CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







giovedì 7 aprile 2011

Fortunale



Nei fortunali in mare c'e' un'infinita varieta', e salvo che per lo strano, terribile e misterioso lamento che si ode passare attraverso il boato di un uragano - salvo che per quel suono indimenticabile, come se l'anima dell'universo fosse stata costretta a farsi lugubre gemito - e' alla fin fine la voce dell'uomo che imprime il segno della consapevolezza umana sul carattere di una burrasca.


(Joseph Conrad, Lo specchio del mare)

mercoledì 6 aprile 2011

Ovunque...



Sull'acqua ancora una volta, malgrado tutto sull'acqua!
E le onde sotto di me scalpitano come un destriero
che conosce il suo cavaliere. Sia benvenuto il loro mugghiare!
Ovunque mi portino, mi guidino rapide!
Anche se l'albero teso dovesse fremere come una canna,
E la tela lacerata sventolando si disperdesse nella burrasca,
Pure debbo andare; perche' sono come un'alga
dagli scogli strappata, nella schiuma dell'oceano a salpare
Ovunque i flutti la sbalestrino, o il respiro della tempesta prevalga.

(George Gordon Byron, Il pellegrinaggio di Childe Harold, Canto III)

martedì 5 aprile 2011

Storie

Anche le barche parlano. A saperlo comprendere, quel linguaggio dichiara l'eta', la provenienza, la destinazione, il carattere, la maneggevolezza, l'indole, l'affidabilita' della barca; e rivela anche i connotati caratteriali e sociali del proprietario. Come mai un appassionato di barche, non appena puo' farlo, va guardare a una a una le barche ormeggiate, provocando la noia di chi l'accompagna? L'appassionato, mentre avanza passo passo, sta leggendo un libro, osserva il dipanarsi di una storia, anzi di tante storie diverse.

(Piero Ottone, Piccola filosofia di un grande amore: la vela)

lunedì 4 aprile 2011

Indipendenza



Ogni pensiero serio e profondo e' soltanto l'intrepido sforzo dell'anima per mantenere la libera indipendenza del suo mare, mentre i venti piu' selvaggi della terra e del cielo cospirano a gettarla sulla costa traditrice e servile.


(Herman Melville, Moby Dick)

domenica 3 aprile 2011

Eolo



Vento, nel discorso tecnico, si unisce ai seguenti aggettivi: prima di tutto Fresco, che esprime il concetto perpetuo dei marinari, cui giugne sensibile la corrente dell'aria sempre fresca dalla parte piu' frigida e stipata alla piu' rarefatta e calida . Percio' essi ne distinguono anche i gradi per nomi propri, dicendo Freschino, Frescone e Freschissimo: ed aggiungono Grande, Fermo, Disteso, Pieno, Gagliardo, Traboccato, Forzoso, Sferratore, Furioso, Rabbioso, Tempestoso, Procelloso: il cui contrario sarebbe Debole, Piccolo, Favorevole, Chiaro, Sereno; e per le circostanze locali, Marino, Terriero, Largo, Diforano, Regnante e Dominante. Il vento, coi verbi, Tira, Soffia, Spira, Corre, Serve, Porta, Gira, Ridonda, Rinfaccia, Rifiuta, Scarseggia, Languisce, Intacca, Rinforza, Gonfia, Spinge, Rifrusta, Mangia, Scavezza e Rapisce.

(Alberto Guglielmotti, Vocabolario Marino e Militare)

sabato 2 aprile 2011

Goccia di mare




Goccia di mare portata dal vento.
Fermata sul dorso della mano.
Trasparente effimera perla
Racchiudi immagini di lidi lontani.
Di lunghi palmeti che ombreggiano
La sabbia dove distesa guardi il mare.
Di bianchi gabbiani a cui affidi
Il tuo messaggio d'amore.
Dei tuoi occhi, malinconici
Per la lontananza,
Per l'insuperabile oceano
Che ci unisce e ci divide.
Una stilla mossa dal cuore riga il tuo viso
E lenta scivola in mare.
Sale su sale, amaro e' quest'amore
Fatto di niente, di cieli grigi,
Di mani invano protese
A realizzare un sogno,
Mentre il vento asciuga
L'ormai vinta goccia di mare.

(Renzo Montagnoli, Goccia di mare)

venerdì 1 aprile 2011

Immortalita'




Aspra la costa, battuta dalle spume
con scogli e un'ampia sponda di sabbia,
protetta da mura di secche e rocce,
qua e la' un'insenatura il cui aspetto
offriva il benvenuto ai naufragati.
E di rado taceva il boato ondoso,
solo negli infiniti giorni estivi
quando l'oceano splende come un lago.
Vagarono cosi' mano nella mano,
sui ciotoli splendenti e le conchiglie
lungo la spiaggia liscia e indurita,
sui ricettacoli selvaggi e lisci
che la tempesta aveva edificato
sale incavate, stalattiti, celle,
si riposavano, sempre abbracciati,
rapiti nell'incanto del tramonto.
Erano soli, ma non come coloro
che si sentono soli perche' al chiuso:
l'oceano muto e la baia stellata,
la luce vespertina che smoriva,
le sabbie mute e le grotte stillanti,
li cinsero in un ulteriore abbraccio,
come se non ci fosse vita sotto il cielo
tranne la loro, e che fosse immortale.

(George Gordon Byron, Don Juan, Canto II)

giovedì 31 marzo 2011

Rosa dei venti


Quel cartoncino circolare della bussola, unito dall'ago magnetico, sul quale sono dipinti tutti i rombi dei venti coi loro nomi, e in figura di tante foglie con punta acuta. Le maggiori foglie sono otto. Corrispondono a: Borea (N), Greco (NE), Oriente o Levante (E), Scirocco (SE), Austro o Mezzogiorno (S), Libeccio (SO), Ponente (O), Maestro o Maestrale (NO). Con le mille varianti esistentiin tutto il mondo. Prima che nelle vele, ciascuno dei venti entra innanzi tutto nelle ossa, non solo dei marinai.


(Giorgio Bertone, Voci Sparse)

mercoledì 30 marzo 2011

Luccichio



Tocco sottile d'azzurro
lacerato suono
riverbero d'ambra
danza d'opale negli occhi.

(Cecilia Bertacche, Mare)

martedì 29 marzo 2011

Il sapere




Il sapere ha un piede in terra e l'altro in mare.


(antico detto marinaro)

venerdì 25 marzo 2011

Confidenza



Pochi sono gli uomini che possano dare del tu al Mare... Quei pochi non glielo danno.

(antico detto marinaro)

giovedì 24 marzo 2011

Orbite ellittiche



Prima di ricostruire un'immagine biografica di un'onda tipica bisogna familiarizzarsi con alcune delle sue caratteristiche fisiche. Un'onda possiede un'altezza, misurata dal ventre alla cresta, una lunghezza, che e' la distanza tra una cresta e la cresta dell'onda successiva, un periodo, che si riferisce al tempo necessario perche' due creste successive passino per un punto determinato.

Inoltre, l'acqua di cui e' composta un'onda non si sposta con essa sul mare; ogni particella d'acqua descrive un'orbita ellittica o circolare al passaggio dell'onda, ma ritorna quasi esattamente alla posizione originale. Ed e' una fortuna che le cose stiano in questo modo, perche' se le immense masse d'acqua che costituiscono un'onda si spostassero realmente sul mare, la navigazione sarebbe impossibile. Le onde hanno preso il loro contributo di naviglio e vite umane in mare aperto, ma dove sono piu' distruttive e' sulle linee di spiaggia di tutto il mondo. Davanti alla potenza di tali frangenti, moli, argini e altre installazioni costiere sono fragili come giocattoli di bambini.

Per millenni senza fine le onde del mare hanno battuto le linee costiere di tutto il mondo erodendo, qui facendo arretrare una scogliera, la' asportando tonnellate di sabbia da una spiaggia e tuttavia costruendo di nuovo, in un fenomeno opposto a quello distruttivo, un banco o un'isoletta. Diversamente dai lenti mutamenti geologici, che riguardano la sommersione di mezzi continenti, il lavoro delle onde si accorda con il breve lasso della vita umana e cosi' l'intaglio della costa e' qualcosa che ciascuno di noi puo' osservare.


(Rachel L. Carson, Il mare intorno a noi)

mercoledì 23 marzo 2011

Alto mare



La vera pace di Dio
comincia in qualunque luogo
che sia mille miglia distante dalla terra piu' vicina.

(Joseph Conrad, Scritti)

lunedì 21 marzo 2011

Il libro del vento



Tra tutte le forze naturali il vento e' la piu' enigmatica. Il calore e la luce hanno sorgenti visibili, la differenza tra sole e ombra e' ovvia... Si puo' prestar loro attenzione o ignorarli. Invece il vento e' diverso. Intanto e' invisibile. Puo' alzarsi furtivamente uscendo dal nulla e solleticarci dietro il collo oppure puo' scaraventarci distesi faccia a terra. Non ha forma propria, ne' dimensioni, ne' odore, ne' sapore, ne' suono. Tutte le sue proprieta' sono prese a prestito, tutta la nostra esperienza di esso ci arriva di seconda mano. Il vento e' sfuggente, mobile, fuggitivo, difficile da definire - e impossibile da ignorare. La nostra relazione con esso e' quella di un pedone su una scacchiera, che abbia di fronte un alfiere confinato sui quadrati neri. Sulle diagonali scure siamo direttamente vulnerabili, ma anche sui quadrati bianchi quella forza ha un'influenza tramite la mediazione degli altri pezzi. Non siamo mai liberi dalla sua pressione, che controlla il nostro tempo aatmosferico mentale e ha formato molte delle nostre menti e delle nostre vite.


(Lyall Watson, Il libro del vento)

domenica 20 marzo 2011

Candide vele



E un'aura dolce movendo quei fiori e gli odori
veniva gia' dal mare; nel mar quattro candide vele
andavano andavano cullandosi lente nel sole,
che mare e terra e cielo sfolgorante ci confondeva.

(Giosue' Carducci, Poesie)

sabato 19 marzo 2011

Vagabondando



No, i maggiori ostacoli da superare per vivere tutto l'anno in barca a vela non sono di ordine tecnico ne' pratico. Ma d'altronde non e' scritto da nessuna parte che debba per forza piacere vivere in una scatola di plastica, anche se dotata di vela, anche se pronta a partire per qualsiasi meta vi salti in mente, fosse pure in pieno inverno. Nonostante tutto, non sono molti quelli che vogliono avere in qualsiasi momento la possibilita' di partire e lasciarsi tutto quanto alle spalle. Perche' e' cosi' che funziona lo spirito di vagabondaggio degli uomini. Esiste nella maggior parte delle persone, ma ben nascosto in un recesso che non si apre finche' non e' il momento di fare l'inventario.


(Bjorn Larsson, L'arte di vivere)

venerdì 18 marzo 2011

Mari tempestosi



Fuggiva davanti al tempo, la Maria, fuggiva sempre piu' rapida; e anche il tempo fuggiva, davanti a un non so che di misterioso e terribile. Il vento, il mare, le nubi, tutto era preso dalla stessa ansia di fuga e di velocita' in una stessa direzione. Piu' rapido di tutti era il vento; poi le grosse ondate, piu' pesanti, piu' lente, che lo inseguivano; poi la Maria trascinata in quel moto di ogni cosa.
E in quella corsa dinanzi al vento, gli uomini provavano soprattutto un'illusione di leggerezza, si sentivano sobbalzare senza nessuna fatica ne' sforzo. La Maria saliva sull'onda senza scosse, come se il vento l'avesse sollevata; e la successiva discesa era come una scivolata, e dava quello strano sussulto al ventre che si prova sulle montagne russe o nelle cadute immaginarie dei sogni.
In fondo a quegli avvallamenti faceva piu' scuro, e superata appena un'ondata, gli uomini si guardavano indietro per veder arrivare l'altra, l'altra ancora piu' grande, che s'innalzava tutta per trasparenza; che si avvicinava rapida, con contorcimenti furiosi, con volute pronte a chiudersi, con l'aria di dire: "Ora ti afferro e t'innabisso..." E invece sollevava soltanto la nave, cosi' come noi potremmo far volare una piuma, con un'alzata di spalle...


(Pierre Loti, Pescatore d'Islanda)

giovedì 17 marzo 2011

Ancora



Strumento semplice, quanto essenziale e insostituito nei millenni. La fitta schiera dei termini delle sue parti rivela l'assenza di qualsiasi banalita' sia nell'invenzione che nell'uso: Fuso, Diamante, Bracci, Rebbi, Marre, Orecchie, Unghie, Ceppo, Collo, Croce, Occhio, Cicala, Corolla; piu' Grippa, Grippiale, Gavitello e Scarpe. Così il tipo e la funzione o condizione, fino all'àncora della speranza; e poi, sempre secondo condizione, Affondata, Chiara, Incocciata, Impacciata, Rovesciata, Avvolta, Impedicata, Arante, A picco, Accapponata, Attraversata, Acceppata.





(Giorgio Bertone, Voci sparse)

mercoledì 16 marzo 2011

Abitudini



Quando un uomo trascorre la propria vita sul mare, dopo non riesce piu' ad adattarsi alla vita sulla terra.

(Samuel Johnson, Scritti)

martedì 15 marzo 2011

Sulla cresta dell'onda



Il mare montava da prua, le creste delle onde erano strappate dalle raffiche. Se lui avesse avuto paura ne avrei avuta piu' di lui, ma finche' era alla barra e decideva il viaggio, non veniva paura. Non avevo esperienze di burrasche, non sapevo i gradi del pericolo e di certo ce n'erano di assai peggiori. Incassavo l'urto del mare, gli strappi del secchio nella schiena senza conoscere quanta forza la barca teneva di riserva per reggere. Ero con la migliore gente del mestiere, sulle loro piste, in una delle loro notti.

(Erri De Luca, Tu, mio)

domenica 13 marzo 2011

Il grido dell'anima



Cerco sempre di sfuggire alle celebrazioni delle avventure epiche e rimango piuttosto indifferente agli eroismi di chi resiste incolume ai momenti tempestosi della vita. Nella tempesta, nel suo fragore, nelle sue tragedie e nei suoi rischi, si attraversano momenti di inevitabile sconfitta, che non e' solo morire o naufragare, anche un relitto puo' diventare una scialuppa per rinascere.

Quando il mare si rincorre cosi' forte da colorare tutti i suoi azzurri in schiuma bianca e quando la salsedine corre con le nuvole e arriva a opacizzare i vetri delle finestre, ogni volta, l'istinto di uscire di casa diventa irresistibile. In quei frangenti mi muove una forza pari a quella; e mi spinge a correre su un molo, a risalire una scogliera sopravento o a percorrere un promontorio come fosse la tolda di una nave fra le onde. E di lassu', con il vento che fischia nelle orecchie e le raffiche che spingono il passo, resto a guardare dal mio posto in prima fila la piéce piu' appassionante fra tutti gli spettacoli del mare.

Nel mare in tempesta sembra sciogliersi il grido dell'anima, il piu' sofferto e forse il piu' vitale. Nel vortice delle tempeste, in quelle tempeste marine che ci esplodono dentro in certi giorni della vita, si rompono gli argini delle convenienze, si perdono i punti cardinali, si confonde la salvezza tra le illusorie luci della terraferma; ma nel momento piu' nero e buio mentre l'SOS vaga tra le nuvole dell'etere, arriva da lontano un salvagente inaspettato. Lo afferri scrutando il cielo all'orizzonde e seguendo negli squarci della notte il tuo faro illuminante. L'assoluto caos della tempesta e' per il mare un momento supremo di ribellione e di liberazione. E anche se le vite tempestose sono spesso poco praticabili, in quel tumulto di energia c'e' qualcosa che avvince piu' di un tramonto rosso fuoco.

Sono quelle, le vite di chi vive ogni giorno come l'unico, di chi nella suggestione delle onde avverte anche un costante presentimento di naufragio. Eppure, riesce a esprimere se stesso soltanto in quel flusso vorticoso, come se quel moto incessante e transitorio fosse il solo a parlargli di vita.

Ma un marinaio non sceglie mai deliberatamente di andare incontro alla tempesta; la fugge se puo', l'affronta se vi si trova in mezzo e la supera solo se mette insieme la forza per guardarla negli occhi. In quell'incontro fugace e crudele ti afferra una vertigine di terrificante paura che nel ricordo di un giorno futuro forse diventera' una specie di ebbrezza. Solo quando non ci sono ricordi la tempesta si e' trasformata in naufragio, nell'immersione in un mondo che non soffre e non sente, ma che non lotta e non vive.

Temo la tempesta solo in alto mare; ma da terra la guardo con lo stesso rapimento che mi da' un quadro espressionista. Laddove non ci sono piu' contorni e simmetrie ma solo figure e profondita' che inventano una voce e vogliono parlarti. Quella tela ha un messaggio diverso per ognuno, un messaggio forte e chiaro ma in bilico su tutto. Lo asolti con i sensi messi a nudo e il cuore sollevato dalle raffiche: e' l'eco di un suono infinito che toglie il respiro e lo regala al vento.


(Valeria Serra, Le parole del mare)

sabato 12 marzo 2011

Immobilita'




Lessi cosi' di tutto un po', disordinatamente; ma libri, in ispecie, di filosofia. Pesano tanto: eppure, chi se ne ciba e se li mette in corpo, vive fra le nuvole.

Quando la testa mi fumava, chiudevo la biblioteca e mi recavo per un sentierucolo scosceso, a un lembo di spiaggia solitaria.

La vista del mare mi faceva cadere in uno sgomento attonito che diveniva man mano oppressione intollerabile. Sedevo sulla spiaggia e m'impedivo di guardarlo, abbassando il capo, ma ne sentivo per tutta la riviera il fragorìo, mentre lentamente, lentamente, mi lasciavo scivolar di tra le dita la sabbia densa e greve, mormorando:

Cosi', sempre, fino alla morte, senza alcun mutamento, mai... L'immobilita' della condizione di quella mia esistenza mi suggeriva allora pensieri sùbiti, strani, quasi lampi di follia. Balzavo in piedi, come per scuotermela d'addosso, e mi mettevo a passeggiare lungo la riva; ma vedevo allora il mare mandar senza requie, là, alla sponda, le sue stracche ondate sonnolente; vedevo quelle sabbie lì abbandonate; gridavo con rabbia, scotendo le pugna:

- Ma perche'? ma perche'?

E mi bagavo i piedi.


(Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal)

venerdì 11 marzo 2011

Dialoghi marini



"Dammi vento - dice la barca al navigatore - e io ti daro' miglia".

(Bernard Moitessier, La lunga rotta)

giovedì 10 marzo 2011

Pleniluni



O voi silfidi, o ninfe dei marmorei
corpi, sognate forse con i canti
corse sfrenate verso albe di latte
macchiate d'aurei cirri, coi capelli
d'ebano sciolti alla brezza del mare?
Corse leggere verso l'infinito?
O voi! O murmuri voci marine,
cantate, lungo le solinghe rive
ne' pleniluni di rame infocato,
ne' pleniluni, pallidi, d'amore.

(Salvatore Quasimodo, Canti marini)

mercoledì 9 marzo 2011

Conchiglia marina



O conchiglia marina, figlia
della pietra e del mare biancheggiante,
tu meravigli la mente dei fanciulli.

(Alceo, Liriche)

martedì 8 marzo 2011

S'ode ancora il mare



Gia' da piu' notti s'ode ancora il mare,
lieve, su e giu', lungo le sabbie lisce.
Eco d'una voce chiusa nella mente
che risale da tempo, ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d'uccelli delle torri, che l'aprile
sospinge verso la pianura. Gia'
m'eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora, di me un'eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.

(Salvatore Quasimodo, Giorno dopo giorno)

lunedì 7 marzo 2011

La Musica



Spesso e' un mare, la musica, che mi prende ogni senso!
A un bianco astro fedele,
sotto un tetto di brume e nell'etere immenso,
io disciolgo le vele. Gonfi come una tela i polmoni di vento,
varco su creste d'onde,
e col petto in avanti sui vortici m'avvento
che il buio mi nasconde. D'un veliero in travaglio la passione mi vibra
in ogni intima fibra;
danzo col vento amico o col pazzo ciclone
sull'infinito gorgo.
Altre volte bonaccia, grande specchio ove scorgo
la mia disperazione!

(Charles Baudelaire, La Musica)

venerdì 4 marzo 2011

Correnti



Marzo 1769, Mercoledi', prima parte della giornata vento teso e per il resto vento moderato e tempo sereno. Il risultato delle osservazioni fatte e' longitudine 110° 33' Ovest da Greenwich, che va perfettamente d'accordo con la longitudine data dalla stima da Capo Horn: il collimare delle due longitudini dopo una corsa di seicentosessanta leghe e' sorprendente e veramente inaspettato, ma serve a dimostrare, insieme alle prove fatte quando il tempo lo permetteva, che non abbiamo incontrato nessuna corrente che abbia influito sulla nave da quando siamo entrati in questi mari: e questo e' segno che non siamo passati vicino a terre di notevole estensione, dato che vicino a terra si trovano normalmente delle correnti: si sa bene che sul lato orientale del continente, nel Mare del Nord, incontriamo correnti a piu' di cento leghe da terra, e persino nel mezzo dell'Oceano Atlantico fra l'Africa e l'America vi sono sempre delle correnti; percio' non vedo perche' non ci dovrebbero essere correnti in questo mare se si suppone che esistano un continente o delle terre non molto ad Ovest da noi, come alcuni hanno immaginato; e se mai questa terra fu vista, non possiamo esserne molto distanti, poiche' ormai siamo cinquecentosessanta leghe ad Ovest della costa del Cile.


(James Cook, Scritti)

giovedì 3 marzo 2011

Croce del Sud



Sopra queste apparisce una croce meravigliosa nel mezzo di cinque stelle, che la circondano con altre stelle, che con esse vanno intorno al polo girandole lontano circa trenta gradi: e fa suo corso in ventiquattro ore...

(Andrea Corsali 1487-1526, Scritti)

venerdì 25 febbraio 2011

Ghiaccio



Un giorno ho visto il ghiaccio mentre si formava. Ero in cabina e guardavo fuori dall'oblo'. Quella sera si era alzato un vento leggero da Nord, dal Mar Glaciale Artico. Stavo osservando alcuni gabbiani posati sui pali d'ormeggio con la testa in direzione del vento, come sempre. Nel frattempo le prime increspature causate dal vento hanno iniziato a scomparire qua e la'. Qualche attimo dopo, l'acqua sembrava coperta da uno strato d'olio. Solo in seguito mi sono reso conto che quello che vedevo era la prima pellicola di ghiaccio, sottile come una garza, che si stava formando sull'acqua scura, e che era quella membrana a spianare le onde. La mattina dopo, quando ci siamo svegliati, il ghiaccio era abbastanza spesso da reggere una rondine di mare che si era posara tremante accanto alla Rustica.


(Bjorn Larsson, L'arte di vivere)

giovedì 24 febbraio 2011

Interazione



Dicesi "Mare di Libeccio" il complesso delle onde, con le loro caratteristiche peculiari - altezza, lunghezza -, con il loro intreccio di correnti, la loro forza tipica d'urto sull'imbarcazione e sulla costa causate dal Libeccio. Cosi' per ogni altro "mare". Perche' ogni "vento" ha il suo "mare". Con un aspetto e un colore diversi che genera per l'occhio provveduto un paesaggio completamente diverso a seconda del Dominante di turno o della ridda dei Dominanti. Non di rado a terra c'e' Tramontana e fuori, leggibile strizzando gli occhi sulla linea frastagliata dell'orizzonte, "Mare di Scirocco". Le mani e il corpo registrano e distinguono, a seconda dei casi, l'umido e il secco, Libeccio da Maestrale. Anche della Bonaccia puo' dirsi la stessa cosa: non una e' uguale all'altra. Si registrano pure: Malaccia, "Requie spossata e nociva", Albasia, "Calma mattutina e passeggera", Calmeria, "Bonaccia lunga e noiosa", Maccheria, "Afaccia affannosa e smaccata"; termini disusati, ma afferenti a fenomeni ancor oggi avvertiti e differenziati. Si sa, della Bora (NE) come della birra c'e' quella "chiara" e quella "scura". In citta', psicologicamente: quella "simpatica", perche' associata al sereno, e quella "antipatica", perche' mista a pioggia gelida o nevischio. "Jasna Bura" e "Mrena Bura", in croato. Scientificamente: la prima e' anticiclonica, la seconda ciclonica. Un bel giorno due grandi meteorologi - Silvio Polli e Masatoshi Yoshino - s'incontrarono: avevano in comune l'amore per lo stesso vento e lo stesso paesaggio marino. In Giappone si chiama Oroshi, colpisce la pianura di Kanto, a sud-ovest di Tokyo. Stesse precondizioni: su scala grande i due venti si formano sul lato nordorientale di grandi massicci montuosi (Alpi, Altipiano del Tibet) dove si accumula aria fredda; su scala locale i venti impazzano sui versanti meridionali delle catene montuose, a 1000-500 metri di quota con un ventaglio orizzontale di 100 chilometri. Invadono il mare con raffiche fino a 60 nodi: Adriatico, Oceano Pacifico. "Bora metime sora, fa de mi bandiera" (Claudio Grisancich). Per non lamentarsene, come fanno molti triestini autoctoni, e apprezzarla pienamente ci volle un anglosassone: "Per conto mio amo la bora. Agisce su di me come uno spirito di salute che porta aria nel cielo" (James Joyce). Al contrario, non di rado e' il mare a dare l'annuncio del vento corrispondente. I pescatori di Moray Firth in Scozia la chiamano "la canzone del mare", "sea song", e mentre l'ascoltano ricevono conferma che un vento di sud-est ben presto soffiera'. I marinai bretoni sostengono che il mare sia un essere vivente, avvertono nelle sue acque il tempo atmosferico incombente e sentono nella sua sonorita' cio' che probabilmente avverra' con l'anticipo anche di una settimana. Chi dunque pensa a una distesa tavola uniforme, piatta o agitata e solcata, si priva della possibilita' di cogliere il mare con tutti i sensi e di apprezzarlo come un paesaggio, ovvero una totalita' che racchiude sia il lato estetico che quello dell'esperienza sensoriale e materiale in un unico guscio.


(Giorgio Bertone, Voci sparse)

mercoledì 23 febbraio 2011

Sogno sonoro



Lo scafo consunto e verdiccio
della vecchia feluca
riposa sul lido...
sembra la vela mozzata
che sogni ancora nel sole e nel mare.
Il mare ribolle e canta...
Il mare e' un sogno sonoro
sotto il sole d'aprile.
Il mare ribolle e ride
con le onde turchine e spume di latte e argento,
il mare ribolle e ride
sotto il cielo
turchino.
Il mare lattescente,
il mare riluttante,
che risa azzurre ride sulle sue cetre d'argento...
Ribolle e ride il mare!...
L'aria pare che dorma incantata
nella fulgida nebbia del sole bianchiccio.
Palpita il gabbiano nell'aria assopita e al tardo
sonnolento volare, si spicca e si perde nella foschia del sole.

(Antonio Machado, Il mare)

lunedì 21 febbraio 2011

Idioma



Il mare e' un antico idioma che non riesco a decifrare.



(Jorge Luis Borges, Scritti)

domenica 20 febbraio 2011

Shadow Captain




Oh captain what are we hiding from
You've been hiding from the start
Did some lover steal your heart
Or did the full moon make you mad.
Oh captain why these speechless seas
That never come to land
Oh, I need to understand
Could a little light be that bad.
I can see your hands are roughened
By the wheel and the rope
I'd like to look to you for hope
I think it's hiding there.
The boat is blacked-out like a city
Awaiting bombers in the night
Oh, you hold your helm so tight
And yet the sky seems so fair.
Who guides this ship
Dreaming through the seas
Turning and searching
Whichever way you please.
Speak to me
I need to see your face
Shadow captain
In a darkened space.
If I were to spy on a city
Floating just above the sea
Could we stop and look for me
Among those playing on the pier.
Or would you turn away knowing
It was still aways away
And if I was there today
You could not see me all that clear.
Speak to me
I need to see your face
Shadow captain
In a darkened space.
Shadow captain of a charcoal ship
Shadow captain of a charcoal ship
Trying to give the light the slip.


(Crosby, Still & Nash, Shadow Captain)

sabato 19 febbraio 2011

Girar del vento



Allor che il vento contro il sole gira, non ti fidar, perche' torna forte e spira.

(antico detto marinaro)

venerdì 18 febbraio 2011

Tentazioni




Si chiamava Dorothy, era bruna e snella, i capelli ribelli le ricadevano sul viso, aveva le gambe lunghe, una bocca inquieta, negli occhi un che di angustiato. Viaggiava col marito, un essere amorfo, proprietario di grandi fabbriche non so di che, sempre immerso nelle cifre e negli affari, indifferente alla bellezza della moglie, all'angoscia che abitava i suoi occhi. Facevano il giro del mondo: lui per riposarsi, lei, come aveva confessato poi, per tentare di trovare il suo destino. Di notte rimaneva a lungo appoggiata alle murate, scrutando l'acqua.

Com'era cominciato? Non lo sapeva neanche lui. Era il Comandante, e naturalmente aveva avuto a che fare con loro; l'aveva notata, aveva ammirato la sua bellezza, l'aveva desiderata in silenzio. Lui le parlava del mare, delle tempeste e bonacce, della sua intimita' con le stelle. Quando scendeva dal ponte di comando, a notte fonda, la trovava sola, appoggiata alla murata. Parlavano di argomenti vari, gli occhi di lei a fissarlo come se l'avessero voluto decifrare. E una sera, senza sapere come ne' perche', se l'era trovata fra le braccia.

Come Comandante non se lo poteva permettere, questa e' la verita'. Quando si trova a terra in qualche porto, puo' il capitano di lungo corso abbandonarsi a orge e baccanali i piu' sfrenati. Al comando della sua nave tuttavia, deve comportarsi come un santo, superiore ad ogni tentazione. "E non ne mancano...".

(Jorge Amado, Due storie del porto di Bahia)

giovedì 17 febbraio 2011

Nebbia



Quel giorno, di frangenti non se ne vedeva l'ombra. Quando l'Atlantico si e' aperto di fronte a noi, ci siamo invece ritrovati davanti uno spesso e lattiginoso banco di nebbia che riluceva come madreperla sotto al sole che splendeva vivido ad Est.

(Bjorn Larsson, Ebridi)

mercoledì 16 febbraio 2011

Immaginifico



Nella cala tranquilla
scintilla,
intesto di scaglia
come l'antica
lorica
del catafratto,
il Mare.
Sembra trascolorare.
S'argenta? s'oscura?
A un tratto
come colpo dismaglia
l'arme, la forza
del vento l'intacca.
Non dura.
Nasce l'onda fiacca,
súbito s'ammorza.
Il vento rinforza.
Altra onda nasce,
si perde,
come agnello che pasce
pel verde:
un fiocco di spuma
che balza!
Ma il vento riviene,
rincalza, ridonda.
Altra onda s'alza,
nel suo nascimento
più lene
che ventre virginale!
Palpita, sale,
si gonfia, s'incurva,
s'alluma, propende.
Il dorso ampio splende
come cristallo;
la cima leggiera
s'aruffa
come criniera
nivea di cavallo.
Il vento la scavezza.
L'onda si spezza,
precipita nel cavo
del solco sonora;
spumeggia, biancheggia,
s'infiora, odora,
travolge la cuora,
trae l'alga e l'ulva;
s'allunga,
rotola, galoppa;
intoppa
in altra cui 'l vento
diè tempra diversa;
l'avversa,
l'assalta, la sormonta,
vi si mesce, s'accresce.
Di spruzzi, di sprazzi,
di fiocchi, d'iridi
ferve nella risacca;
par che di crisopazzi
scintilli
e di berilli
viridi a sacca.
O sua favella!
Sciacqua, sciaborda,
scroscia, schiocca, schianta,
romba, ride, canta,
accorda, discorda,
tutte accoglie e fonde
le dissonanze acute
nelle sue volute
profonde,
libera e bella,
numerosa e folle,
possente e molle,
creatura viva
che gode
del suo mistero
fugace.
E per la riva l'ode
la sua sorella scalza
dal passo leggero
e dalle gambe lisce,
Aretusa rapace
che rapisce le frutta
ond'ha colmo suo grembo.
Súbito le balza
il cor, le raggia
il viso d'oro.
Lascia ella il lembo,
s'inclina
al richiamo canoro;
e la selvaggia
rapina,
l'acerbo suo tesoro
oblía nella melode.
E anch'ella si gode
come l'onda, l'asciutta
fura, quasi che tutta
la freschezza marina
a nembo
entro le giunga!
Musa, cantai la lode
della mia Strofe Lunga

(Gabriele D'Annunzio, L'onda)

martedì 15 febbraio 2011

Incolmabile




Tutti i fiumi corrono al mare, ma il mare non si riempie.

(Ecclesiaste, Detti)

lunedì 14 febbraio 2011

Eppure soffia



E l'acqua si riempie di schiuma il cielo di fiumi
la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi
uccelli che volano a stento malati di morte
il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte.
Un'isola intera ha trovato nel mare una tomba
il falso progresso ha voluto provare una bomba
poi pioggia che toglie la sete alla terra che e' vita
invece le porta la morte perche' e' radioattiva.
Eppure il vento soffia ancora
spruzza l'acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie.
Eppure sfiora le campagne
accarezza sui fianchi le montagne
e scompiglia le donne fra i capelli
corre a gara in volo con gli uccelli.
Eppure il vento soffia ancora!!!

(Pierangelo Bertoli, Eppure soffia)

domenica 13 febbraio 2011

Fetch



Fetch. La superficie di mare aperto su cui spira il vento con direzione e intensita' costanti ed entro cui avviene la generazione del moto ondoso. Non esiste l'equivalente in lingua italiana. In parole ancor piu' semplici, anzi pauperrime: la forma e la grandezza dell'onda non sono dovute soltanto all'intensita' del vento, ma pure all'ampiezza della superficie su cui si esercita lo spazio e il tempo a lui concessi per sollevare le onde. Prendi un mappamondo, cerca Capo Horn all'estremita' meridionale dell'America, metti un dito poco a sud del Capo, tieni fermo il dito, fai girare il mappamondo. Il tuo dito striscera' sulla superficie marina per tutto il giro, per tutti i giri che farai fare al globo. Ritrarrai spaventato l'indice macchiato d'azzurro sul polpastrello. In quel punto, e solo in quel punto del pianeta per tutta la circonferenza (intorno al 60° parallelo grosso modo) c'e' sempre mare, soltanto mare. Il fetch e' infinito. Poiche' i venti prevalenti ruggiscono e urlano da ovest, in teoria pure le onde sono infinite, comunque enormi, rincorrentesi, contrastanti. Cosi' i racconti di mare, di cui qui un gruzzolo che cresce per accavallamenti, incroci, contrapposizioni stridenti, accordi e somiglianze lontane. Se vuoi vita dura, sicuramente garantite sono le variazioni e gli scarti. Non c'e' onda dai secoli dei secoli che sia uguale ad un'altra onda.

(Giorgio Bertone, Voci sparse)

sabato 12 febbraio 2011

Sentimenti nascosti



Il silenzio cadde ancora una volta. Ancora una volta, ma questa volta, come piu' oscuro e teso! Certo, al disotto dei silenzi passati - come, sotto la calma superficiale delle acque, la lotta degli animali nel mare -, sentivo sì pullulare la vita sottomarina dei sentimenti nascosti, dei desideri e dei pensieri che si negano e si combattono.

Non so se Werner von Ebrennac vide questo. Le sue pupille parevano ormeggiate a quelle della ragazza, come, nella corrente, la barca all'anello della riva, con un filo cosi' teso, cosi' inflessibile, che nessuno avrebbe osato passare un dito fra i loro occhi.


(Vercors, Il silenzio del mare)

giovedì 10 febbraio 2011

Geografia interiore



In generale, il mare si stende come una linea blu sulla tavolozza delle nostre idee. Ma, come per l'amore, il mare e' personale: assume il colore della nostra infanzia, delle nostre vacanze, di una geografia interiore intrisa di immagini e di soli intimi.

La voce del mare, ora rassicurante, leggera, ironica, ora grave, si sovrappone alla nostra voce interiore. Impercettibilmente, come un cuore, batte al minimo dell'onda.

(Cecile Guerard, Piccola filosofia del mare)

mercoledì 9 febbraio 2011

I colori del mare



Blu regata, blu ammiraglio, blu navy, blu mediterraneo, blu marina, blu porto di mare, blu capitano, blu marino, blu Baltico, blu marittimo, blu fondale marino, blu mare del Nord, blu nautico...

(The pantone book of colour)

martedì 8 febbraio 2011

Gaiezza



Quando vuole il mare e' gaio. Nessuna gioia ha l'aspetto radioso del mare. L'oceano e' una fioritura. Nulla gli fa ombra tranne la nuvola, e quest'ombra con un soffio la scaccia.

(Victor Hugo, I lavoratori del mare)

lunedì 7 febbraio 2011

Poema



E allora mi sono immerso nel Poema
Del mare, intriso d'astri, e lattescente,
Divorando gli azzurri verdi; dove,
relitto pallido
E rapito, un pensoso annegato a volte
discende.

(Arthur Rimbaud, Il battello ebbro)

domenica 6 febbraio 2011

Fantasmi



Il mare e' l'immagine dell'inafferrabile fantasma della vita.

(Hermann Melville, Scritti)

sabato 5 febbraio 2011

Mare nero

....
O mare nero, mare nero, mare ne
Tu eri chiaro e trasparente come me
O mare nero, mare nero, mare ne
Tu eri chiaro e trasparente come me
....

(Lucio Battisti, La canzone del sole)

venerdì 4 febbraio 2011

Scrittura



Dicono inoltre, i marinai, che "il vento scrive". Quando all'alba, dopo una nottata di vele in bando, la prima luce rivela una distesa livida, tesa, liscia e viscida come la pelle elastica di uno smisurato cetaceo, l'occhio sonnolento ma vigile di chi e' di guardia avverte sulla superficie lievissime minute linee a zig-zag che piano piano si distendono su tutto il mare. Un segno fine come di chi provi su e giu' il pennino di uno stilo ancora incerto, poi piu' fluente e marcato. Ma non uniforme. Le correnti marine e l'aria non ancora omogeneamente incanalata rendono ineguali di tonalita' e stile le diverse zone dell'immensa pagina scritta. Sempre piu' convinto, il vento si decide a trasformare quelle lievi incisioni piene di speranza in sottili squame a forma di triangoli smussati, piccoli ventagli, col vertice opposto e la base perpendicolare alla direzione della brezza, e finalmente in qualcosa che ha il nome di onda.


(Giorgio Bertone, Racconti di vento e di mare)

mercoledì 2 febbraio 2011

Alla voce!



Chi e' in mare naviga, chi e' in terra giudica.

(antico detto marinaro)