Partendo da Porto Kagio verso le 8 salutiamo i nostri amici tedeschi, Peter e Kerstin che sono usciti entrambi in coperta. La decisione è di risalire verso nord fino alla baia di Skoutari. La scelta delle nostre destinazioni è sempre dettata dal vento, sia per la navigazione che per il ridosso notturno. E in questa parte del Peloponneso non è per nulla facile combinare le due cose. Risaliamo lungo costa. Il paesaggio è particolarmente selvaggio. Verde, scosceso, dai colori intensi. Le profondità sono elevate in quanto le montagne circostanti scendono a picco sul mare. Ci vogliono un po’ più di un paio d’ore per raggiungere la nostra destinazione. La grande baia di Skoutari è deserta. Trovarsi agli inizi di luglio, in più alla vigilia di un fine settimana ed essere da soli alla fonda non è per niente scontato. Diamo fondo in 5 metri cercando una chiazza di sabbia. Poiché anche questa baia risente dei venti catabici filo una quarantina di metri di catena. Sulla spiaggia c’è una taverna. È quella che ci avevano segnalato Antonio e Rosella che si erano fermati qui qualche giorno fa. Scendiamo a terra e ci sediamo all’ombra di un pergolato. Il tavolo è a pochi metri dal mare. Beviamo qualcosa di fresco e poi, verso mezzogiorno, ordiniamo della verdura cotta, delle sardine alla griglia e delle patatine fritte. Tutto squisito. Nel frattempo si è alzato il solito vento. Lo attendevo da ovest, invece per un paio d’ore soffia da sud. Essendo la baia aperta proprio in quella direzione non è il massimo. Nel pomeriggio, gradualmente, il vento gira nella direzione auspicata. Aumenta di intensità ma almeno si riduce enormemente il fetch. Fa caldo e mi rinfresco con un bagno. Un po’ di lettura e poi un pisolino. Verso sera nella baia arriva un catamarano con a bordo una famiglia con dei bambini piccoli a bordo. Ci salutano mentre scendono a terra con il tender. Per tutto il resto della serata restiamo le sole due barche in rada. Il vento, con le solite raffiche, soffia fino a tardi. Tania era stanca ed è andata a letto. Io seduto in pozzetto mi godo il cielo stellato.
(Giornale di bordo)

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