CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







venerdì 10 luglio 2026

Monemvasia - Gerakas

 


Tania, sempre sveglia all’alba, questa mattina alle 7, mentre beveva il suo caffè in pozzetto, ha colto sul fatto il francese, che già l’altra sera con il buio si era attaccato a sbafo alla colonnina dell’elettricità, mentre stava attaccando il suo tubo dell’acqua al rubinetto che il nostro vicino aveva attivato ieri sera con la sua carta prepagata. Il furbetto, con il passo felpato della pantera rosa, aveva staccato il tubo del vicino collegando il suo.  Ma il tipo non aveva fatto i conti con Tania, che su queste cose è giustamente intransigente. Infatti mentre questi con “non chalance” stava facendo l’operazione Tania è intervenuta facendogli notare che se voleva prendere l’acqua pagata dal nostro vicino (che ignaro dormiva ancora) avrebbe dovuto quanto meno chiederglielo. Solo dopo essere stato colto in flagrante e aver balbettato qualcosa il mancato Arsenio Lupin è tornato sulla sua barca e, questa volta inserendo la sua carta, ha attivato un altro rubinetto. Tutto questo per dire che razza di gente ogni tanto si incontra in giro! Ebbene, dopo questa parentesi mattutina, oggi si è deciso di spostarci a Gerakas, un fiordo molto caratteristico che si trova ad una decina di miglia a nord. Per raggiungerlo, con il nord-est che soffia sui 13 nodi, impieghiamo quasi tre ore. L’ingresso del fiordo è posto tra due alte scogliere. Si entra per poco meno di un quarto di miglio, poi il fiordo fa una svolta secca di 90 gradi e prosegue fino a giungere in un’ampia laguna. Noi ci fermiamo sulla batimetrica dei 4 metri che si trova proprio davanti alle poche case del paesino. É un ancoraggio estremamente protetto che ha un solo inconveniente: la ricezione telefonica è assente. Scendiamo a terra e ci sediamo all’ombra nella taverna di Nikos a berci due birre gelate. Nel corso della giornata arrivano alcune barche. Ad eccezione di due catamarani che si addentrano un poco verso la laguna, le altre ormeggiano ad un piccolo pontile che si trova sulla destra dopo la svolta di novanta gradi. La prima ad arrivare, mentre il pontile è ancora vuoto, è proprio la barca del citato Arsenio Lupin che, senza tenere conto che in giornata sarebbero certamente arrivate altre barche, pensa bene di mettersi all’inglese occupando gran parte dello spazio. Sempre per la serie: e degli altri chissene frega. Solo verso sera, quando lo spazio restato disponibile è esaurito, qualcuno deve essere andato a dirgli qualcosa. Perché ad un certo punto lo vediamo ormeggiare di poppa pure lui. Intanto si è fatta l’ora di cena. La zuppa di calamari al vino rosso che ho preparato ha sempre il suo perché. Anche il rosè “Lumare” di Iuzzolini comprato a Vibo Marina ci sorprende per la sua bontà. Dopo cena scendiamo a terra per fare due passi. Finalmente la temperatura è diventata decente. E una volta rientrati su Habibti, un po’ provati dal caldo odierno, ce ne andiamo a dormire.

(Giornale di bordo)

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