CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







lunedì 31 gennaio 2011

Gente di mare



A noi che siamo gente di pianura
Navigatori esperti di citta'
Il mare ci fa sempre un po' paura
Per quell'idea di troppa liberta'.
Eppure abbiamo il sale nei capelli
Del mare abbiamo le profondita'
E donne infreddolite negli scialli
Che aspettano che cosa non si sa.
Gente di mare che se ne va
Dove gli pare, dove non sa
Gente che muore di nostalgia
Ma quando torna, dopo un giorno muore
Per la voglia di andar via.
E quando ci fermiamo sulla riva
Lo sguardo all'orizzonte se ne va
Portandoci i pensieri alla deriva
Per quell'idea di troppa liberta'.
Gente di mare che se ne va
Dove gli pare, dove non sa
Gente corsara che non c'e' piu'
Gente lontana che porta nel cuore
Questo grande fratello blu.
Al di la' del mare c'e' qualcuno che
C'e' qualcuno che non sa niente di te.
Gente di mare che se ne va
Dove gli pare, dove non sa
Noi prigionieri in queste citta'
Viviamo sempre di oggi e di ieri
Inchiodati alla realta'...
E la gente di mare, va...

(Umberto Tozzi & Raf, Gente di mare)

domenica 30 gennaio 2011

Sete



Acqua, acqua in ogni dove
E non una goccia da bere.

(Samuel Taylor Coleridge, Ballate Liriche)

sabato 29 gennaio 2011

Ombre



Faro' di meglio Lisaveta: questa e' una promessa. Mentre scrivo mi giunge il mormorio del mare, e chiudo gli occhi. E vedo un mondo non ancora nato, tuttora allo stato di abbozzo, che vuol essere ordinato ed espresso; vedo brulicare ombre di figure umane, che fan cenni a me perche' le esorcizzi e le redima; ombre tragiche, ombre ridicole, e alcune che sono l'uno e l'altro insieme; e queste mi sono particolarmente care. Ma il mio piu' fondo e riposto amore va ai biondi, agli occhiazzurrini, ai luminosamente vivi, ai felici, amabili ordinari.


(Thomas Mann, Tonio Kroger)

lunedì 24 gennaio 2011

Habibti


Boot di Dusseldorf. Le idee sono abbastanza chiare, dopo tutto questo tempo trascorso a far comparazioni, a chiedere opinioni e a passeggiare sulle banchine delle marine di mezza Italia. La lista delle barche da vedere non e' lunga, se si considerano i criteri che ho posto alla base dell'eventuale scelta: prezzo, buon progettista, buon cantiere, "giusta" invelatura (ne' troppa, ne' troppo poca), facilita' di conduzione con equipaggio ridotto (vedi anche da solo), buone rifiniture esterne e interne e costi di gestione non eccessivi. Comincio con l'escludere, dopo averlo visitato per bene, l'Ovni 445 (il nuovo Allubat di Lombard). Una bella barca in alluminio con deriva mobile, spazi generosi, piu' veloce rispetto al modello precedente. Affidabilissima, anche se esteticamente non e' il massimo. Lo spoiler e' sicuramente utile per piazzarci su due bei pannelli solari, ma, secondo me, rovina un poco la linea d'insieme. Inoltre, sempre per quanto mi riguarda, il vero problema e' che e' troppo grande. Il piu' piccolo Ovni 395, invece, mi convince meno. Anche perche' su quelle dimensioni, preferisco rivolgermi verso il nuovo X-Yachts Xc38. La prima cosa che mi colpisce di questa barca e' la vera e propria "colata" di teak. Non mi piacciono invece la doppia timoneria e, soprattutto, il tavolo fisso in pozzetto. Anche gli interni non mi convincono del tutto: un design troppo "moderno" per i miei gusti. Inoltre e' piu' cara rispetto a barche simili prodotte da altri cantieri di tutto rispetto. Anche la svedese Najad, in quanto a prezzi e' un filino sopra le righe e poi il 38 ha il pozzetto centrale (forse piu' adatto ai climi nordici che al Mediterraneo), mentre il 355 e' un po' troppo piccolo. Rimango invece colpito molto positivamente dal Comfortina 39. Una barca ancora poco conosciuta qui da noi, ma di ottima qualita' costruttiva e dalle buone dimensioni. Mi e' piaciuta la soluzione del grande gavone di poppa accessibile anche dal bagno e che, all'esigenza, puo' fungere da terza cabina. Molto gentile e disponibile, poi, l'importatore italiano con il quale sono restato a parlare per oltre un paio d'ore. Il Malo 37, invece, pur essendo una barca solidissima la giudico troppo pesante e, in proporzione, poco invelata. Il vero colpo di fulmine, invece, arriva con l'Hallberg Rassy 372. Un 11 metri e mezzo, albero a tre ordini di crocette, genoa al 111%, motore Volvo da 55 cavalli. Un due cabine, con il bagno con doccia separata, cucina a L e un quadrato classico con divani contrapposti trasformabili in altrettante cuccette, ampio tavolo da carteggio. Armadi e stipetti ovunque e finiture e materiali di prim'ordine. Il progetto e' di German Frers che ne ha fatto una barca innovativa rispetto agli Hallberg Rassy tradizionali, a pozzetto centrale. Sufficientemente veloce, con tutte le manovre a portata di mano del timoniere che, davanti alla colonnina del timone, si trova un trasto della randa di tutto rispetto, piu' simile a quello di una barca da regata piuttosto che da crocera. Anche le dimensioni e le altezze interne sono ottime. La cabina armatoriale, posta a prua, e' piu' confortevole, in quanto ad altezza, rispetto a quella del piu' grande Hallberg Rassy 40. Anche le prestazioni sono superiori paragonate a quest'ultimo. Insomma, forse l'Hallberg Rassy con il 372 ha scoperto l'uovo di Colombo. Cioe' una barca solida, dai materiali costruttivi pregiati, molto marina e, al tempo stesso, sufficientemente veloce, anche con le arie leggere, a patto di non ricercare il classico comportamento Hallberg Rassy. La barca, infatti, tende a sbandare di piu' rispetto ai modelli con pozzetto centrale. Il che, almeno per quanto mi riguarda, e' un'aspetto che giudico positivamente. E allora, come si dice? "I got it!!"



She is the sun in my life,
She is one for life,
Life life life.
Some love three,
Some love two,
I love one,
And that is you!

(Sean Paul, Habibti)

sabato 22 gennaio 2011

L’equipaggio: Tania e Roberto


Tania:
nata a Beirut. Giornalista, corrispondente di guerra in Libano, Siria, Iraq, Afghanistan e in altri scenari di crisi. Poliglotta. Ha lavorato per oltre venticinque anni per la rete televisiva libanese LBC, collaborando a lungo come corrispondente per la CNN. Ha iniziato a navigare nel 2005 e da allora è diventata inseparabile compagna di viaggio e di vita del “Capitano”, con il quale ha percorso molte miglia in Mediterraneo. Per sua stessa definizione a bordo svolge il ruolo di “moussaillon” (mozzo), ma in realtà la sua presenza è molto di più che meramente indispensabile. Il suo sogno: quello che il “Capitano” non la porti mai a navigare in Atlantico.

Roberto:
nato a Cesana Torinese, Torino. Diplomatico di professione, ora felicemente in pensione. Ha vissuto per molti anni all’estero, tra cui in Francia, Algeria, Regno Unito, Libano, Sudan, Afghanistan e Arabia Saudita. Alpinista di formazione, si è affacciato al mondo della vela nel 2000. Da allora, viaggiare in barca è diventata una delle sue grandi passioni. Nel 2003 ha superato il corso istruttori presso il Centro Velico Caprera e in tutti questi anni ha percorso molte miglia in mare. Habibti è la sua terza (e definitiva) barca a vela. A bordo è il “Capitano”, ma si presta spesso e volentieri a qualsiasi altro compito possa alleviare le incombenze dell’inseparabile “moussaillon”. Il suo sogno: quello di navigare nei mari del nord d’Europa.

mercoledì 19 gennaio 2011

Mater



Salve, Regina, Mater misericordiae, vita, dulcedo et spes nostra salve. Ad te clamamus, exsules filii Evae, ad te suspiramus, gementes et flentes in hac lacrimarum valle. Eia ergo, advocata nostra, illos tuos misericordes oculos ad nos converte. Et Iesum, benedictum fructum ventris tui, nobis, post hoc exilium, ostende. O clemens, O pia, O dulcis Virgo Maria.

(Salve, Regina; cantata dagli equipaggi delle antiche navi cristiane all'imbrunire)

martedì 18 gennaio 2011

Freschezza



Una freschezza, che dal mare s'alza,
L'anima mia mi rende ... O forza salsa!
Presto all'onda, a riemergerne viventi.

(Paul Valery, Il cimitero marino)

lunedì 17 gennaio 2011

Burrasca



Era una visione fantastica... le grandi creste dirompenti... e il mare rigato di spruzzi volanti, senza un attimo di sosta.

(Miles Smeeton, Scritti)

domenica 16 gennaio 2011

Presagio



C'era una volta, disse la voce dell'acqua.
Non andar oltre, disse l'eco.
Ella suona la campana per te, nel mare.
Io sono l'eco e la civetta; tu non tornerai piu'.

(Dylan Thomas, Una veduta del mare)

sabato 15 gennaio 2011

Fatica



I sogni son fatti di tanta fatica.
Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie,
perdiamo di vista la ragione
per cui abbiamo cominciato a sognare
e alla fine scopriamo
che il sogno non ci appartiene piu'.
Se ascoltiamo la saggezza del cuore
il tempo infallibile ci fara' incontrare il
nostro destino.
Ricorda:
"Quando stai per rinunciare,
quando senti che la vita e' stata
troppo dura con te,
ricordati chi sei.
Ricorda il tuo sogno"

(Sergio Bambarén, Il delfino)

Tra il dire e il fare...



La cameriera della pensione, al nuovo arrivato: "Laggiu' c'e' il mare". "Benissimo. Ora mi dica da quale parte e' il dire e da quale parte e' il fare".

(Achille Campanile, Mare e mendicanti)

venerdì 14 gennaio 2011

Navigatore solitario



Erano piu' di vent'anni che il navigatore solitario vagava per i mari del mondo. Quando il navigatore solitario sbarca, e' solo per fare provvista d'acqua, comprare tabacco e pezzi di ricambio, o per rifornirsi di olio e carburante, di medicine, aghi per le vele, una gabbana di plastica contro la pioggia e gli spruzzi, ami, lenza, il giornale del giorno per controllare quanto gia' conosce, che non ne vale la pena, ma mai, per nulla al mondo, il navigatore solitario a messo il piede a terra con l'intenzione di portarsi dietro una donna come compagna di navigazione. Se capita davvero che nel porto ce ne sia qualcuna ad aspettare, sarebbe assurdo che la respingesse, ma in genere e' la donna che prende l'iniziativa e per il tempo che crede, il navigatore solitario non le ha mai detto, Aspettami che un giorno tornero', non e' richiesta che si permetterebbe di fare, Aspettami, ne' potrebbe garantirle di esser di ritorno quel giorno o un altro e, tornando, quante volte gli capiterebbe di trovare il molo deserto oppure con qualche donna, sì, ma in attesa di un altro marinaio, pur non essendo raro che, mancando questi, ella si adopri per quello che s'e' fatto vivo. La colpa, se bisogna dirlo, non e' della donna ne' dei navigatori, la colpa e' di questa solitudine che a volte non si sopporta, la stessa solitudine che puo' condurre il navigatore al porto e la donna al molo.

(Jose' Saramago, La zattera di pietra)

giovedì 13 gennaio 2011

Erranza



Issare le vele: dalla riva comincia un viaggio. Un viaggio in verticale. "Laggiu' " prima di indicare una distanza (in lontananza) indica una profondita' (al di sotto). Il nostro pensiero sbrigliato rompe gli ormeggi dell'abitudine, degli automatismi: abbandona gli abbrivi, le rotte ben delimitate dalla ragione, i luoghi comuni cosi' comodi. Ai riflessi, vuole sostituire una vera riflessione: cominciare con il perdersi e' la condizione primaria. Sospensione provvisoria della nostra facolta' di pensare! La nostra erranza marittima pratica il vuoto per dissoluzione. Le cose, gli esseri? I loro contorni sono scomparsi. Il fracasso del mondo? Un rumore lontano, uno sciabordio quasi impercettibile! La realta'? Quale realta'? L'Io, il mondo coincidono nella stessa inconsistenza.....avere il mare in se'.

(Cecile Guerard, Piccola filosofia del mare)

martedì 11 gennaio 2011

Liberta'



Solo sul mare si e' davvero liberi.

(Eugene O'Neal, Opere)

lunedì 10 gennaio 2011

Il richiamo del mare



Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non da' risposte, e' saggio, e' dolce, e' potente, e' imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama. Lo scoprirai, Elisewin. Non fa altro, in fondo, che questo: chiamare. Non smette mai, ti entra dentro, ce l'hai addosso, e' te che vuole. Puoi anche far finta di niente, ma non serve. Continuera' a chiamarti. Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita. Instancabilmente, li sentirai chiamare. Succede in questo purgatorio di sabbia. Succederebbe in qualsiasi paradiso, e in qualsiasi inferno. Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sara' sempre un mare, che ti chiamera'.

(Alessandro Baricco, Oceano mare)

domenica 9 gennaio 2011

Ode alla speranza


....
uccelli
che vanno verso i loro sogni,
e il mare, il mare,
aroma
sospeso,
coro di sale sonoro,
e nel frattempo,
noi,
gli uomini,
vicino all'acqua,
che lottiamo
e speriamo,
vicino al mare,
speriamo.
Le onde dicono alla costa salda:
"Tutto sara' compiuto".

(Pablo Neruda, Ode alla speranza)

sabato 8 gennaio 2011

Vani desideri



Non puoi attraversare il mare semplicemente stando fermo e fissando le onde. Non indulgere in vani desideri.

(Ramindranath Tagore, Scritti)

venerdì 7 gennaio 2011

Tenerezze infinite



Dirvi l'anno preciso mi e' impossibile, ma ero molto giovane, forse sui quindici anni. Ma allora tutto era semplice e selvaggio, non c'era che qualche artista, e la gente del paese. La spiaggia era deserta, quando la marea calava, vedevi un'immensa distesa di sabbia grigio-argento, che luccicava al sole, ancora madida d'acqua. Sulla sinistra gli scogli, dove il mare batteva pigramente nei giorni di calma contro le pareti ricoperte di alghe, poi, al largo, l'oceano azzurro sotto il sole ardente, il suo ansimare sordo di gigante in pianto. Quel giorno un grazioso mantello rosso a righe nere giaceva abbandonato.
Lo presi, allora, e lo portai lontano. Era una stoffa morbida e leggera, un mantello di donna. Ogni mattina andavo a vederla al bagno: la rimiravo lontana, nell'acqua, invidioso dell'onda molle e tranquilla che abbracciava i suoi fianchi e colmava di spuma il seno ansimante; seguivo, dopo, la forma del suo corpo sotto le vesti bagnate che la ricoprivano, vedevo il suo cuore pulsare, il petto gonfiarsi; lo sguardo si posava inconsciamente sul suo piede sulla sabbia, o restava incatenato all'orma dei suoi passi: quasi avrei pianto, mentre l'onda a poco a poco li cancellava.
Navigavo in un mare di sentimenti, di tenerezza infinita; mi cullavo in immagini sognanti e vaporose, sentendomi d'un tratto piu' grande e forte. Amavo.

(Gustave Flaubert, Memorie di un pazzo)

giovedì 6 gennaio 2011

Sul mare iperboreo



Era una primavera quasi senza amore, in quel paese d'islandesi, e le belle figliole di razza fiera che vi si incontravano, sognanti, sull'uscio di casa, pareva fissassero molto lontano, al di la' delle cose visibili, i loro occhi bruni o azzurri.
I giovani, cui andavano le loro malinconie e i loro desideri, erano alla gran pesca, laggiu', sul mare iperboreo...

(Pierre Loti, Pescatore d'Islanda)

lunedì 3 gennaio 2011

Vela bianca


...il mare offre una fuga perpetua. I suoi luccichii, i suoi miraggi, rientrano nell'ambito del fantastico, appartengono ad un mondo differente, pericoloso, seducente. Seguiamo la corsa di una vela bianca, qualche istante dopo la sua traccia e' perduta: il nostro occhio ha girato come una banderuola...Nessuna verticalita' costringe gli occhi a sollevarsi dalla superficie. Non si sfugge all'immensita' dei mari.

(Cecile Guerard, Piccola filosofia del mare)

sabato 1 gennaio 2011

Con gli occhi del mare



Galeotta fu la spiaggia, il tramonto li incendio' - oppure, - usci' dall'acqua e sapeva di sale. No, non e' tanto questo. Anche se e' vero che il mare puo' esternare un amore e aiutare due rive a scambiarsi messaggi e parole. Ma ha qualcosa di piu' che contiene tutto cio' che si muove tra gli estremi piu' opposti: tra la morte e l'amore. Anche di amanti che non sono sul mare si e' parlato piu' volte evocando parole che invece sono proprie del mare. Nessun altro elemento puo' prestare aggettivi alla morte e all'amore, cosi' tanto e a ragione.
La vastita' dei sentimenti e l'immensita' del mare hanno misure incalcolabili, contorni indefinibili; fatti l'uno con i principi dell'altro si scambiano metafore che raccontano di emozioni sconfinate e profonde.
Si evoca lo sciabordio musicale del mare per evocare una malinconia amorosa, per dare voce ad un desiderio inesprimibile, all'alba di un sentimento appena nato o all'affondare di un sentimento gia' vissuto.
Si descrive l'energia spumeggiante del mare per raccontare meglio una passione, le sue ansie, i suoi affanni e il suo furore. Quando il sentimento perde il controllo del timone, invade l'animo come fa un'alta marea, poi prende il largo per espandersi laddove non si vede piu' terra, non c'e' costa a ridosso, non c'e' punto cospicuo, non c'e' piu' orientamento e non c'e' piu' convenzione.
Nelle passioni dei mari aperti, nell'alto mare delle passioni d'amore, ci s'imbarca in un viaggio che e' senza ritorno, con bagagli di attese, con ondate di ansia e la meta insicura, fluttuante, vagante. Si manovra il timone con gli occhi bendati, si attraversa uno stretto senza carte ne' fari, si dirige la prua verso il senso del sole. E si arriva in un punto impreciso sul mare dove un segno anelato , una notte nel buio ti appare. Ed e' li' che ti aspetta qualcuno o qualcosa, in quel giro di boa, dove un cambio di rotta ti vira la vita. Quando il cuore raggiunge il livello del mare, tra l'abisso e la luce, tra la fuga e lo stallo, l'amore piu' volte diventa dolore. E' un mare che unisce e divide, che divora e respinge, che fa veleggiare illusioni e sprofondare emozioni, che imbarca passeggeri di amori clandestini e getta a riva sogni di impossibili passioni.
E quando un sentimento muore l'anima scandaglia un fondo di tristezza che pare senza fine. L'abisso del mare senza luce e senza vita diventa il deposito remoto di tutte le avventure finite, delle occasioni mancate, delle promesse tradite, delle ambizioni fallite, di tutte le speranze che non sono mai approdate. Sotto la superficie dei mari, giu' nell'oscurita' piu' remota e insondabile c'e' un immobile pianeta di ombre. Ecco perche' ogni volta che guardiamo lontano sul mare, anche il piu' luminoso dei mari, c'e' sempre nel fondo degli occhi un'inquieta emozione che emerge dal fondo del fondo; non si vede, si avverte soltanto, si chiama paura.

(Valeria Serra, Le parole del mare)