CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







lunedì 12 ottobre 2026

Megalochori (Agistri) - Ormos Megali Bali (Agistri) - Korfos


Ieri sera, con i lituani che rientrando dal ristorante non riuscivano più a trovare la loro barca che era scaduta di circa 300 metri dal punto in cui l’avevano lasciata credevamo di aver visto tutto. Invece eravamo ancora ignari che ci avrebbe atteso una notte piena di altre sorprese. Siamo andati a letto verso le 11. Il tempo era buono e il vento quasi assente. Tuttavia, verso le 1 di notte comincio a sentire la  barca beccheggiare. In un primo tempo leggermente, poi sempre di più. Guardo la strumentazione e mi affaccio all’esterno. Il vento è sui 20 nodi, ma invece che da nord-ovest entra nella baia da nord-est. Il che compromette la protezione che mi attendevo offrisse l’antistante diga foranea del porticciolo che dista da noi circa 250 metri. Essendo tutto intorno una zona di fondali bassissimi mi rendo conto che in quelle condizioni nel caso la linea d’ancoraggio mollasse in meno di un baleno Habibti rischierebbe di incagliarsi. Sulle barche intorno, che sono tutte nella nostra stessa situazione, vedo qualche luce accesa sottocoperta ma nessun movimento all’esterno. Decidere di salpare in queste condizioni e di notte non è mai una decisione facile. Tuttavia, dopo aver dato una nuova rapida occhiata al meteo decido di spostarmi per ridossarmi nella parte meridionale dell’isola dove ho individuato una cala non molto grande e che spero non essere troppo affollata. Una volta salpati, tengo l’occhio vigile sulla carta nautica, sul plotter e sull’ecoscandaglio. Si tratta di superare al buio un passaggio dove la profondità è compresa tra i 5 e i 3 metri e mezzo. Va tutto bene. Una volta doppiata Skala vento e onde diminuiscono. La visibilità non è un granché ma grazie al plotter e alla carta Navionics che ho sull’I-pad giungiamo davanti a Ormos Megali Bali, la cala nella quale siamo diretti. Al suo interno vedo una luce di fonda. Mi accorgo anche che nella stessa cala si sta dirigendo un’altra barca che ci avanza di un poco. È un catamarano che riesce a dare fondo prima di noi. Resta comunque disponibile uno spazio sufficiente tra le due barche. Mi avvicino con cautela e dando fondo in corrispondenza della metà delle due barche che sono affiancate tra loro ad una distanza ragionevole tra di esse. Qui il fondale è di 15 metri. Mentre sto calando la catena, dalla barca che si trovava già sul posto escono due energumeni, che scopriamo poi essere dei polacchi, visibilmente ubriachi. Uno dei due, che sbiascica un po’ di inglese comincia ad andare in escandescenza urlandomi delle cose senza senso: che ho dato fondo sulla sua ancora la quale si trova a poppa della sua barca, che nella notte è prevista una tempesta proveniente da sud, quando invece il vento soffierà da nord per i prossimi giorni e che quindi devo assolutamente andarmene. Mentre cerco di farlo ragionare sull’impossibilità che lui abbia la sua ancora a poppa e di spiegargli che dando fondo in quel modo mi troverei inevitabilmente alcune decine di metri dietro di lui, il  tipo accende il motore e ingranata la retromarcia punta diretto contro la mia murata di dritta. Gli urlo con tutto il fiato che ho se sia pazzo o che altro. La cosa lo fa reagire e finisce con il fermare la sua barca a un metro di distanza dalla nostra fiancata. Quelli del catamarano osservano impassibili. Poi, facendo ricorso a tutta la calma di cui sono tento ancora di spiegargli che le cose che dice nelle condizioni di vento attuali non hanno alcun senso. Niente da fare, il tipo continua ad insistere sostenendo di aver calato  80 metri di catena la quale, in quel momento, passa sotto la sua barca. Essendo in evidente stato confusionale cerco di calmarlo ulteriormente. Poiché egli sostiene di avere la sua ancora a poppa, gli chiedo se si sentirebbe più tranquillo se dessi fondo più avanti rispetto alla sua barca. Alla fine mi strascica un insperato: “OK”. Riesco a dare fondo una cinquantina di metri più avanti dove la cala si chiude a V. Veramente un’esperienza allucinante. La notte trascorre un po’ agitata sia a causa dell’incazzatura, ma soprattutto al pensiero che quell’energumeno aveva tentato di speronarmi in piena notte. Spegniamo la luce alle 4 del mattino. Appena un po’ chiaro sento l’energumeno recuperare la catena per andarsene. Tania sostiene che questa partenza antelucana le sa tanto di fuga in quanto, forse un po’ più sobrio, si è reso conto che la notte prima l’aveva davvero fatta grossa. Chissà. Anche noi non partiamo tardi. C’è ancora vento da nord-ovest sui 18 nodi. Risaliamo piano piano fino a Korfos, una baia ben ridossata dove contiamo di fermarci per un po’ di giorni per lasciare passare una nuova brutta perturbazione.

(Giornale di bordo)

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