CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







giovedì 5 novembre 2026

Palaia Epidavros - Korfos


Notte complicata, quella trascorsa. Mentre stavamo guardando un film ho sentito Habibti cominciare a beccheggiare leggermente. Teoricamente la baia di Palaia Epidavros dovrebbe essere sufficientemente ridossata dal vento da nord-est previsto per le prossime ore. Niente di più sbagliato. Risultato: alle 2 l’effetto delle onde che entravano diritte nella baia sommato alla risacca provocata dalla banchina creavano un effetto frullatore considerevole. Fossimo stati da soli non avrei avuto dubbi sul salpare immediatamente per dirigermi quanto meno lontano dalla banchina, ma avendo due barche ai lati arrivate dopo di noi non ero certo certo che le loro linee di ancoraggio non incrociassero la nostra. Sempre teoricamente pareva di no, ma a quell’ora non mi sono fidato di verificare. Sulla barca alla nostra sinistra c’era una persona di guardia, che di tanto in tanto quando il vento rinforzava accendeva il motore, mentre su quella di destra il tavolino in pozzetto era pieno zeppo di bottiglie vuote e di bicchieri rovesciati. Detto tutto. In ogni caso, seppur con un po’ di equilibrismi, dopo aver messo la passerella, sono sceso a terra e ho ricuperato in barca il cavo della corrente. Poi ho fissato per bene il tender a prua. Al momento del nostro arrivo, qualche giorno fa, mi ero detto che questa volta avevo davvero esagerato con la prudenza dando ben 60 metri di catena su un fondale di 4 metri. Anche in questo caso niente di più sbagliato. Quei 60 metri, infatti, ci hanno consentito di non preoccuparci per la tenuta dell’ancora e di riuscire infine ad addormentarci nonostante lo sbattimento. Verso le prime ore della mattina la situazione è leggermente migliorata, ma poiché fino a domenica le condizioni dovrebbero restare più o meno le stesse, una volta che quelli delle barche accanto si sono affacciati, decidiamo di andarcene. Con il vento da nord, che rinforza verso l’area di Poros, se non vogliamo prendere rischi il posto migliore in cui poterci ridossare resta la nostra Korfos. È vero che  qui abbiamo già trascorso diversi giorni, ma chissene frega. Al momento di salpare i miei dubbi si concretizzano. La barca sulla nostra destra ha messo la sua catena sulla nostra. Fortunatamente lo skipper ne lascia filare qualche metro e riesco a liberarmi con relativa facilità. Santo verricello Lewmar. Ad un regime di motore di 1500 giri è riuscito senza troppa difficoltà a sollevare la nostra Delta da 20 chili, più ancora e catena da 14 del 46 piedi che era accanto a noi. Verso Korfos siamo risaliti di bolina con un vento poco sotto i 20 nodi. Entrare nella baia di Korfos ci è sembrato di entrare in un altro mondo. Diamo fondo al nostro solito posto. Non ci sono barche in rada. Un paradiso! Ci godiamo a fondo questi bellissimi momenti di tranquillità, anche se il cielo resta plumbeo e l’atmosfera grigia. Pranziamo in dinette e come al solito quando siamo in rada lavo i piatti con secchio e acqua di mare. Scende il buio e Habibti galleggia tranquilla. Anche lei merita un po’ di riposo dopo tutti gli strattoni della notte scorsa.

(Giornale di bordo)

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