Nella notte nonostante il rollio si è dormito. L’escamotage è stato di stendersi trasversalmente all’asse della barca. In questo modo si percepisce il beccheggio e non il rollio, cosa che personalmente mi dà meno noia. Alle 5 è suonata la sveglia e una decina di minuti dopo si era già in navigazione. In mare già circolava qualche barca a vela, tutte in direzione dello Stretto di Messina. La corrente a favore ci ha aiutato. Davanti a San Giovanni Habibti ha raggiunto la velocità di 10.2 nodi, il che significa che in quel punto avevamo una corrente a favore di 4 nodi. I traghetti che uniscono la Calabria alla Sicilia alle 6 viaggiavano già a pieno ritmo. Tantissimi anche i barchini con i pescatori a bordo. Superato San Giovanni la corrente è diminuita e la nostra velocità è tornata sui 6 nodi. Ci siamo tenuti nella fascia vicino al litorale riservata al traffico locale, mentre alcune grosse navi percorrevano nei due sensi il centro dello Stretto. Alle 6.50 eravamo al traverso di Reggio Calabria e alle 8.40 superavamo Capo dell’Armi, la punta meridionale della Calabria che sancisce l’uscita dallo stretto. Il tempo, a parte degli annuvolamenti piuttosto intensi sulle zone montuose interne è buono, il mare calmo e il vento leggero. Costeggiamo tutta la costa meridionale della punta dello stivale fino a Capo Spartivento che raggiungiamo alle 11.40. Di qui ricominciamo, sempre lungo costa, a risalire verso Roccella Ionica. Dopo 70 miglia percorse entriamo in porto. Il serbatoio del gasolio è a metà e facciamo il pieno. Il prezzo è di 2.40 euro al litro e il conto è una discreta mazzata. Calcolando che a Nettuno, dove avevamo fatto il pieno l’ultima volta il prezzo al litro era 2.19, mi viene il fondato sospetto che con questa storia dell’aumento del prezzo del carburante c’è chi ci sta marciando. Il Marina del Porto delle Grazie è molto migliorato rispetto all’ultima volta che ci eravamo fermati qui. Il personale è molto gentile. Gli ormeggiatori in maglietta bianca e pantaloncini blu ci aiutano solerti mentre ormeggio Habibti al finger assegnatoci. Due barche più in là la Guardia di Finanza sta controllando una barca con quattro giapponesi a bordo. Percepisco che tra l’inglese degli uni e degli altri si sono un po’ impantanati. Naturalmente mi aspetto che una volta terminato da loro verranno da noi. Cosa che avviene puntualmente. Faccio presente che abbiamo ricevuto un controllo dai loro colleghi una settimana fa. Vogliono vedere il verbale, che gli mostro, e se ne vanno. Con questa storia del nuovo decreto approvato dal Parlamento riguardante le barche battente bandiera estera di proprietà di cittadini italiani ho l’impressione che i controlli siano decisamente aumentati. E anche se su Habibti sventola il tricolore, non ne veniamo risparmiati. Pagato il Marina, che come Cetraro e Vibo Marina ha un prezzo corretto, andiamo a fare il bucato. Anche la zona dei servizi è stata completamente rifatta. Così come sono stati aperti un paio di locali nuovi dove poter mangiare sul piazzale davanti ai pontili. Mentre rientriamo in barca facciamo la conoscenza di Rafael, uno spagnolo con passaporto australiano piuttosto bizzarro. È un bel uomo sulla cinquantina che incontriamo mentre esce dal suo camper tappezzato di scritte e disegni piuttosto originali. Ci dice che da qualche hanno ha deciso di non rispettare più alcuna delle imposizioni da parte statale. Non ha più un indirizzo di residenza, nessun conto bancario a suo nome, solo il passaporto che gli serve per viaggiare. In base alla sua narrazione domani dovrebbe arrivare la sua barca con l’equipaggio e la sua fidanzata “ventottenne”, specifica. Partiranno per il Mar Baltico. Crederci o non crederci non sappiamo. In ogni caso è un tipo veramente gioviale e simpatico. Ceniamo in barca e andiamo a letto presto. Anche domattina ci aspetta una sveglia all’alba.
(Giornale di bordo)

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