CRONACA, LETTERARIA E NON, DELL'ANDAR PER MARE







mercoledì 19 gennaio 2011

Mater



Salve, Regina, Mater misericordiae, vita, dulcedo et spes nostra salve. Ad te clamamus, exsules filii Evae, ad te suspiramus, gementes et flentes in hac lacrimarum valle. Eia ergo, advocata nostra, illos tuos misericordes oculos ad nos converte. Et Iesum, benedictum fructum ventris tui, nobis, post hoc exilium, ostende. O clemens, O pia, O dulcis Virgo Maria.

(Salve, Regina; cantata dagli equipaggi delle antiche navi cristiane all'imbrunire)

martedì 18 gennaio 2011

Freschezza



Una freschezza, che dal mare s'alza,
L'anima mia mi rende ... O forza salsa!
Presto all'onda, a riemergerne viventi.

(Paul Valery, Il cimitero marino)

lunedì 17 gennaio 2011

Burrasca



Era una visione fantastica... le grandi creste dirompenti... e il mare rigato di spruzzi volanti, senza un attimo di sosta.

(Miles Smeeton, Scritti)

domenica 16 gennaio 2011

Presagio



C'era una volta, disse la voce dell'acqua.
Non andar oltre, disse l'eco.
Ella suona la campana per te, nel mare.
Io sono l'eco e la civetta; tu non tornerai piu'.

(Dylan Thomas, Una veduta del mare)

sabato 15 gennaio 2011

Fatica



I sogni son fatti di tanta fatica.
Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie,
perdiamo di vista la ragione
per cui abbiamo cominciato a sognare
e alla fine scopriamo
che il sogno non ci appartiene piu'.
Se ascoltiamo la saggezza del cuore
il tempo infallibile ci fara' incontrare il
nostro destino.
Ricorda:
"Quando stai per rinunciare,
quando senti che la vita e' stata
troppo dura con te,
ricordati chi sei.
Ricorda il tuo sogno"

(Sergio Bambarén, Il delfino)

Tra il dire e il fare...



La cameriera della pensione, al nuovo arrivato: "Laggiu' c'e' il mare". "Benissimo. Ora mi dica da quale parte e' il dire e da quale parte e' il fare".

(Achille Campanile, Mare e mendicanti)

venerdì 14 gennaio 2011

Navigatore solitario



Erano piu' di vent'anni che il navigatore solitario vagava per i mari del mondo. Quando il navigatore solitario sbarca, e' solo per fare provvista d'acqua, comprare tabacco e pezzi di ricambio, o per rifornirsi di olio e carburante, di medicine, aghi per le vele, una gabbana di plastica contro la pioggia e gli spruzzi, ami, lenza, il giornale del giorno per controllare quanto gia' conosce, che non ne vale la pena, ma mai, per nulla al mondo, il navigatore solitario a messo il piede a terra con l'intenzione di portarsi dietro una donna come compagna di navigazione. Se capita davvero che nel porto ce ne sia qualcuna ad aspettare, sarebbe assurdo che la respingesse, ma in genere e' la donna che prende l'iniziativa e per il tempo che crede, il navigatore solitario non le ha mai detto, Aspettami che un giorno tornero', non e' richiesta che si permetterebbe di fare, Aspettami, ne' potrebbe garantirle di esser di ritorno quel giorno o un altro e, tornando, quante volte gli capiterebbe di trovare il molo deserto oppure con qualche donna, sì, ma in attesa di un altro marinaio, pur non essendo raro che, mancando questi, ella si adopri per quello che s'e' fatto vivo. La colpa, se bisogna dirlo, non e' della donna ne' dei navigatori, la colpa e' di questa solitudine che a volte non si sopporta, la stessa solitudine che puo' condurre il navigatore al porto e la donna al molo.

(Jose' Saramago, La zattera di pietra)

giovedì 13 gennaio 2011

Erranza



Issare le vele: dalla riva comincia un viaggio. Un viaggio in verticale. "Laggiu' " prima di indicare una distanza (in lontananza) indica una profondita' (al di sotto). Il nostro pensiero sbrigliato rompe gli ormeggi dell'abitudine, degli automatismi: abbandona gli abbrivi, le rotte ben delimitate dalla ragione, i luoghi comuni cosi' comodi. Ai riflessi, vuole sostituire una vera riflessione: cominciare con il perdersi e' la condizione primaria. Sospensione provvisoria della nostra facolta' di pensare! La nostra erranza marittima pratica il vuoto per dissoluzione. Le cose, gli esseri? I loro contorni sono scomparsi. Il fracasso del mondo? Un rumore lontano, uno sciabordio quasi impercettibile! La realta'? Quale realta'? L'Io, il mondo coincidono nella stessa inconsistenza.....avere il mare in se'.

(Cecile Guerard, Piccola filosofia del mare)

martedì 11 gennaio 2011

Liberta'



Solo sul mare si e' davvero liberi.

(Eugene O'Neal, Opere)

lunedì 10 gennaio 2011

Il richiamo del mare



Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non da' risposte, e' saggio, e' dolce, e' potente, e' imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama. Lo scoprirai, Elisewin. Non fa altro, in fondo, che questo: chiamare. Non smette mai, ti entra dentro, ce l'hai addosso, e' te che vuole. Puoi anche far finta di niente, ma non serve. Continuera' a chiamarti. Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita. Instancabilmente, li sentirai chiamare. Succede in questo purgatorio di sabbia. Succederebbe in qualsiasi paradiso, e in qualsiasi inferno. Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sara' sempre un mare, che ti chiamera'.

(Alessandro Baricco, Oceano mare)

domenica 9 gennaio 2011

Ode alla speranza


....
uccelli
che vanno verso i loro sogni,
e il mare, il mare,
aroma
sospeso,
coro di sale sonoro,
e nel frattempo,
noi,
gli uomini,
vicino all'acqua,
che lottiamo
e speriamo,
vicino al mare,
speriamo.
Le onde dicono alla costa salda:
"Tutto sara' compiuto".

(Pablo Neruda, Ode alla speranza)

sabato 8 gennaio 2011

Vani desideri



Non puoi attraversare il mare semplicemente stando fermo e fissando le onde. Non indulgere in vani desideri.

(Ramindranath Tagore, Scritti)

venerdì 7 gennaio 2011

Tenerezze infinite



Dirvi l'anno preciso mi e' impossibile, ma ero molto giovane, forse sui quindici anni. Ma allora tutto era semplice e selvaggio, non c'era che qualche artista, e la gente del paese. La spiaggia era deserta, quando la marea calava, vedevi un'immensa distesa di sabbia grigio-argento, che luccicava al sole, ancora madida d'acqua. Sulla sinistra gli scogli, dove il mare batteva pigramente nei giorni di calma contro le pareti ricoperte di alghe, poi, al largo, l'oceano azzurro sotto il sole ardente, il suo ansimare sordo di gigante in pianto. Quel giorno un grazioso mantello rosso a righe nere giaceva abbandonato.
Lo presi, allora, e lo portai lontano. Era una stoffa morbida e leggera, un mantello di donna. Ogni mattina andavo a vederla al bagno: la rimiravo lontana, nell'acqua, invidioso dell'onda molle e tranquilla che abbracciava i suoi fianchi e colmava di spuma il seno ansimante; seguivo, dopo, la forma del suo corpo sotto le vesti bagnate che la ricoprivano, vedevo il suo cuore pulsare, il petto gonfiarsi; lo sguardo si posava inconsciamente sul suo piede sulla sabbia, o restava incatenato all'orma dei suoi passi: quasi avrei pianto, mentre l'onda a poco a poco li cancellava.
Navigavo in un mare di sentimenti, di tenerezza infinita; mi cullavo in immagini sognanti e vaporose, sentendomi d'un tratto piu' grande e forte. Amavo.

(Gustave Flaubert, Memorie di un pazzo)

giovedì 6 gennaio 2011

Sul mare iperboreo



Era una primavera quasi senza amore, in quel paese d'islandesi, e le belle figliole di razza fiera che vi si incontravano, sognanti, sull'uscio di casa, pareva fissassero molto lontano, al di la' delle cose visibili, i loro occhi bruni o azzurri.
I giovani, cui andavano le loro malinconie e i loro desideri, erano alla gran pesca, laggiu', sul mare iperboreo...

(Pierre Loti, Pescatore d'Islanda)

lunedì 3 gennaio 2011

Vela bianca


...il mare offre una fuga perpetua. I suoi luccichii, i suoi miraggi, rientrano nell'ambito del fantastico, appartengono ad un mondo differente, pericoloso, seducente. Seguiamo la corsa di una vela bianca, qualche istante dopo la sua traccia e' perduta: il nostro occhio ha girato come una banderuola...Nessuna verticalita' costringe gli occhi a sollevarsi dalla superficie. Non si sfugge all'immensita' dei mari.

(Cecile Guerard, Piccola filosofia del mare)

sabato 1 gennaio 2011

Con gli occhi del mare



Galeotta fu la spiaggia, il tramonto li incendio' - oppure, - usci' dall'acqua e sapeva di sale. No, non e' tanto questo. Anche se e' vero che il mare puo' esternare un amore e aiutare due rive a scambiarsi messaggi e parole. Ma ha qualcosa di piu' che contiene tutto cio' che si muove tra gli estremi piu' opposti: tra la morte e l'amore. Anche di amanti che non sono sul mare si e' parlato piu' volte evocando parole che invece sono proprie del mare. Nessun altro elemento puo' prestare aggettivi alla morte e all'amore, cosi' tanto e a ragione.
La vastita' dei sentimenti e l'immensita' del mare hanno misure incalcolabili, contorni indefinibili; fatti l'uno con i principi dell'altro si scambiano metafore che raccontano di emozioni sconfinate e profonde.
Si evoca lo sciabordio musicale del mare per evocare una malinconia amorosa, per dare voce ad un desiderio inesprimibile, all'alba di un sentimento appena nato o all'affondare di un sentimento gia' vissuto.
Si descrive l'energia spumeggiante del mare per raccontare meglio una passione, le sue ansie, i suoi affanni e il suo furore. Quando il sentimento perde il controllo del timone, invade l'animo come fa un'alta marea, poi prende il largo per espandersi laddove non si vede piu' terra, non c'e' costa a ridosso, non c'e' punto cospicuo, non c'e' piu' orientamento e non c'e' piu' convenzione.
Nelle passioni dei mari aperti, nell'alto mare delle passioni d'amore, ci s'imbarca in un viaggio che e' senza ritorno, con bagagli di attese, con ondate di ansia e la meta insicura, fluttuante, vagante. Si manovra il timone con gli occhi bendati, si attraversa uno stretto senza carte ne' fari, si dirige la prua verso il senso del sole. E si arriva in un punto impreciso sul mare dove un segno anelato , una notte nel buio ti appare. Ed e' li' che ti aspetta qualcuno o qualcosa, in quel giro di boa, dove un cambio di rotta ti vira la vita. Quando il cuore raggiunge il livello del mare, tra l'abisso e la luce, tra la fuga e lo stallo, l'amore piu' volte diventa dolore. E' un mare che unisce e divide, che divora e respinge, che fa veleggiare illusioni e sprofondare emozioni, che imbarca passeggeri di amori clandestini e getta a riva sogni di impossibili passioni.
E quando un sentimento muore l'anima scandaglia un fondo di tristezza che pare senza fine. L'abisso del mare senza luce e senza vita diventa il deposito remoto di tutte le avventure finite, delle occasioni mancate, delle promesse tradite, delle ambizioni fallite, di tutte le speranze che non sono mai approdate. Sotto la superficie dei mari, giu' nell'oscurita' piu' remota e insondabile c'e' un immobile pianeta di ombre. Ecco perche' ogni volta che guardiamo lontano sul mare, anche il piu' luminoso dei mari, c'e' sempre nel fondo degli occhi un'inquieta emozione che emerge dal fondo del fondo; non si vede, si avverte soltanto, si chiama paura.

(Valeria Serra, Le parole del mare)

venerdì 31 dicembre 2010

Oltre l'orizzonte



Oh, l'amore per lei non era certo tempo sprecato, come con la nave: era la stella che guida la nave spersa: la fatica di sempre, il nobile compimento di anni e anni, avrebbero potuto anch'essere annullati con un un colpo di clessidra, ma il suo amore era eterno.
Non l'aveva ricercata per la citta' e i prati e il cielo? Non aveva pregato Gesu' di dargli respiro, e di poter non trovare nessuna donna prima dell'ora in cui avrebbe incontrato lei?...
Lontano, una nave trasportava via i loro sogni, oltre l'orizzonte.

(Malcolm Lowry, Ultramarina)

sabato 18 dicembre 2010

Immaginario marino



Il mare non si godeva che sul far della notte, dopo che i passeggieri l'avevano sgombrato, tranne due o tre solitari. Ma i pensieri, a quell'ora, pigliano il color del mare. Davanti a quella faccia sconfinata delle acque che non mostra alcuna traccia ne' dell'uomo ne' del tempo, lo scopo del nostro viaggio, i nostri interessi, il nostro paese, tutto ci appar cosi' lontano, confuso, piccolo, misero! Ora quelli paion ricordi d'un'altra esistenza, che risorgono un momento appena, e precipitano, s'affogano in quell'abisso smisurato che ci si apre sotto e d'intorno. E ci abbandoniamo al mare sopra una nave immaginaria che vada e e vada senza posa, di la' dalle ultime terre... Ma in quella solitudine si perde e si sgomenta la fantasia, e rivola con desiderio impetuoso fra la razza umana in mezzo alle creature piu' amate, in quella stanza, dove sono raccolti quei visi, al chiarore d'un lume, che brilla ora alla nostra mente come un sole.

(Edmondo De Amicis, Sull'oceano)

giovedì 16 dicembre 2010

Elica



"Il primo giro dell'elica paga tutti i debiti".

(adagio dei marinai inglesi)

martedì 14 dicembre 2010

Riflessi



"... dopo un'onda, un'altra, cento, mille altre (...) la mia barca di riflesso le avverte e si inclina lasciandole passare..."

(Raffaele Brignetti, Scritti)

lunedì 13 dicembre 2010

Dove il pensiero si perde



D'altra parte lo spettacolo del mare produce sempre una profonda impressione: e' l'immagine di quell'infinito che attira senza sosta il pensiero e in cui senza sosta il pensiero si perde.

(Madame De Stael, Corinna o l'Italia)

domenica 12 dicembre 2010

Complicita'



Il mare non e' mai stato amico dell'uomo. Semmai complice della sua irrequietezza.

(Joseph Conrad, Scritti)

giovedì 9 dicembre 2010

Prima e ultima divisione



...in ogni caso non e' da dimenticare, prima di salpare le àncore, la tassonomia originaria e definitiva di Anacarsi, filosofo greco del VI secolo a.C., che divide una volta per tutte l'umanità in: vivi, morti, naviganti.

(Giorgio Bertone, Voci sparse)

mercoledì 8 dicembre 2010

Color di lontananza



Ma piu' bella di tutte, l'isola non trovata
quella che il Re di Spagna seppe da suo
cugino
Re di Portogallo con firma suggellata
da bulla del Pontefice in gotico latino.
Il Re di Spagna fece vela cercando l'isola
incantata
pero' quell'isola non c'era e mai nessuno l'ha
trovata
svani' di prua dalla galea come un'idea.
Come una splendida utopia e' andata via e
non tornera' mai piu'.
Le antiche carte dei corsari, portano un
segno misterioso
ne parlan piano i marinai con un timor
superstizioso
nessuno sa se c'e' davvero o e' un pensiero
se a volte il vento ne ha il profumo
e' come il fumo che non prendi mai.
Appare talvolta, avvolta di foschia, magica
e bella
ma se il pilota avanza su mari misteriosi
e' gia' volata via tingendosi d'azzurro,
color di lontananza...

(Francesco Guccini, L'isola non trovata)

martedì 7 dicembre 2010

Bonaccia



Lieve la brezza, bianca la spuma volava,
Mentre la scia ci seguiva:
Per primi noi irrompevamo
In quel mare silenzioso.
Cadde la brezza e caddero le vele;
Fu triste quanto piu' non si puo' dire;
Parlavamo solo per levare
Il silenzio del mare.
Tutto in un torrido cielo di rame
Un sole di sangue a mezzogiorno
Si ergeva a picco sull'albero maestro
Non piu' grande della luna.
Giorno dopo giorno, giorno dopo giorno,
Restammo senza un soffio di vento, un movimento;
In un oceano dipinto.

(Samuel Taylor Coleridge, 1784)

domenica 5 dicembre 2010

Alta marea



Per sempre me ne andro' per questi lidi,
Tra la sabbia e la schiuma del mare.
L'alta marea cancellera' le mie impronte,
E il vento disperdera' la schiuma.
Ma il mare e la spiaggia dureranno
In eterno.

(Gibran Kalhil, Poesie)

venerdì 3 dicembre 2010

Imbarcarsi



"Vous etes embarqués".

(Pascal, Pensieri)

lunedì 29 novembre 2010

La storia della mia vita



Questo clima, questi viaggi, e l'apparire delle terre all'aurora; le nuove isole che spuntano dai banchi delle nebbie mattutine; e nuovi approdi boscosi, e nuovi allarmi di temporali e risacche: tutta la storia della mia vita e' per me piu' bella di qualsiasi poema.

(Robert Louis Stevenson, Letters, II)

domenica 28 novembre 2010

Mondi fantastici



Fin dall'infanzia Robert Louis Stevenson e' stato per me una delle forme della felicita'.

(Jorge Luis Borge, La biblioteca inglese)

sabato 27 novembre 2010

Dipendenza



Il brigantino mercantile Bonito apparve scivolando intorno ad una cupa lingua di terra rivestita di foreste, sull'estuario argenteo di un gran fiume. La bava di vento che lo spingeva non avrebbe fatto oscillare la fiamma di una torcia. Sbuco' al largo da dietro una cortina di immobile fogliame, misteriosamente silente, bianco, spettrale e solennemente segreto nel suo impercettibile avanzare; e Jasper col gomito tra il sartiame di maestra, e il capo appoggiato alla mano, pensava a Freya. Ogni cosa dell'universo gli rammentava lei.
Dipendendo dalle cose, come tutti gli uomini, Jasper amava il suo barco, la casa dei suoi sogni. Gli imprestava un po' dell'anima di Freya. Il suo ponte era il sostegno del loro amore. Il possesso del brigantino calmava la sua passione con la lusinghiera certezza di una felicita' gia' conquistata.

(Joseph Conrad, Racconti di mare e di costa)

giovedì 25 novembre 2010

Isolarsi



Imbarcarsi per l'isola di Sant'Elena e', oggi, un gesto di ribellione. L'isola, famosa soltanto perche' Napoleone vi mori' in esilio, e' nel mezzo dell'Atlantico del Sud, latitudine 16 gradi, longitudine 5 gradi 45 primi Ovest. La terra piu' vicina e' un'isola ancora piu' piccola, l'Ascensione, a 1.131 chilometri di distanza. A Sant'Elena, dove non c'e' aeroporto, un comune mortale puo' arrivare soltanto con la St. Helena, un piccolo postale da 3.150 tonnellate, che ogni due mesi parte da Bristol, in Gran Bretagna, fa tappa a Tenerife, Ascensione e Sant'Elena, impiega quasi un mese per arrivare a Citta' del Capo, volta la prua e torna indietro. Se si sbarca a Sant'Elena e si vuole restare piu' di mezza giornata, bisogna aspettare che la St. Helena ripassi. Salvo qualche raro yacht transoceanico o, ancora piu' raramente, una nave da guerra, nessun'altra imbarcazione arriva mai a Sant'Elena.

(Gianluigi Melega, L'isola piu' isola)


sabato 20 novembre 2010

Vecchi amici



Miei marinai, anime che con me avete diviso fatica lavoro e pensieri e sempre accolto con allegro sorriso il tuono e il solleone, affrontandoli con cuore libero e libera fronte - voi e io siamo vecchi.

(Alfred Tennyson, Ulisse)

martedì 16 novembre 2010

Ingegno



Non m'era mai parso cosi' bello il Galileo. Largo e poderoso; ma le curve agili dei suoi fianchi e la grande lunghezza gli davan la grazia d'una gondola smisurata. I suoi alberi altissimi, congiunti come da una trama di cordami, parevano fusti di gigantesche palme diramate, legate da liane senza foglie, e le ampie bocche purpuree delle trombe a vento rendevan l'immagine di colossali calici di fiori, attirati dall'America invece che dal sole.
E il rumorio della macchina, i colpi profondi del propulsore, le piattonate dell'elice, il cigolio delle catene del timone, il sibilo del solcometro, il fremito delle griselle, il tintinnio dei cristalli sospesi, formano una musica diffusa e strana, che accarezza l'orecchio ed entra nell'anima come un linguaggio misterioso di gente sparpagliata e invisibile, che a bassa voce s'inciti a vicenda al lavoro e alla lotta.
E va senza posa, nella nebbia, nelle tenebre, contro il vento, contro l'onda, con un popolo sul dorso, con cinquemila tonnellate nel ventre, dall'uno all'altro mondo, guidato infallibilimente da una piccola spranghetta d'acciaio che puo' servire a tagliare i fogli d'un libro, e da un uomo che fa girare una ruota di legno con un leggero sforzo di mani.
Noi rincorriamo col pensiero la storia della navigazione e risalendo dal tronco d'albero alla zattera... e su su per tutte le forme della nave ingrandite e fortificate nei secoli, ci fermiamo dinanzi a quella forma ultima per raffrontarla alla prima, e il cuore ci si gonfia d'ammirazione, e ci domandiamo quale altra opera meccanica piu' meravigliosa abbia compiuto la razza umana.
Piu' meravigliosa dell'oceano che essa rompe e divora, e alla cui minaccia continua risponde collo strepito infaticato dei suoi congegni; - Tu sei immenso, ma sei un bruto; io son piccolo ma sono un genio; tu separi i mondi, ma io li lego; tu mi circondi, ma io passo; tu sei strapotente, ma io so.

(Edmondo De Amicis, Sull'oceano)

sabato 13 novembre 2010

Il temerario navigare



L'uomo conduce la sua vita ed erige le sue istituzioni sulla terra ferma. Ma il movimento della propria esistenza cerca di comprenderlo, nella sua totalita', specialmente con la metafora del temerario navigare. Il repertorio di questa metafora nautica dell'esistenza e' ricco. Ci sono coste e isole, porti e alto mare, scogliere e tempeste, secche e bonacce, vele e timoni, timonieri e ancoraggi, bussola e navigazione astronomica, fari e piloti. Spesso la presentazione dei pericoli del mare aperto serve semplicemente a far vedere la comodita' e la calma, la sicurezza e la serenita' del porto dove il navigare deve trovare la sua conclusione. Solo dove il giungere a una meta non puo' venire ammesso, come nel caso degli scettici e degli epicurei, la stessa bonaccia in alto mare puo' stare per la visione della pura felicita'.

(Hans Blumenberg, Naufragio con spettatore. Paradigma di una metafora dell'esistenza)

giovedì 11 novembre 2010

Quesiti



Passammo buona parte del giorno sui moli e li' mi bombardava di domande del tipo: - Perche' galleggiano le navi? Come possono quelle eliche cosi' piccole far navigare navi tanto grandi e tutte fatte di ferro? Chi comanda di piu' sulla nave: il capomacchina o il nostromo? Come possono le navi cambiare bandiera cosi' facilmente mentre le persone non possono cambiare nazionalita'? -, e molte altre richieste simili a cui in apparenza era facile rispondere anche se, nel cercare di farlo, inciampavo in ostacoli inevitabili che creavano altre domande la cui risposta era impossibile.

(Alvaro Mutis, Trittico di mare e di terra)

giovedì 28 ottobre 2010

Colpo di fulmine



Vidi, alla prima occhiata, che era una nave di gran classe, una creatura armoniosa nelle linee del corpo fine e nell'altezza proporzionata dell'alberatura. Qualunque fosse la sua eta', qualunque fosse la sua storia, conservava l'impronta dell'origine. Era una di quelle imbarcazioni che, per il disegno e le finiture, non sembrano mai vecchie. Tra le compagne ormeggiate alla riva, tutte piu' grandi di lei, pareva un essere di razza pura, un destriero arabo in mezzo a dei cavalli da tiro.
Intanto una voce alle spalle mi diceva malignamente: - spero che vi soddisfi capitano -. Non voltai neppure la testa. Era il comandante del vapore. Non so che cosa intendesse, ne' che cosa pensasse, ma compresi che essa, come certe rare donne, era una di quelle creature che, solo per il fatto di esistere, destano nell'animo un disinteressato diletto, poiche' ci fanno sentire che e' bello vivere dove sono loro.
Il mio sguardo corse rapido su di lei, l'avviluppo', impossessandosi della forma che concretava il concetto astratto del mio comando. Per il resto la vidi libera da ogni condizione materiale del suo stato. La riva, cui era ormeggiata, pareva che non esistesse piu'. Che cos'erano per me tutte le contrade del mondo? In tutte le parti del globo, bagnate da acque navigabili, la nostra relazione sarebbe stata sempre la stessa - e intima piu' di quanto le parole non possano esprimere. All'infuori di essa, ogni episodio, ogni scena, non sarebbero state che semplici immagini fuggevoli.

(Joseph Conrad, La linea d'ombra)

mercoledì 27 ottobre 2010

La traversata del capitano Solo



L'equipaggio urla: "Tempesta!", "Tempesta a babordo!" Gli uomini salgono in coperta. Guardano le grandi onde avvicinarsi. Si affannano. Preparano le difese. Qualcuno gia' suggerisce di calare le scialuppe di salvataggio. La nave ondeggia. Gli uomini si aggrappano ai parapetti per spostarsi lungo il ponte. La bufera li sballotta da un capo all'altro. Il terrore deforma i loro volti. La voce adesso si spegne in gola. Annaspano come formiche impazzite nel formicaio scoperchiato.
Il capitano Solo non esce dalla sua cabina. Beve un whisky dal sapore affumicato, tiene sulle ginocchia un romanzo d'avventura, aspettando che il rollio finisca per riprendere a leggere. Guarda la tempesta, tranquillo. E la tempesta si placa.
Gli uomini si tolgono i sopprabiti di tela cerata. Ritirano le scialuppe. Qualcuno, piu' stanco, torna in cabina per dormire. L'orizzonte si rischiara, tra poco sara' mattina. Il viaggio della "Surprise" dura da mesi. La meta, l'isola del Pensiero, avrebbe dovuto essere raggiunta ormai da tempo. E invece non e' ancora stata avvistata. Il morale dell'equipaggio e' basso. Gli uomini pensano di essere fuori rotta, in una traversata sempre piu' rischiosa. E' l'alba quando qualcuno grida: "Terra!", "Terra a babordo!" In un attimo sono di nuovo tutti sul ponte, tutti aggrappati ai parapetti a scrutare l'orizzonte.
"E' l'isola del Pensiero, terra delle donne panna e degli alberi d'argento" urlano. Il capitano Solo resta in cabina. Finisce l'ultima pagina del suo libro. Lo posa. E poco dopo l'avvistamento si rivela un abbaglio. Gli uomini riprendono le loro attivita'. Delusi. Il capitano Solo e' l'unico a sapere che la "Surprise" e' una nave in bottiglia. L'unico a vedere il vetro, trasparente e imperforabile, che la protegge dalle tempeste. Ma le impedisce qualsiasi approdo.

(Gabriele Romagnoli, Navi in bottiglia)

martedì 26 ottobre 2010

Musica



Spesso e' un mare, la musica, che mi prende ogni senso!
A un bianco astro fedele,
sotto un tetto di brume o nell'etere immenso,
io disciolgo le vele. Gonfi come una tela i polmoni di vento,
varco su creste d'onde,
e col petto in avanti sui vortici m'avvento
che il buio mi nasconde. D'un veliero in travaglio la passione mi vibra
in ogni intima fibra;
danzo col vento amico o col pazzo ciclone
sull'infinito gorgo.
Altre volte bonaccia, grande specchio ove scorgo
la mia disperazione!

(Charles Baudelaire, Poesie)

domenica 24 ottobre 2010

Filibusta



Ogni nave e' un nemico e, se s'incaglia, una preda.
(Jules Michelet, Il mare)

venerdì 22 ottobre 2010

La filosofia e il mare



Mare e filosofia, l'associazione e' insolita. Eppure la filosofia e' nata sotto il segno dell'acqua. Nel VI secolo a.C., in Asia Minore, nelle citta' fiorenti dello Ionio, in riva al mare Egeo. Per Talete di Mileto, l'elemento liquido costituisce il principio del mondo: secondo lui, la terra e' appoggiata sull'oceano come un disco. Anassimandro, suo allievo, che scopri' i solstizi, gli equinozi e disegno' la prima carta geografica, indica il pesce come l'antenato dell'uomo.

Osservando il cielo, per capire la formazione dei temporali, dei lampi e dei tuoni, lo sguardo dei primi pensatori si volge verso il mare. Dall'evaporazione degli oceani nascono le nuvole, le piogge, il vento: il ciclo della vita. In quell'epoca, le magnifiche intuizioni di Eraclito di Efeso, detto l'Oscuro sono evidenti: "Non ci si bagna due volte nello stesso fiume". O ancora, secondo il capovolgimento ironico delle cose: "Mare, l'acqua piu' pura e la piu' snaturata, per i pesci bevibile e salutare, per gli uomini imbevibile e mortale".

A partire dal 546, la grande citta' di Mileto, invasa dai persiani, cade in rovina: la filosofia si sposta nell'Italia del Nord, in Sicilia e poi in Grecia. Il pensiero s'innalza al di sopra del Mare Nostrum. La citta' impone il suo potere sul Mediterraneo. Si afferma come primo esempio di talassocrazia della storia. Il mare conferisce uno splendore incomparabile al suo impero prima di inghiottirlo. Nel 404, alla fine della guerra del Peloponneso che la oppone a Sparta, Atene ha perso tutto, compresa la democrazia. Della sua flotta tanto temuta, la citta' greca conserva solo dodici navi.

Platone cresce durante questo periodo di disordini che culmina con il governo oligarchico dei Trenta Tiranni, con il ritorno infine della democrazia, con Pericle e poi con Anito, che condanna a morte Socrate. Dovra' bere la cicuta quando la nave tornera' dall'isola di Delo, dove nacque Apollo. Il mare e' anche un messaggero sinistro. Da parte sua, Platone, con il celebre mito di Atlantide, denuncia i pericoli di un imperialismo navale.

Quest'isola, racconta Crizia nel dialogo incompiuto che porta il suo nome, era "estesa come la Libia e l'Asia Minore messe insieme" al largo delle Colonne d'Ercole, l'attuale stretto di Gibilterra. I suoi abitanti , gli atantidei, avevano creato "un impero vasto e meraviglioso". Avidi di ricchezze, potere, piaceri, vollero conquistare l'antica Atene. La risposta fu tanto smisurata quanto il loro orgoglio: dopo i diluvi e i terremoti, Atlantide sprofonda sotto i flutti in un sol giorno e in una sola notte.

Il mare e' il simbolo di hybris, l'eccesso che il filosofo condanna a beneficio dell'armonia, della stabilita', sinonimo di perfezione. I riflessi cangianti dell'oceano sono l'immagine del contingente. Platone preferisce il cielo delle Idee al mare delle apparenze sensibili. Come potrebbero l'informe e l'imprevedibile costituire un punto d'appoggio del pensiero?

Se i primi pensatori sono affascinati dall'acqua, un'intera corrente filosofica fa del mare il teatro dell'illusione metafisica, dove il senso si perde e la coscienza si inabissa. Il mare rappresenta una metafora ideale per denunciare gli smarrimenti della ragione quando questa abbandona il terreno dell'esperienza: "Il paese della verità" scrivera' Kant "e' un'isola circondata da un vasto e tumultuoso oceano, sede dell'apparenza, dove parecchie coltri di nebbia e numerosi banchi di ghiaccio sul punto di sciogliersi presentano l'immagine ingannevole di nuovi paesi, e non smettono d'ingannare con vane speranze il navigatore partito all'avanscoperta, e lo trascinano in avventure alle quali non puo' rinunciare, ma che non puo' mai condurre a buon fine". Di certo lo spettacolo che offriva Konigsberg, citta' natale di Kant, porto aperto sul Baltico, prigioniera dei ghiacci per la maggior parte dell'anno, deve aver ispirato questa allegoria del filosofo.

Nietzsche, nella sua opera La gaia scienza, sottolinea l'avidita' delle onde che paragona alla volonta' dell'uomo animata dalla cupidigia: in Aurora insiste sul silenzio del mare: "Oh, l'ipocrisia di questa muta bellezza".

Piu' tardi, nel XX secolo, il mare rappresentera' l'insignificanza, la perdita di senso: l'uomo, come scrive Foucault in Le parole e le cose, tende a diventare un "volto di sabbia" che il mare presto cancellera'.

L'oceano trova veramente il suo posto e la sua estensione in letteratura: le opere che gli sono consacrate, oltre all'Odissea di Omero, sono racconti di spedizioni, trattati di idroterapia. Robinson Crusoe (1719), secondo alcuni il primo romanzo inglese, fu ispirato a Daniel Defoe dalla storia vera di Alexandre Selkirk, marinaio che si fece sbarcare sull'isola deserta di Mas a Tierra, al largo del Cile, dopo una lite con il capitano della spedizione. Il mare non e' piu' la posta in gioco in battaglie e ricchezze, ormai invita all'avventura, insegna un'igene di vita e di sopravvivenza! Paul e Virginie di Bernardin de Saint-Pierre, best seller del 1787, libro prediletto di Madame Bovary, che ha come cornice scintillante l'isola di Mauritius, cristallizza tutti i luoghi comuni: innocenza, amore, separazione, naufragio.

Musa di scrittori e poeti, di pittori e musicisti, il mare suggerisce l'orrore e la bellezza, la morte e la purezza, l'evasione e l'esilio. L'idea di "coltivare il proprio giardino" secondo l'espressione di Voltaire alla fine del Candido, scritto nel 1759, quattro anni dopo il terremoto di Lisbona, ignora volontariamente la presenza del mare, pericoloso, agitato, che non invita affatto al raccoglimento, alla meditazione. In un giardino, proviamo la felicita' di veder nascere i frutti della nostra pazienza e si raccomanda persino di riposarvisi la domenica, come il Creatore. Il mare invece non offre una tale soddisfazione: e' una distesa di acqua mortale per l'uomo, una regione ingovernabile, il dominio dell'insocievole. Non genera alcuna messe: qualsiasi cosa vi si semini, non cresce niente. "Non si puo' scrivere niente sul mare" aggiunse il filosofo Alain. Quindi non e' ragionevole tentare di scolpirci delle verita' piu' di quanto lo sia sperare di vedervi crescere un campo di grano!

Eppure il mare e la filosofia condividono lo stesso movimento: incarnano la vita, le indicano una rotta. Menone, il giovane bello e ricco venuto dalla Tessaglia che voleva sapere se la virtu' s'insegna, paragona Socrate a una torpedine, un grande pesce di mare che ha il potere di stordire la sua vittima. Niente resiste al lavorio regolare e agile dell'acqua, espresso dalle parole paradossali del filosofo taoista Lao-Tzu: "La debolezza ha ragione della forza". O ancora: "In questo mondo il piu' tenero domina sul piu' duro".

Dobbiamo domare le contraddizioni dell'oceano, permanente e mobile, uniforme e vario, regolare e aleatorio. Indifferente alla gioia e al dolore, sollecita senza sosta il contemplativo. E' la preghiera pressante di Barnabooth, il protagonista viziato di Valery Larbaud:


Lasciatemi solo, lasciatemi solo col mare!

Abbiamo tante cose da dirci, non e' vero?

Conosce i miei viaggi, le mie avventure, le mie speranze:

E' di questo che mi parla frangendosi

Sui cubi di granito e di cemento del molo...


Spetta all'uomo chiarire le sue impressioni, sperimentare le sue idee, capire il piu' possibile la sua sete di mare.

(Cecile Guerard, Piccola filosofia del mare)

giovedì 21 ottobre 2010

Capitani coraggiosi


All'orizzonte di quell'oceano ci sarebbe stata un'altra isola, per ripararsi durante un tifone, o per riposare e amare. Quell'orizzonte aperto sarebbe stato sempre li', un invito ad andare...

(Hugo Pratt, Corto Maltese)

martedì 19 ottobre 2010

Ostinazione



Entro' all'improvviso nel mio campo visivo, con la lentezza di un sauro ferito a morte. Non potevo credere ai miei occhi. Con la splendente meraviglia di San Pietroburgo sullo sfondo, il povero cargo stava invadendo lo spazio con le sue fiancate cosparse fino alla linea di galleggiamento di tracce untuose di ossido e di sporcizia. Il ponte comando, e, in coperta, la fila di cabine destinata all'equipaggio e ad occasionali passeggeri, erano stati verniciati di bianco in tempi molto remoti.
Scivolava, irreale, con l'ansimare agonico delle sue macchine e il ritmo sconnesso delle sue bielle che, da un momento all'altro, minacciavano di tacere per sempre. C'era, in quell'errabondo relitto marino, una sorta di testimonianza del nostro destino sulla terra. Lo sentii come un fratello sventurato, vittima dell'incuria e dell'avidita' degli uomini, a cui rispondeva con la volonta' ostinata di continuare a tracciare su tutti i mari la scia opaca delle sue pene.

(Alvaro Mutis, L'ultimo scalo del Tramp Steamer)

lunedì 18 ottobre 2010

L'ansia dell'inutile


Il mattino seguente il sole era degno del Due Luglio, tanto era splendente e caldo, il cielo nitido, il mare come un lenzuolo d'acciaio lucente solcato dall'orgogliosa nave dalla prua altera. Quando il Comandante, terminato il bagno, trovo' la colazione servita in cabina, il cameriere di bordo tutto premuroso e sorridente, aveva un'altra volta la cresta alta e beveva la brezza marina come ai tempi dei suoi viaggi sulle rotte dell'Asia e dell'Australia.
S'infilo' la divisa bianca, canterellando la canzone famosa della ballerina Soraia, una che parlava di mare e marinai.
Si sparpagliava per le sale e i corridoi, la popolazione caratteristica di quei piroscafi che per tanti e tanti anni hanno disceso e risalito le coste del Brasile, da Porto Alegre a Belem del Parana'. Al tempo in cui non ancora gli aerei sorvolavano i cieli accorciando le distanze, abbreviando il tempo, togliendo ai viaggi tutta la loro poesia e il loro fascino. Quando il tempo era piu' lento e meno utilizzato, meno sciupato nell'ansia inutile di arrivare il piu' presto possibile, nell'avidita' di vivere cosi' in fretta da trasformare la vita in una povera avventura senza colore ne' sapore: in una corsa, in uno scontro, in una mortale stanchezza.
(Jorge Amado, Due storie del porto di Bahia)

sabato 16 ottobre 2010

Voce


Se mai perisse la mia voce a terra,
la porterete a livello del mare:
la deporrete là presso la riva.
Voi me la poserete accanto alle onde,
poi la nominerete capitana.
O mia voce, decorata
con le insegne marinare!
Porti un'àncora sul cuore,
sopra l'àncora una stella:
sopra la stella, il vento
libero, e sopra il vento, alta, la vela.
(Rafael Alberti, La Capitana)

mercoledì 13 ottobre 2010

... quegli occhi verdi come il mare


Qui dove il mare luccica e tira forte il vento
su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento
un uomo abbraccia una ragazza dopo che aveva pianto
poi si schiarisce la voce e ricomincia il canto.
Te voglio bene assaie
ma tanto tanto bene sai
e' una catena ormai
che scioglie il sangue dint'e vene sai.
Vide le luci in mezzo al mare penso' alle notti la' in America
ma erano solo le lampare e la bianca scia di un'elica
senti' il dolore della musica si alzo' dal pianoforte
ma quando vide la luna uscire da una nuvola
gli sembro' piu' dolce anche la morte
guardo' negli ochhi la ragazza quegli occhi verdi come il mare
poi all'improvviso usci' una lacrima e lui credette d'affogare.
Te voglio bene assaie
ma tanto tanto bene sai
e' una catena ormai
che scioglie il sangue dint'e vene sai.
Potenza della lirica dove ogni dramma e' un falso
che con un po' di trucco e con la mimica puoi diventare un altro
ma due occhi che ti guardano cosi' vicini e veri
ti fan scordare le parole confondono i pensieri
cosi' diventa tutto piccolo anche le notti la' in America
ti volti e vedi la tua vita come la scia d'un'elica
ma si e' la vita che finisce ma lui non ci penso' poi tanto
anzi si sentiva gia' felice e ricomincio' il suo canto.
Te voglio bene assaie
ma tanto tanto bene sai
e' una catena ormai
che scioglie il sangue dint'e vene sai.
(Lucio Dalla, Caruso)

lunedì 11 ottobre 2010

Binomio indissolubile


Disse anche che, se non esistessero ne' il mare ne' l'amore, nessuno scriverebbe libri.
(Marguerite Duras, L'amante)

domenica 10 ottobre 2010

Le navi


"Mi sono innamorata per la prima volta di una nave a sette anni. Era un traghetto, fatto come quelli veri che portano alle isole, era rosso, blu e di plastica. Non desideravo altro, neppure una barca vera, perche' con quella e solo con quella potevo viaggiare tutte le volte che volevo. Riempivo d'acqua un grande catino da bucato e bastava che vi galleggiasse sopra perche' fosse gia' partita. Su quella nave navigavano i miei sogni di bambina. Quella passione divento' una flotta: arrivarono un rimorchiatore, una scialuppa, un pattino a remi, e un giorno anche una barca a vela. Il catino non bastava piu' e il porto si sposto' nella vasca da bagno che, impaziente e assorta, riempivo fino all'orlo. Era una passione senza ritorno, ma poiche' crescevo, trasferii pian piano quell'amore fuori casa, lungo la riva di un mare vero o immaginario. Senza sapere bene perche', mi attraeva ogni cosa che fosse una cosa per andare sul mare. Mi piacevano tutte senza distinzione: i trasatlantici del cinema, i velieri dei fumetti, i battelli da pesca, i vaporetti di Venezia, i porta-container con le gru, e le barce a vela con tutte quelle cime complicate; tutte, tranne le navi da guerra e i motoscafi affusolati. Le prime avevano una sagoma sinistra, gli altri, una supponenza arrogante e insopportabile.
Poi imparai la vela e la cosa venne naturale, essendo quella l'unica barca che anche una ragazzina puo' portare: non ci vuole forza ne' coraggio, e' tutto istinto. Mi ci abbandonai senza riserve: fendeva il mare con la stessa naturalita' del vento, tagliava l'orizzonte come il volo fluido di un gabbiano, rispondeva ad un lasco di scotta come si risponde ad una chiamata per nome. Era come se la barca fosse il braccio della mente. Mi piace eccome la vela, ma senza esclusivita' e senza fanatismo. Continuano a piacermi tutte quelle cose che navigano sul mare e hanno ancora una forma di nave: una prua che non somigli a un cruise o ad un tornado, un ponte che non abbia lustrini e vetri a specchio, una poppa che non ricordi un'astronave. Le navi dovrebbero rimanere navi, le barche barche, le vele vele. E non e' soltanto nostalgia: mi piacciono anche gli aerei se e' per questo; anch'essi disegnano rotte di evasione, rincorrono le nuvole, e, a loro modo, attraversano un oceano. Ma la nave e' un'altra cosa, la nave non ha un numero ma un nome.
Oggi voliamo, e non navighiamo piu'. Voliamo affidandoci ad ali di leghe leggere; voliamo su chaise-longue numerate aspettando un vassoio di composte di frutta e cheese-cream sottovuoto. E la' in alto sorvoliamo oceani di cui nulla e' concesso e, alla fine, raggiungiamo mondi di cui tutto e' gia' scritto. Poi planiamo, viriamo e atterriamo, su una pista di luci piu' azzurre del mare; e scendiamo, inghiottiti da una hall di aeroporto senza vento ne' sole. Sono i porti di oggi, delle navi del cielo se anche quelle son navi. Hanno radar, cabine, timoni e stive leggere; un carico di lucidita', di tecnologia, di cronometri e screen luminosi, e di hostess che parlano sei lingue ma fanno il giro del mondo senza sgualcire la piega del tailleur. Sono navi che non viaggiano, e quando partono sono gia' arrivate".
(Valeria Serra, Le parole del mare)

venerdì 8 ottobre 2010

Certezze


Il cappello di paglia gli era ricaduto in basso sulla nuca e il vecchio si lascio' sprofondare a prua sotto la spinta della lenza mentre sentiva girare il pesce.
Ora lavora, pesce, penso'. Ti prendero' alla svolta.
Il mare si era alzato parecchio. Ma c'era un'aria da bel tempo e il vecchio ne aveva bisogno per ritornare a casa.
"Bastera' che mi diriga a sud e a ovest" disse. "Non ci si perde mai in mare, e l'isola e' lunga".

(Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare)

giovedì 7 ottobre 2010

Anelito


E' la calma, la calma soave di un mattino nel Mezzogiorno, e gia' mi pare di aver lasciato da settimane, da mesi, da anni le persone che parlano e si agitano; mi sento pervadere dall'ebbrezza di essere solo, la dolce ebbrezza del riposo che nulla turbera', ne' la lettera bianca , ne' il dispaccio turchino; ne' il campanello della mia porta, ne' l'abbaiare del mio cane. Non mi si puo' chiamare, invitare, trascinar fuori, opprimere con sorrisi, assillare di cortesie. Sono solo, veramente solo, veramente libero.
Quanto a me, galleggio dentro una dimora alata che si dondola, graziosa come un uccello, piccola come un nodo, piu' morbida di un'amaca e che erra sull'acqua, a piacere del vento, senza essere attaccata a nulla.
(Guy de Maupassant, Sull'acqua)

mercoledì 6 ottobre 2010

Pagina fluttuante


L'ignoranza non ammira il mare,
perche' ha poco o nulla da scrivere col pensiero
su quella immensa pagina pulita,
e l'immensita' semplice non e' bella che per chi pensa.
(Edmondo De Amicis, Sull'oceano)