando l'occhio di Ismaele 
si affaccia da dietro il sole,
e nella schiuma della nostra scia
qualcosa appare e scompare.
Non sarà il canto delle sirene 
che non ci farà guardare. 
Mio padre era un marinaio 
e andava a navigare,
se l'è portato il vento,
se l'è portato il mare. 
Mio padre era un marinaio,
girava le città,
mio figlio non le conosce,
ma le conoscerà. 
Non sarà il canto delle sirene 
che ci addormentera',
l'abbiamo sentito bene,
l'abbiamo sentito già,
ma sarà il coro delle nostre donne,
da una spiaggia di sassi. 
Sarà la voce delle nostre donne,
a guidare i nostri passi,
i nostri passi nel vento,
e il vento ci prende la vela. 
Sarà di ferro la sabbia,
sarà di fuoco la terra. 
Ascoltaci o Signore,
perdonaci la vita intera. 
Mio padre era un marinaio,
conosceva le città,
partito il mese di febbraio 
di mille mesi fa,
mio figlio non lo ricorda,
ma lo ricorderà,
mio padre era un marinaio,
mio figlio lo sarà. 

(Francesco De Gregori, Il canto delle sirene)

sabato 25 agosto 2018

Viaggi per mare


In ogni viaggio per mare tutto può girare all'improvviso, insieme al vento. È inutile sforzarsi di prevedere le cose, basta conoscere il sistema per risolverle, essere pronti a decidere, capaci d'inventare e, soprattutto, veloci a virare, cambiare velatura, equipaggio, rotta.

(Marco Steiner, Oltremare)

venerdì 17 agosto 2018

Il marinaio


Ho visto subito
dalla vita in giù,
i pantaloni tesi come acciaio,
odor di Spagna e di bordelli francesi
negli occhi fuochi lontani.
Portava tutto addosso,
carne e futuro,
il sangue caldo del suo desiderio,
il fuoco sacro di un'altra avventura
ed il pugnale sotto la cintura.
E sopra il petto bruciato dal sole,
già mi sentivo come in alto mare,
e il filo d'oro della sua saliva
sarebbe stata la mia ragnatela.
Vorrei legarmi al suo ricordo
per sempre,
sputando questa vita
fatta di niente,
di quella pelle dura come una corda,
com'ero ingorda, com'ero ingorda.
I marinai tra le dita
hanno un sole dolce
di violenza infinita,
il marinaio mi guardava
e dentro la sua gola
la mia sete moriva,
e io l'avrei bevuto,
l'avrei voluto sopra
come un toro infuriato,
ma il coraggio mi mancava
e da sotto la sottana
capivo quanto fosse un angelo
ed io vergine e puttana.
L'ho visto subito
in un bal del porto,
e aveva un'anima
col fiato corto.
Volevo anch'io gustare quel veleno,
farmi strappare la dolcezza dal seno
e sprofondare in una notte di rabbia,
scoprire un altro mondo
sotto la sabbia,
un po' d'inferno per scaldarmi
le vene,
e un po' di miele, un po' di miele.
I marinai tra le dita
hanno un sole dolce
di violenza infinita,
il marinaio mi guardava
e dentro la sua gola
la mia sete moriva,
e io l'avrei bevuto,
l'avrei voluto sopra
come un toro infuriato.
I marinai tra le dita.

(Gino Paoli, Il marinaio)