CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







sabato 12 marzo 2011

Immobilita'




Lessi cosi' di tutto un po', disordinatamente; ma libri, in ispecie, di filosofia. Pesano tanto: eppure, chi se ne ciba e se li mette in corpo, vive fra le nuvole.

Quando la testa mi fumava, chiudevo la biblioteca e mi recavo per un sentierucolo scosceso, a un lembo di spiaggia solitaria.

La vista del mare mi faceva cadere in uno sgomento attonito che diveniva man mano oppressione intollerabile. Sedevo sulla spiaggia e m'impedivo di guardarlo, abbassando il capo, ma ne sentivo per tutta la riviera il fragorìo, mentre lentamente, lentamente, mi lasciavo scivolar di tra le dita la sabbia densa e greve, mormorando:

Cosi', sempre, fino alla morte, senza alcun mutamento, mai... L'immobilita' della condizione di quella mia esistenza mi suggeriva allora pensieri sùbiti, strani, quasi lampi di follia. Balzavo in piedi, come per scuotermela d'addosso, e mi mettevo a passeggiare lungo la riva; ma vedevo allora il mare mandar senza requie, là, alla sponda, le sue stracche ondate sonnolente; vedevo quelle sabbie lì abbandonate; gridavo con rabbia, scotendo le pugna:

- Ma perche'? ma perche'?

E mi bagavo i piedi.


(Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal)

venerdì 11 marzo 2011

Dialoghi marini



"Dammi vento - dice la barca al navigatore - e io ti daro' miglia".

(Bernard Moitessier, La lunga rotta)

giovedì 10 marzo 2011

Pleniluni



O voi silfidi, o ninfe dei marmorei
corpi, sognate forse con i canti
corse sfrenate verso albe di latte
macchiate d'aurei cirri, coi capelli
d'ebano sciolti alla brezza del mare?
Corse leggere verso l'infinito?
O voi! O murmuri voci marine,
cantate, lungo le solinghe rive
ne' pleniluni di rame infocato,
ne' pleniluni, pallidi, d'amore.

(Salvatore Quasimodo, Canti marini)

mercoledì 9 marzo 2011

Conchiglia marina



O conchiglia marina, figlia
della pietra e del mare biancheggiante,
tu meravigli la mente dei fanciulli.

(Alceo, Liriche)

martedì 8 marzo 2011

S'ode ancora il mare



Gia' da piu' notti s'ode ancora il mare,
lieve, su e giu', lungo le sabbie lisce.
Eco d'una voce chiusa nella mente
che risale da tempo, ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d'uccelli delle torri, che l'aprile
sospinge verso la pianura. Gia'
m'eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora, di me un'eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.

(Salvatore Quasimodo, Giorno dopo giorno)

lunedì 7 marzo 2011

La Musica



Spesso e' un mare, la musica, che mi prende ogni senso!
A un bianco astro fedele,
sotto un tetto di brume e nell'etere immenso,
io disciolgo le vele. Gonfi come una tela i polmoni di vento,
varco su creste d'onde,
e col petto in avanti sui vortici m'avvento
che il buio mi nasconde. D'un veliero in travaglio la passione mi vibra
in ogni intima fibra;
danzo col vento amico o col pazzo ciclone
sull'infinito gorgo.
Altre volte bonaccia, grande specchio ove scorgo
la mia disperazione!

(Charles Baudelaire, La Musica)

venerdì 4 marzo 2011

Correnti



Marzo 1769, Mercoledi', prima parte della giornata vento teso e per il resto vento moderato e tempo sereno. Il risultato delle osservazioni fatte e' longitudine 110° 33' Ovest da Greenwich, che va perfettamente d'accordo con la longitudine data dalla stima da Capo Horn: il collimare delle due longitudini dopo una corsa di seicentosessanta leghe e' sorprendente e veramente inaspettato, ma serve a dimostrare, insieme alle prove fatte quando il tempo lo permetteva, che non abbiamo incontrato nessuna corrente che abbia influito sulla nave da quando siamo entrati in questi mari: e questo e' segno che non siamo passati vicino a terre di notevole estensione, dato che vicino a terra si trovano normalmente delle correnti: si sa bene che sul lato orientale del continente, nel Mare del Nord, incontriamo correnti a piu' di cento leghe da terra, e persino nel mezzo dell'Oceano Atlantico fra l'Africa e l'America vi sono sempre delle correnti; percio' non vedo perche' non ci dovrebbero essere correnti in questo mare se si suppone che esistano un continente o delle terre non molto ad Ovest da noi, come alcuni hanno immaginato; e se mai questa terra fu vista, non possiamo esserne molto distanti, poiche' ormai siamo cinquecentosessanta leghe ad Ovest della costa del Cile.


(James Cook, Scritti)

giovedì 3 marzo 2011

Croce del Sud



Sopra queste apparisce una croce meravigliosa nel mezzo di cinque stelle, che la circondano con altre stelle, che con esse vanno intorno al polo girandole lontano circa trenta gradi: e fa suo corso in ventiquattro ore...

(Andrea Corsali 1487-1526, Scritti)

venerdì 25 febbraio 2011

Ghiaccio



Un giorno ho visto il ghiaccio mentre si formava. Ero in cabina e guardavo fuori dall'oblo'. Quella sera si era alzato un vento leggero da Nord, dal Mar Glaciale Artico. Stavo osservando alcuni gabbiani posati sui pali d'ormeggio con la testa in direzione del vento, come sempre. Nel frattempo le prime increspature causate dal vento hanno iniziato a scomparire qua e la'. Qualche attimo dopo, l'acqua sembrava coperta da uno strato d'olio. Solo in seguito mi sono reso conto che quello che vedevo era la prima pellicola di ghiaccio, sottile come una garza, che si stava formando sull'acqua scura, e che era quella membrana a spianare le onde. La mattina dopo, quando ci siamo svegliati, il ghiaccio era abbastanza spesso da reggere una rondine di mare che si era posara tremante accanto alla Rustica.


(Bjorn Larsson, L'arte di vivere)

giovedì 24 febbraio 2011

Interazione



Dicesi "Mare di Libeccio" il complesso delle onde, con le loro caratteristiche peculiari - altezza, lunghezza -, con il loro intreccio di correnti, la loro forza tipica d'urto sull'imbarcazione e sulla costa causate dal Libeccio. Cosi' per ogni altro "mare". Perche' ogni "vento" ha il suo "mare". Con un aspetto e un colore diversi che genera per l'occhio provveduto un paesaggio completamente diverso a seconda del Dominante di turno o della ridda dei Dominanti. Non di rado a terra c'e' Tramontana e fuori, leggibile strizzando gli occhi sulla linea frastagliata dell'orizzonte, "Mare di Scirocco". Le mani e il corpo registrano e distinguono, a seconda dei casi, l'umido e il secco, Libeccio da Maestrale. Anche della Bonaccia puo' dirsi la stessa cosa: non una e' uguale all'altra. Si registrano pure: Malaccia, "Requie spossata e nociva", Albasia, "Calma mattutina e passeggera", Calmeria, "Bonaccia lunga e noiosa", Maccheria, "Afaccia affannosa e smaccata"; termini disusati, ma afferenti a fenomeni ancor oggi avvertiti e differenziati. Si sa, della Bora (NE) come della birra c'e' quella "chiara" e quella "scura". In citta', psicologicamente: quella "simpatica", perche' associata al sereno, e quella "antipatica", perche' mista a pioggia gelida o nevischio. "Jasna Bura" e "Mrena Bura", in croato. Scientificamente: la prima e' anticiclonica, la seconda ciclonica. Un bel giorno due grandi meteorologi - Silvio Polli e Masatoshi Yoshino - s'incontrarono: avevano in comune l'amore per lo stesso vento e lo stesso paesaggio marino. In Giappone si chiama Oroshi, colpisce la pianura di Kanto, a sud-ovest di Tokyo. Stesse precondizioni: su scala grande i due venti si formano sul lato nordorientale di grandi massicci montuosi (Alpi, Altipiano del Tibet) dove si accumula aria fredda; su scala locale i venti impazzano sui versanti meridionali delle catene montuose, a 1000-500 metri di quota con un ventaglio orizzontale di 100 chilometri. Invadono il mare con raffiche fino a 60 nodi: Adriatico, Oceano Pacifico. "Bora metime sora, fa de mi bandiera" (Claudio Grisancich). Per non lamentarsene, come fanno molti triestini autoctoni, e apprezzarla pienamente ci volle un anglosassone: "Per conto mio amo la bora. Agisce su di me come uno spirito di salute che porta aria nel cielo" (James Joyce). Al contrario, non di rado e' il mare a dare l'annuncio del vento corrispondente. I pescatori di Moray Firth in Scozia la chiamano "la canzone del mare", "sea song", e mentre l'ascoltano ricevono conferma che un vento di sud-est ben presto soffiera'. I marinai bretoni sostengono che il mare sia un essere vivente, avvertono nelle sue acque il tempo atmosferico incombente e sentono nella sua sonorita' cio' che probabilmente avverra' con l'anticipo anche di una settimana. Chi dunque pensa a una distesa tavola uniforme, piatta o agitata e solcata, si priva della possibilita' di cogliere il mare con tutti i sensi e di apprezzarlo come un paesaggio, ovvero una totalita' che racchiude sia il lato estetico che quello dell'esperienza sensoriale e materiale in un unico guscio.


(Giorgio Bertone, Voci sparse)

mercoledì 23 febbraio 2011

Sogno sonoro



Lo scafo consunto e verdiccio
della vecchia feluca
riposa sul lido...
sembra la vela mozzata
che sogni ancora nel sole e nel mare.
Il mare ribolle e canta...
Il mare e' un sogno sonoro
sotto il sole d'aprile.
Il mare ribolle e ride
con le onde turchine e spume di latte e argento,
il mare ribolle e ride
sotto il cielo
turchino.
Il mare lattescente,
il mare riluttante,
che risa azzurre ride sulle sue cetre d'argento...
Ribolle e ride il mare!...
L'aria pare che dorma incantata
nella fulgida nebbia del sole bianchiccio.
Palpita il gabbiano nell'aria assopita e al tardo
sonnolento volare, si spicca e si perde nella foschia del sole.

(Antonio Machado, Il mare)

lunedì 21 febbraio 2011

Idioma



Il mare e' un antico idioma che non riesco a decifrare.



(Jorge Luis Borges, Scritti)

domenica 20 febbraio 2011

Shadow Captain




Oh captain what are we hiding from
You've been hiding from the start
Did some lover steal your heart
Or did the full moon make you mad.
Oh captain why these speechless seas
That never come to land
Oh, I need to understand
Could a little light be that bad.
I can see your hands are roughened
By the wheel and the rope
I'd like to look to you for hope
I think it's hiding there.
The boat is blacked-out like a city
Awaiting bombers in the night
Oh, you hold your helm so tight
And yet the sky seems so fair.
Who guides this ship
Dreaming through the seas
Turning and searching
Whichever way you please.
Speak to me
I need to see your face
Shadow captain
In a darkened space.
If I were to spy on a city
Floating just above the sea
Could we stop and look for me
Among those playing on the pier.
Or would you turn away knowing
It was still aways away
And if I was there today
You could not see me all that clear.
Speak to me
I need to see your face
Shadow captain
In a darkened space.
Shadow captain of a charcoal ship
Shadow captain of a charcoal ship
Trying to give the light the slip.


(Crosby, Still & Nash, Shadow Captain)

sabato 19 febbraio 2011

Girar del vento



Allor che il vento contro il sole gira, non ti fidar, perche' torna forte e spira.

(antico detto marinaro)

venerdì 18 febbraio 2011

Tentazioni




Si chiamava Dorothy, era bruna e snella, i capelli ribelli le ricadevano sul viso, aveva le gambe lunghe, una bocca inquieta, negli occhi un che di angustiato. Viaggiava col marito, un essere amorfo, proprietario di grandi fabbriche non so di che, sempre immerso nelle cifre e negli affari, indifferente alla bellezza della moglie, all'angoscia che abitava i suoi occhi. Facevano il giro del mondo: lui per riposarsi, lei, come aveva confessato poi, per tentare di trovare il suo destino. Di notte rimaneva a lungo appoggiata alle murate, scrutando l'acqua.

Com'era cominciato? Non lo sapeva neanche lui. Era il Comandante, e naturalmente aveva avuto a che fare con loro; l'aveva notata, aveva ammirato la sua bellezza, l'aveva desiderata in silenzio. Lui le parlava del mare, delle tempeste e bonacce, della sua intimita' con le stelle. Quando scendeva dal ponte di comando, a notte fonda, la trovava sola, appoggiata alla murata. Parlavano di argomenti vari, gli occhi di lei a fissarlo come se l'avessero voluto decifrare. E una sera, senza sapere come ne' perche', se l'era trovata fra le braccia.

Come Comandante non se lo poteva permettere, questa e' la verita'. Quando si trova a terra in qualche porto, puo' il capitano di lungo corso abbandonarsi a orge e baccanali i piu' sfrenati. Al comando della sua nave tuttavia, deve comportarsi come un santo, superiore ad ogni tentazione. "E non ne mancano...".

(Jorge Amado, Due storie del porto di Bahia)

giovedì 17 febbraio 2011

Nebbia



Quel giorno, di frangenti non se ne vedeva l'ombra. Quando l'Atlantico si e' aperto di fronte a noi, ci siamo invece ritrovati davanti uno spesso e lattiginoso banco di nebbia che riluceva come madreperla sotto al sole che splendeva vivido ad Est.

(Bjorn Larsson, Ebridi)

mercoledì 16 febbraio 2011

Immaginifico



Nella cala tranquilla
scintilla,
intesto di scaglia
come l'antica
lorica
del catafratto,
il Mare.
Sembra trascolorare.
S'argenta? s'oscura?
A un tratto
come colpo dismaglia
l'arme, la forza
del vento l'intacca.
Non dura.
Nasce l'onda fiacca,
súbito s'ammorza.
Il vento rinforza.
Altra onda nasce,
si perde,
come agnello che pasce
pel verde:
un fiocco di spuma
che balza!
Ma il vento riviene,
rincalza, ridonda.
Altra onda s'alza,
nel suo nascimento
più lene
che ventre virginale!
Palpita, sale,
si gonfia, s'incurva,
s'alluma, propende.
Il dorso ampio splende
come cristallo;
la cima leggiera
s'aruffa
come criniera
nivea di cavallo.
Il vento la scavezza.
L'onda si spezza,
precipita nel cavo
del solco sonora;
spumeggia, biancheggia,
s'infiora, odora,
travolge la cuora,
trae l'alga e l'ulva;
s'allunga,
rotola, galoppa;
intoppa
in altra cui 'l vento
diè tempra diversa;
l'avversa,
l'assalta, la sormonta,
vi si mesce, s'accresce.
Di spruzzi, di sprazzi,
di fiocchi, d'iridi
ferve nella risacca;
par che di crisopazzi
scintilli
e di berilli
viridi a sacca.
O sua favella!
Sciacqua, sciaborda,
scroscia, schiocca, schianta,
romba, ride, canta,
accorda, discorda,
tutte accoglie e fonde
le dissonanze acute
nelle sue volute
profonde,
libera e bella,
numerosa e folle,
possente e molle,
creatura viva
che gode
del suo mistero
fugace.
E per la riva l'ode
la sua sorella scalza
dal passo leggero
e dalle gambe lisce,
Aretusa rapace
che rapisce le frutta
ond'ha colmo suo grembo.
Súbito le balza
il cor, le raggia
il viso d'oro.
Lascia ella il lembo,
s'inclina
al richiamo canoro;
e la selvaggia
rapina,
l'acerbo suo tesoro
oblía nella melode.
E anch'ella si gode
come l'onda, l'asciutta
fura, quasi che tutta
la freschezza marina
a nembo
entro le giunga!
Musa, cantai la lode
della mia Strofe Lunga

(Gabriele D'Annunzio, L'onda)

martedì 15 febbraio 2011

Incolmabile




Tutti i fiumi corrono al mare, ma il mare non si riempie.

(Ecclesiaste, Detti)

lunedì 14 febbraio 2011

Eppure soffia



E l'acqua si riempie di schiuma il cielo di fiumi
la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi
uccelli che volano a stento malati di morte
il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte.
Un'isola intera ha trovato nel mare una tomba
il falso progresso ha voluto provare una bomba
poi pioggia che toglie la sete alla terra che e' vita
invece le porta la morte perche' e' radioattiva.
Eppure il vento soffia ancora
spruzza l'acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie.
Eppure sfiora le campagne
accarezza sui fianchi le montagne
e scompiglia le donne fra i capelli
corre a gara in volo con gli uccelli.
Eppure il vento soffia ancora!!!

(Pierangelo Bertoli, Eppure soffia)

domenica 13 febbraio 2011

Fetch



Fetch. La superficie di mare aperto su cui spira il vento con direzione e intensita' costanti ed entro cui avviene la generazione del moto ondoso. Non esiste l'equivalente in lingua italiana. In parole ancor piu' semplici, anzi pauperrime: la forma e la grandezza dell'onda non sono dovute soltanto all'intensita' del vento, ma pure all'ampiezza della superficie su cui si esercita lo spazio e il tempo a lui concessi per sollevare le onde. Prendi un mappamondo, cerca Capo Horn all'estremita' meridionale dell'America, metti un dito poco a sud del Capo, tieni fermo il dito, fai girare il mappamondo. Il tuo dito striscera' sulla superficie marina per tutto il giro, per tutti i giri che farai fare al globo. Ritrarrai spaventato l'indice macchiato d'azzurro sul polpastrello. In quel punto, e solo in quel punto del pianeta per tutta la circonferenza (intorno al 60° parallelo grosso modo) c'e' sempre mare, soltanto mare. Il fetch e' infinito. Poiche' i venti prevalenti ruggiscono e urlano da ovest, in teoria pure le onde sono infinite, comunque enormi, rincorrentesi, contrastanti. Cosi' i racconti di mare, di cui qui un gruzzolo che cresce per accavallamenti, incroci, contrapposizioni stridenti, accordi e somiglianze lontane. Se vuoi vita dura, sicuramente garantite sono le variazioni e gli scarti. Non c'e' onda dai secoli dei secoli che sia uguale ad un'altra onda.

(Giorgio Bertone, Voci sparse)

sabato 12 febbraio 2011

Sentimenti nascosti



Il silenzio cadde ancora una volta. Ancora una volta, ma questa volta, come piu' oscuro e teso! Certo, al disotto dei silenzi passati - come, sotto la calma superficiale delle acque, la lotta degli animali nel mare -, sentivo sì pullulare la vita sottomarina dei sentimenti nascosti, dei desideri e dei pensieri che si negano e si combattono.

Non so se Werner von Ebrennac vide questo. Le sue pupille parevano ormeggiate a quelle della ragazza, come, nella corrente, la barca all'anello della riva, con un filo cosi' teso, cosi' inflessibile, che nessuno avrebbe osato passare un dito fra i loro occhi.


(Vercors, Il silenzio del mare)

giovedì 10 febbraio 2011

Geografia interiore



In generale, il mare si stende come una linea blu sulla tavolozza delle nostre idee. Ma, come per l'amore, il mare e' personale: assume il colore della nostra infanzia, delle nostre vacanze, di una geografia interiore intrisa di immagini e di soli intimi.

La voce del mare, ora rassicurante, leggera, ironica, ora grave, si sovrappone alla nostra voce interiore. Impercettibilmente, come un cuore, batte al minimo dell'onda.

(Cecile Guerard, Piccola filosofia del mare)

mercoledì 9 febbraio 2011

I colori del mare



Blu regata, blu ammiraglio, blu navy, blu mediterraneo, blu marina, blu porto di mare, blu capitano, blu marino, blu Baltico, blu marittimo, blu fondale marino, blu mare del Nord, blu nautico...

(The pantone book of colour)

martedì 8 febbraio 2011

Gaiezza



Quando vuole il mare e' gaio. Nessuna gioia ha l'aspetto radioso del mare. L'oceano e' una fioritura. Nulla gli fa ombra tranne la nuvola, e quest'ombra con un soffio la scaccia.

(Victor Hugo, I lavoratori del mare)

lunedì 7 febbraio 2011

Poema



E allora mi sono immerso nel Poema
Del mare, intriso d'astri, e lattescente,
Divorando gli azzurri verdi; dove,
relitto pallido
E rapito, un pensoso annegato a volte
discende.

(Arthur Rimbaud, Il battello ebbro)

domenica 6 febbraio 2011

Fantasmi



Il mare e' l'immagine dell'inafferrabile fantasma della vita.

(Hermann Melville, Scritti)

sabato 5 febbraio 2011

Mare nero

....
O mare nero, mare nero, mare ne
Tu eri chiaro e trasparente come me
O mare nero, mare nero, mare ne
Tu eri chiaro e trasparente come me
....

(Lucio Battisti, La canzone del sole)

venerdì 4 febbraio 2011

Scrittura



Dicono inoltre, i marinai, che "il vento scrive". Quando all'alba, dopo una nottata di vele in bando, la prima luce rivela una distesa livida, tesa, liscia e viscida come la pelle elastica di uno smisurato cetaceo, l'occhio sonnolento ma vigile di chi e' di guardia avverte sulla superficie lievissime minute linee a zig-zag che piano piano si distendono su tutto il mare. Un segno fine come di chi provi su e giu' il pennino di uno stilo ancora incerto, poi piu' fluente e marcato. Ma non uniforme. Le correnti marine e l'aria non ancora omogeneamente incanalata rendono ineguali di tonalita' e stile le diverse zone dell'immensa pagina scritta. Sempre piu' convinto, il vento si decide a trasformare quelle lievi incisioni piene di speranza in sottili squame a forma di triangoli smussati, piccoli ventagli, col vertice opposto e la base perpendicolare alla direzione della brezza, e finalmente in qualcosa che ha il nome di onda.


(Giorgio Bertone, Racconti di vento e di mare)

mercoledì 2 febbraio 2011

Alla voce!



Chi e' in mare naviga, chi e' in terra giudica.

(antico detto marinaro)

lunedì 31 gennaio 2011

Gente di mare



A noi che siamo gente di pianura
Navigatori esperti di citta'
Il mare ci fa sempre un po' paura
Per quell'idea di troppa liberta'.
Eppure abbiamo il sale nei capelli
Del mare abbiamo le profondita'
E donne infreddolite negli scialli
Che aspettano che cosa non si sa.
Gente di mare che se ne va
Dove gli pare, dove non sa
Gente che muore di nostalgia
Ma quando torna, dopo un giorno muore
Per la voglia di andar via.
E quando ci fermiamo sulla riva
Lo sguardo all'orizzonte se ne va
Portandoci i pensieri alla deriva
Per quell'idea di troppa liberta'.
Gente di mare che se ne va
Dove gli pare, dove non sa
Gente corsara che non c'e' piu'
Gente lontana che porta nel cuore
Questo grande fratello blu.
Al di la' del mare c'e' qualcuno che
C'e' qualcuno che non sa niente di te.
Gente di mare che se ne va
Dove gli pare, dove non sa
Noi prigionieri in queste citta'
Viviamo sempre di oggi e di ieri
Inchiodati alla realta'...
E la gente di mare, va...

(Umberto Tozzi & Raf, Gente di mare)

domenica 30 gennaio 2011

Sete



Acqua, acqua in ogni dove
E non una goccia da bere.

(Samuel Taylor Coleridge, Ballate Liriche)

sabato 29 gennaio 2011

Ombre



Faro' di meglio Lisaveta: questa e' una promessa. Mentre scrivo mi giunge il mormorio del mare, e chiudo gli occhi. E vedo un mondo non ancora nato, tuttora allo stato di abbozzo, che vuol essere ordinato ed espresso; vedo brulicare ombre di figure umane, che fan cenni a me perche' le esorcizzi e le redima; ombre tragiche, ombre ridicole, e alcune che sono l'uno e l'altro insieme; e queste mi sono particolarmente care. Ma il mio piu' fondo e riposto amore va ai biondi, agli occhiazzurrini, ai luminosamente vivi, ai felici, amabili ordinari.


(Thomas Mann, Tonio Kroger)

lunedì 24 gennaio 2011

Habibti


Boot di Dusseldorf. Le idee sono abbastanza chiare, dopo tutto questo tempo trascorso a far comparazioni, a chiedere opinioni e a passeggiare sulle banchine delle marine di mezza Italia. La lista delle barche da vedere non e' lunga, se si considerano i criteri che ho posto alla base dell'eventuale scelta: prezzo, buon progettista, buon cantiere, "giusta" invelatura (ne' troppa, ne' troppo poca), facilita' di conduzione con equipaggio ridotto (vedi anche da solo), buone rifiniture esterne e interne e costi di gestione non eccessivi. Comincio con l'escludere, dopo averlo visitato per bene, l'Ovni 445 (il nuovo Allubat di Lombard). Una bella barca in alluminio con deriva mobile, spazi generosi, piu' veloce rispetto al modello precedente. Affidabilissima, anche se esteticamente non e' il massimo. Lo spoiler e' sicuramente utile per piazzarci su due bei pannelli solari, ma, secondo me, rovina un poco la linea d'insieme. Inoltre, sempre per quanto mi riguarda, il vero problema e' che e' troppo grande. Il piu' piccolo Ovni 395, invece, mi convince meno. Anche perche' su quelle dimensioni, preferisco rivolgermi verso il nuovo X-Yachts Xc38. La prima cosa che mi colpisce di questa barca e' la vera e propria "colata" di teak. Non mi piacciono invece la doppia timoneria e, soprattutto, il tavolo fisso in pozzetto. Anche gli interni non mi convincono del tutto: un design troppo "moderno" per i miei gusti. Inoltre e' piu' cara rispetto a barche simili prodotte da altri cantieri di tutto rispetto. Anche la svedese Najad, in quanto a prezzi e' un filino sopra le righe e poi il 38 ha il pozzetto centrale (forse piu' adatto ai climi nordici che al Mediterraneo), mentre il 355 e' un po' troppo piccolo. Rimango invece colpito molto positivamente dal Comfortina 39. Una barca ancora poco conosciuta qui da noi, ma di ottima qualita' costruttiva e dalle buone dimensioni. Mi e' piaciuta la soluzione del grande gavone di poppa accessibile anche dal bagno e che, all'esigenza, puo' fungere da terza cabina. Molto gentile e disponibile, poi, l'importatore italiano con il quale sono restato a parlare per oltre un paio d'ore. Il Malo 37, invece, pur essendo una barca solidissima la giudico troppo pesante e, in proporzione, poco invelata. Il vero colpo di fulmine, invece, arriva con l'Hallberg Rassy 372. Un 11 metri e mezzo, albero a tre ordini di crocette, genoa al 111%, motore Volvo da 55 cavalli. Un due cabine, con il bagno con doccia separata, cucina a L e un quadrato classico con divani contrapposti trasformabili in altrettante cuccette, ampio tavolo da carteggio. Armadi e stipetti ovunque e finiture e materiali di prim'ordine. Il progetto e' di German Frers che ne ha fatto una barca innovativa rispetto agli Hallberg Rassy tradizionali, a pozzetto centrale. Sufficientemente veloce, con tutte le manovre a portata di mano del timoniere che, davanti alla colonnina del timone, si trova un trasto della randa di tutto rispetto, piu' simile a quello di una barca da regata piuttosto che da crocera. Anche le dimensioni e le altezze interne sono ottime. La cabina armatoriale, posta a prua, e' piu' confortevole, in quanto ad altezza, rispetto a quella del piu' grande Hallberg Rassy 40. Anche le prestazioni sono superiori paragonate a quest'ultimo. Insomma, forse l'Hallberg Rassy con il 372 ha scoperto l'uovo di Colombo. Cioe' una barca solida, dai materiali costruttivi pregiati, molto marina e, al tempo stesso, sufficientemente veloce, anche con le arie leggere, a patto di non ricercare il classico comportamento Hallberg Rassy. La barca, infatti, tende a sbandare di piu' rispetto ai modelli con pozzetto centrale. Il che, almeno per quanto mi riguarda, e' un'aspetto che giudico positivamente. E allora, come si dice? "I got it!!"



She is the sun in my life,
She is one for life,
Life life life.
Some love three,
Some love two,
I love one,
And that is you!

(Sean Paul, Habibti)

sabato 22 gennaio 2011

L’equipaggio: Tania e Roberto


Tania:
nata a Beirut. Giornalista, corrispondente di guerra in Libano, Siria, Iraq, Afghanistan e in altri scenari di crisi. Poliglotta. Ha lavorato per oltre venticinque anni per la rete televisiva libanese LBC, collaborando a lungo come corrispondente per la CNN. Ha iniziato a navigare nel 2005 e da allora è diventata inseparabile compagna di viaggio e di vita del “Capitano”, con il quale ha percorso molte miglia in Mediterraneo. Per sua stessa definizione a bordo svolge il ruolo di “moussaillon” (mozzo), ma in realtà la sua presenza è molto di più che meramente indispensabile. Il suo sogno: quello che il “Capitano” non la porti mai a navigare in Atlantico.

Roberto:
nato a Cesana Torinese, Torino. Diplomatico di professione, ora felicemente in pensione. Ha vissuto per molti anni all’estero, tra cui in Francia, Algeria, Regno Unito, Libano, Sudan, Afghanistan e Arabia Saudita. Alpinista di formazione, si è affacciato al mondo della vela nel 2000. Da allora, viaggiare in barca è diventata una delle sue grandi passioni. Nel 2003 ha superato il corso istruttori presso il Centro Velico Caprera e in tutti questi anni ha percorso molte miglia in mare. Habibti è la sua terza (e definitiva) barca a vela. A bordo è il “Capitano”, ma si presta spesso e volentieri a qualsiasi altro compito possa alleviare le incombenze dell’inseparabile “moussaillon”. Il suo sogno: quello di navigare nei mari del nord d’Europa.

mercoledì 19 gennaio 2011

Mater



Salve, Regina, Mater misericordiae, vita, dulcedo et spes nostra salve. Ad te clamamus, exsules filii Evae, ad te suspiramus, gementes et flentes in hac lacrimarum valle. Eia ergo, advocata nostra, illos tuos misericordes oculos ad nos converte. Et Iesum, benedictum fructum ventris tui, nobis, post hoc exilium, ostende. O clemens, O pia, O dulcis Virgo Maria.

(Salve, Regina; cantata dagli equipaggi delle antiche navi cristiane all'imbrunire)

martedì 18 gennaio 2011

Freschezza



Una freschezza, che dal mare s'alza,
L'anima mia mi rende ... O forza salsa!
Presto all'onda, a riemergerne viventi.

(Paul Valery, Il cimitero marino)

lunedì 17 gennaio 2011

Burrasca



Era una visione fantastica... le grandi creste dirompenti... e il mare rigato di spruzzi volanti, senza un attimo di sosta.

(Miles Smeeton, Scritti)

domenica 16 gennaio 2011

Presagio



C'era una volta, disse la voce dell'acqua.
Non andar oltre, disse l'eco.
Ella suona la campana per te, nel mare.
Io sono l'eco e la civetta; tu non tornerai piu'.

(Dylan Thomas, Una veduta del mare)

sabato 15 gennaio 2011

Fatica



I sogni son fatti di tanta fatica.
Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie,
perdiamo di vista la ragione
per cui abbiamo cominciato a sognare
e alla fine scopriamo
che il sogno non ci appartiene piu'.
Se ascoltiamo la saggezza del cuore
il tempo infallibile ci fara' incontrare il
nostro destino.
Ricorda:
"Quando stai per rinunciare,
quando senti che la vita e' stata
troppo dura con te,
ricordati chi sei.
Ricorda il tuo sogno"

(Sergio Bambarén, Il delfino)

Tra il dire e il fare...



La cameriera della pensione, al nuovo arrivato: "Laggiu' c'e' il mare". "Benissimo. Ora mi dica da quale parte e' il dire e da quale parte e' il fare".

(Achille Campanile, Mare e mendicanti)

venerdì 14 gennaio 2011

Navigatore solitario



Erano piu' di vent'anni che il navigatore solitario vagava per i mari del mondo. Quando il navigatore solitario sbarca, e' solo per fare provvista d'acqua, comprare tabacco e pezzi di ricambio, o per rifornirsi di olio e carburante, di medicine, aghi per le vele, una gabbana di plastica contro la pioggia e gli spruzzi, ami, lenza, il giornale del giorno per controllare quanto gia' conosce, che non ne vale la pena, ma mai, per nulla al mondo, il navigatore solitario a messo il piede a terra con l'intenzione di portarsi dietro una donna come compagna di navigazione. Se capita davvero che nel porto ce ne sia qualcuna ad aspettare, sarebbe assurdo che la respingesse, ma in genere e' la donna che prende l'iniziativa e per il tempo che crede, il navigatore solitario non le ha mai detto, Aspettami che un giorno tornero', non e' richiesta che si permetterebbe di fare, Aspettami, ne' potrebbe garantirle di esser di ritorno quel giorno o un altro e, tornando, quante volte gli capiterebbe di trovare il molo deserto oppure con qualche donna, sì, ma in attesa di un altro marinaio, pur non essendo raro che, mancando questi, ella si adopri per quello che s'e' fatto vivo. La colpa, se bisogna dirlo, non e' della donna ne' dei navigatori, la colpa e' di questa solitudine che a volte non si sopporta, la stessa solitudine che puo' condurre il navigatore al porto e la donna al molo.

(Jose' Saramago, La zattera di pietra)

giovedì 13 gennaio 2011

Erranza



Issare le vele: dalla riva comincia un viaggio. Un viaggio in verticale. "Laggiu' " prima di indicare una distanza (in lontananza) indica una profondita' (al di sotto). Il nostro pensiero sbrigliato rompe gli ormeggi dell'abitudine, degli automatismi: abbandona gli abbrivi, le rotte ben delimitate dalla ragione, i luoghi comuni cosi' comodi. Ai riflessi, vuole sostituire una vera riflessione: cominciare con il perdersi e' la condizione primaria. Sospensione provvisoria della nostra facolta' di pensare! La nostra erranza marittima pratica il vuoto per dissoluzione. Le cose, gli esseri? I loro contorni sono scomparsi. Il fracasso del mondo? Un rumore lontano, uno sciabordio quasi impercettibile! La realta'? Quale realta'? L'Io, il mondo coincidono nella stessa inconsistenza.....avere il mare in se'.

(Cecile Guerard, Piccola filosofia del mare)

martedì 11 gennaio 2011

Liberta'



Solo sul mare si e' davvero liberi.

(Eugene O'Neal, Opere)

lunedì 10 gennaio 2011

Il richiamo del mare



Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non da' risposte, e' saggio, e' dolce, e' potente, e' imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama. Lo scoprirai, Elisewin. Non fa altro, in fondo, che questo: chiamare. Non smette mai, ti entra dentro, ce l'hai addosso, e' te che vuole. Puoi anche far finta di niente, ma non serve. Continuera' a chiamarti. Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita. Instancabilmente, li sentirai chiamare. Succede in questo purgatorio di sabbia. Succederebbe in qualsiasi paradiso, e in qualsiasi inferno. Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sara' sempre un mare, che ti chiamera'.

(Alessandro Baricco, Oceano mare)

domenica 9 gennaio 2011

Ode alla speranza


....
uccelli
che vanno verso i loro sogni,
e il mare, il mare,
aroma
sospeso,
coro di sale sonoro,
e nel frattempo,
noi,
gli uomini,
vicino all'acqua,
che lottiamo
e speriamo,
vicino al mare,
speriamo.
Le onde dicono alla costa salda:
"Tutto sara' compiuto".

(Pablo Neruda, Ode alla speranza)

sabato 8 gennaio 2011

Vani desideri



Non puoi attraversare il mare semplicemente stando fermo e fissando le onde. Non indulgere in vani desideri.

(Ramindranath Tagore, Scritti)

venerdì 7 gennaio 2011

Tenerezze infinite



Dirvi l'anno preciso mi e' impossibile, ma ero molto giovane, forse sui quindici anni. Ma allora tutto era semplice e selvaggio, non c'era che qualche artista, e la gente del paese. La spiaggia era deserta, quando la marea calava, vedevi un'immensa distesa di sabbia grigio-argento, che luccicava al sole, ancora madida d'acqua. Sulla sinistra gli scogli, dove il mare batteva pigramente nei giorni di calma contro le pareti ricoperte di alghe, poi, al largo, l'oceano azzurro sotto il sole ardente, il suo ansimare sordo di gigante in pianto. Quel giorno un grazioso mantello rosso a righe nere giaceva abbandonato.
Lo presi, allora, e lo portai lontano. Era una stoffa morbida e leggera, un mantello di donna. Ogni mattina andavo a vederla al bagno: la rimiravo lontana, nell'acqua, invidioso dell'onda molle e tranquilla che abbracciava i suoi fianchi e colmava di spuma il seno ansimante; seguivo, dopo, la forma del suo corpo sotto le vesti bagnate che la ricoprivano, vedevo il suo cuore pulsare, il petto gonfiarsi; lo sguardo si posava inconsciamente sul suo piede sulla sabbia, o restava incatenato all'orma dei suoi passi: quasi avrei pianto, mentre l'onda a poco a poco li cancellava.
Navigavo in un mare di sentimenti, di tenerezza infinita; mi cullavo in immagini sognanti e vaporose, sentendomi d'un tratto piu' grande e forte. Amavo.

(Gustave Flaubert, Memorie di un pazzo)

giovedì 6 gennaio 2011

Sul mare iperboreo



Era una primavera quasi senza amore, in quel paese d'islandesi, e le belle figliole di razza fiera che vi si incontravano, sognanti, sull'uscio di casa, pareva fissassero molto lontano, al di la' delle cose visibili, i loro occhi bruni o azzurri.
I giovani, cui andavano le loro malinconie e i loro desideri, erano alla gran pesca, laggiu', sul mare iperboreo...

(Pierre Loti, Pescatore d'Islanda)

lunedì 3 gennaio 2011

Vela bianca


...il mare offre una fuga perpetua. I suoi luccichii, i suoi miraggi, rientrano nell'ambito del fantastico, appartengono ad un mondo differente, pericoloso, seducente. Seguiamo la corsa di una vela bianca, qualche istante dopo la sua traccia e' perduta: il nostro occhio ha girato come una banderuola...Nessuna verticalita' costringe gli occhi a sollevarsi dalla superficie. Non si sfugge all'immensita' dei mari.

(Cecile Guerard, Piccola filosofia del mare)

sabato 1 gennaio 2011

Con gli occhi del mare



Galeotta fu la spiaggia, il tramonto li incendio' - oppure, - usci' dall'acqua e sapeva di sale. No, non e' tanto questo. Anche se e' vero che il mare puo' esternare un amore e aiutare due rive a scambiarsi messaggi e parole. Ma ha qualcosa di piu' che contiene tutto cio' che si muove tra gli estremi piu' opposti: tra la morte e l'amore. Anche di amanti che non sono sul mare si e' parlato piu' volte evocando parole che invece sono proprie del mare. Nessun altro elemento puo' prestare aggettivi alla morte e all'amore, cosi' tanto e a ragione.
La vastita' dei sentimenti e l'immensita' del mare hanno misure incalcolabili, contorni indefinibili; fatti l'uno con i principi dell'altro si scambiano metafore che raccontano di emozioni sconfinate e profonde.
Si evoca lo sciabordio musicale del mare per evocare una malinconia amorosa, per dare voce ad un desiderio inesprimibile, all'alba di un sentimento appena nato o all'affondare di un sentimento gia' vissuto.
Si descrive l'energia spumeggiante del mare per raccontare meglio una passione, le sue ansie, i suoi affanni e il suo furore. Quando il sentimento perde il controllo del timone, invade l'animo come fa un'alta marea, poi prende il largo per espandersi laddove non si vede piu' terra, non c'e' costa a ridosso, non c'e' punto cospicuo, non c'e' piu' orientamento e non c'e' piu' convenzione.
Nelle passioni dei mari aperti, nell'alto mare delle passioni d'amore, ci s'imbarca in un viaggio che e' senza ritorno, con bagagli di attese, con ondate di ansia e la meta insicura, fluttuante, vagante. Si manovra il timone con gli occhi bendati, si attraversa uno stretto senza carte ne' fari, si dirige la prua verso il senso del sole. E si arriva in un punto impreciso sul mare dove un segno anelato , una notte nel buio ti appare. Ed e' li' che ti aspetta qualcuno o qualcosa, in quel giro di boa, dove un cambio di rotta ti vira la vita. Quando il cuore raggiunge il livello del mare, tra l'abisso e la luce, tra la fuga e lo stallo, l'amore piu' volte diventa dolore. E' un mare che unisce e divide, che divora e respinge, che fa veleggiare illusioni e sprofondare emozioni, che imbarca passeggeri di amori clandestini e getta a riva sogni di impossibili passioni.
E quando un sentimento muore l'anima scandaglia un fondo di tristezza che pare senza fine. L'abisso del mare senza luce e senza vita diventa il deposito remoto di tutte le avventure finite, delle occasioni mancate, delle promesse tradite, delle ambizioni fallite, di tutte le speranze che non sono mai approdate. Sotto la superficie dei mari, giu' nell'oscurita' piu' remota e insondabile c'e' un immobile pianeta di ombre. Ecco perche' ogni volta che guardiamo lontano sul mare, anche il piu' luminoso dei mari, c'e' sempre nel fondo degli occhi un'inquieta emozione che emerge dal fondo del fondo; non si vede, si avverte soltanto, si chiama paura.

(Valeria Serra, Le parole del mare)