CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







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giovedì 26 febbraio 2026

Prometeica sfida


Se avvicinate all’orecchio i pensieri e le opere di Marx e Nietzsche sentite lo sciabordio del mare in tempesta o il tuoneggiare dei temporali che accompagnano l’incedere romantico; nella loro opera si avverte quell’ondeggiare maestoso e perenne, quell’inquieto universo che lascia alle spalle la terraferma e si avventura nell’ignoto. Ora agitato ora calmo, il mare ingoia tutto e il suo contrario, si fa spettacolare quando è impetuoso, come avevano realmente sperimentato nei giorni precedenti il loro incontro i due argonauti del pensiero attraversando il Mediterraneo e patendo le burrasche nella traversata. Salpare dai lidi protetti e avventurarsi fu la loro sorte e il compito del loro pensiero, protesi verso l’inconosciuto e l’intentato; quel mare lucente sotto il sole e brillante sotto la luna, spettacolo diurno e notturno che suscita pensieri di libertà e necessità. Quel mare senza sponde non si accontenta del finito perché rappresenta e vuole l’infinito, non si accontenta del bello perché esprime e ricerca il sublime, a costo di affrontare la tempesta. Davanti al mare, Karl studiava la rotta e invece Fritz si esaltava per l’avventura nell’ignoto. “Abbiamo lasciato la terra e ci siamo imbarcati sulla nave!” aveva annunciato Nietzsche nella Gaia scienza. “Abbiamo tagliato i ponti alle nostre spalle - e non è tutto: abbiamo tagliato la terra dietro di noi. Ebbene, navicella! Guardati innanzi! Ai tuoi fianchi c’è l’Oceano: è vero, non sempre muggisce, talvolta la sua distesa è come seta e oro. Ma verranno momenti in cui saprai che è infinito e che non c’è niente di più spaventevole dell’infinito. Oh, quel misero uccello che si è sentito libero e urta ora nelle pareti di questa gabbia! Guai se ti coglie la nostalgia della terra, come se là ci fosse stata più libertà - e non esiste più terra alcuna!” Affiora l’invocazione romantica per eccellenza, l’infinito, la sfida alle stelle, quell’infinito inquieto e imperscrutabile di cui il mare è figurazione orizzontale. Quell’infinito che si oppone all’eterno accomuna Marx e Nietzsche nella loro prometeica sfida al mondo e agli dei, per dare un senso alla vita.

(Nietzsche e Marx si davano la mano, Marcello Veneziani)

sabato 24 agosto 2024

Elogio della fuga


Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: andare alla deriva o fuggire davanti alla tempesta. La fuga è spesso il solo modo di salvarsi.

(Henri Laborit, Elogio della fuga)

sabato 16 marzo 2024

Piezz ‘e core

Le barche sono cose strane. Non sono neanche cose, perché i loro proprietari sono convinti che abbiano la loro brava animuccia e guai a contraddirli. Cosí le si apostrofa col pronome femminile, per l'appunto, perché la barca è sicuramente di genere femminile. Di cosa non si sa peró lo è, prendi e porta a casa. Gente strana, i proprietari di barche: si baloccano con l'ultimo dei giocattoli dell'infanzia, abbandonato quando si è cominciato ad inseguire le altre cose della vita. Costoro hanno peró mantenuto un angolo "incolto", dove far crescere indisturbata, selvaggia e caotica l'idea di custodire un sogno, quello di un'infanzia che si portano appiccicata addosso. Una fissazione.

(Marco Di Giulio, Pensieri)

giovedì 29 febbraio 2024

Venezia


“Lassar star la tera e coltivar el mar”

(Doge veneziano, Pensieri)

martedì 27 febbraio 2024

Divinità marine


MITOLOGIE AFRICANE
Mami Wata: Loa che riunisce tutti gli spiriti marini e della diaspora africana.
Agwé: Loa vudù del mare
CIVILTÀ AINU
Repun Ka: Kamui del mare con sembianze d’orca.
MITOLOGIA ARMENA
Tsovinar: Dea del mare e delle tempeste.
MITOLOGIA ASSIRO-BABILONESE
Ea: Grande divinità delle acque
Tiamat: Divinità del caos e delle acque salate, madre di tutti gli dei.
Sirsir: Figlio di Tamiat, Dio dei marinai.
MITOLOGIA ATZECA
Huixtocihuatl: Dea dell’acqua salata.
Chalchiuhtlicue: Dea dei laghi, dei fiumi,dei mari e delle tempeste.
MITOLOGIA CANANEA
Yam: Dio del mare e del caos primordiale.
Asherah: Madre degli dei e divinità della saggezza e del mare.
MITOLOGIA FENICIA
Halieus: Tritone cornuto, Dio della pesca.
Patemi: Divinità protettrici dei naviganti.
CIVILTÀ CINESE
Wang Yuanpu: Re del Palazzo dei mari orientali.
Mazu: Dea dell’acqua e protettrice della gente di mare.
Aojun: Re drago del Mare occidentale.
Aoguang: Re drago del Mare orientale
Aoqin: Re drago del Mare meridionale.
Aoshun: Re drago del Mare settentrionale
Hai Re: Dio del mare.
Hung Shing: Dio del mare protettore dei pescatori.
Tam Kung: Divinità del mare
Shuixian Zunwang: Nobili immortali del regno dei mari.
Gonggong: Terribile Dio delle acque, che ha dato il nome anche a un pianeta nano del sistema solare, la cui piccola luna è stata nominata Xiangliu, come il suo mostruoso servitore con nove teste e corpo di serpente.
MITOLOGIA CELTICA
Lir: Dio irlandese del mare.
Llyr: Dio gallese del mare.
Manannán mac Lir: Divinità Marina irlandese.
Nodens: Dio della guarigione, del mare, della caccia e dei cani.
CIVILTÀ CRISTIANA
Maria Vergine: Stella Maris, madre di Gesù, patrona di tutti quelli che vanno per mare.
San Pietro Apostolo: Protettore dei pescatori e dei papi.
Sant’Andrea Apostolo: Protettore dei marinai, dei pescatori e dei cantanti.
Sant’Antonio da Padova: Sacerdote e dottore della Chiesa, protettore dei marinai, dei pescatori, degli affamati, degli animali, dei bambini, dei cavalli, delle donne incinte, dei fidanzati, del matrimonio, dei nativi americani, degli oggetti smarriti, degli oppressi, dei poveri, dei viaggiatori.
San Nicola di Bari: Vescovo, protettore dei marinai, dei bambini e di chiunque si trovi in circostanze avverse.
Santa Barbara: Martire, protettrice dei marinai, degli architetti, degli artificieri, degli artiglieri, dei campanari, degli ingegneri ambientali, dei minatori, dei muratori, degli ombrellai, dei vigili del fuoco.
San Francesco da Paola: Eremita, fondatore dell’Ordine dei Minimi, celeste patrono dei marittimi d’Italia, invocato contro gli incendi, le epidemie e la sterilità.
San Francesco Saverio di Navarra: Sacerdote, protettore dei marinai e dei missionari.
Santa Maria di Cervellón: Vergine, protettrice dei naviganti in difficoltà e dei naufraghi.
Sant’Adelaide di Borgogna: Due volte Regina consorte d’Italia, protettrice dei battellieri, dei barcaioli e degli ormeggiatori.
Santa Francesca Cabrini: Missionaria, protettrice degli emigranti elle traversate oceaniche.
Sant’Elmo: Vescovo e martire, altro nome di Sant’Erasmo di Formia, protettore dei naviganti invocato durante le tempeste marine.
Sant’Eulalia di Barcellona: Vergine e martire, patrona dei marinaie protettrice della siccità.
Beato Pietro Gonzales: Domenicano, protettore dei naviganti e dei pescatori.
San Foca l’Ortolano: Martire, protettore dei marinai, dei giardinieri e degli ortolani.
Sant’Adalberto di Praga: Vescovo e martire, protettore dei marinai.
Sant’Amalberga di Maubeuge: Vedova e monaca, patrona dei marinai e degli agricoltori, invocata a protezione dalla grandine, dalle contusioni e dalle lussazioni.
San Cutberto di Lindisfarne: Vescovo, Protettore dei marinai.
San Brendanodi Clonfert: Abate, protettore dei marinai, dei naviganti e delle ragazze da marito.
MITOLOGIA ELLENICA
Poseidone:Re del mare e signore degli deidel mare, dei fiumi delle tempeste, delle inondazioni e della siccità, dei terremoti e dei cavalli.
Anfitrite: Moglie di Poseidone, dea minore del mare calmo.
Cimopolea: Figlia di Poseidone e moglie di Briareo, dea delle violente tempeste.
Tritone: Divinità dalla coda di pesce, figlio e banditore di Poseidone.
Proteo: Vecchio Dio del mare mutuaforma, guardiano del gregge di foche e di altre bestie marine di Poseidone.
Ponto: Dio primordiale del mare, padre dei pesci e di altre creature del mare.
Thalassa: Dea primordiale del mare.
Brizo: Dea del sonno protettrice dei marinai.
Ceto: Dea dei pericoli e dei mostri marini.
Dorade: Dea della generosità del mare.
Euribia: Dea della padronanza sul mare.
Galene: Dea del mare calmo.
Psamate: Dea delle spiagge di sabbia.
Leucotea: Dea preposta ad aiutare i marinai in difficoltà.
Forco: Dio dei pericoli nascosti negli abissi marini.Taumsnte: Dio delle meraviglie del mare padre delle arpie e di Iride, dea dell’arcobaleno.
Idotea: Ninfa del mare figlia di Proteo.
Glauco: Mitico pescatore divenuto Dio Marino.
Nerbò: Divinità del mare tranquillo, raffigurata come un vecchio nerboruto.
Palemone: Divinità Marina che aiutava i marinai nelle tempeste.
Delfino: Fido messaggero del Dio del mare Poseidone.
MITOLOGIA FINLANDESE
Ahti: Dio delle profondità marine.
Veliamoci: Moglie di Ahti, dea delle tempeste.
MITOLOGIA FIGIANA 
Daucina: Dea della marineria.
Dakuwaqa: Dio dalle sembianze di squalo, protettore dei pescatori.
MITOLOGIA FILIPPINA
Magwayen: Dea del mare e della morte.
CIVILTÀ GIAPPONESE
Mizuchi: Leggendario dragone marino.
MITOLOGIA HAWAIANA
Nāmaka: Dea del mare.
Kanala: Dio del mare e dell’oltretomba, raffigurato da un calamaro gigante.
Kāmohoali’i: Dio dalle sembianze di squalo.
Ukupanipo: Il grande Dio squalo che veglia sui luoghi della pesca.
MITOLOGIA INDÙ
Samundra: Dea dei mari.
Varuna: Dio degli oceani e reggente dell’ordine dell’universo.
MITOLOGIA INUIT
Aipaloovik: Dio marino della morte e della distruzione.
Arnapkapfaaluk: Dea del mare.
Idliragijenget: Dio dell’oceano.
Segna: Dea del mare.
MITOLOGIA ITTITA
Illuyanka: Il formidabile Dragone degli oceani.
MITOLOGIA MAORI
Tangaroa: Dio del mare e della pesca.
MITOLOGIA LITUANA
Gerdaitis; Spirito-guida delle navi e dei marinai.
MITOLOGIA LUSITANA
Duberdicus: Dio di Marine fiumi.
MITOLOGIA NORRENA
Ràn: Dea del mare che raccoglie con la sua rete gli annegati.
Njörõr: Dio del mare, del vento, della pesca e della navigazione.
FOLCLORE SLAVO
Czar Morskoy: Dio del mare.
Chernava: Sirena, figlia di Czar Morskoy.
MITOLOGIA SUMERA
Mammut: Dea madre che designa il mare primordiale.
CIVILTÀ VIETNAMITA
Cà Ông: Dio Balena protettore dei marinai.

(Edoardo De Angelis e Sandro Veronesi, Comandante)


lunedì 30 ottobre 2023

Il punto d’equilibrio


Alla fine l’andar per mare si risolve tutto nella ricerca del punto di equilibrio fra due istanze contrastanti: audacia e prudenza. Un punto ovviamente personalissimo e che dipende dalle proprie capacità, dai mezzi che si hanno a disposizione, è dalle circostanze. La sola audacia porta a farsi male, la sola prudenza a marcire in porto. L’ho sempre pensato, e recentemente l’ho letto in un bel libro di Victor Hugo, I lavoratori del mare: “Aveva il timore del possibile temperato dall’istinto del probabile: uno di quegli uomini di mare, insomma, che affrontano il pericolo in consapevole misura e che da qualsiasi avventura sanno trarre successo”.

(Luciano Piazza, Pensieri)

lunedì 16 gennaio 2023

Un pezzo di mare


Ho bisogno di un pezzo di mare, di un pezzettino di speranza verso i sogni, di uno spazio piccolo dove spazzare via i pensieri e le incertezze. Credo che il mare sia il posto giusto dove attingere per colmare questo bisogno. Il mare, quasi i tre quarti della terra che guardiamo all’orizzonte mentre trascorriamo la nostra vita nel quarto restante. Riempiamo fazzoletti di terra con le nostre cose e godiamo di un pezzettino piccolo di mare per refrigerarci nei giorni d’estate. Guardiamo l’orizzonte ascoltando il rumore delle onde che si avvicinano, dopo tanto viaggiare toccano terra e consumano la forza di cui erano cariche. Ho proprio bisogno di un pezzo di mare per coltivare quello che altrove non avrebbe senso, per poi lasciarlo andare via con la stessa carica delle onde senza sapere dove arriverà il mio pensiero, dove si fermerà. Io voglio affidarlo al mare, alla sua potenza, alla sua forza, alla sua maestosità. Voglio affidargli tutte le bruttezze che non riesco a dimenticare, le mancanze che non riesco a riempire, tutte le difficoltà che non riesco ad affrontare e le persone che non riesco a dimenticare. Voglio affidargli tutti i miei limiti e le preoccupazioni, le cose che non riesco a fare e quelle che desidero, ma non lascio che accadano. Voglio vedere la mia ombra allontanarsi dalla riva dopo aver depositato le sue pesantezze sul fondo del mare lasciando che lui faccia il resto. Vorrei voltarmi e vedere come l’energia si liberi verso il mare aperto immettendosi silenziosamente tra le vele di una barca per darle il vento giusto mentre naviga. Allora la barca potrebbe andare lontano, molto di più di quello che crede, mentre l’invisibile fa la sua parte invisibile, appunto. Non è tutto sotto i nostri occhi, non è tutto sotto il nostro controllo e mentre mi bagno in quel fazzoletto di cielo, acqua e sabbia me ne accorgo. Non mi faccio nessuna domanda perché so già che il mare è un elemento così imponente, un titano. Se mi ci metto a confronto posso solo ringraziare se mi concede il lusso di godere della sua bellezza, delle sue ricchezze e benefici. Non mi sognerei mai di sfidarlo, di volerlo comprendere appieno, però ne voglio un pezzettino, piccolo ed insignificante per lui, solo per tendere alla sua magnificenza e al sogno. Un tramonto al mare non è solo un paesaggio romantico. Se lo guardo in dettaglio appare come un paesaggio rosato, aranciato, violaceo, cobalto. Il mare è il compagno perfetto per riflettere colori così brillanti da essere impossibili da descrivere. Allora, mentre guardo questo spettacolo, mi ricordo di aver bisogno di sognare, di desiderare un pezzo di mare da vivere per ritornare nella pelle della mia umanità, del mio essere parte del tutto. Ho bisogno di un pezzo di mare per nuotare nell’elemento della vita e della creazione, per ritrovarmi di nuovo, per lasciare che io possa crescere interiormente prima che la mia corteccia cerebrale se ne accorga e mi voglia bloccare perché non riesce a capire. Il mare calma tutte le ansie che vagano dentro di me, se le prende, le regala ad un’onda che va a nasconderle da qualche parte senza destinazione precisa, ma qualcosa ne farà. Lui sa come fare. Questo suo movimento apparentemente inutile ristabilisce la mia pace interiore. In quell’attimo in cui diventiamo uno, il mare ed io, mi ricordo che il nostro tempo qui è breve. Ed allora desidero un pezzo di mare per godere di tutta la bellezza della vita.

(Annamaria Pappalardo, Pensieri)

martedì 26 luglio 2022

Sogni e speranze

 


Il mare concederà ad ogni uomo nuove speranze, come il sonno porta i sogni.


(Cristoforo Colombo, Pensieri)

mercoledì 9 febbraio 2022

Il bestiario della presa di gavitello



Navigare in Croazia significa inevitabilmente, ogni anno di più, cimentarsi con la presa di gavitello, croce e delizia dei velisti della domenica. Delizia, perché in una notte di vento un buon gavitello ti permette di conciliare il piacere di una rada con il lusso di un sonno sereno. Croce, perché quando c’è un po’ più di vento, per alcuni il  gavitello rimane un sogno irraggiungibile, un supplizio di Tantalo che è lì a portata di mano ma non si riesce ad afferrare. Quando si è in porto, o in questo caso in rada, uno dei passatempi preferiti dei velisti è di bere una birra fresca e godersi lo spettacolo delle manovre altrui. Alcune sono veri e propri condensati di arte marinaresca, e mi verrebbe da alzarmi in piedi ed applaudire; altre sono qualcosa di molto simile ad uno spettacolo da circo con urla, imprecazioni, litigi e colpi di scena a sorpresa. Vorrei essere tanto filosofo da sperare sempre di vedere manovre ben eseguite, in modo magari da imparare qualcosa. Ma siamo fatti di acqua e fango, e nel mio caso deve essere scappata la mano col fango, così quando assisto ad una manovra in cuor mio spero sempre che facciano casino. E spesso lo fanno. Così in anni di vagabondaggi per le rade greche e soprattutto croate ho visto con i miei occhi uno sterminato campionario di prese di gavitello. Tralascerò qui quelle ben eseguite, non essendo ovviamente mia materia e non avendo la competenza e l’esperienza per commentarle, limitandomi a tentare una classificazione di quelle evidentemente fatte male,  che tendono a riproporsi secondo schemi ricorrenti. Innanzitutto individuiamo il contesto, per cerare di far comprendere anche ai non addetti quello di cui stiamo parlando. Siamo in una rada alle cinque di pomeriggio, le ombre iniziano ad allungarsi e c’è una luce bellissima, che esalta il verde della delle chiome degli alberi che arrivano quasi a toccare l’acqua cristallina. La rada è piccola, ci sono quattro barche a vela ormeggiate ad altrettanti gavitelli, ben distanziate, una ha messo addirittura due cime a terra. Qualcuno fa il bagno, qualcuno ascolta musica, un Sup costeggia la riva e un tenderino porta i suoi ridanciani occupanti verso il pontile di legno della Konoba nascosta dalla pineta. L’acqua è calma, nonostante le raffiche si insinuino in alcuni punti con la forza di una quindicina di nodi, creando quelle increspature sulla superficie tanto simili alle dita di una mano. E ad un tratto nella rada entra una barca a vela, che punta decisa verso l’ultimo gavitello libero. Da qui in poi si entra nello stereotipo più bieco, ma vi assicuro che è quello che statisticamente avviene il più delle volte. La barca è evidentemente un charter (ma a volte, con mia grande sorpresa, il circo l’ho visto fare anche da barche di proprietà). Al timone c’è sempre il capofamiglia; spesso ha in testa un cappellino da baseball. A prua c’è la moglie con in mano il mezzo marinaio. In alcune varianti c’è il figlio maggiore, in altre la nonna, in altre ancora un amico maschio (che spesso chissà perché ha i baffi); comunque hanno in mano il mezzo marinaio, e sono a prua con lo sguardo truce e determinato, manco fossero i ramponieri di Achab a caccia della balena maledetta. Va detto -per inciso- che capita spesso che ci sia una donna al timone, forse perché è una skipper di professione, forse perché era evidentemente la più brava della famiglia, ma in quei casi non ho MAI visto fare casini. Tutte le volte (tante) che ho visto il circo lo schema era quello di cui sopra, con capofamiglia maschio al timone. Bene, la nostra barca, con l’equipaggio così disposto entra nella rada a tutta velocità (primo indizio che qualcosa di divertente sta per accadere) e punta decisa all’unico gavitello libero. A questo punto giova un’ultima premessa: la presa di gavitello non è una manovra tecnicamente complessa. I sacri testi insegnano che bisogna approcciarsi al gavitello da sottovento (di bolina se si è a vela) e mettere la prua in fil di vento ad una distanza tale da percorrere gli ultimi metri esattamente controvento e fermarsi proprio quando la prua raggiunge il gavitello, per dar modo all’uomo (o la moglie) a prua di afferrarne l’anello col mezzo marinaio. Certo, ci vuole un po’ di manualità ed esperienza, anche a me (velista tre settimane l’anno e poco più) se c’è molto vento capita di non riuscire al primo tentativo. Ma la tecnica giusta è quella, e una cosa è avere le idee chiare e sbagliare l’esecuzione, ben altra cosa è non avere la minima idea di cosa fare. E quelli senza la minima idea di cosa fare se c’è un po’ di vento inevitabilmente danno spettacolo, dando origine ad uno dei seguenti numeri da circo:

LA PRESA AL VOLO
La nostra barca punta al gavitello a tutta velocità, incurante di qualunque regola di sicurezza, di buon senso e ovviamente del vento. Il Comandante tenta un tardivo colpo di motore in retro quando ormai la boa è già sulla prua. A quella velocità nella migliore delle  ipotesi la moglie non riuscirà a centrare il gavitello. Ma qualche volta ha una buona mira e riesce a prenderlo con l’uncino del mezzo marinaio, e qui viene il bello: la barca ha troppo abbrivio, sul mezzo marinaio si concentra tutta la forza della massa della barca. Lui urla qualcosa tipo “tiralo su!”, Lei urla qualcosa tipo “non riesco a tenerlo!”. Lui crede che sia colpa di Lei, e urla qualcosa che varia da lingua a lingua e da coppia a coppia. Se sono italiani a seconda della regione di provenienza di solito volano anche Santi e Madonne. Alla fine inevitabilmente il mezzo marinaio finisce in acqua. Se gli spettatori sono particolarmente fortunati, finisce in acqua anche la moglie.

LA PRESA AL TRAVERSO
Questa è un po’ meno pittoresca, ma tristemente comune. Il Capofamiglia al timone ha buona volontà, ma le idee un po’ confuse. Rallenta per tempo, gestisce bene lo spazio tempo, riesce anche a fermarsi con la prua sul gavitello. Si è solo scordato di approcciarsi da sottovento. Il che se il vento è poco può non essere un gran problema, ma se il vento è un po’ di più sono dolori. Meno la barca è veloce, meno il timone è efficace, e la barca è in balia della forza del vento. E quando la barca si ferma col vento al traverso, inevitabilmente il vento butterà giù la prua. E qui urla di Lei da prua e grandi gesti (a sinistra! Sinistraaaaaa!) a cui fanno seguito vigorosi colpi di elica di prua da parte del Capofamiglia. Ma a quel punto la barca intera sta scarrocciando sottovento, con lei che tenta un disperato allungamento di schiena, braccio e mezzo marinaio. Segue solito volo di Santi e Madonne e recriminazioni in varie lingue tra Prua e Poppa. Non sempre capisco la lingua in cui volano le offese, ma il significato è più o meno il seguente: Lei, urlando da prua: “Ma se ti dico a sinistra, vai più a sinistra, caxxo!” Lui, urlando da poppa: “ma me lo devi dire prima Porcodinci, dimmelo prima!” Poi ci riprovano, reciprocamente convinti che la manovra sia fallita per colpa dell’inettitudine dell’altro. E rifanno tutto alla stessa maniera; solo che ad ogni giro gli animi si surriscaldano e le urla aumentano. Ho visto le prese al traverso finire in due modi: con una botta di culo -nel momento decisivo il vento molla un po’, e la manovra riesce- o con una disdicevole rinuncia. Nel primo caso ognuno dei due coniugi rimarrà convinto che la manovra è riuscita perché finalmente l’altro ha seguito i suoi consigli, e non avranno imparato nulla. Nel secondo caso non so, perché poi la barca cambia rada, ma immagino segua la drammatica fine di un amore o di un’amicizia.

LA PRESA AL SALTO
Questa è stupenda. Giuro di averla vista fare più di una volta. E’ una sottovariante della presa al volo, la barca arriva veloce ed incurante della direzione del vento, e c’è una botta di motore in retro all’ultimo. Ma in questo caso al comando del Capofamiglia la moglie (o il primogenito, o l’amico coi baffi; di solito non la nonna) salta in acqua con la cima in mano, manco fosse Tarzan nella Giungla. L’ho visto fare ieri in una rada in Croazia, con lo Jugo che legnava forte. La barca era tedesca e a prua c’era un ciccione. E’stato lui a saltare coraggiosamente, con la barca che ancora avanzava, e per brevi concitati momenti era lui l’unico legame tra barca è gavitello, mentre lo Jugo infuriava e le urla teutoniche rimbalzavano da poppa a prua alla superficie del mare. Uno spettacolo raro, ma indimenticabile.

LA PRESA DI POPPA
A volte è la conseguenza naturale di più prese al traverso fallite, altre volte è proprio l’idea principale del Comandante: approccio al gavitello di poppa in retro, con tutti gli uomini in plancetta a tentare l’aggancio, che sembra tanto quel gioco al luna park dove i bambini devono pescare le paperelle per accedere ai ricchi premi. Strano a dirsi (e brutta a vedersi) ma questa alla fine funziona, e in qualche modo più o meno rocambolesco poi riescono pure a portare la cima a prua.

LA PRESA ORTODOSSA
Questa è quella che faccio io, che tento di seguire i sacri testi. E lo faccio con approccio talmente integralista che anche con pochissimo vento mi ostino ad arrivare al gavitello esattamente da sottovento. Il che sarebbe anche un bene, ma ci sono volte che con barche già ormeggiate mi trovo a fare giri strani in mezzo a Sup, bagnanti e tenderini, oppure passaggi al cardiopalma tra la poppa delle barche ormeggiate e gli scogli della costa. Con mia moglie che mi grida da prua: “ma dove vai? L’hai visto che è lì?” E con il rischio che qualcuno più smaliziato mi freghi sul tempo e mi “rubi” l’ambito gavitello. E anche questo è successo, con inevitabile strascico di recriminazioni “E tu te ne vai girando...” Ma in fondo il bello è anche questo: a volte si è spettatori, a volte si dà spettacolo, ma si è tutti protagonisti di questa bellissima avventura che è l’andare per mare.

(Andrea Sylos Labini, Pensieri)

domenica 6 febbraio 2022

Navigando


Esiste navigando un desiderio che sta al di là della necessità di capire: la metà non è più arrivare: è navigare; contro il tempo, malgrado il tempo, a favore del tempo, nonostante il tempo, in mezzo al tempo.

(Fabrizio De André, Pensieri)

martedì 23 novembre 2021

Sintesi impeccabile


 Perché il mare non racconta favole, se non agli ingenui ed ai neofiti.

(Luciano Piazza, Pensieri)

sabato 24 luglio 2021

Donne coraggiose


La riva è più sicura, ma a me piace combattere con le onde del mare.

(Emily Dickinson, Pensieri)

domenica 14 marzo 2021

Riflessi


Il cielo era così bello che Dio fece il mare affinché si potesse specchiare.

(Anonimo, Pensieri)

sabato 13 febbraio 2021

Guido


Non piangete sulla mia tomba
Non sono qui
Non sto dormendo
Io sono mille venti che soffiano
Sono il continuo infrangersi delle onde
Sono la tenera stella che brilla nella notte
Lo scintillio del sole sull’azzurro mare
Non piangete sulla mia tomba
Non sono qui
Non sto dormendo
Sono la pioggia lieve d’autunno
Quando ti svegli nella calma mattutina
Sono il rapido fruscio degli uccelli che volano in cerchio
Sono il costante sciabordio dell’acqua sullo scafo
Non piangete sulla mia tomba 
Io non sono lì

(Pensieri)

venerdì 12 febbraio 2021

Nuove speranze


 Il mare concede ad ogni uomo nuove speranze.

(Luigi Guastella, Pensieri)

mercoledì 3 febbraio 2021

In memoria

Penso a quel campo erboso con la stessa nostalgia che ho del mare, della grande natura.

(Ambrogio Fogar, Pensieri)


 

venerdì 29 gennaio 2021

Vendée


La navigazione in solitario è la mia scuola. È ciò attraverso cui imparo a conoscermi meglio, a superare me stesso per crescere e cercare di essere una persona migliore. Praticando sport da combattimento, ho imparato ad affrontare le difficoltà. Studiando filosofia, ho trovato un metodo di lavoro adatto a me ed alle mie necessità...Navigando in solitario, in competizione con i migliori skipper, ho l’occasione di mettere in pratica tutto questo e scoprire quanto altro ci sia, fuori e dentro di me.

(Giancarlo Pedote, Pensieri)

mercoledì 2 dicembre 2020

Jean



Ci sono regate e regate. Ci sono regatanti e regatanti. Ci sono quelle a bastone, con monotipi tutti uguali che durano qualche ora, il cui solo scopo è la performance sportiva. Ci sono quelle un po’ più lunghe, che durano uno paio di giorni e che occupano flotte eterogenee di diportisti che assoldano professionisti con l’obiettivo di vincere o che partecipano per il gusto di competere e poi avere un invito agli aperitivi al club, per fare parte, almeno per qualche ora, del “mondo della vela”, farsi una foto con il personaggio di turno, raccontare a casa le difficoltà affrontate, gli ingaggi in boa, le precedenze non rispettate (dagli altri, di solito...), la perfezione della randa nuova in carbonio all’ultima moda. In queste occasioni ci sono quelli che sanno solo criticare le manovre, degli altri, e la fortuna sfacciata che li ha fatti arrivare davanti, immeritatamente, gli altri. E poi ci sono quelli che vivono per il mare e ne hanno profondo rispetto. Navigatori prima che sportivi. Marinai prima che atleti. Sono quelli che dopo aver regolato al meglio le loro vele danno uno sguardo all’orizzonte e ringraziano il cielo di essere così bello. Sono quelli che certo vogliono vincere, ma che se un avversario ha un problema prima va aiutato, salvato. Sono quelli che condividono nella loro pancia e nel loro cuore la paura e la preoccupazione dei loro competitori e, al bisogno, la fanno propria. È una stirpe di marinai che si misurano con la vastità del mare e la profondità della loro anima. Chichester, Colas, Tabarly, De Kersauson, Knox-Johnston, Blake e più recentemente altri, per lo più francesi o anglosassoni, ma anche italiani. Regate ne ho fatte alcune, di ogni tipo e senza grandi risultati. Non mi si confanno e non sono capace. Navigo in altro modo. Le mie regate sono contro l’avversario che è in me e che ancora non riesco a battere, sempre che sia quello l’obiettivo da raggiungere.  Ma devo a loro, ai marinai della Ostar e della Vandée Globe, la spinta verso il largo e l’orizzonte. E devo al loro esempio le lezioni sulla tenacia, la costanza, la pazienza, la determinazione, il rispetto, la ricerca della perfezione del gesto “nautico”: non per vincere, nel mio caso, ma per essere in armonia con la barca e con il mare. Quello che accade in questi giorni, in questa navigazione mondiale che per oltre la metà si corre in quello che è definito “il Mare dimenticato da Dio” (e vi assicuro che lo è davvero! io l’ho visto) mi conferma che i miei quarant’anni vissuti con l’acqua sotto i piedi sono stati spesi bene. 

(Filippo Minnuni, Pensieri)

venerdì 6 novembre 2020

Sensualita'


La voce del mare parla all’anima. Il tocco del mare è sensuale, avvolge il corpo nel suo morbido e stretto abbraccio.

(Kate Chopin)

giovedì 9 luglio 2020

Lingua antica


Il mare e' una lingua antica che ci parla. E le sue parole sono la mappa da decifrare. Non ha fine, ma infiniti inizi che si chiamano orizzonti. Conosce l'arte dell'incanto, dello stupore, della paura, dell'impazienza e dell'attesa.

(Andrea Marcolongo, La misura eroica)