Prima di partire abbiamo conversato piacevolmente con Jaques, lo skipper del charter con i francesi a bordo ormeggiato accanto a noi. Alle 8.30 siamo salpati senza inconvenienti. L’ancora era abbondantemente oltre la catenaria parallela al pontile. Usciti dal fiordo di Porto Gaios abbiamo messo la prora su Parga, una località sulla Grecia continentale che dista solo 11 miglia. Siamo arrivati che nell’ampia baia a nord del paese, proprio sotto il forte veneziano, vi erano poche barche. Tra queste anche una vela con degli italiani a bordo che hanno fatto i complimenti ad Habibti. Fa molto caldo e il lungo bagno che abbiamo fatto ce lo siamo veramente goduto. Dalla baia si vede anche la fortezza sulla collina opposta al forte veneziano fatto costruire a inizio ‘800 da Ali Pascià quando Parga era sotto il controllo dei francesi. Poi il villaggio, con la caduta di Napoleone, passò agli inglesi che, perfidamente, lo vendettero agli Ottomani. La perfida Albione. Nel corso della giornata è aumentato un poco il vento e gradualmente anche il numero delle barche. Tra queste anche tre enormi caicchi che hanno dato fondo portando una lunga cima a terra. Ci è sembrato di ritornare in Turchia. Nella baia, di tanto in tanto, scorrazzano a tutta velocità dei motoscafi che trainano enormi salvagenti con della gente urlante a bordo o un parasailing. Verso sera il vento cala un po’. Non ceniamo tardi in modo da poter mangiare in pozzetto prima che scenda l’umidità.
(Giornale di bordo)

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