CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







giovedì 9 luglio 2026

Monemvasia


Giornata dal caldo infernale. Abbiamo lasciato Habibti in porto partendo presto per visitare il vecchio paese di Monemvasia. Si è attraversato a piedi l’itsmo che la separa dalla terraferma. Si entra in paese da un’unica porta ad arco costruita sulle mura di cinta. Monemvasia, infatti, significa “un solo ingresso”. Sono solo le 9 ma il caldo è già torrido. Mi scolo una bottiglia da un litro d’acqua e mi siedo all’ombra su una panchina in pietra per riprendermi un po’. Poi percorriamo le stradine pavimentate di sassi consunti in cui si articola il paese. Qui ci sono passati tutti: bizantini, veneziani, ottomani, poi ancora i veneziani e infine, dopo la guerra di indipendenza, i greci. Il villaggio, racchiuso in una cinta muraria, con le case in pietra, è molto particolare e meritava sicuramente la sosta di un giorno. Di ritorno nel paese moderno si è andati a fare cambusa. Quelli del negozio ci hanno accompagnati in barca in auto. Siamo rientrati in porto giusto in tempo per salutare Roberto e i figli che partivano alla volta di Kythera. Al momento di salpare la loro ancora si è incattivita in una catenaria e Roberto è dovuto scendere in acqua per liberarla. Sempre in mattinata, il proprietario di un catamarano francese è venuto a chiederci se poteva accostarsi a noi legandosi ad Habibti giusto il tempo per fare acqua. Difficile dirgli di no. Mentre si accostava per un attimo ho temuto per la murata di sinistra di Habibti. L’angolo squadrato di poppa del catamarano, infatti, già tutto sbeccato, per poco non ci è entrato dentro. Per poter comprare una carta da inserire nella colonnina dell’acqua gli ci sono volute tre ore. La mia gentilezza ha infine cominciato a vacillare quando, una volta collegatosi alla colonnina ha cominciato a lavare la sua barca. Un getto  d’acqua, infatti, ci è entrato dentro bagnando il divano. Quando finalmente se ne è andato ho tirato un sospiro di sollievo. Per fortuna nessun altro si è affiancato a noi nelle ore successive e quindi, dopo una doccia rapida, si è andati a cena dal solito Mateo’s. Accanto a noi in porto ci sono due barche con dei greci gentili a bordo. Molto carina è anche la coppia di olandesi diretti a Malta. Invece dei veri cafoni sono un danese e un francese ormeggiati non lontano da noi. Non solo sono estremamente sgarbati, ma ad un certo punto si sono messi anche a discutere tra loro. Noblesse oblige! La cena è stata ottima. Rientrando in barca, dopo un gelato, faceva quasi freschetto e finalmente si è riusciti a respirare un poco.

(Giornale di bordo)

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